-Il Cristianesimo è una Religione Cruciale- La Legge Cristiana è inequivocabile: “Coloro che soffriranno con Cristo regneranno con Cristo” Beato Fulton J. Sheen

È stato detto che la nuova fede è la “Religione della Rassicurazione”. Codesta espressione è dovuta alla grande varietà di libri che assicurano l’uomo che egli può sottrarsi al timore, all’ansietà, al terrore, alla melanconia, alla depressione e alla mancanza di sicurezza di sè mediante grosse iniezioni di vitamine psicologiche preparate nel laboratorio della sua stessa mente…

È quanto mai legittimo che la “Religione della Rassicurazione” si autodefinisca una psicologia…ma non è legittimo chiamare Cristianesimo la Religione della Rassicurazione.

Il “Metodo Psicologico” è fondamentalmente un misticismo riposante, nel senso che crede che la vita sia esente da croci. Il Cristianesimo, invece, è una Religione Cruciale. Il Metodo Psicologico dice: “Seguitemi ed evitate una Croce”. Cristo, il Figlio di Dio, ha detto: “Prendete ogni giorno la vostra Croce, rinnegate voi stessi, e seguitemi”.

Il “Metodo Psicologico” nega che la disfatta, la delusione, le prove, lo scoraggiamento e la sofferenza siano gli elementi costitutivi della vita. Il Cristianesimo, invece, dice che lo sono; ma che possono essere accettati, trasmessi, spiritualizzati, mediante l’unione con Cristo sulla Croce. Cristo non nascose mai ai Suoi discepoli ciò che sarebbe costato loro il seguirLo; più volte, quando ci furono segni di defezione, Egli offrì loro l’opportunità di abbandonarLo, se lo desideravano.

Una cosa è promettere all’uomo che egli può esser libero da croci e da sconfitte, e tutt’altra è prometterglielo in nome del Cristianesimo. La Legge Cristiana è inequivocabile: “Coloro che soffriranno con Cristo regneranno con Cristo”. Il che non significa che non vengano assicurate la pace e la speranza, come disse Cristo Nostro Signore: “Io vi dò la pace, non come la dà il mondo”; “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e troverete riposo alle anime vostre”.

Cristo indica l’antitesi costante tra il “mondo” e “Lui”, tra la religione dell’auto-assicurazione e la religione dell’assicurazione Divina. Il “Metodo Psicologico” domanda: “Qual’è la cosa più gradevole e agevole per il mio Ego?”. Il Cristianesimo domanda: “Qual’è il Sentiero Divino, che non tiene conto di ciò che giova al mio Ego?”. Solo questo apporta la Pace dell’Anima.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

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“La morale del Cristianesimo non è, quindi, una mera cristallizzazione di norme psicologiche, emotive ed etiche; essa è bensì il possesso, nell’anima, di un fondamento di Vita Soprannaturale” Beato Fulton J. Sheen

In tutte le altre religioni naturali, l’uomo muove verso Dio ed è il primo di tutti i movimenti; nel Cristianesimo, Dio muove verso l’uomo, quindi l’uomo risponde a questo primo impulso.

L’uomo naturale o umano rimane naturale o umano, finché una Vita Divina al di fuori di lui non se ne impadronisca e lo elevi a una dignità che egli non può conseguire per suo merito e con le sue sole forze. È tutto qui il fine dell’Incarnazione di Cristo: “Io sono venuto perché abbiate la Vita”.

Perciò, attraverso la Sacra Scrittura, gli uomini si dividono in vivi e non vivi: “Voi vi chiamate vivi ma invece siete morti”. Il che significa che alcuni hanno una vita naturale: respirano e camminano, parlano e sentono al tatto ma, da un punto di vista Divino, sono privi di vita, perché mancano di quella Vita Soprannaturale secondo Dio, la Vita della Grazia, a paragone della quale qualsiasi altra vita è morte.

La morale del Cristianesimo non è, quindi, una mera cristallizzazione di norme psicologiche, emotive ed etiche; essa è bensì il possesso, nell’anima, di un fondamento di Vita Soprannaturale, di Vita Divina, che ha nome Carità, Amore Divino o Grazia.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

“IN PARADISO NOI CATTUREREMO L’ETERNO AMORE” Beato Fulton J. Sheen

In Paradiso noi cattureremo l’Eterno Amore; ma a scrutarne la profondità un inseguimento infinito non sarà sufficiente. È l’Amore nel quale finalmente ritroviamo e in pari tempo perdiamo noi stessi, e sarà eternamente uguale…

Non aver sete sarebbe inumano, aver sempre sete sarebbe una sofferenza; ma bere e aver sete nello stesso eterno momento significa innalzarsi alla più alta Beatitudine dell’Amore. Questo è l’Amore di cui avvertiamo la mancanza in ogni altro amore, la Bellezza che fa apparire qualsiasi altra bellezza dolore… il non posseduto che rende vano il possesso.

Per avvicinarci quanto più è possibile, con la nostra immaginazione, a una simile esperienza dobbiamo metterci a pensare al momento della più felice estasi della nostra vita e raffigurarcelo quindi eternato. Questa specie di Amore sarebbe ineffabile e senza parole; non può esservi espressione adeguata alla sua estasi. Perciò l’Amore Divino viene chiamato Spirito Santo, Santo Anelito.

(Beato Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima”.)

“Controllarsi attraverso la mortificazione o l’ascetismo non significa negare i propri istinti, le proprie passioni, le proprie emozioni, né ricacciare questi impulsi, che Dio ha dato all’uomo” Beato Fulton J. Sheen

L’autodisciplina cristiana è veramente l’autoespressione: espressione di quanto vi è di più nobile nell’uomo. Controllarsi attraverso la mortificazione o l’ascetismo non significa negare i propri istinti, le proprie passioni, le proprie emozioni, né ricacciare questi impulsi, che Dio ha dato all’uomo.

Le nostre passioni, le nostre emozioni, i nostri istinti sono buoni, non cattivi; controllarli significa soltanto contenerne gli eccessi.
La Chiesa non nega le emozioni più di quanto non neghi la fame. Esige soltanto che, quando un uomo siede a tavola, non mangi come un maiale.

Nostro Signore non represse l’intenso zelo emotivo di San Paolo, bensì lo volse dall’odio all’amore. Non represse la vitalità biologica della Maddalena, bensì ne mutò la passione d’amore per il vizio in passione d’amore per la virtù. A una simile conversione di energie si deve se i più grandi peccatori, come Sant’Agostino, diventano a volte i più grandi santi; non perché sono stati peccatori essi amano Dio con tanta intensità, ma perché hanno violente passioni, ardenti emozioni, forti impulsi, che, volti a mire sante, fanno ora tanto bene quanto male hanno fatto prima.

Le forti passioni sono il prezioso materiale grezzo della Santità. Chi torna a Dio, come la Maddalena e S. Paolo, accetta volentieri la disciplina che gli consentirà di mutare le sue precedenti tendenze. La mortificazione è proficua, ma solo se è compiuta per amore di Dio. L’ autodisciplina è soltanto un mezzo il cui fine è un più grande amore di Dio.

Come la perfezione della rosa e non già la sua distruzione è lo scopo della potatura, così l’unione con Dio è lo scopo dell’autodisciplina.

(Beato Fulton J. Sheen, da “La pace dell’anima”)

“Molti di quelli che stanno in Paradiso sono stati, in vita, ubriaconi, adulteri, ladri, gozzovigliatori, ma non c’è, tra quanti stanno in Paradiso, nessuno che non fosse diventato umile” Beato Fulton J. Sheen

Molti di quelli che stanno in Paradiso sono stati, in vita, ubriaconi, adulteri, ladri, gozzovigliatori ecc.., ma non c’è, tra quanti stanno in Paradiso, nessuno che non fosse diventato umile.

Tuttavia, basta parlare di umiltà perché, in molte menti, sorga la credenza che essa consista nel lasciarsi calpestare dal prossimo, o nell’auto-mortficarsi, o che trasformi un uomo in un perfetto esemplare di falsa umiltà.

L’umiltà non è disprezzo di sé, ma la verità circa se stessi accompagnata al rispetto per gli altri; è la dedizione totale di sé al Fine Supremo.

Un uomo alto 1,80 non sarebbe umile se dicesse: “Ma io sono alto 1,30”, perché ciò non corrisponderebbe a verità; né un celebre cantante lirico sarebbe umile se dicesse: “In realtà, io, come cantante, non valgo niente”. Simili ingiurie alla verità sono altrettante testimonianza di orgoglio, invece che di umiltà. In questi casi, l’umiltà consiste nel riconoscimento di questa verità: che i doni per i quali veniamo lodati li abbiamo ricevuti da Dio.

“Che cos’hai tu che non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché gloriartene come se non l’avessi ricevuto?” (San Paolo).

La lode mette in imbarazzo la persona umile perché questa sa che la sua voce, il suo ingegno, la sua forza le sono stati dati da Dio. Quando le labbra degli uomini esaltano l’umile, questi le trasferisce a Dio. L’umile riceve la lode come una finestra riceve la luce, non mai per possederla o per tesorizzarla, ma per trasferirla, mediante un rendimento di Grazie, tutt’intera a Dio che lo ha così dotato di certi beni…

La vita deve ispirarsi a quella qualità morale la quale riconosce che la ricchezza, la salute, la sapienza e, soprattutto, la Fede, sono doni di Dio che crescono e s’intensificano dove si possegga uno spirito di gratitudine. Noi lottiamo per il meglio, ma “le cose migliori della vita sono doni”, ossia le abbiamo ricevute…

Poiché noi siamo i recipienti dei doni, l’umile è reverente e grato a Dio.

L’uomo orgoglioso conta i ritagli dei giornali che parlano di lui; l’uomo umile conta le grazie ricevute.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”.)

-SPIEGAZIONE DELLA CROCE- “LA CROCE È IL SIMBOLO DEL DOLORE, CRISTO CROCIFISSO È LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA DELLA SOFFERENZA” Beato Fulton J. Sheen

Il problema del dolore ha un simbolo, e tale simbolo è la Croce. Ma perché nel problema della sofferenza tale simbolo è tipico?

Perché la Croce è composta di due sbarre, una orizzontale, e l’altra verticale. Quella orizzontale è la sbarra della morte, perché la morte è prostrata, prona, piatta. La sbarra verticale è quella della vita perché la vita è diritta. L’incrocio delle due sbarre significa la contraddizione della vita e della morte, della gioia e del dolore, delle risa e delle lacrime, del piacere e del dolore, della nostra volontà e della volontà di Dio. L’unico modo per formare la croce è quello di porre la sbarra della gioia sopra quella del dolore; ovvero, per esprimere lo stesso concetto con altre parole, la nostra volontà è la sbarra orizzontale, la volontà di Dio è quella verticale; non appena mettiamo i nostri desideri e la nostra volontà in opposizione ai desideri ed alla volontà di Dio, formiamo una croce.

E così la croce è il simbolo del dolore e della sofferenza. Se la croce è il simbolo del problema del dolore, il Crocifisso ne è la soluzione. La differenza tra la croce e il Crocifisso è Cristo.

Una volta che il Signore (che è lo stesso Amore) è salito sulla croce, ci rivela in che modo, attraverso l’amore, il dolore si può trasformare in sacrificio di gioia, e come coloro che seminano nelle lacrime possono raccogliere in letizia, coloro che piangono possono venir confortati, coloro che portano la croce nelle poche ore del Venerdì Santo possono possedere la felicità per un’eterna Domenica di Pasqua. L’ amore è, in conclusione, la giuntura in cui la sbarra orizzontale della morte e quella verticale della vita si conciliano nella dottrina, affermante che la vita si raggiunge attraverso la morte.

(Beato Fulton J. Sheen da “L’ Eterno di Galilea”)

-LA PRESENZA DIVINA NELLA NOSTRA ANIMA- IL VERO RAPPORTO CON DIO, CHE LUI VUOLE AVERE CON NOI QUI ED ORA- Beato Fulton J. Sheen

Così dice Gesù nel Vangelo di San Giovanni: “Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola, e Mio Padre lo amerà e Noi verremo a lui e in lui faremo la nostra abitazione” e San Giovanni nella sua prima lettera: “Dio è carità e chi abita nella carità, abita in Dio e Dio abita in lui”.

Come Adamo nel Paradiso terrestre, noi camminiamo in compagnia di Dio. Se voi siete nello stato di Grazia -in Grazia di Dio- Dio è più vicino a voi che non l’aria che respirate e gli amici che vedete. Questa presenza non è psicologica, cioè non consiste nell’immaginare che Egli sia con voi e neppure consiste in un ricordo vivo delle scene della vita del Signore Gesù; neppure è una materiale presenza, come sarebbe di un pugno di sale in una scatola. Non è neppure come la presenza universale di Dio che si trova in tutto il mondo con il suo atto creativo. Se così fosse, non vi sarebbe differenza fra un’anima in Grazia e un’anima in peccato mortale.

Mentre Dio è in ogni luogo con la sua potenza creativa, non è in ogni luogo con la Sua Grazia. Un falegname si trova nell’opera che costruisce con la sua forza, con l’idea e il suo scopo; ma nel proprio figliuolo, quel falegname, è in una maniera molto più intima. In maniera simile, con la Grazia, Dio abita nella nostra anima più intimamente di quello che Egli sia in ogni cosa, mediante la creazione.

Dio è presente con la creazione nelle stelle, nei fiori, nel tramonto del sole, senza che da parte di queste cose vi sia una risposta, perché esse non hanno la coscienza della sua presenza. Mediante la Grazia, invece, Dio si fa presente in noi in una maniera nuova. Non è presente con la Potenza, ma è presente con l’Amore. Per la Grazia, Dio è presente in modo più intimo che non sia la tavola pitagorica nella nostra mente o l’amore di nostra madre nel nostro cuore.

Una nuova cosciente relazione viene stabilita, non come di Creatore a creatura, ma come di sposo a sposa, come di marito a moglie. La vostra anima, quando è in Grazia, guarda a Dio non come all’Essere che vi creò e a cui voi siete unito per giustizia, ma come all’Amore che vi redense e a cui voi siete uniti con reciproci atti d’amore. Potete dire di possedere una cosa, soltanto quando potete liberamente usarne e goderne. Con la Grazia, Dio è nella vostra anima.

Esso non è come un recipiente passivo che contenga la potenza, l’amore e la verità di Dio, come il marmo conserva i segni dello scalpello. L’anima può reagire abitualmente e liberamente col possederLo in modo permanente…

Per la Grazia il vostro corpo diventa Tempio di Dio. Ecco la ragione fondamentale per cui un Cristiano deve essere puro nei pensieri e nelle azioni. Perché sa che il suo corpo è Tempio di Dio non deve mai macchiarlo con il peccato. Il fatto dell’inabitazione di Dio nella vostra anima è il fondamento di ciò che si chiama vita interiore.

Uno dei motivi per cui raramente avvertiamo la Presenza Divina nelle nostre anime attraverso la Grazia è il fatto di essere troppo assorbiti dalle creature. Ecco perché la vita cristiana viene chiamata una guerra, un combattimento e richiede la mortificazione. Come la vita fisica è la somma delle forze che resistono alla morte, così la Vita Spirituale è in certo modo la somma delle forze che resistono al peccato.

(Beato Fulton J. Sheen da “Vi presento La Religione”)

-IL TESORO DEL CUORE- (Beati coloro il cui tesoro è Dio) Beato Fulton J. Sheen

-IL TESORO DEL CUORE-
(Beati coloro il cui tesoro è Dio)

Fu questa la sana norma “psichiatrica” che diede Nostro Signore quando disse: “Dov’è il tuo tesoro, là c’è anche il tuo cuore”. Lasciate che un uomo guardi nello specchio del proprio cuore e conoscerà la causa dei propri disordini. La pietra di paragone è ciò che la mente considera un tesoro. Per tesoro s’intende ciò che ogni uomo crede che sia il meglio, ovvero il supremo valore della vita; ciò che ogni uomo si sforza col massimo ardore di conseguire e il cui mancato conseguimento lo scoraggia al massimo grado…

Venite a conoscenza di ciò che un uomo ambisce nel suo cuore, scoprite la fonte della sua massima gioia quando ne è in possesso, e del suo massimo scontento quando ne è privo, e conoscete il dio dell’uomo: il suo tesoro.

Fondamentalmente i cuori tendono verso tre tesori: l’egotismo, ovvero l’affermazione dell’autonomia della volontà; la lussuria, ovvero l’amore sregolato del sesso; l’avarizia, ovvero l’amore sregolato del denaro e del lusso. La maggior parte dei disordini da cui è affetta la gente dipende dall’aver essa il cuore in queste cose che non danno pace. Un uomo normale non ha bisogno di alcun aiuto esteriore per scoprire dov’è il suo cuore: nove volte su dieci, scoprirà che esso non sta dove dovrebbe stare.

Beati coloro il cui tesoro è Dio, che desiderano in tutti i modi che si compia la Sua Volontà, che pensano a Lui con tutti i loro pensieri. Allora, qualunque cosa accada al cuore umano in questa epoca atomica, esso sarà immortale come il suo tesoro…

Come può un estraneo il cui cuore non è in pace dar consigli a un altro cuore? Va forse lo psicanalista da un altro psicanalista? Nessuno può dare ciò che non ha. Se la psicanalisi è il modo di ottenere una qual certa pace, perché ci sono psicanalisti infelici?

Comunque sia, Gesù, il Nostro Buon Signore, oltre ad averci dato il segreto per vivere felici, ha anche offerto a gente più o meno normale la possibilità di risparmiare un mucchio di quattrini psicanalizzandosi da sé: ossia scoprendo semplicemente il tesoro del proprio cuore. Se costoro sono anormali e pieni di contraddizioni, allora faranno meglio a recarsi da uno psichiatra, ma i più non sono così pazzi come credono di essere: è che dove sono i loro falsi tesori, là hanno anche i loro cuori.

Non che Dio sia difficile da trovare: solo che per trovarLo bisogna essere severi con il proprio egotismo e il proprio orgoglio. Ma una volta che questi siano stati schiacciati, la ricompensa è indescrivibilmente bella.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

LA MISSIONE DEL DOLORE E DELL’ ANGOSCIA (Noi siamo stati creati per l’Infinito!) Beato Fulton J. Sheen

LA MISSIONE DEL DOLORE E DELL’ ANGOSCIA
(Noi siamo stati creati per l’Infinito!)

Questo mondo, Dio l’ha creato troppo piccolo per noi! I nostri desideri sono più grandi delle nostre realizzazioni. Abbiamo un oceano di desideri, ma solo una tazza con cui attingere all’immensa distesa. Sbattiamo ogni momento contro le mura dell’universo e ci scortichiamo gli stinchi contro le sue barriere. È questa la causa principale di qualsiasi turbamento e sofferenza. Noi siamo stati creati per l’Infinito!

La nostra anima è provvista di ali, che però urtano contro la gabbia del nostro corpo e contro la banalità delle nostre città…Se già, nella nostra anima, sentissimo il bisogno di amare quel Dio per Cui siamo stati creati, il dolore non sarebbe necessario.

Il dolore supplisce in un certo senso alle mancanze del nostro amore. Dal fatto di esserci bruciati le dita, noi impariamo spesso ad amare la legge che le dita non dovrebbero tenersi vicino al fuoco. Pur essendo stati creati per la Divinità, ci seppelliamo fra i ninnoli terreni come se fossimo stati creati per essi. Ci costruiamo il nido in terra, sperando di potervi trovare contentezza, e tuttavia sopraggiunge a incendiarlo, come un tizzone, il dolore. Man mano che i piaceri saziano, che i nostri corpi si nutrono di brividi, che gli amici ci trascurano, e che il potere ci rende inquieti, andiamo sempre più dicendo nell’intimo dei nostri cuori: “È dunque vero, o Signore, che tutto passa a eccezione di Te?”.

La missione del dolore non è soltanto di rammentarci che questa terra non è tutto, ma anche di aiutarci ad espiare i nostri peccati. Il dolore è posto vicino al male per aiutare la redenzione dell’anima. Sicché il dolore non è necessariamente sempre esterno, come una malattia o un accidente; può bensì essere, e così è il più delle volte, interno: uno stato di disagio, uno scontento, un rodersi della coscienza, un avvertire che qualcosa non va, un senso di vuoto e di solitudine. È quest’ultima specie di dolore che, oggi, risospinge verso Dio molti cuori, molte anime.

Niente un cuore agogna così tanto di placare, quanto una sete ardente. Fu con il pretesto di tale analogia che il Salvatore Gesù convertì la donna Samaritana al pozzo. Ella aveva già avuto cinque mariti, e l’uomo col quale viveva non era suo marito. E tuttavia era assetata di Amore. È anche interessante notare che ella è la prima persona, nella Sacra Scrittura, ad applicare a Lui il nome di “Salvatore del mondo”. E ciò perché Gesù l’aveva salvata dal vuoto e dalla sete. Questo genere di sete potrebbe esser chiamato angoscia, meglio che dolore.

Tutti soffrono di angoscia, perfino i giovani in mezzo ai loro piaceri. L’angoscia è, in un certo modo, connessa alla speranza, cioè a questo sentire che l’universo non è vano e che l’aspirazione dell’anima dovrebbe, in qualche parte, venir soddisfatta. Il pessimismo guarda al passato, che esso crede incapace di redimersi, ma l’angoscia guarda al futuro, con la speranza che il passato possa essere annullato. L’angoscia non nasce dalla debolezza, bensì dalla forza e dalla possibilità, così come il dolore nasce dalle limitazioni.

L’uomo moderno, invece di ridursi alla disperazione, può cominciare a sperare, perché nell’angoscia Dio sollecita l’anima a un Amore che trascende qualsiasi amore, e a una “Bellezza che trascende qualsiasi altra bellezza”. È peculiare di questo secolo, il quale ha accumulato più ricchezza e potenza di qualsiasi altro secolo, l’essere anche il secolo della massima angoscia.

Coloro che considerano questo vuoto come quello di una valle scoscesa cadono nella disperazione e nell’oscurità; ma quanti vedono in esso il vuoto di un flauto possono eseguire le melodie dell’Infinito e diventare felici con il canto.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”.)

“LA TENTAZIONE DI SATANA: UN CRISTIANESIMO SOCIALE” “Desideriamo essere salvati, ma non dai nostri peccati” Beato Fulton J. Sheen

“LA TENTAZIONE DI SATANA: UN CRISTIANESIMO SOCIALE”

-Desideriamo essere salvati, ma non dai nostri peccati-

Molte anime temono che Nostro Signore voglia fare precisamente ciò che è implicito nel Suo nome “Gesù”, ossia “Colui che ci salva dai nostri peccati”. Desideriamo essere salvati dalla povertà, dalla guerra, dall’ignoranza, dalle malattie, dall’incertezza economica: salvezze, queste, che non investono le nostre passioni e concupiscenze individuali.

Ecco una delle ragioni della grande popolarità del cristianesimo “sociale”, ecco perché molti affermano che il Cristianesimo non dovrebbe fare altro che contribuire al ripulimento dei bassifondi o allo sviluppo delle relazioni internazionali. Questa specie di religione è, in verità, assai comoda, perché lascia tranquilla la coscienza individuale.

La prima tentazione di Satana sulla Montagna fu di cercare d’indurre Gesù Nostro Signore a rinunciare alla redenzione e salvezza delle anime per dedicarsi alla salvazione sociale trasformando le pietre in pani, in base al falso assunto che agli stomachi affamati e non già ai cuori corrotti si doveva l’umana infelicità.

Alcuni uomini, perché avvertono un maggior bisogno di religione, sono disposti ad associarsi ad una setta cristiana sempre che questa si dedichi alla “elevazione sociale” o alla eliminazione del dolore, senza investire la necessità individuale di espiare i peccati.

A tavola, generalmente, gli uomini non si oppongono a parlare di religione, purché la religione non abbia niente a che vedere con la redenzione dal peccato e dalla colpa. Così molte anime impaurite rimangono tremanti sulla soglia della Beatitudine e non osano entrare “per paura che avendo Lui non abbiano null’altro che Lui”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “La Pace dell’Anima”)

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