Sant’Anselmo d’Aosta: “E’ indispensabile che, chiunque desideri che Dio dimori in lui, abbia la purezza del cuore” “Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è indispensabile che ne provi dolore.” ESORTAZIONE DELLA MENTE A CONTEMPLARE DIO

Gesù: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8)

“Non può l’uomo scorgere il cuore dell’uomo, poiché <<nessuno conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui>> (1 Cor 2,11). Al contrario Dio, al quale nulla rimane nascosto, scorge senza impedimento il cuore dell’uomo e ciò a cui tende. Chi l’avrà puro, potrà vedere Dio; chi invece non l’avrà puro, senza dubbio non potrà vederlo in alcun modo. E allora è indispensabile che, chiunque desideri che Dio dimori in lui, abbia la purezza del cuore. Nessuno la potrà avere, se non libererà il suo cuore dalle brame terrene, e non si sforzerà di ardere d’amore celeste. Nella misura in cui amerà il mondo, nella stessa misura sarà privato dell’amore celeste. E tanto più ciascuno abbandona Cristo, quanto più col peccare si allontana dalla giustizia di Dio. ( … )

Chi pertanto vuol divenire dimora dello spirito del Signore, conservi la purezza del cuore, allontani i desideri della carne. ( … ) La nostra volontà sia pertanto pura, per essere chiamata ed essere sposa di Dio; né macchia alcuna d’impurità la deturpi, per non divenire adultera. Finché s’accorda al volere di Dio, è pura, è sposa; quando invece discorda dal suo volere, si guasta, s’insozza, si prostituisce.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap. 14, pag. 269, 271.)

“… nell’ora della tentazione prima di dar compimento alla colpa, non si deve mai pensare alla misericordia di Dio, ma alla sua giustizia e al suo giudizio, alla sua ira e al suo sdegno. Ciò si deve ponderare, ciò portare davanti agli occhi della mente, ciò prendere sovente in considerazione con gran spavento. Quando uno è tentato, non deve dire: <<la misericordia>> di Dio <<è grande>> (Sal 86,85,13); ben si dire: <<E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente>> (Eb 10,31). Quando la brama di lussuria agita chicchessia, non pensi che, in qualsiasi momento il peccatore li deplori, tutti i suoi peccati non saranno più ricordati, ma piuttosto, ripensandovi di frequente, consideri che, chiunque pecchi sperando, è maledetto. Pure questo: <<Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti!>> (Is 1,4).

( … ) Nell’ora della tentazione, deve ciascuno sforzarsi in tutti i modi per non essere vinto, perché, sebbene Dio abbia garantito il perdono a chi pecca, non ha però promesso di dare a chi pecca il desiderio di pentirsi.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap.1, pag.185)

“Quando la suggestione del peccato colpisce un animo che dall’amore per le cose presenti tende verso i beni eterni, lo lascerà subito andare, se quell’animo si mantiene fermamente nel suo proposito. Ma se rivolgendo la sua attenzione alla suggestione, quest’animo le consentirà di entrare dentro di sé, e quasi eccitandola la rimugina col pensiero, essa lo inquieterà sempre più frequentemente pur non procurandogli ferite, perché di semplice tentazione si tratta per sempre.

Ma se l’animo la culla troppo a lungo, il cane pesante si trasforma nel cagnetto, ossia la suggestione diventa piacere, il quale attacca con più accanimento e se non è scacciato prontamente ferisce l’anima. Ecco perché, non appena comincia a insorgere, l’anima sposa di Cristo deve respingerlo, pensando come le sarebbe ignominioso comparire al suo cospetto insozzata da un piacere così vergognoso. Se infatti l’anima non respingerà il piacere, il cagnetto si trasforma nell’enorme mastino, ossia il piacere si fa consenso che impossessandosi dell’anima, se essa non vi reagisce con grande energia, la uccide. Ma, non appena cerca di aggredire l’anima, questa deve opporsi con grande energia, cioè annientandolo in sé opponendogli un grandissimo timore della morte eterna.

Dunque non prestiamo nessuna attenzione alla suggestione, reprimiamo prontamente il piacere, opponiamoci con forza al consenso. E così sforziamoci di custodire il nostro cuore affinché il diavolo non sia messo in condizione di violarlo neppure con un solo pensiero superfluo.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, SUI COMPORTAMENTI UMANI MEDIANTE SIMILITUDINI, De Humanis moribus, capitolo 40, pag.47)

“Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è pertanto indispensabile che ne provi dolore.”

“Vi sono infatti taluni i quali ammettono di essere peccatori, ma non ne provano dolore alcuno. E’ indispensabile che costoro si dolgano, se vogliono meritare il perdono; poiché non conta che uno si riconosca peccatore, se non ne prova dolore. Se uno infatti peccasse contro il suo signore e non se ne dolesse, cosa pensi che direbbe di lui il signore? Come rimettergli l’offesa, finché sapesse che lui non se ne duole per nulla? Più che altro parrebbe buffo il suo chiedere perdono di cosa della quale non si duole.

Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è pertanto indispensabile che ne provi dolore. Viene poi la confessione, perché deve il peccatore confessare in che modo conosce se stesso e se ne duole.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap.1, pag.177)

 

Sant’ Anselmo d’Aosta – Esortazione della Mente a Contemplare Dio

dal Proslogion di Anselmo d’Aosta

 

1. Orsù, omuncolo, abbandona per un momento le tue occupazioni, nasconditi un poco ai tuoi tumultuosi pensieri. Abbandona ora le pesanti preoccupazioni, rimanda i tuoi laboriosi impegni. Per un po’ dedicati a Dio e riposati in Lui. «Entra nella camera» del tuo spirito, escludi da essa tutto, all’infuori di Dio e di ciò che ti possa giovare a cercarlo, e, «chiusa la porta», cercalo (Mt 6, 6). Di’ ora, o «mio cuore» nella tua totalità, di’ ora a Dio: «Io cerco il tuo volto; il tuo volto, o Signore, io cerco» (Sal 27, 8).

2. Orsù, dunque, o Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come possa cercarti e dove e come possa trovarti. O Signore, se non sei qui, dove te assente cercherò? E se invece sei ovunque, perché non ti vedo presente? Ma certo tu abiti «una luce inaccessibile» (1 Tm 6,16). E dov’è la luce inaccessibile? E come mi avvicinerò a questa luce inaccessibile? E chi mi condurrà e mi introdurrà in essa, affinché in essa io ti veda? Per mezzo di quali segni, di quale immagine ti cercherò? Non ti ho mai visto, o Signore Dio mio, non conosco il tuo volto. Che cosa farà, o altissimo Signore, che cosa farà codesto tuo esule lontano? Che cosa farà il tuo servo ansioso del tuo amore e gettato lontano «dal tuo volto» (Sal 51,13)? Anela di vederti ed è troppo lontano dai tuo volto. Desidera di avvicinarsi a te e il luogo dove tu abiti è inaccessibile. Brama di trovarti e non conosce dove tu stai. Fa di tutto per cercarti e ignora il tuo volto. O Signore, tu sei il mio Dio e sei il mio Signore e non ti ho mai visto. Tu mi hai fatto e rifatto e mi hai dato tutti i miei beni e io ancora non ti conosco. In breve: sono stato fatto per vederti e non ho ancora fatto ciò per cui sono stato fatto.

3. O misera sorte dell’uomo, che ha perduto ciò per cui è stato fatto! O dura e crudele quella caduta! Ohimè, che cosa ha perduto e che cosa ha trovato, che cosa è scomparso e che cosa è rimasto! Egli ha perso la beatitudine per la quale fu fatto e ha trovato la miseria per la quale non fu fatto. E’ scomparso ciò senza cui nessuno è felice ed è rimasto ciò che di per sé è soltanto misero. Allora «l’uomo mangiava il pane degli angeli» (Sal 78,25), di cui ora ha fame; ora mangia «il pane di dolore» (Sal 127,2), che allora non conosceva. Ohimè, lutto di tutti gli uomini, universale pianto dei figli di Adamo! Egli ruttava di sazietà, noi sospiriamo per fame. Egli era nell’abbondanza, noi mendichiamo. Egli felicemente possedeva e ha miseramente abbandonato ciò che possedeva, noi infelicemente abbiamo bisogno e miserevolmente desideriamo e, ohimè, restiamo senza! Perché Dio non ci ha conservato, pur potendolo facilmente fare, ciò di cui così gravemente sentiamo la mancanza? Perché Dio ci ha tolto la luce e ci ha avvolto nelle tenebre? Perché ci ha tolto la vita e ci ha inflitto la morte? Donde, pieni di miserie, siamo stati cacciati, dove siamo stati spinti! Donde siamo precipitati, dove siamo rovinati! Siamo stati cacciati dalla patria nell’esilio, dalla visione di Dio alla nostra cecità; dalla giocondità della immortalità all’amarezza e all’orrore della morte. Misero mutamento! Da quanto bene in quanto male! Grave danno, grave dolore, grave tutto.

4. Ma, ohimè, io misero, uno dei miseri figli di Eva lontani da Dio, che cosa ho intrapreso, che cosa ho condotto a termine? Dove ero diretto, dove sono giunto? A che cosa tendevo e di che cosa sospiro? «Ho cercato i beni» (Sal 122,9) «ed ecco il turbamento» (Ger 14,19)! Tendevo a Dio e ho urtato in me stesso. Cercavo riposo in me stesso e «ho trovato tribolazione e dolore» (Sal 116,3) nell’intimo mio. Volevo ridere per la gioia della mia mente e sono costretto a «ruggire per il gemito del mio cuore» (Sal 38,9). Speravo letizia ed ecco invece che si moltiplicano i miei sospiri!

5. «Ma tu, o Signore, fino a quando?» (Sal 6,4). «Fino a quando, o Signore, ti dimenticherai di noi, fino a quando ci nasconderai il tuo volto?» (Sal 13,1). Quando ci guarderai e ci esaudirai? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai «il tuo volto» (Sal 80,4)? Quando ti restituirai a noi? Guardaci, o Signore, esaudiscici, illuminaci, mostraci te stesso. Restituisciti a noi, affinché il bene sia con noi, poiché senza di te solo il male è con noi. Abbi pietà delle nostre fatiche e dei nostri sforzi verso di te, poiché senza di te non possiamo nulla. Poiché ci inviti, «aiutaci» (Sal 79,9).

6. Ti supplico, o Signore, che io non disperi sospirando, ma che io respiri sperando. Ti supplico, o Signore il mio cuore è amareggiato per la sua desolazione, addolciscilo con la tua consolazione. Ti supplico, o Signore, ho incominciato a cercarti affamato, fa’ che io non desista di cercarti digiuno di te. Mi sono avvicinato famelico, fa’ che non mi allontani senza aver mangiato. Povero sono venuto al ricco, misero al misericordioso, fa’ che non ritorni senza nulla e disprezzato. E se «prima di mangiare debbo sospirare» (Gb 3,24), dammi almeno, dopo i sospiri, da mangiare. O Signore, incurvato non posso guardare altro che in basso: raddrizzami, affinché possa volgere lo sguardo in alto. «Le mie iniquità, che hanno superato il mio capo», mi avvolgono tutto e mi appesantiscono «come un grave carico» (Sal 38,5). Disseppelliscimi, alleggeriscimi, affinché «l’abisso» delle mie iniquità «non chiuda su di me la sua bocca» (Sal 69,16). Mi sia permesso di guardare la tua luce anche se da lontano o dal profondo. Insegnami a cercarti e mostrati a me che ti cerco, poiché non posso cercarti, se tu non me lo insegni, e non posso trovarti, se tu non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti. Che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

7. Riconosco, o Signore, e te ne ringrazio, che hai creato in me questa tua immagine affinché, memore di te, ti pensi e ti ami. Ma questa immagine è così cancellata dallo sfregamento dei vizi ed è così offuscata dal fumo dei peccati, che non può fare ciò per cui è stata fatta, se tu non la rinnovi e la riformi. Non tento, o Signore, di penetrare la tua profondità, poiché in nessun modo metto con essa a confronto il mio intelletto; ma desidero intendere in qualche modo la tua verità, quella che il mio cuore crede e ama. Non cerco infatti di intendere per poter credere, ma credo per poter intendere. In verità credo in questo: «se non avrò creduto, non potrò intendere» (Is 7,9).

(Sant’ Anselmo d’Aosta, Dottore della chiesa)

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“Pare che oggi sia scomparsa dalla Chiesa la condanna del peccato” “La condanna seria del peccato apre l’anima alla possibilità del dolore che salva; la misericordia dona la grazia del perdono, a chi la domanda”

 

Propongo un articolo molto interessante:

Dall’ Editoriale di “Radicati nella fede” n° 1 Gennaio 2013

LA FALSA ALTERNATIVA DELLA MEDICINA DELLA MISERICORDIA:

“Pare che oggi sia scomparsa dalla Chiesa la condanna del peccato.

Non diciamo che non si dichiari più che questo o quello sia peccato; diciamo solo che lo si fa così timidamente e dolcemente da sembrare, anche per la Chiesa, una questione non grave. Sì, generalmente oggi si fa così. Se si dice ancora che un’azione è peccato, parte subito tutta un’opera di addolcimento dell’accusa, per non spaventare il peccatore, per accoglierlo comunque, dicendo subito che la misericordia vince. Ma la misericordia di Dio la si comprende bene solo se si coglie tutta la gravità del peccato. Oggi ormai ha vinto questa linea nella Chiesa, disastrosa dal punto di vista della cura delle anime, disastrosa per la pastorale, come si suol dire oggi.

Non è solo il mondo ad aver fatto il disastro morale di oggi, troppo comodo incolpare solo quelli di fuori! Siamo noi che non abbiamo più parlato con chiarezza della gravità del peccato, del peccato mortale, del pericolo dell’anima che muore in stato di impenitenza finale. Siamo noi che abbiamo “scherzato”, parlando di peccato e di misericordia (quasi fosse questa una concessione preventiva al tradimento di Dio), non aiutando le anime nel ravvedimento e nel vivere secondo Dio. Vivere nel peccato vuol dire perdere la vita. Non abbiamo più detto che il peccato dispiace a Dio, che rovina l’esistenza quaggiù e chiude il Paradiso. Non abbiamo più parlato di dolore del peccato, di contrizione, e poi ci stupiamo che non ci si confessi più!

Il nuovo corso è iniziato quando si è cominciato a dire che la Chiesa (“moderna”) preferisce la medicina della misericordia a quella della condanna. Si è addirittura fatto un Concilio per dire che non si voleva condannare più l’errore. Si è d’autorità deciso, per esempio, di tacere sul male “religioso” del ‘900, il comunismo ateo con tutti i suoi errori ed orrori.

Invece la Chiesa, nel passato, non distinse mai la misericordia dalla condanna del peccato! Sono entrambe azioni necessarie nell’opera di Dio, nell’opera di salvezza delle anime: la condanna seria del peccato apre l’anima alla possibilità del dolore che salva; la misericordia dona la grazia del perdono, a chi la domanda.

 Terminiamo con una pagina di J. H. Newman, dell’Apologia pro vita sua, dove, parlando dell’Infallibilità della Chiesa, la introduce così:

Anzitutto, la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell’umanità. L’uomo si è ribellato al suo Creatore. Questa ribellione ha provocato l’intervento divino; e la denuncia della ribellione dev’essere il primo atto del messaggio accreditato da Dio. La Chiesa deve denunciare la ribellione come il più grave di tutti i mali possibili. Non può scendere a patti; se vuole essere fedele al suo Maestro, deve bandirla e anatemizzarla. […]

La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo.”

Ecco come il beato Newman, erroneamente considerato come precursore del Vaticano II, fa eco alla grande Tradizione della Chiesa, che anche sugli aspetti morali è di semplice ed estrema chiarezza. Altro che le elucubrazioni pastorali di oggi che hanno prodotto parrocchie dove la maggioranza dei fedeli vive strutturalmente in peccato mortale.

 Ascoltiamo Newman, ascoltiamo la Chiesa: la Misericordia inizia con la denuncia del peccato, dicendone tutta la sua gravità.”

http://radicatinellafede.blogspot.it/2012/12/la-falsa-alternativa-della-medicina.html

Sant’Anselmo d’Aosta: “è indispensabile che, chiunque desideri che Dio dimori in lui, abbia la purezza del cuore” “Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è indispensabile che ne provi dolore.”

 

“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. (Mt 5,8)”

 

“Non può l’uomo scorgere il cuore dell’uomo, poiché <<nessuno conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui>> (1 Cor 2,11). Al contrario Dio, al quale nulla rimane nascosto, scorge senza impedimento il cuore dell’uomo e ciò a cui tende.

Chi l’avrà puro, potrà vedere Dio; chi invece non l’avrà puro, senza dubbio non potrà vederlo in alcun modo. E allora è indispensabile che, chiunque desideri che Dio dimori in lui, abbia la purezza del cuore. Nessuno la potrà avere, se non libererà il suo cuore dalle brame terrene, e non si sforzerà di ardere d’amore celeste. Nella misura in cui amerà il mondo, nella stessa misura sarà privato dell’amore celeste. E tanto più ciascuno abbandona Cristo, quanto più col peccare si allontana dalla giustizia di Dio.

( … ) Chi pertanto vuol divenire dimora dello spirito del Signore, conservi la purezza del cuore, allontani i desideri della carne. ( … ) La nostra volontà sia pertanto pura, per essere chiamata ed essere sposa di Dio; né macchia alcuna d’impurità la deturpi, per non divenire adultera. Finché s’accorda al volere di Dio, è pura, è sposa; quando invece discorda dal suo volere, si guasta, s’insozza, si prostituisce.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap. 14, pag. 269, 271.)

 

“… nell’ora della tentazione prima di dar compimento alla colpa, non si deve mai pensare alla misericordia di Dio, ma alla sua giustizia e al suo giudizio, alla sua ira e al suo sdegno. Ciò si deve ponderare, ciò portare davanti agli occhi della mente, ciò prendere sovente in considerazione con gran spavento.

Quando uno è tentato, non deve dire: <<la misericordia>> di Dio <<è grande>> (Sal 86,85,13); ben si dire: <<E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente>> (Eb 10,31). Quando la brama di lussuria agita chicchessia, non pensi che, in qualsiasi momento il peccatore li deplori, tutti i suoi peccati non saranno più ricordati, ma piuttosto, ripensandovi di frequente, consideri che, chiunque pecchi sperando, è maledetto. Pure questo: <<Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti!>> (Is 1,4). ( … ) Nell’ora della tentazione, deve ciascuno sforzarsi in tutti i modi per non essere vinto, perché, sebbene Dio abbia garantito il perdono a chi pecca, non ha però promesso di dare a chi pecca il desiderio di pentirsi.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap.1, pag.185)

 

“Quando la suggestione del peccato colpisce un animo che dall’amore per le cose presenti tende verso i beni eterni, lo lascerà subito andare, se quell’animo si mantiene fermamente nel suo proposito. Ma se rivolgendo la sua attenzione alla suggestione, quest’animo le consentirà di entrare dentro di sé, e quasi eccitandola la rimugina col pensiero, essa lo inquieterà sempre più frequentemente pur non procurandogli ferite, perché di semplice tentazione si tratta per sempre.

Ma se l’animo la culla troppo a lungo, il cane pesante si trasforma nel cagnetto, ossia la suggestione diventa piacere, il quale attacca con più accanimento e se non è scacciato prontamente ferisce l’anima. Ecco perché, non appena comincia a insorgere, l’anima sposa di Cristo deve respingerlo, pensando come le sarebbe ignominioso comparire al suo cospetto insozzata da un piacere così vergognoso. Se infatti l’anima non respingerà il piacere, il cagnetto si trasforma nell’enorme mastino, ossia il piacere si fa consenso che impossessandosi dell’anima, se essa non vi reagisce con grande energia, la uccide.

Ma, non appena cerca di aggredire l’anima, questa deve opporsi con grande energia, cioè annientandolo in sé opponendogli un grandissimo timore della morte eterna. Dunque non prestiamo nessuna attenzione alla suggestione, reprimiamo prontamente il piacere, opponiamoci con forza al consenso. E così sforziamoci di custodire il nostro cuore affinché il diavolo non sia messo in condizione di violarlo neppure con un solo pensiero superfluo.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, SUI COMPORTAMENTI UMANI MEDIANTE SIMILITUDINI, De Humanis moribus, capitolo 40, pag.47)

 

“Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è pertanto indispensabile che ne provi dolore.”

 

“Vi sono infatti taluni i quali ammettono di essere peccatori, ma non ne provano dolore alcuno. E’ indispensabile che costoro si dolgano, se vogliono meritare il perdono; poiché non conta che uno si riconosca peccatore, se non ne prova dolore. Se uno infatti peccasse contro il suo signore e non se ne dolesse, cosa pensi che direbbe di lui il signore? Come rimettergli l’offesa, finché sapesse che lui non se ne duole per nulla? Più che altro parrebbe buffo il suo chiedere perdono di cosa della quale non si duole. Chiunque desideri ottenere il perdono delle colpe commesse, è pertanto indispensabile che ne provi dolore.

Viene poi la confessione, perché deve il peccatore confessare in che modo conosce se stesso e se ne duole.”

(Sant’Anselmo d’Aosta, Dottore della Chiesa, I detti di Anselmo, cap.1, pag.177)

“E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv. 8)” “Il Signore è mansueto, il Signore è longanime, è misericordioso; ma è anche giusto, è anche verace” Commento di Sant’ Agostino

“Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».” (Giovanni, 8)

“GESU’ E L’ADULTERA, MISERICORDIA E GIUSTIZIA DI DIO”

COMMENTO DI SANT’AGOSTINO:

E poiché essa aveva sentito quelle parole: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei, si aspettava di essere colpita da colui nel quale non si poteva trovar peccato. Ma egli, che aveva respinto gli avversari di lei con la voce della giustizia, alzando verso di lei gli occhi della mansuetudine, le chiese: Nessuno ti ha condannato? Ella rispose: Nessuno, Signore. Ed egli: Neppure io ti condanno, neppure io, dal quale forse hai temuto di esser condannata, non avendo trovato in me alcun peccato. Neppure io ti condanno.

Come, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? Assolutamente no. Ascoltate ciò che segue: Va’ e d’ora innanzi non peccare più (Gv 8, 10-11). Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l’uomo. Poiché se egli fosse fautore del peccato, direbbe: neppure io ti condanno; va’, vivi come ti pare, sulla mia assoluzione potrai sempre contare; qualunque sia il tuo peccato, io ti libererò da ogni pena della geenna e dalle torture dell’inferno. Ma non disse così.

7. Ne tengano conto coloro che amano nel Signore la mansuetudine, e temano la verità. Infatti dolce e retto è il Signore (Sal 24, 8). Se lo ami perché è dolce, devi temerlo perché è retto. In quanto è mansueto dice: Ho taciuto; ma in quanto è giusto aggiunge: Forse che sempre tacerò? (Is 42, 14 sec. LXX). Il Signore è misericordioso e benigno. Certamente. Aggiungi: longanime, e ancora: molto misericordioso, ma tieni conto anche di ciò che è detto alla fine del testo scritturale, cioè verace (Sal 85, 15). Allora infatti giudicherà quanti l’avranno disprezzato, egli che adesso sopporta i peccatori. Forse che disprezzi le ricchezze della sua bontà, della sua pazienza, della sua longanimità, non comprendendo che questa bontà di Dio ti spinge solo al pentimento? Con la tua ostinatezza e con il tuo cuore impenitente accumuli sul tuo capo l’ira per il giorno dell’ira, quando si manifesterà il giusto giudizio di Dio, il quale renderà a ciascuno secondo le sue opere (Rm 2, 4-6).

Il Signore è mansueto, il Signore è longanime, è misericordioso; ma è anche giusto, è anche verace. Ti dà il tempo di correggerti; ma tu fai assegnamento su questa dilazione, senza impegnarti a correggerti. Ieri sei stato cattivo? oggi sii buono. Anche oggi sei caduto nel male? almeno domani cambia. Tu invece rimandi sempre e ti riprometti moltissimo dalla misericordia di Dio, come se colui che ti ha promesso il perdono in cambio del pentimento, ti avesse anche promesso una vita molto lunga. Che ne sai cosa ti porterà il domani? Giustamente dici in cuor tuo: quando mi correggerò, Dio mi perdonerà tutti i peccati. Non possiamo certo negare che Dio ha promesso il perdono a chi si corregge e si converte; è vero, puoi citarmi una profezia secondo cui Dio ha promesso il perdono a chi si corregge; non puoi, però, citarmi una profezia secondo cui Dio ti ha promesso una vita lunga.

[Tra la speranza e la disperazione.]

8. Gli uomini corrono due pericoli contrari, ai quali corrispondono due opposti sentimenti: quello della speranza e quello della disperazione. Chi è che s’inganna sperando? chi dice: Dio è buono e misericordioso, perciò posso fare ciò che mi pare e piace, posso lasciare le briglie sciolte alle mie cupidigie, posso soddisfare tutti i miei desideri; e questo perché? perché Dio è misericordioso, buono e mansueto. Costoro sono in pericolo per abuso di speranza. Per disperazione, invece, sono in pericolo quelli che essendo caduti in gravi peccati, pensano che non potranno più essere perdonati anche se pentiti, e, considerandosi ormai destinati alla dannazione, dicono tra sé: ormai siamo dannati, perché non facciamo quel che ci pare? E’ la psicologia dei gladiatori destinati alla morte. Ecco perché i disperati sono pericolosi: non hanno più niente da perdere, e perciò debbono essere vigilati. La disperazione li uccide, così come la presunzione uccide gli altri. L’animo fluttua tra la presunzione e la disperazione.

Devi temere di essere ucciso dalla presunzione: devi temere, cioè, che contando unicamente sulla misericordia di Dio, tu non abbia ad incorrere nella condanna; altrettanto devi temere che non ti uccida la disperazione; che temendo, cioè, di non poter ottenere il perdono delle gravi colpe commesse, non ti penti e così incorri nel giudizio della Sapienza che dice: anch’io, a mia volta, godrò della vostra sventura (Prv 1, 26). Come si comporta il Signore con quelli che sono minacciati dall’uno o dall’altro male? A quanti rischiano di cadere nella falsa speranza dice: Non tardare a convertirti al Signore, né differire di giorno in giorno; perché d’un tratto scoppia la collera di lui, e nel giorno del castigo tu sei spacciato (Sir 5, 8-9). A quanti sono tentati di cadere nella disperazione cosa dice? In qualunque momento l’iniquo si convertirà, dimenticherò tutte le sue iniquità (cf. Ez 18, 21-22 27). A coloro dunque che sono in pericolo per disperazione, egli offre il porto del perdono; per coloro che sono insidiati dalla falsa speranza e si illudono con i rinvii, rende incerto il giorno della morte. Tu non sai quale sarà l’ultimo giorno; sei un ingrato; perché non utilizzi il giorno che oggi Dio ti dà per convertirti? E’ in questo senso che il Signore dice alla donna: Neppure io ti condanno: non preoccuparti del passato, pensa al futuro. Neppure io ti condanno: ho distrutto ciò che hai fatto, osserva quanto ti ho comandato, così da ottenere quanto ti ho promesso.

(Sant’Agostino, Dal commento al Vangelo di San Giovanni)

Rivelazioni di Gesù Cristo a Santa Brigida: “Chi non vuole abbandonare il peccato, non è degno della grazia dello Spirito Santo”

Dalle rivelazioni di Gesù a Santa Brigida di Svezia

 

Risposte ad alcune domande

Il giudice rispose: «Amico mio, da molto tempo la superbia degli uomini è tollerata grazie alla mia pazienza, affinché l’umiltà sia esaltata e la mia virtù manifesta; e poiché la superbia non è una creazione mia bensì del diavolo, bisogna evitarla. Occorre mantenersi umili, perché l’umiltà conduce in cielo; è grazie a questa virtù che ho insegnato con la parola e l’esempio. Ho dato all’uomo i beni temporali perché ne faccia un uso ragionevole e le cose create siano tramutate in onore, ossia in me, loro Dio; l’uomo, perciò, deve lodarmi, ringraziarmi e onorarmi per tutti i beni di cui l’ho colmato, e non vivere e abusarne secondo i desideri della carne. Sono io che ho stabilito la giustizia e la legge, perché fossero compiute nella carità suprema e nella compassione mirabile, e affinché tra gli uomini si consolidassero l’unità divina e la concordia. Se ho dato all’uomo il riposo del corpo, l’ho fatto per rinvigorire la carne inferma e perché l’anima fosse più forte e più virtuosa. Ma, poiché la carne diventa spesso insolente, occorre sopportare le tribolazioni, le angosce e tutto quanto concorre alla correzione». Libro V, 1, Interrogazione 2

«Ho dato all’uomo il libero arbitrio, affinché abbandonasse la propria volontà per amore mio, che sono il suo Dio e per questo avesse più merito. Ho dato all’uomo il cuore, perché io, Dio, che sono ovunque e incomprensibile, possa essere contenuto per amore nel suo cuore e l’uomo, pensando di essere in me, ne ricavi piaceri indicibili». Libro V, 1, Interrogazione 3

«Chiunque goda del libero arbitrio, deve temere e capire veramente che nulla conduce più facilmente alla dannazione eterna di una volontà priva di guida. Per questo chi abbandona la propria volontà e l’affida a me, che sono il suo Dio, entrerà in cielo senza fatica». Libro V, 1, Interrogazione 4

«Tutte le cose che ho creato non sono semplicemente buone, ma buone in sommo grado e sono state fatte per essere impiegate dall’uomo, o per metterlo alla prova, o ancora per l’utilità degli animali e affinché l’uomo stesso serva ancora più umilmente il suo Dio, che eccelle in felicità. Ma, poiché l’uomo, peccando, si è rivoltato contro di me, suo Dio, tutte le cose si sono rivoltate contro di lui». Libro V, 1, Interrogazione 5

«Alla domanda perché le avversità assalgono il giusto, rispondo con le seguenti parole. La mia giustizia desidera che ogni uomo giusto ottenga ciò che desidera; ma non è un uomo giusto chi non è disposto a soffrire per l’amore dell’obbedienza e per la perfezione della giustizia, così come non è un giusto colui che non ha la carità di fare del bene al prossimo. Per questo motivo i miei amici – considerando che sono il loro Dio e Redentore, pensando a ciò che ho fatto e promesso loro e vedendo la perversità che anima il mondo -, chiedono con maggior decisione di sopportare le avversità temporali, per evitare i peccati, essere più avveduti ed avere la salvezza eterna. Per questa ragione permetto che le loro tribolazioni siano frequenti, sebbene alcuni non le tollerino con sufficiente pazienza; tuttavia ammetto le loro sofferenze a ragion veduta, e li aiuto a sopportarle. Infatti, io sono come la madre che, colma di carità, corregge il proprio figlio adolescente e questi non la ringrazia nemmeno perché non comprende le motivazioni materne e tuttavia raggiunta la maturità la ringrazia, cosciente che la guida della madre lo ha distolto dalle cattive abitudini educandolo ai buoni costumi; ebbene io mi comporto nello stesso modo con i miei eletti, poiché essi rimettono la loro volontà alla mia, e mi amano sopra ogni cosa. Perciò permetto che talvolta siano afflitti da tribolazioni e, sebbene al momento essi non capiscano completamente la grandezza di tale beneficio, compio cose di cui in futuro trarranno dei vantaggi». Libro V, 1, Interrogazione 6

 

Come non dimenticare i peccati veniali, affinché non ci inducano in peccati mortali

Il Figlio di Dio eterno parlò alla sua sposa, dicendole: «Perché sei inquieta e provi ansia?» Ella rispose: «Perché sono assalita da una moltitudine di pensieri vari e inutili che non riesco a scacciare; e sentir parlare dei tuoi terribili giudizi mi turba». Il Figlio di Dio rispose: «È questa la vera giustizia: così come prima godevi degli affetti del mondo contro la mia volontà, allo stesso modo ora permetto che svariati pensieri ti importunino contro la tua volontà. Tuttavia, temi con moderazione e abbi fiducia in me, tuo Dio, sapendo con certezza che quando la volontà non prova piacere nei pensieri del peccato ed anzi li scaccia perché li detesta, essi fungono da purificazione e da corona per l’anima. Se provi piacere nel commettere qualche piccolo peccato che sai essere tale e malgrado questo lo compi, nutrendo fiducia nell’astinenza e nella presunzione della grazia, senza pentirti né dare altra soddisfazione, ebbene sappi che ciò ti dispone al peccato mortale. Se, dunque, la tua volontà si diletta in un qualsiasi peccato, pensa subito alle conseguenze e pentitene, perché nel momento in cui la natura è debilitata dal peccato lo commette più di sovente; non c’è uomo, infatti, che non pecchi almeno venialmente.

Ma Dio, nella sua immensa misericordia, ha fornito all’uomo il rimedio della vera contrizione di tutte le colpe, anche quelle che abbiamo scontato, per paura che non siano state espiate a sufficienza; il Padre, infatti, non odia nulla quanto il peccato e quanto l’insensibilità di chi non si cura di abbandonarlo e crede di meritare più degli altri; tuttavia Dio ti permetterà di compiere il male, perché fai anche del bene; quand’anche tu stessa compissi mille buone azioni per ogni peccato, non potresti compensare uno dei mali minori commessi, né soddisfare Dio, l’amore che nutre nei tuoi confronti e la bontà che ti ha trasmesso. Se non riesci a scacciare i pensieri, sopportali dunque con pazienza e sforzati di opporti ad essi con la volontà, anche se si insinuano nella tua mente; sebbene tu non possa impedire loro di entrarvi, puoi comunque fare in modo di non trarne diletto. Evita con timore che la superbia, tuo malgrado, sia causa della tua rovina, perché chiunque resiste senza cadere, permane nella virtù dell’unico Dio.

Il timore, quindi, permette di accedere al cielo; molti, infatti, sono caduti nei precipizi e nella morte perché avevano abbandonato questa paura, e hanno avuto vergogna di confessare i loro peccati davanti agli uomini, mentre non si sono vergognati di commetterli davanti a Dio: essi, infatti, non si sono preoccupati di chiedere perdono per un piccolo peccato. Poiché non mi degnerò di rimettere e perdonare la loro colpa, i peccati si moltiplicheranno in ogni loro azione; quindi ciò che era veniale e remissibile con la contrizione, sarà aggravato dal disprezzo, come puoi vedere in quest’anima giudicata ora. Ella, infatti, dopo aver commesso un atto veniale e remissibile, lo ha acuito con la consuetudine, fidando in qualche buona azione compiuta, senza considerare che io giudico ogni minima cosa; così l’anima, lasciandosi andare ai piaceri sregolati che le erano consueti, non li ha corretti, né ha represso la volontà del peccato, finché non ha visto approssimarsi il Giudizio e la fine dell’esistenza. Per questo, al volgere della vita, d’un tratto la sua coscienza è caduta in uno stato di sciagurata confusione: da una parte le doleva essere prossima alla morte, non volendo separarsi dalle misere cose temporali che amava; dall’altra sapeva che Dio soffriva e che l’avrebbe attesa sino all’ultimo momento. Ella, infatti, avrebbe voluto abbandonare la volontà libertina che la spingeva a commettere il peccato, ma poiché tale volontà non si correggeva, l’anima era tormentata in modo incessante. Il diavolo, sapendo che ognuno viene giudicato secondo la propria coscienza e la propria volontà, cerca particolarmente di illudere l’anima, per farla deviare dalla retta via; e Dio lo permette perché l’anima non ha voluto vegliare su di sé quando invece avrebbe dovuto farlo». Libro III, 19

 

Chi non vuole abbandonare il peccato, non è degno della grazia dello Spirito Santo

La Santa Vergine Maria dice: «Sei abituata a dare qualcosa a chi viene a te con una borsa pura e pulita, e a giudicare indegno di ricevere qualcosa da te chi non vuole aprire né pulire la sua borsa piena di fango e di sporcizia. Lo stesso succede nella vita spirituale: quando la volontà non intende abbandonare le sue offese, la giustizia non vuole che goda dell’influenza dello Spirito Santo; e quando una persona è priva della volontà di correggere la propria vita, non merita il cibo dello Spirito Santo, che si tratti di un re, di un imperatore, di un sacerdote, di un povero o di un ricco».

 

Disposizione interiore dell’anima

Così come il corpo esternamente è composto da membra, allo stesso modo interiormente l’anima deve essere disposta in senso spirituale. Il corpo è provvisto di ossa, midollo e carne e nella carne scorre il sangue e il sangue è nella carne; similmente l’anima deve avere tre cose: la memoria, la coscienza e l’intelletto. Alcuni, infatti, comprendono cose sublimi sulle sacre Scritture, ma non hanno la ragione: manca loro una parte preziosa. Altri hanno una coscienza assennata, tuttavia sono privi dell’intelligenza. Altri ancora hanno l’intelletto ma non la memoria, e ciò li rende molto infermi. Invece sono fiorenti nell’anima coloro che hanno la ragione sana, la memoria e l’intelletto. Del resto, il corpo ha tre ricettacoli: il primo è il cuore, rivestito da una membrana fragile che lo protegge da qualsiasi cosa immonda, perché, se anche avesse la minima macchia, l’uomo morirebbe in men che non si dica. Il secondo ricettacolo è lo stomaco. Il terzo sono le viscere, tramite cui viene espulsa ogni cosa nociva.

Allo stesso modo l’anima deve avere tre ricettacoli di tipo spirituale: il primo è un desiderio divino e ardente come un cuore acceso, in modo che essa non desideri nulla al di fuori di me che sono il suo Dio; diversamente, se la colpisse una qualche affezione perniciosa, benché piccola di per sé, ne sarebbe subito macchiata. Il secondo ricettacolo è lo stomaco, ossia una segreta disposizione del tempo e delle opere, poiché ogni cibo viene digerito nello stomaco: similmente i pensieri e le opere devono sempre essere assimilati e disposti secondo l’ordine della divina Provvidenza, con saggezza e utilità. Il terzo ricettacolo sono le viscere, ossia la contrizione divina attraverso cui vengono purificate le cose immonde e il cibo della saggezza divina viene gustato meglio. D’altra parte, il corpo ha tre cose mediante cui progredisce: la testa, le mani e i piedi. La testa rappresenta la carità divina; infatti, così come la testa custodisce i cinque sensi, allo stesso modo l’anima assapora nella carità divina tutto ciò che è vista e udito e compie con grande costanza tutto ciò che viene ordinato. Di conseguenza, così come l’uomo privo della testa muore, allo stesso modo muore l’anima priva di carità nei confronti di Dio, che è la vita dell anima. Le mani dell’anima simboleggiano la fede: la mano è una ma composta da varie dita e allo stesso modo la fede, benché unica, custodisce diversi articoli; per questo motivo la fede perfetta permette il compimento della divina volontà, e deve partecipare a ogni opera di bene; infatti, così come esteriormente si compiono le opere con la mano, allo stesso modo, grazie alla fede perfetta, lo Spirito Santo opera a livello intimo nell’anima, essendo la fede il fondamento di ogni virtù; infatti, là dove non c’è fede, la carità e le opere di bene sono svilite. I piedi dell’anima sono la speranza, in quanto attraverso essa l’anima va verso Dio; il corpo cammina grazie ai piedi e similmente l’anima si avvicina a Dio con il passo dei desideri ardenti e della speranza. La pelle che copre tutte le membra rappresenta la consolazione divina, che placa l’anima turbata. E benché talvolta al diavolo sia permesso turbare la memoria, oppure altre volte le mani o i piedi, Dio difende sempre l’anima come un lottatore, la consola come un padre pio e la cura come un medico, perché non muoia». Libro IV, 115

 

Come nostro Signore sarebbe pronto a morire nuovamente per i peccatori

«Io sono Dio. I miei poteri sono infiniti. Ho creato tutte le cose perché fossero utili agli uomini e servissero tutte a istruire l’uomo; ma questi abusa di ognuna di esse a suo svantaggio. E del resto si preoccupa poco di Dio e l’ama meno degli altri uomini. Durante la Passione, gli ebrei adirati mi inflissero tre tipi di pena: una fu il legno sul quale venni inchiodato, flagellato e incoronato; l’altra fu il ferro con cui mi legarono i piedi e le mani; la terza fu il fiele che mi diedero da bere. Inoltre bestemmiarono contro di me dicendo che ero uno stolto, poiché in tutta libertà mi ero esposto alla morte, e mi accusarono di dire menzogne. Quante persone di questa fatta ci sono al giorno d’oggi, persone che mi danno ben poche consolazioni poiché mi legano al legno con la loro volontà di peccare; mi flagellano con la loro impazienza, perché non una di loro tollera una parola per amore mio; e mi incoronano con spine di superbia, in quanto desiderano essere più grandi di me. Mi trafiggono le mani e i piedi con il ferro della loro insensibilità, poiché si gloriano di aver peccato e diventano duri in modo da non temermi. Con il fiele mi offrono tribolazioni insopportabili; per la dolorosa Passione che avevo accettato con gioia, mi credono uno sciocco e dicono che sono un bugiardo. In realtà sono così potente da sommergerli, e l’intero mondo con loro, per via dei loro peccati, se solo lo volessi; e se li sommergessi, quelli che resterebbero mi servirebbero per timore; ma ciò non sarebbe giusto ed equo, poiché in realtà dovrebbero servirmi fedelmente per amore. Ora, se apparissi loro in modo visibile e di persona, i loro occhi non mi potrebbero guardare, né le loro orecchie sentirmi. Infatti, come può un mortale vedere un immortale? Certo che morirei senza tirarmi indietro, se fosse necessario e possibile, spinto dall’incomparabile amore che provo per l’uomo». Allora apparve la Beata Vergine Maria, e suo Figlio le disse: «Cosa desideri, amatissima Madre mia?» Ed ella rispose: «Ahimè! Figlio mio, abbi misericordia degli uomini per amore del tuo amore». E nostro Signore riprese: «Avrò misericordia di loro ancora una volta per amore tuo». Poi lo Sposo, nostro Signore, parlò alla sposa dicendo: «Sono Dio e Signore degli angeli. Sono Signore della morte e della vita. Io in persona desidero restare nel tuo cuore. Ecco quanto amore nutro per te: il cielo, la terra e tutto quello che contengono non può contenere me, eppure desidero rimanere nel tuo cuore, che è un semplice brandello di carne. E allora chi dovrai temere? Di chi potresti avere bisogno dopo aver ricevuto dentro di te il Dio onnipotente che custodisce in sé ogni bene?

Bisogna dunque che ci siano tre cose nel cuore che deve essere la mia dimora: il letto su cui riposarsi, la sedia su cui sedersi, la luce per essere illuminati. Quindi, che nel tuo cuore ci sia un letto per il riposo e la quiete, affinché tu possa abbandonare i pensieri perversi e i desideri del mondo, e pensare incessantemente alla gioia eterna. La sedia deve essere la volontà di abitare con me, sebbene a volte tu ne abbia in eccesso: infatti è contro l’ordine naturale delle cose essere sempre nella medesima condizione. Ora, rimane sempre nella stessa condizione chi desidera stare al mondo e non sedersi mai con me. La luce deve essere la fede, con la quale tu credi che io possa tutto e sia onnipotente al di sopra di ogni cosa». Libro 1, 30

(Dalle rivelazioni di Gesù a Santa Brigida di Svezia)

 

Sant’Agostino: “La preghiera è un grido del cuore”

 

Sant’ Agostino, “La preghiera è un grido del cuore”

 

La preghiera è un grido che si leva al Signore; ma, se questo grido consiste in un rumore di voce corporale senza che il cuore di chi prega aneli intensamente a Dio, non c’è dubbio che esso è fiato sprecato. Se invece si grida col cuore, per quanto la voce del corpo resti in silenzio, il grido, impercettibile all’uomo, non sfuggirà a Dio. Quando dunque preghiamo, possiamo gridare a Dio o con la voce esterna (se così esige il dovere) o anche rimanere in silenzio; comunque, in ogni preghiera deve esserci il grido del cuore. Ora questo grido del cuore consiste in una grande concentrazione dello spirito, la quale, quando avviene nella preghiera, manifesta il profondo desiderio e l’ardore che sorreggono l’orante a non disperare del risultato.

 

E si grida con tutto il cuore quando nel pensiero non si ha altro [che la preghiera]. Orazioni di questo genere sono rare per la più parte della gente, e solo pochi riescono a farle con frequenza; se poi ci sia qualcuno che preghi sempre così, non lo saprei. Ad ogni modo il cantore di questo salmo ci ricorda che tale è la sua preghiera, come dicono le parole: Io ho gridato con tutto il mio cuore: ascoltami, o Signore.Per dirci poi quale vantaggio abbia conseguito con il suo gridare, soggiunge: Le vie della tua giustizia ricercherò. Ecco perché ha gridato con tutto il suo cuore; ecco cosa ha desiderato gli fosse concesso dal Signore, qualora avesse ascoltato la sua preghiera: poter ricercare sempre le vie della sua giustizia.

 

È necessario quindi che preghiamo per avere la mente in [continua] ricerca di ciò che ci viene ordinato di praticare. Ma quanto deve essere lontano dalla pratica colui che ancora ricerca! Difatti non sempre al ricercare segue il trovare, né al trovare segue [sempre] il praticare; mentre è vero che nessuno può praticare se prima non ha trovato, come pure è vero che nessuno può trovare se prima non ha cercato. Grande però è la fiducia che ci ha accordato il Signore Gesù quando disse: Cercate e troverete.

 

Sant’ Agostino, Dall’Esposizione sui salmi

“Gesù istruisce Giuda Iscariota” dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

“Gesù istruisce Giuda Iscariota” dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

Ancora Gesù e Giuda che, dopo aver pregato nel luogo più vicino al Santo, concesso agli israeliti maschi, escono dal Tempio. Giuda vorrebbe rimanere con Gesù. Ma questo desiderio trova l’opposizione del Maestro. «Giuda, Io desidero di rimanere solo nelle ore notturne. Nella notte il mio spirito trae il suo nutrimento dal Padre. Orazione, meditazione e solitudine mi sono più necessarie del nutrimento materiale. Colui che vuole vivere per lo spirito e portare altri a vivere la stessa vita, deve posporre la carne, direi quasi ucciderla nelle sue prepotenze, per dare tutte le sue cure allo spirito. Tutti, sai, Giuda. Anche tu, se vuoi veramente essere di Dio, ossia del soprannaturale».

«Ma noi siamo ancora della terra, Maestro. Come possiamo trascurare la carne dando tutte le cure allo spirito? Non è, ciò che dici, in antitesi con il comando di Dio: “Non ucciderai”? In questo non è anche compreso il non uccidersi? Se la vita è dono di Dio, dobbiamo amarla o meno?».

«Risponderò a te come non risponderei ad un semplice, al quale basta fare alzare lo sguardo dell’anima, o della mente, a sfere soprannaturali, per portarselo seco noi in volo nei regni dello spirito. Tu non sei un semplice. Ti sei formato in ambienti che ti hanno affinato… ma che anche ti hanno inquinato con le loro sottigliezze e colle loro dottrine. Ricordi Salomone, Giuda? Era sapiente, il più sapiente di quei tempi. Ricordi che disse (Qoèlet 1, 1-2; 12, 8.13), dopo aver conosciuto tutto il sapere? “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Temere Dio e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo”. Or Io ti dico che occorre saper prendere dai cibi nutrimento, ma non veleno. E se un cibo lo si comprende a noi nocivo, perché vi sono in noi reazioni per cui quel cibo è nefasto, essendo più forte dei nostri umori buoni che lo potrebbero neutralizzare, occorre non prendere più di quel cibo, anche se è appetitoso al gusto. Meglio semplice pane e acqua di fonte ai piatti complicati della mensa del re, in cui sono droghe che turbano e avvelenano».

«Che devo lasciare, Maestro?».

«Tutto quello che sai che ti turba. Perché Dio è Pace e, se ti vuoi mettere sul sentiero di Dio, devi sgombrare la tua mente, il tuo cuore e la tua carne da tutto ciò che pace non è e porta seco turbamento. So che è difficile riformare se stesso. Ma Io sono qui per aiutarti a farlo. Sono qui per aiutare l’uomo a tornare figlio di Dio, a ricrearsi come per una seconda creazione, un’autogenesi voluta dallo stesso. Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa. È vero che l’uccidersi è uguale all’uccidere. Sia la propria o l’altrui, la vita è dono di Dio, e solo a Dio che l’ha data è deferito il potere di toglierla. Chi si uccide confessa la sua superbia, e la superbia è odiata da Dio».

«La superbia confessa? Io direi la disperazione».

«E che è la disperazione se non superbia? Considera, Giuda. Perché uno dispera? O perché le sventure si accaniscono su di lui, e lui vuole da sé vincerle e non riesce a tanto. Oppure perché è colpevole e si giudica non perdonabile da Dio. Nel primo e nel secondo caso non è forse la superbia che è regina? Quell’uomo che vuole fare da sé non ha più l’umiltà di tendere la mano al Padre e dirgli: “Io non posso, ma Tu puoi. Aiutami, perché da Te io tutto spero e attendo”. Quell’altro uomo che dice: “Dio non mi può perdonare”, lo dice perché, misurando Dio su se stesso, sa che uno, offeso come egli ha offeso, non potrebbe perdonarlo. Ossia è superbia anche qui. L’umile compatisce e perdona, anche se soffre dell’offesa ricevuta. Il superbo non perdona. È superbo anche perché non sa chinare la fronte e dire: “Padre, ho peccato, perdona al tuo povero figlio colpevole”. Ma non sai, Giuda, che tutto sarà perdonato dal Padre, se sarà chiesto perdono con cuore sincero e contrito, umile e volonteroso di risurrezione nel bene?».

«Ma certi delitti non vanno perdonati. Non possono essere perdonati».

«Tu lo dici. E vero sarà perché così l’uomo vorrà. Ma in verità, oh! in verità ti dico che anche dopo il delitto dei delitti, se il colpevole corresse ai piedi del Padre – si chiama Padre per questo, o Giuda, ed è Padre di perfezione infinita – e piangendo lo supplicasse di perdonarlo, offrendosi all’espiazione, ma senza disperazione, il Padre gli darebbe modo di espiare per meritarsi il perdono e salvarsi lo spirito».

«Allora Tu dici che gli uomini che la Scrittura cita, e che si uccisero, fecero male». (Giudici 9, 54; 1 Samuele 31, 4-5; 2 Samuele 17, 23; 1 Re 16, 18; 2 Maccabei 14, 41-46)

«Non è lecito fare violenza ad alcuno, e neppure a se stesso. Fecero male. Nella loro relativa conoscenza del bene avranno, in certi casi, avuto ancor misericordia da Dio. Ma da quando il Verbo avrà chiarito ogni verità e dato forza agli spiriti col suo Spirito, da allora non sarà più perdonato a chi muore in disperazione. Né nell’attimo del particolare giudizio, né, dopo secoli di Geenna, nel Giudizio finale, né mai. Durezza di Dio questa? No: giustizia. Dio dirà: “Tu hai giudicato, tu, creatura dotata di ragione e di soprannaturale scienza, creata libera, da Me, di seguire il sentiero da te scelto, e hai detto: Dio non mi perdona. Sono separato per sempre da Lui. Giudico che devo di mio applicarmi giustizia per il mio delitto. Esco dalla vita per fuggire dai rimorsi”, senza pensare che i rimorsi non ti avrebbero più raggiunto se tu fossi venuto sul mio paterno seno. E, come hai giudicato, abbiti. Io non violento la libertà che ti ho data. Questo dirà l’Eterno al suicida.

Pensalo, Giuda. La vita è un dono e va amata. Ma che dono è? Dono santo. E allora la si ami santamente. La vita dura finché la carne regge. Poi comincia la grande Vita, l’eterna Vita. Di beatitudine per i giusti, di maledizione per i non giusti. La vita è scopo o è mezzo? È mezzo. Serve per il fine che è l’eternità. E allora diamo alla vita quel tanto che le serva per durare e servire lo spirito nella sua conquista. Continenza della carne in tutti i suoi appetiti, in tutti. Continenza della mente in tutti i suoi desideri, in tutti. Continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano. Illimitato, invece, sia lo slancio verso le passioni che sono del Cielo: amore di Dio e di prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla Parola divina, eroismo nel bene e nella virtù. Io ti ho risposto, Giuda. Ne sei persuaso? Ti basta la spiegazione? Sii sempre sincero e chiedi, se non sai ancora abbastanza: sono qui per esser Maestro».

«Ho compreso e mi basta. Ma… è molto difficile fare ciò che ho compreso. Tu lo puoi perché sei santo. Ma io… Sono un uomo, giovane, pieno di vitalità…».

«Sono venuto per gli uomini, Giuda. Non per gli angeli. Quelli non hanno bisogno di maestro. Vedono Dio. Vivono nel suo Paradiso. Non ignorano le passioni degli uomini, perché l’Intelligenza, che è loro Vita, li fa cogniti di tutto, anche quelli che non sono custodi di un uomo. Ma, spirituali come sono, non possono avere che un peccato, come uno lo ebbe di loro, e seco trascinò i meno forti nella carità: la superbia, freccia che deturpò Lucifero, il più bello degli arcangeli, e ne fece il mostro orripellente dell’Abisso. Non sono venuto per gli angeli, i quali, dopo la caduta di Lucifero, inorridiscono anche solo alla larva di un pensiero d’orgoglio. Ma sono venuto per gli uomini. Per fare, degli uomini, degli angeli. L’uomo era la perfezione del creato. Aveva dell’angelo lo spirito e dell’animale la completa bellezza in tutte le sue parti animali e morali. Non vi era creatura che l’eguagliasse. Era il re della terra, come Dio è il Re del Cielo, e un giorno, quel giorno in cui si sarebbe addormentato l’ultima volta sulla terra, sarebbe divenuto re col Padre nel Cielo. Satana ha strappato le ali all’angelo-uomo e vi ha messo artigli di fiera e brame di immondezza e ne ha fatto un che ha più nome di uomo-demone che di uomo soltanto. Io voglio cancellare la deturpazione di Satana, annullare la fame corrotta della carne inquinata, rendere le ali all’uomo, riportarlo ad essere re, coerede del Padre e del celeste Regno. So che l’uomo, se vuole volerlo, può fare quanto Io dico per tornare re e angelo.

Non vi direi cose che non potreste fare. Non sono uno dei retori che predicano dottrine impossibili. Ho preso vera carne per poter sapere, per esperienza di carne, quali sono le tentazioni dell’uomo».

«E i peccati?».

«Tentati, tutti lo possono essere. Peccatori, solo chi vuole esserlo».

«Non hai mai peccato, Gesù? »

«Non ho mai voluto peccare. E questo non perché sono il Figlio del Padre. Ma questo ho voluto e vorrò per mostrare all’uomo che il Figlio dell’uomo non peccò perché non volle peccare e che l’uomo, se non vuole, può non peccare».

«Sei stato mai in tentazione?».

«Ho trent’anni, Giuda. E non sono vissuto in una spelonca su un monte. Ma fra gli uomini. E, anche fossi stato nel più solitario luogo della terra, credi tu che le tentazioni non sarebbero venute? Tutto abbiamo in noi: il bene e il male. (Queste affermazioni sono esatte in quanto riferite alla condizione umana in genere) Tutto portiamo con noi. E sul bene ventila il soffio di Dio e lo avviva come turibolo di graditi e sacri incensi. E sul male soffia Satana e lo accende in rogo di feroce vampa. Ma la volontà attenta e la preghiera costante sono umida rena sulla vampa d’inferno: la soffoca e doma».

«Ma se non hai mai peccato, come puoi giudicare i peccatori?».

«Sono uomo e sono il Figlio di Dio. Quanto potrei ignorare come uomo, e mal giudicare, conosco e giudico come Figlio di Dio. E del resto!… Giuda, rispondi a questa mia domanda: uno che ha fame, soffre più nel dire ” ora mi siedo al desco “, o nel dire non vi è cibo per me “?».

«Soffre di più nel secondo caso, perché solo il sapere che ne è privo gli riporta l’odore delle vivande, e le viscere si torcono nella voglia».

«Ecco, la tentazione è mordente come questa voglia, Giuda. Satana la rende più acuta, esatta, seducente di ogni atto compiuto. Inoltre l’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma, come albero potato, getta più robusta fronda».

«E non hai mai ceduto?».

«Non ho mai ceduto».

«Come hai potuto?».

«Ho detto: ” Padre, non mi indurre in tentazione “»

«Come? Tu, Messia, Tu che operi miracoli, hai chiesto l’aiuto del Padre?».

«Non solo l’aiuto, gli ho chiesto di non indurmi in tentazione. Credi tu che, perché Io sono Io, possa fare a meno del Padre? Oh! no! In verità ti dico che tutto il Padre concede al Figlio, ma che anche tutto il Figlio riceve dal Padre. E ti dico che tutto quanto sarà chiesto in mio nome al Padre verrà concesso. Ma eccoci al Get-Sammì, dove Io abito. Già sono i primi ulivi oltre le mura. Tu stai oltre Tofet. Già scende la sera. Non ti conviene salire sin là. Ci rivedremo domani allo stesso posto. Addio. La pace sia con te».

«La pace a Te pure, Maestro… Ma vorrei dirti ancora una cosa. Ti accompagnerò sino al Cedron, poi tornerò indietro. Perché stai in quel luogo così umile? Sai, la gente guarda a tante cose. Non conosci nessuno in città che abbia una bella casa? Io, se vuoi, posso portarti da amici. Ti ospiteranno per amicizia a me; e sarebbero dimore di Te più degne».

«Lo credi? Io non lo credo. Il degno e l’indegno sono in tutti i ceti. E senza mancare di carità, ma per non offendere giustizia, ti dico che l’indegno, e maliziosamente indegno, è sovente fra i grandi. Non occorre e non serve esser potenti per esser buoni o per nascondere il peccare agli occhi di Dio. Tutto deve capovolgersi sotto il mio seguo. E grande non sarà chi è potente, ma chi è umile e santo «Ma per essere rispettato, per imporsi… »

«È rispettato Erode? E Cesare è rispettato? No. Sono subiti e maledetti dalle labbra e dai cuori. Sui buoni, o anche solamente nei volonterosi di bontà, credi, Giuda, che saprò impormi più con la modestia che con l’imponenza».

«Ma allora… spregerai sempre i potenti? Te ne farai dei nemici! Io pensavo parlare di Te a molti che conosco e che hanno un nome… »

«Io non spregerò nessuno. Andrò ai poveri come ai ricchi, agli schiavi come ai re, ai puri come ai peccatori. Ma se sarò grato a chi darà pane e tetto alle mie fatiche, quale che sia il tetto e il cibo, darò sempre preferenza a ciò che è umile. I grandi hanno già tante gioie. I poveri non hanno che la retta coscienza, un amore fedele, dei figli, e il vedersi ascoltati dai più di loro. Io sarò curvo sempre sui poveri, gli afflitti e i peccatori. Io ti ringrazio del tuo buon volere. Ma lasciami a questo luogo di pace e preghiera. Va’. E Dio ti ispiri ciò che è bene».

Gesù lascia il discepolo e si interna fra gli ulivi, e ogni cosa finisce.

San Gregorio di Nissa: “Calunnia dunque il nome di Cristo chi se ne appropria senza però testimoniare nella sua vita le virtù” “Cristo non può non essere giustizia, purezza, verità e allontanamento da ogni male; così non può non essere cristiano autentico chi prova la presenza in sé di quei nomi”

 

Dai Trattati sull’ideale del perfetto cristiano di san Gregorio di Nissa.

De Instituto christiano. PG 46, 291. De professione christiana. PG 46, 242-246.

 

Dal vangelo secondo Matteo.

Gesù ammaestrava le folle dicendo: “Voi siete la luce del mondo”.

 

Come mai il Signore dice: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli? Perché egli ordina a chi obbedisce ai comandamenti di Dio di pensare a lui in ogni sua azione e di cercare di piacere soltanto a lui, senza andare a caccia della gloria umana. Occorre rifuggire dalle lodi degli uomini e dall’ostentazione, però farsi riconoscere come autentici cristiani tramite la vita e le opere, affinché tutti ne diventino spettatori.

Il Signore non ha detto: “Perché tutti ammirino chi le mette in mostra”, ma: Perché rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. Cristo ci ordina di far risalire ogni gloria a colui che tiene in serbo il premio delle azioni virtuose, e di compiere ogni azione secondo il suo volere.

Aspira quindi alle lodi di lassù, ripetendo le parole di Davide: Sei tu la mia lode. Io mi glorio nel Signore [Sal 21,26; Sal 33,3].

 

La Divinità, libera da qualsiasi vizio, trova espressione nei nomi delle virtù: ella è quindi giustizia, sapienza, potenza, verità, bontà, vita, salvezza, incorruttibilità, immutabilità e inalterabilità. E Cristo si identifica con tutti i concetti elevati indicati da tali nomi e riceve da essi i suoi appellativi.

Se dunque nel nome di Cristo si possono pensare compresi tutti i concetti più alti, possiamo forse arrivare a comprendere il significato del termine «cristianesimo». Come abbiamo ricevuto il nome di cristiani perché siamo divenuti partecipi di Cristo, così, di conseguenza, dobbiamo entrare in comunione con tutti i nomi più alti.

Chi tira a sé il gancio estremo di una catena attira anche tutti gli anelli attaccati strettamente gli uni agli altri; allo stesso modo, dato che nel nome di Cristo sono strettamente uniti anche i termini che esprimono la natura beata, ineffabile e molteplice della divinità, chi ne afferra uno, non può non trascinarne assieme anche gli altri.

Calunnia dunque il nome di Cristo chi se ne appropria senza però testimoniare nella sua vita le virtù che si contemplano in esso; è come se costui facesse indossare a una scimmia una maschera priva di vita, che di umano ha solo la forma.

 

Cristo non può non essere giustizia, purezza, verità e allontanamento da ogni male; così non può non essere cristiano autentico chi prova la presenza in sé di quei nomi. Per esprimere con una definizione il concetto di cristianesimo, diremo che esso consiste nell’imitazione della natura divina. La primitiva conformazione dell’uomo imitava infatti la somiglianza a Dio; e la professione cristiana consiste nel far ritornare l’uomo alla primitiva condizione fortunata.

Supponiamo che un pittore riceva l’ordine di raffigurare l’immagine del re per quanti risiedono in zone lontane. Se, dopo aver delineato su una tavola una figura brutta e deforme, chiamasse immagine del re questo sconveniente dipinto, non attirerebbe su di sé l’ira delle autorità? A causa del suo brutto dipinto, infatti, le persone ignare penserebbero che, se è brutto il quadro, brutto è anche l’originale.

Se il cristianesimo è definito imitazione di Dio, chi non ha ancor accolto il senso del mistero, crede erroneamente che la nostra vita imiti quella di Dio e che a immagine e somiglianza della nostra vita sia la Divinità.

 

Se chi ancora non crede vedrà in noi esempi di tutte le virtù, reputerà che quel Dio che adoriamo sia buono. Se invece uno sarà vizioso e poi dichiarerà d’essere cristiano, mentre tutti sanno che questo implica l’imitazione di Dio, farà che a causa della sua vita il nostro Dio sia disprezzato dai non credenti. Per questo la Scrittura pronunzia contro questi tali una spaventosa minaccia, dicendo: Guai a quelli per i quali il mio nome è stato disprezzato fra le nazioni [Cf Is 52,5].

Mi pare che proprio questo il Signore voleva far capire ai suoi uditori, dicendo: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste [Mt 5,48]. Chiamando Padre il Padre dei credenti, il Signore vuole che anche quanti sono da lui generati si avvicinino ai beni perfetti che si contemplano in lui.

Tu mi chiederai: Come può la piccolezza umana raggiungere la beatitudine che si vede in Dio? La nostra impotenza non risulta chiara proprio dal comandamento? Come può un essere terreno somigliare a chi sta in cielo, se la diversità di natura mostra impossibile l’imitazione? È comunque chiaro che il vangelo non parla di somiglianza di natura, ma di opere buone, per cui noi secondo la nostra possibilità ci facciamo simili a Dio.

 

SANT’AGOSTINO: -Cristiani di nome, non di fatto- “Perché mai Gesù non fu riconosciuto? Perché rimproverava a ciascuno i suoi peccati. Gli uomini che amavano i piaceri del peccato, non potevano riconoscere Dio”

 

DAL COMMENTO ALLA LETTERA DI SAN GIOVANNI, SANT’AGOSTINO

 

[Confessare il peccato e lottare con la grazia di Dio.]

3. Se voi sapete che egli è giusto, sappiate che chiunque si diporta giustamente, è nato da lui (1 Gv 2, 29). Attualmente la nostra giustizia deriva dalla fede. La giustizia perfetta si trova solo negli angeli, ma se li mettiamo a confronto con Dio, dovremo dire che a mala pena essi sono nella giustizia. Ma se esiste una giustizia relativamente perfetta nelle anime e negli spiriti creati da Dio, questa si trova negli angeli buoni santi e giusti, che non hanno abbandonato Dio con nessun peccato, non sono caduti in atti di superbia, ma sono sempre rimasti fedeli nella contemplazione del Verbo di Dio, nulla avendo di più dolce se non la visione di colui dal quale sono stati creati. Orbene in questi angeli noi troviamo la perfetta giustizia, mentre in noi si trova quella giustizia che ha avuto inizio dalla fede secondo lo Spirito. Allorché leggevamo il salmo, avete sentito queste parole: Incominciate a lodare il Signore con la confessione (Sal 146, 7). Il salmista dunque ci dice di incominciare: ora l’inizio della nostra giustizia è la confessione dei nostri peccati. Se hai incominciato a non scusare il tuo peccato, già hai dato inizio alla tua giustificazione: essa diventerà poi perfetta, quando il tuo unico diletto sarà la giustizia, e la morte sarà assorbita nella vittoria (cf. 1 Cor 15, 54), né più ti attirerà la concupiscenza, non si avrà più in te la lotta contro la carne ed il sangue e tu avrai la corona della vittoria, il trionfo sul nemico: allora ci sarà anche in te la perfetta giustizia.

Per il momento dobbiamo ancora combattere e se combattiamo significa che ancora ci troviamo nello stadio; possiamo infliggere ferite ma anche essere feriti, ed aspettiamo di vedere chi sarà il vincitore. Ora vincitore sarà colui che riesce a ferire, non facendo affidamento sulle sue forze, ma sulla spinta di Dio. Il diavolo è solo nel combatterci. Noi vinciamo il diavolo se stiamo vicini a Dio. Se pretendi di opporti da solo al diavolo, sarai sconfitto. Egli è un avversario avveduto ed esperto. Quante vittorie ha al suo attivo! Guardate da quale altezza ci ha precipitato: per farci nascere mortali, riuscì a scacciare dal paradiso i nostri progenitori. Che cosa fare dunque, dal momento che egli è tanto esperto? Si invochi l’Onnipotente contro il diavolo che è un nemico agguerrito. Abiti dentro di te colui che non può essere vinto, ed allora certamente vincerai colui che è solito vincere. Chi però il diavolo riesce sempre a vincere? Colui nel quale non abita il Signore. Adamo, infatti, mentre era nel paradiso disprezzò, come sapete, il comando del Signore e divenne superbo, desiderando essere indipendente, non più soggetto alla volontà di Dio; e così cadde dalla sua condizione di immortalità e di beatitudine (cf. Gn 3, 6). Ci fu un tempo un uomo agguerrito anche se mortale, che, sedendo nello sterco tra putridi vermi, vinse il diavolo: fu Adamo stesso che lo vinse nella persona di Giobbe, essendo questi un suo discendente; Adamo, quando era nel paradiso, subì la sconfitta; quando invece si trovò nello sterco, conseguì la vittoria. Quando era nel paradiso diede ascolto alle parole suasive della donna, che le aveva sentite suggerire dal diavolo; ma quando si trovò in mezzo allo sterco, egli disse ad Eva: Hai parlato da donnetta stolta (Gb 2, 10). Là, nel paradiso, si lasciò suggestionare, ma qui sa rispondere a tono; quando era in condizioni di felicità, si lasciò convincere; ma quando si trovò in mezzo alla disgrazia, ottenne la vittoria. Fate perciò attenzione, o fratelli, alle parole successive di questa Epistola: ci viene raccomandato di vincere il diavolo, ma non da soli. Se sapete che egli è giusto – ci dice l’apostolo Giovanni – sappiate che chi agisce con giustizia è nato da lui, cioè da Dio, da Cristo. Parlando di chi è nato da lui è a noi che si rivolge. Dunque per il fatto di essere nati da lui già siamo perfetti.

[Cristiani di nome, non di fatto.]

4. Ascoltate: Ecco quale amore ci mostrò il Padre: che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo in realtà (1 Gv 3, 1). Chi di figlio ha soltanto il nome, non è vero figlio, che vantaggio ha da tal nome, se nulla significa per lui? Quanti si dicono medici ma non sanno curare i malati! Quanti hanno il nome di guardia, ma dormono tutta la notte! Allo stesso modo molti si dicono cristiani, ma in definitiva non lo sono, non sono ciò che il loro nome significa, non lo sono nella vita, non nei costumi, nella fede, nella speranza, nella carità. Ricordate, o fratelli, quanto avete udito: Ecco quale amore ci ha dimostrato il Padre: che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo in realtà. Per questo il mondo non ci conosce; dal momento che il mondo non ha conosciuto il Padre, non conosce neanche noi (1 Gv 3, 1). Il mondo è tutto cristiano e in pari tempo è tutto empio; gli empi infatti sono sparsi in tutto il mondo e lo stesso si verifica per le persone pie: gli uni non conoscono gli altri. Come sappiamo che non si conoscono a vicenda? Da questo: che gli empi lanciano insulti contro coloro che vivono bene. Fate bene attenzione perché costoro si trovano forse anche in mezzo a voi.

Ciascuno di voi già vive religiosamente, già disprezza le cose del secolo, non va agli spettacoli, non si ubriaca come si trattasse di un rito, non si rende impuro (e la cosa è molto importante) nelle feste dei santi, col pretesto di ottenere il loro patrocinio. Perché mai, dunque, chi non compie tali azioni viene insultato da chi le compie? Ma come potrebbe essere oggetto di insulto, se fosse conosciuto? Perché allora non sono conosciuti? Perché il mondo non conosce il Padre. Chi sono coloro che formano il mondo? Evidentemente quelli che abitano il mondo, così come, dicendo casa, si intende parlare dei suoi abitatori. Queste cose già le abbiamo dette e ripetute, né ci stanchiamo di ripeterle. Quando sentite parlare del mondo in senso cattivo, dovete intendere solo gli amatori del mondo. Essi abitano nel mondo in quanto lo amano; e poiché lo abitano, hanno anche meritato di assumerne il nome. Il mondo perciò non ci conosce, perché non conosce il Padre. Gesù stesso camminava per le strade del mondo ed era Dio in carne umana, Dio nascosto nella debolezza della carne. Perché mai non fu riconosciuto? Perché rimproverava a ciascuno i suoi peccati. Gli uomini che amavano i piaceri del peccato, non potevano riconoscere Dio: amando ciò che la febbre suggeriva loro, facevano ingiuria al medico.

[Cristo è venuto per essere giudicato, tornerà per giudicare.]

5. Ma noi che faremo? Già siamo nati da lui, ma poiché restiamo ancora nella speranza, l’Apostolo ha aggiunto: Dilettissimi, ora siamo figli di Dio. Lo siamo già fin d’ora? Che cosa allora dobbiamo aspettare, se già siamo figli di Dio? Non ancora ci è stato rivelato ciò che saremo. Saremo qualcosa di diverso da ciò che sono i figli di Dio? Ascoltate le parole che seguono: Sappiamo che quando apparirà, saremo simili a lui, poiché lo vedremo così come egli è (1 Gv 3, 2). Comprenda la vostra Carità questa grande cosa: sappiamo che quando apparirà, saremo simili a lui, poiché lo vedremo così come egli è. Fate attenzione e vedete chi è qui indicato con la parola: è. Già voi sapete chi viene così chiamato. Viene detto è non soltanto chi è di nome ma chi è anche di fatto; chi ha un essere immutabile, eterno, incorruttibile; un essere che non migliora, perché già perfetto, né diminuisce perché eterno. Che cosa significa questo? In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). Che cosa significano queste altre parole? Egli pur sussistendo in forma divina non giudicò un’usurpazione essere uguale a Dio (Fil 2, 6).

I cattivi non possono vedere Cristo nella sua forma divina, come il Verbo di Dio, l’Unigenito del Padre, uguale al Padre. Anche i cattivi invece potevano vederlo come Verbo fatto carne: nel giorno del giudizio lo vedranno anche i cattivi; egli verrà a giudicare, così come era venuto per essere giudicato. Egli è, nella medesima forma, uomo e Dio. Dice la Scrittura: Sia maledetto l’uomo che mette la sua speranza nell’uomo (Ger 17, 5). Egli venne come uomo, per essere giudicato, e come uomo verrà a giudicare. Se fosse impossibile vederlo, perché mai è stato scritto: Guarderanno a colui che hanno trafitto (Gv 19, 37)? Degli empi infatti è detto che lo vedranno e saranno confusi. In che senso allora non potranno vederlo, quando il Signore metterà alcuni alla sua destra ed altri alla sua sinistra? A quelli che metterà alla destra dirà: Venite, benedetti del Padre mio, possedete il Regno (Mt 25, 34). A quelli di sinistra dirà invece: Andate al fuoco eterno (Mt 25,.41). Essi vedranno in Cristo solo l’aspetto di servo, non vedranno la sua forma di Dio. Perché? Perché sono empi ed il Signore stesso dice: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5, 8). Godremo dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia (cf. 1 Cor 2, 9): una visione che supererà tutte le bellezze terrene, quella dell’oro, dell’argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli; la ragione è questa: che essa è la fonte di ogni altra bellezza.

[Il desiderio amplia le nostre capacità recettive.]

6. Che cosa saremo dunque, allorché potremo godere questa visione? Che cosa ci è stato promesso? Saremo simili a lui, perché lo vedremo come è. La lingua non è riuscita ad esprimersi meglio, ma il resto immaginatelo colla mente. Che cosa sono le rivelazioni di Giovanni messe a confronto con Colui che è? Che cosa possiamo esprimere noi che siamo creature assolutamente impari alla sua grandezza? Torniamo adesso a parlare della sua unzione, di quell’unzione che insegna interiormente ciò che a parole non possiamo esprimere. Non potendo voi ora vedere questa visione, vostro impegno sia desiderarla.

La vita di un buon cristiano è tutta un santo desiderio. Ma se una cosa è oggetto di desiderio, ancora non la si vede, e tuttavia tu, attraverso il desiderio, ti dilati, cosicché potrai essere riempito quando giungerai alla visione. Ammettiamo che tu debba riempire un grosso sacco e sai che è molto voluminoso quello che ti sarà dato; ti preoccupi di allargare il sacco o l’otre o qualsiasi altro tipo di recipiente, più che puoi; sai quanto hai da metterci dentro e vedi che è piccolo; allargandolo lo rendi più capace. Allo stesso modo Dio con l’attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende più capace. Viviamo dunque, o fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere riempiti. Ammirate l’apostolo Paolo che dilata le capacità della sua anima, per poter accogliere ciò che avverrà. Egli dice infatti: Non che io abbia già raggiunto il fine o che io sia perfetto; non penso di avere già raggiunto la perfezione, o fratelli (Fil 3, 12-13). Ma allora che cosa fai, o Paolo, in questa vita, se non hai raggiunto la soddisfazione del tuo desiderio? Una sola cosa, inseguire con tutta l’anima la palma della vocazione celeste, dimentico di ciò che mi sta dietro, proteso invece a ciò che mi sta davanti (Fil 3, 13-14). Ha dunque affermato di essere proteso in avanti e di tendere al fine con tutto se stesso. Comprendeva bene di essere ancora incapace di accogliere ciò che occhio umano non vide, né orecchio intese, né fantasia immaginò.

In questo consiste la nostra vita: esercitarci col desiderio. Saremo tanto più vivificati da questo desiderio santo, quanto più allontaneremo i nostri desideri dall’amore del mondo. Già l’abbiamo detto più volte: il recipiente da riempire deve essere svuotato. Tu devi essere riempito di bene: liberati dunque dal male. Supponi che Dio ti voglia riempire di miele: se sei pieno di aceto, dove metterai il miele? Bisogna gettar via il contenuto del vaso, anzi bisogna addirittura pulire il vaso, pulirlo faticosamente coi detersivi, perché si presenti atto ad accogliere questa realtà misteriosa. La chiameremo impropriamente oro, la chiameremo vino. Qualunque cosa diciamo intorno a questa realtà inesprimibile, qualunque cosa ci sforziamo di dire, è racchiuso in questo nome: Dio. Ma quando lo abbiamo pronunciato, che cosa abbiamo pronunciato, che cosa abbiamo detto? Sono forse queste due sillabe tutto quel che aspettiamo? Qualunque cosa dunque siamo capaci di dire, è al di sotto della realtà: dilatiamoci col desiderio di lui, cosicché ci possa riempire, quando verrà. Saremo infatti simili a lui, perché lo vedremo così com’è.

[L’attesa paziente rafforza il desiderio.]

7. Ed ognuno che ha questa speranza in lui (1 Gv 3, 3). Vedete dunque come egli ci ha posto nella speranza. Considerate la perfetta armonia tra il pensiero dell’apostolo Paolo e quello del suo confratello nell’apostolato. Nella speranza – afferma san Paolo – noi siamo salvati. La speranza che si vede, non è speranza. Se uno vede qualcosa, come può sperarla? Se dunque speriamo ciò che non vediamo, attendiamolo nella pazienza (Rm 8, 24-25). La pazienza da parte sua mette in esercizio il desiderio. Anche a te tocca mantenerti costante, dal momento che Dio sempre resta; persevera nel cammino verso di lui, e lo raggiungerai; egli infatti, verso cui sei indirizzato, non si allontanerà. Vedete: chiunque spera in lui, si rende puro così come egli è puro (1 Gv 3, 3).

Vedete come Dio non distrugge il libero arbitrio; dice infatti si rende puro. Chi ci rende puri se non Dio? Ma Dio non ti purifica, se tu non lo vuoi. Per il fatto che insieme alla volontà di Dio metti anche la tua, tu rendi puro te stesso. Questo non si verifica in forza delle tue capacità, ma per merito di Colui che viene ad abitare dentro di te. Siccome però in questi atti c’è la parte della tua volontà, anche a te ne è attribuito il merito. Ma in tal modo che tu debba dire col salmo: Sii tu il mio aiuto, non abbandonarmi (Sal 26, 9). Se dici: sii tu il mio aiuto, significa che qualche cosa stai facendo; perché se nulla fai, in che cosa Dio dovrebbe aiutarti?

[Giustificazione e fede.]

8. Chiunque fa peccato, commette anche una iniquità (1 Gv 3, 4). Nessuno dica: il peccato non è una iniquità; non si dica: io sono peccatore ma non una persona iniqua. Perché: chiunque fa peccato, commette anche una iniquità. Il peccato è una iniquità. Che faremo dunque dei nostri peccati e delle nostre iniquità? Ascolta che cosa aggiunge Giovanni: Voi sapete che Gesù si è rivelato per togliere via il peccato e che in lui non c’è peccato (1 Gv 3, 5). Proprio colui nel quale non c’è peccato, è venuto a togliere il peccato. Se il peccato si trovasse anche in lui, occorrerebbe toglierlo da lui; ed egli non sarebbe in grado di toglierlo agli altri. Chiunque rimane in lui non pecca. Nella misura in cui uno rimane in lui, non pecca. Chiunque pecca, né lo vede, né lo conosce (1 Gv 3, 6).

Qui sorge un grande problema. Nessuna meraviglia che Giovanni affermi: chiunque pecca, né lo vede, né lo conosce. Noi ora non lo vediamo ma lo vedremo un giorno; noi non lo conosciamo ma lo conosceremo; noi crediamo in uno che ancora non conosciamo. Forse vuol dire che lo conosciamo per fede ma non lo conosciamo ancora nella visione? No, perché nella fede noi lo vediamo e lo conosciamo. Se non lo vedessimo per mezzo della fede, perché mai siamo detti illuminati? C’è una illuminazione che si attua con la fede e c’è una illuminazione che si attua nella visione diretta. Finché dura il pellegrinaggio terreno, noi non camminiamo nella visione ma nella fede (cf. 2 Cor 5, 7). Anche la nostra giustizia si attua dunque nella fede, non già nella visione, e sarà perfetta quando raggiungeremo la visione. Non dobbiamo abbandonare la giustizia che proviene dalla fede, perché il giusto vive di fede (Rm 1, 17), ci dice l’Apostolo. Chiunque rimane in lui non pecca; infatti chi pecca, né lo vede, né lo conosce. Chi pecca è uno che non crede, perché se credesse, per quanto dipendesse dalla sua fede, egli non peccherebbe.

Messaggi di Gesù rivelati a Benedetta: “La preghiera ti mette in contatto con il tuo Dio, ti apre il cuore a ricevere la sua grazia” “Che il Regno di Dio venga nel vostro cuore e in tutti i cuori. Altro non serve.” “Nel centro del vostro cuore abita la vostra volontà e in quello stesso centro abito Io, con il Padre e lo Spirito Santo” “La croce è sofferenza, è prova, privazione, è tutto ciò che è contrario ai tuoi desideri.”

 

Messaggi divini rivelati a Benedetta

 

Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno

 

Anima mia, che tu lo sappia o no, la tua fede viene messa continuamente alla prova. Spesso infatti non ti accorgi della tua incredulità. Ti è capitato di chiedermi una grazia e di rimanere delusa perché non ti è stata concessa? Sì, è successo molte volte e tu, come una bimba capricciosa, mi hai fatto il broncio. Nel segreto del tuo cuore hai messo in dubbio l’efficacia della tua preghiera, perché le ipotesi che si sono affacciate alla tua mente per il mancato risultato ottenuto erano due: o la mia scarsa Bontà, oppure la tua indegnità. E se Io ti dicessi che nessuna delle due ipotesi era vera?

 

Vediamo se credi alla Parola. Sta scritto: .…” il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.” (Matteo 6,8)

Ora, se voi sapete dare ai vostri figli quello di cui hanno bisogno, tanto più il Padre vostro Celeste darà a voi, figli suoi, tutto quello di cui avete bisogno. Dio non fa differenze, piuttosto siete voi che fate la differenza e le differenze. Mi spiego meglio: fate la differenza, perché, a causa di quello che ti ho detto, potresti pensare che la preghiera non è necessaria. Potresti pensare che Dio fa quello che vuole e non ti ascolta; potresti pensare che comunque Lui concede quello che vuole e la tua preghiera non serve a nessuno.

E se fosse così perché Io ho detto di pregare senza stancarsi? Perchè Io ho pregato ed ho insegnato a pregare? Perché la Madre mia e vostra continua a chiedere la preghiera nelle sue Apparizioni? Perché la Santa Chiesa insegna a pregare?

 

La preghiera ti mette in contatto con il tuo Dio, ti apre il cuore a ricevere la sua grazia, ti unisce alla Fonte di ogni bene, ti rende canale di grazia per i fratelli, ti ottiene quello di cui hai bisogno veramente, anche quando non porta esaudimento alla tua richiesta specifica. Dio sa quello di cui hai bisogno prima ancora che lo chiedi e ti dona molto di più, ma più preghi e più ricevi, perché la sua grazia è infinita e tu devi accostarti alla sua Mano per riceverla: ecco, la preghiera ti unisce al Bene che Dio E’. Dio dona Se stesso sempre e in Lui tu ricevi tutto quello che ti necessita, anzi, molto di più, perché Lui è immensamente Generoso.

 

Tu fai le differenze, perché hai in te la Sorgente della Vita e della Grazia, ma puoi anche decidere di non attingere ad Essa e soffrire la sete. Dio è Mistero e anche tu, anima mia, sei mistero a te stessa. Tu non ti conosci e non sai valutare i tuoi bisogni, ma Dio che ti ha creata ti conosce perfettamente e non ti fa mancare nulla. Lo stesso vale per i tuoi fratelli, ai quali sei unita, e la tua preghiera è utile anche a loro, così come la loro preghiera è utile per te.

 

Se credi alla Parola di Dio, non sarai mai delusa di quanto Egli vuole o permette che accada nella tua vita, perché credi che ti ama ed ha cura di te. Anzi, dovresti essere certa, nella fede, che Lui ti nega sul momento quanto hai chiesto, per donarti molto di più, secondo la sua Sapienza, che è molto più grande della tua intelligenza. Credere in Dio significa chinare umilmente il capo davanti a Lui e gioire per il suo Amore infinito che a tutti provvede. Se non ottieni subito la grazia che hai chiesto, ricorda che potresti riceverla in un momento successivo, in un’occasione più favorevole, perché Dio non dimentica i tuoi desideri. Oppure può anche accadere, e accade spesso, che tu abbia chiesto troppo poco e il Padre tuo abbia deciso di darti molto di più. Se tuo figlio avesse fame e ti chiedesse un boccone di cibo, tu gli daresti solo quello che ha chiesto o, piuttosto, lo chiameresti a una tavola imbandita di ogni leccornia?

In questa ipotesi, ti farebbe piacere vedere il figlio deluso perché non ha ricevuto esattamente quanto aveva chiesto?

 

Anima mia bella, chiedi al tuo Dio quello che desideri e, se Lui lo riterrà un bene, porterà a compimento la tua volontà, ma, se non lo farà, sottomettiti umilmente e gioiosamente alla sua Volontà, credendo che è il massimo bene per te e per i tuoi fratelli.

 

Anima cara, non lasciarti ingannare dalle apparenze, ma abbi fede nel tuo Dio.

 

Ti amo e ti benedico

                                                                                              Gesù Maestro.

 

 

Sacrificio di lode

 

 

Amico mio, mio amato, ascolta: a tutti Io dissi: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. (Luca 9,23)

 

Quante volte ci sono stati interrogativi nel tuo cuore su queste mie Parole!

 

Perché i miei Pastori non sanno sbriciolare la Parola, affinchè tutte le anime riescano a nutrirsene e ad assimilarla? Prega per i miei sacerdoti, perché siano fedeli al loro mandato.

 

Anche oggi Io vengo a te per istruirti: ascoltami.

“Venire dietro a Me” significa dare a Me il primo posto nella tua vita, preferire Me a te stesso, permettere che Io ti stia davanti, per prepararti il cammino, giorno dopo giorno, istante dopo istante. Significa fidarsi di Me e permettere che Io ti provveda in tutto, secondo la mia Volontà; significa, quindi, accogliere la mia Volontà, riconoscendola buona e giusta.

 

Fai attenzione: poi dico “rinnegare se stesso” e con questo voglio mettere l’accento sulla dipendenza che il discepolo deve avere da Me, rinnegando la propria volontà, le proprie preferenze, i propri desideri e i propri progetti, perché Io porti a compimento i Miei Progetti, secondo la mia Volontà.

 

Fino a qui sembra non ci siano difficoltà, ma subito Io continuo “prenda la sua croce ogni giorno”, il che significa non rifiutarla, bensì accoglierla. L’accoglienza che si chiede è con rendimento di grazie al Signore, che la porge come dono di eternità, infatti è solo per mezzo della croce che puoi compiere il cammino di santificazione.

 

La tua croce non è piacevole, altrimenti non si chiamerebbe croce. La croce è sofferenza, è prova, privazione, è tutto ciò che è contrario ai tuoi desideri. Ecco, Io ti chiedo di prenderla per amor mio e di portarla per amor mio. L’amore infatti ha la caratteristica di rendere dolce ogni amarezza e ogni dolore. Il rinnegare te stesso qui significa rinnegare il tuo sentire e la tua volontà, che sei chiamato ad immolare sull’altare del sacrificio.

 

Proprio nel portare la tua croce ogni giorno puoi fare la mia Volontà, offrendomi un sacrificio di lode.

 

La lode, infatti, consiste nel ringraziare Dio per ciò che Lui E’ e non solo per i suoi doni. E’ l’espressione di un amore disinteressato, che crede nell’infinita Bontà di Dio, nonostante le contrarietà del momento presente e tutte le avversità della vita. E’ credere che Lui dispone per te e per tutti secondo un sapiente Progetto d’Amore. E’ credere nella Luce, anche quando si vedono solo tenebre. E’ credere che Dio ti ama ed ha cura di te e di tutti, anche se quello che vedi sembrerebbe dimostrare il contrario.

 

Se riesci a lodare il Signore nonostante tutto, potresti vedere miracoli compiersi nella tua vita, perché Dio abita nelle lodi del suo popolo. E’ scritto infatti:” Eppure tu sei il Santo, tu siedi in trono fra le lodi d’Israele” (Salmo 22,4)

 

Ohhh…..hai scoperto la mia fissa Dimora, il trono della mia Gloria??

 

Piccolo mio, sei tu il trono della mia gloria, quando, in verità, proclami le tue lodi a Dio.

 

E’ scritto anche: “ I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano” (Salmo 22,27)

 

Il versetto che ho sottoposto alla tua attenzione, quindi, dice che, se vuoi venire dietro a Me, devi rinnegare te stesso, prendere la tua croce ogni giorno e seguirmi. Similmente a Me, che tutto ti dono, anche tu sei chiamato a donarmi tutto quello che sei e che hai. Donami la tua croce, accompagnata dalla piena fiducia in Me, insieme al sacrificio della lode, credendo che Io ti amo e mi prendo cura di te. Portiamo insieme la tua croce, tu dietro a Me e Io con te. La nostra relazione sia di dono totale e reciproco, di dono disinteressato, di amore incondizionato, perché tu possa vedere la Mano di Dio agire nella tua vita.

 

Amico mio, molti sono capaci di lodare il mio Nome Santo quando vedono esaudire i desideri del loro cuore, molti mi cercano solo per i loro interessi, molti dicono di amarmi e poi nel momento della prova mi tradiscono. E poi piangono come fece Pietro.

 

Ma tu non fare così, sii coerente con la fede che dici di avere e sii forte nel combattimento contro la tentazione, perché Dio è sempre la tua salvezza. Attendi nella pace il tuo Signore, anche quando ti sembra tardare: il tuo Signore arriverà nel momento opportuno e ti libererà. Combatti l’avversario, lodando il tuo Signore, e lui non potrà resistere, ma dovrà allontanarsi da te, perché dove c’è verità non può resistere la menzogna.

 

E’ scritto ancora:” Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora; a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio”. (Salmo 50,23)

 

Offrimi sacrifici di lode, perché così mi onori; segui Me, che sono la Via, e vedrai e gusterai quanto è Buono il tuo Dio e la gioia crescerà in te, perché “ Io cambierò il loro lutto in gioia,
li consolerò e li renderò felici, senza afflizioni.” (Geremia 31,13)

 

 

Non dimenticare che ti ho creato per la gioia, ma non è facile né breve il cammino.

Pratica la via della lode e vivi in Me, perché fuori di Me non c’è salvezza.

 

Ti amo e ti benedico

 

                                                                                              Gesù Maestro.

 

 

A voi che mi amate e cercate la mia Volontà.

 

Io, che tutti vi amo, cerco sempre la vostra volontà, i vostri desideri, i vostri sogni nascosti persino a voi stessi e, mentre voi non sapete se comprendete quale sia la mia Volontà in ogni determinata situazione, Io, invece, so sempre cosa desidera il vostro cuore. Io vi scruto e vi conosco. Molto spesso in voi ci sono desideri contrastanti, di modo che voi stessi non sapete con esattezza cosa volete. Molte volte la vostra razionalità entra in conflitto con i vostri sentimenti e anche la vostra preghiera ne risulta confusa. Come farò Io ad esaudirvi di fronte a richieste contrastanti?

 

Prima di tutto vi prego di credere che Io, che vi ho donato libertà e libero arbitrio, vi amo e in onore del mio Amore e della vostra libertà desidero assecondare i desideri del vostro cuore. Poiché faccio sempre quello che voglio Io, assecondo sempre i desideri veri del vostro cuore.

 

Questo può risultare difficile per voi da comprendere, ma potete credere a quanto vi dico e, credendo, potrete comprendere. Come vi ho anticipato poc’anzi, in voi può esserci confusione, o meglio, poca chiarezza e questo è dovuto alla frattura che ci può essere tra i desideri profondi del vostro cuore, che sono i più veri, e le elucubrazioni mentali che vi allontanano da essi.

Ma voi, cioè il centro del vostro essere e quindi la vostra volontà, dove abitate?

Nel centro del vostro cuore abita la vostra volontà e in quello stesso centro abito Io, con il Padre e lo Spirito Santo. Sì, piccoli miei, abitiamo nella stessa Casa, che è la Dimora del Dio con voi. In questa Casa meravigliosa voi siete i figli amati e coccolati di Dio, vostro Padre.

Questa Casa è come un Paradiso che voi non potete ancora vedere. C’è pace e gioia incessante e qui voi vedete Dio e Dio vede voi. Lui per Primo, in virtù del suo Immenso Amore, esaudisce i vostri desideri e compie la vostra volontà sulla vostra vita. Ugualmente voi, unitamente allo Spirito Santo, cercate la volontà di Dio e, per quel che vi compete, la portate a compimento. Cosicchè in questa Dimora beata c’è solo una Volontà, solo un Amore, perché voi e Dio siete UNO pur rimanendo persone distinte.

 

La vostra mente, invece, è stata inquinata dal mondo e ora segue il mondo, ora segue la fede, cosicchè voi siete divisi in voi stessi e, proprio perché siete divisi in voi stessi, il vostro regno non può durare. Ma, se voi cercate la volontà di Dio, ogni vostra ribellione sarà sottomessa al Figlio – CHE IO SONO – e, quando tutto sarà sottomesso, anche la morte, il Figlio – CHE IO SONO – consegnerà al Padre ogni cosa e Dio sarà TUTTO in voi. Ma ancora non potete sapere cosa sarete voi in Lui! Grande sarà la vostra sorpresa ed immensa la vostra gioia.

 

Il peccato vi ha corrotti in tutte le vostre dimensioni umane e spirituali, ma Io non ho permesso che la mia Dimora fosse profanata, tuttavia solo il centro del vostro cuore è completamente Mio. Il centro di ogni uomo mi appartiene, sia esso credente o no, sia esso buono o cattivo.

Ma voi, spiritualmente, siete infinitamente grandi e completamente liberi. Cosicchè solo nel centro del vostro essere voi siete perfettamente in accordo con la mia Volontà, mentre in tutto il resto del vostro essere siete ancora divisi, perché la vostra natura è stata corrotta dal peccato. Ecco perché non sempre sapete quello che volete e la vostra preghiera può essere falsata da errate convinzioni. E’ necessario il lungo cammino della vita perché ritorniate, se lo volete, ad appartenere completamente al vostro Dio. Durante questo cammino Dio vi attira a Sé e voi tendete a Lui, più o meno consapevolmente. E’ un lungo tempo, suddiviso nelle varie fasi della vita, in cui voi, che cercate la Volontà di Dio, pregate e chiedete ogni cosa che vi possa sembrare necessaria sia in ordine spirituale che temporale.

 

E’ giusto che ammettiate di esservi sentiti delusi ogniqualvolta non ho esaudito le vostre richieste specifiche perché Io ho detto : “Chiedete e vi sarà dato”. Ma chi di voi darebbe veleno da bere a un figlio folle che glielo chiedesse? C’è forse qualche genitore pazzo che aiuterebbe il figlio a suicidarsi? No, anche voi che siete cattivi cercate sempre di fare il meglio per i vostri figli. Tanto più il Padre vostro Celeste darà ogni bene a voi, perché Lui sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate. E il Padre sa anche che il tentatore stesso, che è padre della menzogna, cercherà di far orientare la vostra preghiera verso richieste non opportune, proprio perché non riceviate la risposta che sperate e incolpiate il Padre vostro, perdendo così la poca fiducia che avete in Lui. Sì, l’avversario fa di tutto per farvi del male e voi non avete spesso la capacità di discernere. L’avversario è molto più furbo di voi e cerca in ogni modo e in tutti i vostri giorni di allontanarvi da Dio. Vuole che siate sudditi del suo regno in questo mondo e che perdiate la speranza del paradiso futuro. Molti di voi pregano e non pensano che nella loro preghiera potrebbe esserci l’inquinamento del tentatore. Come ovviare a questo?

 

Vi ho insegnato il “padre nostro”: è la preghiera perfetta che Io prego con voi ed in voi.

Che il Regno di Dio venga nel vostro cuore e in tutti i cuori. Altro non serve.

Che la Volontà di Dio si compia nel vostro cuore e in tutti i cuori. Altro non serve.

 

Cercate la Volontà di Dio e credete che tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Ricordate che il cammino è lungo, ma siete certi di giungere a destinazione se rimanete uniti al vostro Gesù.

E sappiate e ricordate che la preghiera è sempre esaudita nel modo e nel tempo più favorevole per voi. La Volontà di Dio è quella di assecondare la vostra volontà, perché Lui vi ama e desidera farvi felici molto di più di quanto possiate desiderarlo voi. Se il Buon Dio non vi dà quanto chiedete, state certi che vi dà molto di più perché vi ama e, se non risponde alle vostre richieste specifiche, è perché non è conveniente per voi. A volte per il vostro bene si rendono necessari dei tempi di attesa che possono anche essere lunghi, ma Dio, vostro Padre, dispone ogni cosa con Divina Sapienza ed è attento ad ogni attimo della vostra vita in tutti i suoi aspetti, persino nei più piccoli particolari.

 

Abbiate fede in Dio e chiedete che la sua Volontà si compia in voi.

 

Vi amo e vi benedico

 

                                                                                     Gesù Risorto

 

 

Pregare bene

 

Miei piccoli figli,

accade che taluni si pongano delle domande sulla preghiera e siano persuasi che pregare bene sia cosa difficile, ma non è affatto vero. Sono infatti convinti di pregare male e per questo credono di non essere ascoltati, ma non è così.

 

Per prima cosa non pensiate, nel pregare, di imitare qualcuno che secondo voi prega bene.

No, tutti sono in grado di pregare bene, esprimendo semplicemente se stessi. Ognuno ha un carattere diverso e questo influisce su tutto quello che fa, anche sulla preghiera. Quello che vi dico è di essere veri, cioè come siete. Non dimenticate che, nella preghiera, vi rivolgete al Dio che chiamate Padre, a Gesù che chiamate Fratello, a me che chiamate Mamma. Quando pregate, vi rivolgete ai vostri Familiari del Cielo e questo esige spontaneità e libertà d’espressione del cuore. Questo per quanto riguarda la preghiera personale, che, anche se precostituita come il Santo Rosario, assume in ciascuno delle caratteristiche diverse. Nella preghiera comunitaria, invece, bisogna essere attenti all’unione degli oranti, perché tante voci siano una sola voce e tanti cuori siano un cuore solo davanti a Colui che si prega.

 

Taluni dicono le preghiere del Rosario, ma non pregano né me né Dio: fanno una ripetizione meccanica delle formule, ma il loro cuore rimane lontano. Il Cielo è presente per ascoltarli, ma loro sono assenti all’incontro, perché il loro cuore non si innalza, ma rimane ancorato alle faccende e preoccupazioni in cui sono immersi.

 

Dice Gesù: “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.” (Matteo 6,21) Lasciatevi giudicare da questa Parola. Dov’è il vostro tesoro? E’ forse legato alle cose materiali e non riesce a distaccarsene?

 

Se pregate me, volgete il vostro cuore verso di me e rimanete nella mia presenza fino a che non avete terminato la preghiera. Le distrazioni ci saranno e non dovete turbarvi, ma piuttosto allontanarvi pacificamente da esse per ritornare alla preghiera. La preghiera è un incontro: pensate a due persone che si amano e che si trovano insieme. Così quando venite a me, datemi il vostro cuore con tutti gli affanni che contiene. Sì, datemi il vostro cuore e fidatevi di me, perché sono vostra Mamma e so bene di cosa avete bisogno. Affidatemi le intercessioni e date disponibilità a servire il Signore. Non sono necessarie tante parole, perché io vi conosco più di quanto voi conosciate voi stessi.

 

Volgete il vostro cuore a me quando mi pregate, altrimenti pregherete l’aria e non riceverete, perché molti sono i buoni frutti della preghiera e sono a vostra disposizione.

Se, invece, vi accostate e rimanete uniti a me, troveranno ristoro le anime vostre, perché io vi abbraccio e vi dono il mio Cuore. Tra me e voi ci sarà scambio d’amore: un meraviglioso scambio in cui la mia grazia e i vostri bisogni si uniscono e molti sono i benefici che ricevete.

Forse potrete sentire le anime vostre che si nutrono, così come un bimbo allattato da sua mamma sente la dolcezza di essere nutrito da colei che lo ama. Forse non riuscirete a sentire questo fluire di vita che penetra in voi, ma vi assicuro che ogni preghiera in cui c’è il contatto del vostro cuore con il mio Cuore, voi siete nutriti dell’Amore del mio Cuore Immacolato.

 

Quando pregate cercate di correggere i vostri difetti e questa è cosa buona, ma non siate troppo severi con voi stessi. Io sono una Mamma Buona e vi amo, ciascuno come siete.

Sarà l’Amore a trasformarvi, non certo i vostri sforzi, anche se sono apprezzabili.

Ognuno mi ami come è capace e non pretenda da sè stesso di amarmi come mi ama qualcun altro. Vi accorgete, figli miei, come la tentazione dell’avversario è sempre diretta a portarvi fuori strada? Siete chiamati a perfezionare voi stessi nella vostra unicità.

Ognuno mi ami come è capace. La preghiera è amore, anzi è scambio d’amore.

 

Vi amo e vi benedico. Pregate senza stancarvi. Pregate per tutti.

                                                       

Maria, Mamma di Gesù e Mamma vostra.

 

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