Beata Angela da Foligno: “Senza la luce di Dio nessun uomo si salva. Perciò, se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio, prega”

 

… se vuoi… prega.

(Beata Angela da Foligno)

 

“Senza la luce di Dio nessun uomo si salva.

Essa fa muovere all’uomo i primi passi;

essa lo conduce al vertice della perfezione.

 

Perciò, se vuoi cominciare a possedere questa luce di Dio, prega;

se sei già impegnato nella salita della perfezione

e vuoi che questa luce in te aumenti, prega;

se sei giunto al vertice della perfezione

e vuoi ancora luce per poterti in essa mantenere, prega;

 

se vuoi la fede, prega;

se vuoi la speranza, prega;

se vuoi la carità, prega;

se vuoi la povertà, prega;

se vuoi l’obbedienza, la castità, l’umiltà,

la mansuetudine, la fortezza, prega.

Qualunque virtù tu desideri, prega.

 

E prega leggendo nel libro della vita,

cioè nella vita del Dio-Uomo Gesù,

che fu tutta povertà, dolore,

disprezzo e perfetta obbedienza.”

 

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Parole di Gesù a Beata Angela da Foligno: «Io sono più intimo alla tua anima che essa a se stessa» «Io non ti ho amata per scherzo»

 

Dal “Libro” della Beata Angela da Foligno

 

XXIII

Parole di Gesù

 

I. Introduzione

Il mercoledì della settimana santa [dopo il 1310] stavo meditando sulla morte del Figlio di Dio incarnato; mi sforzavo di liberare la mente da ogni altro pensiero per poter avere l’anima più raccolta nella sua passione e morte ed ero tutta occupata nella ricerca e nel desiderio del modo migliore di farlo per avere un ricordo più vivo della passione e morte del Figlio di Dio.

 

2. Prime parole

Allora, improvvisamente, mentre stavo in tale occupazione e ricerca, sentii nella mia anima queste parole divine: «Io non ti ho amata per scherzo». Esse furono per me un doloroso colpo mortale, perché subito si aprirono gli occhi dell’anima e capii che quello che diceva era verissimo. Compresi le opere del suo amore e tutto quello che il Dio e uomo straziato soffrì nella vita e nella morte per amore indicibile e profondo.

Allo stesso modo in cui capii tutte le opere del suo verissimo amore e la piena verità di quelle parole in riferimento a Lui, che mi amò non per scherzo ma in modo perfettissimo e profondo, mi resi conto che in me c’era tutto il contrario, perché non l’amavo se non per scherzo e falsamente. Quella visione fu per me una pena mortale e un dolore così insopportabile che credevo di morire.

 

3. Secondo intervento

Allora, improvvisamente, mi furono rivolte altre parole, che aumentarono il dolore. Dopo aver detto che non mi aveva amata per scherzo – e io avevo compreso che, in riferimento a Lui, era vero, mentre in me era tutto il contrario e ne provavo tanto dolore, da credere di morire – aggiunse: «Io non ti ho servita per finta», e poi aggiunse: «Io non ti ho trattata con distanza».

Allora aumentò la pena mortale, di cui ho parlato, e il dolore. E l’anima gridò: «Maestro, quanto dici che non è in Te, è invece tutto in me. Io, infatti, non ti ho amato, se non per scherzo e per finta, non mi sono mai voluta veramente avvicinare a Te per sperimentare i dolori che hai provato e sofferto per me, e mai ti ho servito se non per finta e falsamente».

Compresi che mi aveva veramente amata, vidi in Lui tutti i segni e le opere dell’amore verissimo, capii che tutto e totalmente si era dato a me, per servirmi, e che tanto si era avvicinato a me, da farsi uomo, per portare veramente in sé e condividere i miei dolori, e mi accorsi che in me c’era tutto il contrario. Provai perciò così grande sofferenza e pena, che credetti di morire sentii che, a causa del grandissimo dolore, le costole del petto si disgiungevano e mi sembrò che il cuore si volesse spezzare.

Mentre pensavo specialmente a quelle parole: «Io non ti ho trattata con distanza», Egli aggiunse: «Io sono più intimo alla tua anima che essa a se stessa». Questo però aumentò il dolore, perchè quanto più Lo vedevo intimo a me, tanto più, da parte mia, riconoscevo la lontananza da Lui.

 

4. Terzo intervento

Dopo pronunciò altre parole, che manifestarono il suo appassionato amore, e aggiunse: «A chiunque mi voglia sentire nell’anima, io non mi sottraggo. A chiunque mi voglia vedere, con massimo piacere mi mostro. Con grandissimo diletto parlo a chiunque voglia rivolgermi la parola».

Queste parole eccitarono nella mia anima il desiderio di non volere sentire né vedere nè dire qualcosa in cui potessi offendere Dio.

Quello che Egli chiede in modo speciale ai suoi figli è che assolutamente stiano in guardia da ciò che è contrario a queste tre cose, perché sono chiamati e scelti da Lui per sentirLo, vederlo e parlarGli.

 

5. Altre parole di Gesù

«Tutti quelli che saranno amici e seguaci della povertà, del dolore e del disprezzo sono miei figli legittimi, ed essi, non altri, sono i figli tuoi. Quelli la cui mente si fissa sulla mia passione e morte, dov’è la vera salvezza – essa non è altrove -, sono miei figli legittimi, ed essi non altri sono i tuoi figli».

 

Riflessioni della Beata sull’umiltà e la superbia (VIII, 6)

«Ora capisco che tra umiltà e superbia si verifica la più grande liberazione e purificazione dell’anima, perché senza umiltà nessuno si salva; quanto più essa è grande, tanto maggiore è la perfezione. Per questo comprendo che tra umiltà e superbia l’anima viene bruciata e martirizzata e la superbia e i demoni puniscono, martirizzano e purificano la verità della conoscenza prodotta dall’umiltà, ossia i peccati e i difetti conosciuti attraverso l’umiltà.

Perciò, quanto più l’anima viene abbassata, resa povera e umiliata all’estremo, tanto più viene preparata, liberata e purificata, per essere maggiormente innalzata.

Nessun’anima, infatti, può essere elevata più di quanto è stata umiliata e abbassata: questa è la sua bella misura!»

 

Beata Angela da Foligno. La data di nascita non si conosce (molti, non si sa perché, indicano il 1248), mentre è certo che è morta il 4 gennaio 1309. Verso il 1291, aderì al “Terzo Ordine Francescano”, ora denominato “Ordine Francescano Secolare”. La sua “conversione”, nel Sacramento della Penitenza, celebrato nella Chiesa Cattedrale di San Feliciano, a Foligno, era avvenuta, come comunemente si afferma, verso il 1285, dopo una vita cristiana mediocre e anche segnata dal peccato. Angela, in quel periodo, era già sposata, aveva dei figli e viveva insieme a sua madre. Successivamente, in breve tempo, perse tutti i famigliari e cominciò il cammino di “penitenza”, che la spinse a liberarsi di tutti i beni, a fare vita comune in casa sua con una certa Masazuola e a professare la Regola del Terzo Ordine.

Al termine di un pellegrinaggio comunitario ad Assisi, poco dopo l’adesione al movimento francescano, uscì in grida rivolte all'”Amore”, sulla soglia della Chiesa Superiore di San Francesco: si concludeva, così, una lunghissima, mirabile esperienza mistica.

 

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