Dalle rivelazioni di Gesù a Maria Valtorta: “Pentitevi dei vostri peccati per essere perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti di salute eterna. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani!”

Dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

capitolo 59. Visione.

 L’indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao

Maria Valtorta:

Vedo la sinagoga di Cafarnao. E’ già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, benché sia verso sera. Finalmente un grido: “Ecco il Rabbi che viene ! La gente si volta tutta verso l’uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.“La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità.” Gesù sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che nella piazza assolata ne staglia l’alta figura, inondandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed nel suo solito azzurro cupo. Si avanza fra la folla che si apre e si rinserra intorno a Lui, come onda intorno ad una nave.

“Sono malato, guariscimi! geme un giovane che mi pare tisico nell’aspetto, e prende Gesù per la veste. Gesù gli pone la mano sul capo e dice: “Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te” Il giovane lo lascia andare e si mette quieto. “Che ti ha detto? “ gli chiede una donna con un bambino in braccio. “Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me.” “Ti guarisce, allora?” “Non so. Mi ha detto: “Confida Io spero.”

“Che ha detto? Che ha detto? La folla vuole sapere. La risposta di Gesù ripetuta fra il popolo.

“Allora io vado a prendere il mio bambino.” “Ed io porto qui il mio vecchio padre.” “Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà.

Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. E’ un ometto

basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui, Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.

“Che vuoi che ti dia? chiede l’archisinagogo.

“Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà”

“Ma… e sarai preparato?”

“Lo sono. Dai a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo.”

L’archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato

 

Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato:

“su alzati e santifica il popolo e di’ loro: Santificatevi per domani, perché dice il Signore Dio di Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che sia tolto di mezzo a te chi sia contaminato con tal delitto”.

Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.

La folla attentissima. Solo bisbiglia alcuno: “Ne udremo delle belle contro i nemici! E’ il Re d’Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!” Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.

Gesù parla:

“Chi è venuto per santificarvi, si è alzato. E’ uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo. Vi chiamo, o voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest’ora e alleanza col Signore Altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata. Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combattere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e dieci mila tuoi figli. Levate l’anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: o popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insediato da nemici Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate con sete malsana di sapere ciò che futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio Eterno il segreto del suo tempo. Voi da domani, il domani che sorgerà dopo quest’ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.

Pentitevi dei vostri peccati per essere perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandamenti di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità e troverete il punto in cui avevate sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi con la volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.

Domani? vi chiedete? Oh! sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi anni, secoli, sono palpiti dello Spirito Eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro, e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque:

“Domani sarà il giorno della mia morte Anzi non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli. E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità per salvarvi al Cielo. Fate penitenza! Il domani del Regno dei Cieli imminente. Vi trovi mondi per divenire possessori dell’eterno giorno. La pace sia con voi.”

Si alza a contraddirlo un barbuto e impaludato israelita. Dice:

“Maestro, quanto Tu dici mi pare in contrasto con quanto detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele; Lì è detto: ‘ infatti è segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come le altre nazioni, che le aspetta con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando colma è la misura dei peccati. ‘ Tu invece parli come se l’Altissimo potesse essere molto lento nel punirci, attendendoci come gli altri popoli, fino al tempo del giudizio, quando sarcà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma se fosse come Tu dici, non vi è dissapore fra la tua dottrina e quella chiusa nella frase che ti ho detto?”

“Chi sei, Io non so. Ma chiunque tu sia, Io ti rispondo. Non c’è dissapore nella dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e al caduco. Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico all’eterno e al soprannaturale. Vi ha colpito, si Geoav nel presente, nella superbia e nella giustizia d’esser un popolo secondo la terra. Ma come vi ha amati e come vi usa pazienza, più che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo Messia, perché lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora dell’ora divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma se nel caduco vi ha colpiti, vedendo che la vostra ferita non sana, ma anzi ottunde sempre più il vostro spirito ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. Io che vi parlo.”

“Non trovi essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osa tanto e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?”

Gesù: “Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che Io di me stesso dico. Chi sono? L’atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: ‘ Preparate la via del Signore…Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’agnello della Pasqua vera. E fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore (Giovanni il Battista) queste parole, e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che e che mi manda.”

“Tu lo puoi dire, ma puoi essere anche un mentitor e o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santitper trarre in errore. Noi non ti conosciamo.”

“Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Bethem Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno.”

“Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire.”

Gesù: “Un altro parlerà che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami uno di questi presenti.”

Gesù guarda la folla che stupita dalla disputa, urtata e divisa tra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: “Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando.”

Grande brusio tra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.

“Conosci tu quest’uomo?”

“Si. E’ Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine.”

“Tutti lo conoscono?”

La folla grida: “Si ”

“Può dire alcuno che fu meco in parole, anche per pochi minuti?”

La folla grida: “No, no, è quasi ebete e non esce mai dalla sua casa e nessuno ti ha visto in essa.”

“Donna: portalo a Me davanti.”

La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte. L’archisinagogo avverte Gesù:

“Sta attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia, morde.” La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.

I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a palare e mugola, poi la voce si forma in parola: “Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, padrone del Cielo e della Terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore Eterno. Già mi hai vinto in… ”

Gesù: “Taci! Esci da costui!. Lo comando.”

L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza, stupito e guarito.

“Hai udito? Che rispondi ora?” chiede Gesù al suo oppositore.

L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.

“Silenzio. Il luogo è sacro!” dice Gesù e poi ordina: “A Me il giovine al quale ho promesso aiuto da Dio.”

Viene il malato. Gesù lo carezza: “Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto.”

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: “Grazie per me e per la madre mia!”

Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende tra le braccia, lo carezza e lo pone i terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma che lo riceve sul

cuore piangendo, e che benedice a gran voce ‘il Santo d’Israele’. Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate. La folla un tumulto di benedizioni.

Gesù si fa largo sorridendo e per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente, e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e poi lo proteggessero sino all’uscita nella piazza dove ora non c’è più sole.

La visione termina così…

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Dalle rivelazioni di Gesù a Maria Valtorta: Dice Gesù “Uno solo mi riconobbe. Colui che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria. Insisto sul valore della purezza” Io ho detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”

Dall’opera della mistica Maria Valtorta: ‘L’evangelo come mi è stato rivelato’

 L’incontro con Giovanni e Giacomo. Giovanni di Zebedeo è il puro fra i discepoli

Io ho detto: “Beati i puri di cuore  perché vedranno Dio”. Anche dalla terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, “vedono” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri. Giovanni  di Zebedeo è un puro.  E’ il puro fra i miei discepoli.

[da L’Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 47.1/3.6/8; 49.7/11] [L’incontro con Giovanni e Giacomo di Zebedeo]
L’incontro con Giovanni e Giacomo.  Giovanni  di Zebedeo è il puro fra i discepoli.25  febbraio 1944. 

Maria Valtorta scrive le visioni che Gesù le rivela:

Vedo  Gesù che cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano.  E’ tornato su per giù al posto che ha visto  il suo battesimo.  Presso il guado che  pare fosse molto conosciuto e frequentato per passare all’altra sponda verso la  Perea.  Ma il luogo, dianzi tanto  affollato di gente, ora appare spopolato.   Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo  percorre.  Gesù pare non accorgersene  neppure.  Procede per la sua strada  risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri. Quando  giunge all’altezza del guado incrocia un gruppo di uomini di età diverse, che  discutono animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud  e parte risalendo a nord.  Fra quelli che  si dirigono a nord vedo esservi Giovanni e Giacomo. Giovanni  vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni.  Parlano fra loro per un poco e poi Giovanni  si dà a camminare velocemente per raggiungere Gesù.  Giacomo lo segue più piano.  Gli altri non se ne occupano.  Camminano lentamente, discutendo. Quando  Giovanni è presso a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri,  grida: « Agnello di Dio che levi i peccati del mondo! ». Gesù  si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi l’uno dall’altro.  Si osservano.   Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e  ridente nel bel viso giovanile che pare di fanciulla.  Gli si danno si e no vent’anni, e sulla gota  rosata non vi è altro segno che quello di una peluria bionda, che pare una velatura  d’oro. «  Chi cerchi?» , chiede Gesù. «Te,  Maestro». «  Come sai che sono maestro? «  Me lo ha detto il Battista ». «  E allora perché mi chiami Agnello? ». «Perché  ti ho udito indicare così da lui un giorno che Tu passavi, poco più di un mese fa». «Che  vuoi da Me? ». «Che  Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli ». «Ma  chi sei? ». «  Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di  Galilea.  Pescatori siamo.  Ma siamo pure discepoli di Giovanni.  Egli ci diceva parole di vita e noi lo  ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritar il suo  perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia.  Tu lo sei.   Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su  Te.  A noi l’ha detto: ” Ecco  l’Agnello di Dio “. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del  mondo, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata  ». «  Dove è Giovanni? ». «  Erode l’ha preso.  In prigione è, a Macheronte.   I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo.  Ma non si può.  Torniamo di là.  Lasciaci venire con Te, Maestro.  Mostraci dove abiti». «  Venite.  Ma sapete cosa chiedete?  Chi mi segue dovrà tutto lasciare: e casa, e  parenti, e modo di pensare, e vita anche.   Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete.  Ma io non ho ricchezze e protezioni.  Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere  dove posare il capo e perseguitato più di sperduta pecora dai lupi.  La mia dottrina è ancor più severa di quella  di Giovanni, perché interdice anche il risentimento.  Non tanto all’esterno si volge, quanto allo  spirito.  Rinascere dovrete se volete  essere miei.  Lo volete voi fare?». «  Sì, Maestro.  Tu solo hai parole che ci  dànno luce.  Esse scendono e, dove era  tenebra di desolazione perché privi di guida, mettono chiarore di sole ».  «Venite,  dunque, e andiamo.  Vi ammaestrerò per  via ».

Dice Gesù:

«  Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso.   Ma uno solo mi riconobbe.  Colui  che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria. Insisto  sul valore della purezza.  La castità è  sempre fonte di lucidità di pensiero.  La  verginità affina, poi, e conserva la sensibilità intellettiva ed affettiva a  perfezione, che solo chi è vergine prova. Vergine  si è in molti modi.  Forzatamente, e  questo specie per le donne, quando non si è stati scelti per nozze di  sorta.  Dovrebbe esserlo anche per gli  uomini.  Ma non lo è. E ciò è male,  perché da una gioventù anzitempo sporcata dalla libidine non potrà che venire  un capo famiglia malato nel sentimento e sovente anche nella carne. Vi  è la verginità voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in  uno slancio dell’animo.  Bella  verginità!  Sacrificio gradito a Dio!  Ma non tutti poi sanno permanere in quel loro  candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango  del suolo, aperto solo al bacio del sole di Dio e delle sue rugiade. Tanti  restano fedeli materialmente al voto fatto.   Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera ciò che ha sacrificato.  Questi non sono vergini che a metà.  Se  la carne è intatta, il cuore non lo è. Fermenta, questo cuore, ribolle,  sprigiona fumi di sensualità, tanto più raffinata e riprovata quanto più è  creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini  di appagamenti illeciti anche a chi è libero, più che illeciti a chi è votato. Viene  allora l’ipocrisia del voto.  L’apparenza  c’è, ma la sostanza manca.  Ed in verità  vi dico che, fra chi viene a Me col giglio spezzato dall’imposizione di un tiranno  e chi vi viene col giglio non materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito  di una sensualità accarezzata e coltivata per empire di essa le ore di  solitudine, Io chiamo ‘vergine’ il primo e ‘non vergine’ il secondo.  E al primo do corona di vergine e duplice  corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato dalla non voluta  mutilazione. Il  valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima  cosa di convincermi all’impurità.  Esso lo sa bene che la colpa sensuale  smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe.  La cura di Satana si è vòlta a questo punto  capitale per vincermi. Il  pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti che Satana sfrutta ai  suoi fini.  Ben altro è il cibo che esso  mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi!  Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il  potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura della Legge divina.  Ma il primo passo per avermi era questo.  Lo stesso che usò per ferire Adamo. Il  mondo schernisce i puri.  I colpevoli di  impudicizia li colpiscono.  Giovanni  Battista è una vittima della lussuria di due osceni.  Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò  si deve ai puri del mondo.  Sono essi i  servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio.  Io ho detto: ” Beati i puri di cuore  perché vedranno Dio “. Anche dalla terra.   Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, ” vedono  ” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri. Giovanni  di Zebedeo è un puro.  E’ il puro fra i  miei discepoli.  Che anima di fiore in un  corpo d’angelo!  Egli mi chiama con le  parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli pace.  Ma la pace l’ha in sé per la sua vita pura,  ed lo l’ho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato gli  insegnamenti, i segreti, la Creatura più cara che avessi. E’  stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo istante che mi vide.  La sua anima s’era fusa con la mia sin dal  giorno che m’aveva visto passare lungo il Giordano e m’aveva visto indicare dal  Battista.  Se anche non m’avesse  incontrato di poi, al mio ritorno dal deserto, m’avrebbe cercato tanto da  riuscire a trovarmi, perché chi è puro è umile e desideroso di istruirsi nella  scienza di Dio e viene, come va l’acqua al mare, verso quelli che riconosce  maestri nella dottrina celeste »

(Dall’opera della mistica Maria Valtorta: ‘L’evangelo come mi è stato rivelato’)

“Gesù istruisce Giuda Iscariota” dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

“Gesù istruisce Giuda Iscariota” dalle rivelazioni di Gesù alla mistica Maria Valtorta

Ancora Gesù e Giuda che, dopo aver pregato nel luogo più vicino al Santo, concesso agli israeliti maschi, escono dal Tempio. Giuda vorrebbe rimanere con Gesù. Ma questo desiderio trova l’opposizione del Maestro. «Giuda, Io desidero di rimanere solo nelle ore notturne. Nella notte il mio spirito trae il suo nutrimento dal Padre. Orazione, meditazione e solitudine mi sono più necessarie del nutrimento materiale. Colui che vuole vivere per lo spirito e portare altri a vivere la stessa vita, deve posporre la carne, direi quasi ucciderla nelle sue prepotenze, per dare tutte le sue cure allo spirito. Tutti, sai, Giuda. Anche tu, se vuoi veramente essere di Dio, ossia del soprannaturale».

«Ma noi siamo ancora della terra, Maestro. Come possiamo trascurare la carne dando tutte le cure allo spirito? Non è, ciò che dici, in antitesi con il comando di Dio: “Non ucciderai”? In questo non è anche compreso il non uccidersi? Se la vita è dono di Dio, dobbiamo amarla o meno?».

«Risponderò a te come non risponderei ad un semplice, al quale basta fare alzare lo sguardo dell’anima, o della mente, a sfere soprannaturali, per portarselo seco noi in volo nei regni dello spirito. Tu non sei un semplice. Ti sei formato in ambienti che ti hanno affinato… ma che anche ti hanno inquinato con le loro sottigliezze e colle loro dottrine. Ricordi Salomone, Giuda? Era sapiente, il più sapiente di quei tempi. Ricordi che disse (Qoèlet 1, 1-2; 12, 8.13), dopo aver conosciuto tutto il sapere? “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Temere Dio e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo”. Or Io ti dico che occorre saper prendere dai cibi nutrimento, ma non veleno. E se un cibo lo si comprende a noi nocivo, perché vi sono in noi reazioni per cui quel cibo è nefasto, essendo più forte dei nostri umori buoni che lo potrebbero neutralizzare, occorre non prendere più di quel cibo, anche se è appetitoso al gusto. Meglio semplice pane e acqua di fonte ai piatti complicati della mensa del re, in cui sono droghe che turbano e avvelenano».

«Che devo lasciare, Maestro?».

«Tutto quello che sai che ti turba. Perché Dio è Pace e, se ti vuoi mettere sul sentiero di Dio, devi sgombrare la tua mente, il tuo cuore e la tua carne da tutto ciò che pace non è e porta seco turbamento. So che è difficile riformare se stesso. Ma Io sono qui per aiutarti a farlo. Sono qui per aiutare l’uomo a tornare figlio di Dio, a ricrearsi come per una seconda creazione, un’autogenesi voluta dallo stesso. Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa. È vero che l’uccidersi è uguale all’uccidere. Sia la propria o l’altrui, la vita è dono di Dio, e solo a Dio che l’ha data è deferito il potere di toglierla. Chi si uccide confessa la sua superbia, e la superbia è odiata da Dio».

«La superbia confessa? Io direi la disperazione».

«E che è la disperazione se non superbia? Considera, Giuda. Perché uno dispera? O perché le sventure si accaniscono su di lui, e lui vuole da sé vincerle e non riesce a tanto. Oppure perché è colpevole e si giudica non perdonabile da Dio. Nel primo e nel secondo caso non è forse la superbia che è regina? Quell’uomo che vuole fare da sé non ha più l’umiltà di tendere la mano al Padre e dirgli: “Io non posso, ma Tu puoi. Aiutami, perché da Te io tutto spero e attendo”. Quell’altro uomo che dice: “Dio non mi può perdonare”, lo dice perché, misurando Dio su se stesso, sa che uno, offeso come egli ha offeso, non potrebbe perdonarlo. Ossia è superbia anche qui. L’umile compatisce e perdona, anche se soffre dell’offesa ricevuta. Il superbo non perdona. È superbo anche perché non sa chinare la fronte e dire: “Padre, ho peccato, perdona al tuo povero figlio colpevole”. Ma non sai, Giuda, che tutto sarà perdonato dal Padre, se sarà chiesto perdono con cuore sincero e contrito, umile e volonteroso di risurrezione nel bene?».

«Ma certi delitti non vanno perdonati. Non possono essere perdonati».

«Tu lo dici. E vero sarà perché così l’uomo vorrà. Ma in verità, oh! in verità ti dico che anche dopo il delitto dei delitti, se il colpevole corresse ai piedi del Padre – si chiama Padre per questo, o Giuda, ed è Padre di perfezione infinita – e piangendo lo supplicasse di perdonarlo, offrendosi all’espiazione, ma senza disperazione, il Padre gli darebbe modo di espiare per meritarsi il perdono e salvarsi lo spirito».

«Allora Tu dici che gli uomini che la Scrittura cita, e che si uccisero, fecero male». (Giudici 9, 54; 1 Samuele 31, 4-5; 2 Samuele 17, 23; 1 Re 16, 18; 2 Maccabei 14, 41-46)

«Non è lecito fare violenza ad alcuno, e neppure a se stesso. Fecero male. Nella loro relativa conoscenza del bene avranno, in certi casi, avuto ancor misericordia da Dio. Ma da quando il Verbo avrà chiarito ogni verità e dato forza agli spiriti col suo Spirito, da allora non sarà più perdonato a chi muore in disperazione. Né nell’attimo del particolare giudizio, né, dopo secoli di Geenna, nel Giudizio finale, né mai. Durezza di Dio questa? No: giustizia. Dio dirà: “Tu hai giudicato, tu, creatura dotata di ragione e di soprannaturale scienza, creata libera, da Me, di seguire il sentiero da te scelto, e hai detto: Dio non mi perdona. Sono separato per sempre da Lui. Giudico che devo di mio applicarmi giustizia per il mio delitto. Esco dalla vita per fuggire dai rimorsi”, senza pensare che i rimorsi non ti avrebbero più raggiunto se tu fossi venuto sul mio paterno seno. E, come hai giudicato, abbiti. Io non violento la libertà che ti ho data. Questo dirà l’Eterno al suicida.

Pensalo, Giuda. La vita è un dono e va amata. Ma che dono è? Dono santo. E allora la si ami santamente. La vita dura finché la carne regge. Poi comincia la grande Vita, l’eterna Vita. Di beatitudine per i giusti, di maledizione per i non giusti. La vita è scopo o è mezzo? È mezzo. Serve per il fine che è l’eternità. E allora diamo alla vita quel tanto che le serva per durare e servire lo spirito nella sua conquista. Continenza della carne in tutti i suoi appetiti, in tutti. Continenza della mente in tutti i suoi desideri, in tutti. Continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano. Illimitato, invece, sia lo slancio verso le passioni che sono del Cielo: amore di Dio e di prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla Parola divina, eroismo nel bene e nella virtù. Io ti ho risposto, Giuda. Ne sei persuaso? Ti basta la spiegazione? Sii sempre sincero e chiedi, se non sai ancora abbastanza: sono qui per esser Maestro».

«Ho compreso e mi basta. Ma… è molto difficile fare ciò che ho compreso. Tu lo puoi perché sei santo. Ma io… Sono un uomo, giovane, pieno di vitalità…».

«Sono venuto per gli uomini, Giuda. Non per gli angeli. Quelli non hanno bisogno di maestro. Vedono Dio. Vivono nel suo Paradiso. Non ignorano le passioni degli uomini, perché l’Intelligenza, che è loro Vita, li fa cogniti di tutto, anche quelli che non sono custodi di un uomo. Ma, spirituali come sono, non possono avere che un peccato, come uno lo ebbe di loro, e seco trascinò i meno forti nella carità: la superbia, freccia che deturpò Lucifero, il più bello degli arcangeli, e ne fece il mostro orripellente dell’Abisso. Non sono venuto per gli angeli, i quali, dopo la caduta di Lucifero, inorridiscono anche solo alla larva di un pensiero d’orgoglio. Ma sono venuto per gli uomini. Per fare, degli uomini, degli angeli. L’uomo era la perfezione del creato. Aveva dell’angelo lo spirito e dell’animale la completa bellezza in tutte le sue parti animali e morali. Non vi era creatura che l’eguagliasse. Era il re della terra, come Dio è il Re del Cielo, e un giorno, quel giorno in cui si sarebbe addormentato l’ultima volta sulla terra, sarebbe divenuto re col Padre nel Cielo. Satana ha strappato le ali all’angelo-uomo e vi ha messo artigli di fiera e brame di immondezza e ne ha fatto un che ha più nome di uomo-demone che di uomo soltanto. Io voglio cancellare la deturpazione di Satana, annullare la fame corrotta della carne inquinata, rendere le ali all’uomo, riportarlo ad essere re, coerede del Padre e del celeste Regno. So che l’uomo, se vuole volerlo, può fare quanto Io dico per tornare re e angelo.

Non vi direi cose che non potreste fare. Non sono uno dei retori che predicano dottrine impossibili. Ho preso vera carne per poter sapere, per esperienza di carne, quali sono le tentazioni dell’uomo».

«E i peccati?».

«Tentati, tutti lo possono essere. Peccatori, solo chi vuole esserlo».

«Non hai mai peccato, Gesù? »

«Non ho mai voluto peccare. E questo non perché sono il Figlio del Padre. Ma questo ho voluto e vorrò per mostrare all’uomo che il Figlio dell’uomo non peccò perché non volle peccare e che l’uomo, se non vuole, può non peccare».

«Sei stato mai in tentazione?».

«Ho trent’anni, Giuda. E non sono vissuto in una spelonca su un monte. Ma fra gli uomini. E, anche fossi stato nel più solitario luogo della terra, credi tu che le tentazioni non sarebbero venute? Tutto abbiamo in noi: il bene e il male. (Queste affermazioni sono esatte in quanto riferite alla condizione umana in genere) Tutto portiamo con noi. E sul bene ventila il soffio di Dio e lo avviva come turibolo di graditi e sacri incensi. E sul male soffia Satana e lo accende in rogo di feroce vampa. Ma la volontà attenta e la preghiera costante sono umida rena sulla vampa d’inferno: la soffoca e doma».

«Ma se non hai mai peccato, come puoi giudicare i peccatori?».

«Sono uomo e sono il Figlio di Dio. Quanto potrei ignorare come uomo, e mal giudicare, conosco e giudico come Figlio di Dio. E del resto!… Giuda, rispondi a questa mia domanda: uno che ha fame, soffre più nel dire ” ora mi siedo al desco “, o nel dire non vi è cibo per me “?».

«Soffre di più nel secondo caso, perché solo il sapere che ne è privo gli riporta l’odore delle vivande, e le viscere si torcono nella voglia».

«Ecco, la tentazione è mordente come questa voglia, Giuda. Satana la rende più acuta, esatta, seducente di ogni atto compiuto. Inoltre l’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma, come albero potato, getta più robusta fronda».

«E non hai mai ceduto?».

«Non ho mai ceduto».

«Come hai potuto?».

«Ho detto: ” Padre, non mi indurre in tentazione “»

«Come? Tu, Messia, Tu che operi miracoli, hai chiesto l’aiuto del Padre?».

«Non solo l’aiuto, gli ho chiesto di non indurmi in tentazione. Credi tu che, perché Io sono Io, possa fare a meno del Padre? Oh! no! In verità ti dico che tutto il Padre concede al Figlio, ma che anche tutto il Figlio riceve dal Padre. E ti dico che tutto quanto sarà chiesto in mio nome al Padre verrà concesso. Ma eccoci al Get-Sammì, dove Io abito. Già sono i primi ulivi oltre le mura. Tu stai oltre Tofet. Già scende la sera. Non ti conviene salire sin là. Ci rivedremo domani allo stesso posto. Addio. La pace sia con te».

«La pace a Te pure, Maestro… Ma vorrei dirti ancora una cosa. Ti accompagnerò sino al Cedron, poi tornerò indietro. Perché stai in quel luogo così umile? Sai, la gente guarda a tante cose. Non conosci nessuno in città che abbia una bella casa? Io, se vuoi, posso portarti da amici. Ti ospiteranno per amicizia a me; e sarebbero dimore di Te più degne».

«Lo credi? Io non lo credo. Il degno e l’indegno sono in tutti i ceti. E senza mancare di carità, ma per non offendere giustizia, ti dico che l’indegno, e maliziosamente indegno, è sovente fra i grandi. Non occorre e non serve esser potenti per esser buoni o per nascondere il peccare agli occhi di Dio. Tutto deve capovolgersi sotto il mio seguo. E grande non sarà chi è potente, ma chi è umile e santo «Ma per essere rispettato, per imporsi… »

«È rispettato Erode? E Cesare è rispettato? No. Sono subiti e maledetti dalle labbra e dai cuori. Sui buoni, o anche solamente nei volonterosi di bontà, credi, Giuda, che saprò impormi più con la modestia che con l’imponenza».

«Ma allora… spregerai sempre i potenti? Te ne farai dei nemici! Io pensavo parlare di Te a molti che conosco e che hanno un nome… »

«Io non spregerò nessuno. Andrò ai poveri come ai ricchi, agli schiavi come ai re, ai puri come ai peccatori. Ma se sarò grato a chi darà pane e tetto alle mie fatiche, quale che sia il tetto e il cibo, darò sempre preferenza a ciò che è umile. I grandi hanno già tante gioie. I poveri non hanno che la retta coscienza, un amore fedele, dei figli, e il vedersi ascoltati dai più di loro. Io sarò curvo sempre sui poveri, gli afflitti e i peccatori. Io ti ringrazio del tuo buon volere. Ma lasciami a questo luogo di pace e preghiera. Va’. E Dio ti ispiri ciò che è bene».

Gesù lascia il discepolo e si interna fra gli ulivi, e ogni cosa finisce.

Gesù rivela alla mistica Maria Valtorta il futuro dell’umanità

 

 

Il Futuro dell’umanità nelle  profezie di Maria Valtorta

 

(I testi sono  dell’edizione  1985)

 

“Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in  sogno te le ho mostrate.       Non è arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza?  Prega con tutta te stessa, perché il momento è tremendo per se stesso e per  le conseguenze. Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere  buone per piegare la Bontà in loro favore. Invece e sempre la stessa parola che  devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere, sacramenti e sacramentali,  resi impuri dall’egoismo, non hanno potere contro Lucifero che sconvolge il  mondo”. “I Quaderni del 1943”, pag.  218

 

Dice Gesù:       Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo che precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti.       Mai come ora Io mi sono agitato per tornare fra voi con la mia Parola a radunare le schiere dei miei eletti per partire con essi e coi miei angeli a dare battaglia alle forze occulte che lavorano per scavare all’umanità le porte dell’abisso.       Guerra, fame, pestilenze, strumenti di omicidio bellico – che sono più che le bestie feroci menzionate dal Prediletto – terremoti, segni del cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i miei seguaci, altezze d’anime e bassezze di corpi, nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento della mia Ira e della mia Giustizia.       Nell’orrore che provate, esclamate: ‘Il tempo è giunto; e più tremendo di così non può divenire!’. E chiamate a gran voce la fine che ve ne liberi.       La chiamano i colpevoli, irridendo e maledicendo come sempre; la chiamano i buoni che non possono più oltre vedere il Male trionfare sul Bene.       Pace miei eletti! Ancora un poco e poi verrò.       La somma di sacrificio necessaria a giustificare la creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta.       Ancora non è terminato lo schieramento delle mie coorti e gli Angeli del Segno non hanno ancora posto il sigillo glorioso su tutte le fronti di coloro che hanno meritato d’essere eletti alla gloria.       L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, di poco dissimile da quello che scaturisce dalla dimora di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto.       Prima della apparizione della mia Gloria occorre che oriente e occidente siano purificati per essere degni dell’apparire del mio Volto.       Incenso che purifica e olio che consacra il grande, sconfinato altare – dove l’ultima Messa sarà celebrata da Me, Pontefice eterno, servito all’altare da tutti i santi che cielo e terra avranno in quell’ora – sono le preghiere dei miei santi, dei diletti al mio Cuore, dei già segnati del mio Segno: della Croce benedetta, prima che gli angeli del Segno li abbiano contrassegnati.       E’ sulla terra che il segno si incide ed è la vostra volontà che lo incide.       Poi gli angeli lo empiono di un oro incandescente che non si cancella e che fa splendere come sole la vostra fronte nel mio Paradiso.       Grande è l’orrore di ora, diletti miei; ma quanto, quanto, quanto ha ancora da aumentare per essere l’Orrore dei Tempi ultimi!       E se veramente pare che  assenzio sia mescolato al pane, al vino, al sonno dell’uomo, molto, molto, molto altro assenzio deve ancora gocciare nelle vostre acque, sulle vostre tavole, sui vostri giacigli prima che abbiate raggiunto l’amarezza totale che sarà la compagnia degli ultimi giorni di questa razza creata dall’Amore, salvata dall’Amore e che si è venduta all’Odio.       Che se Caino andò ramigando sulla terra per avere ucciso un sangue, innocente, ma sempre sangue inquinato dalla colpa d’origine, e non trovò chi lo levasse dal tormento del ricordo perché il segno di Dio era su di lui per suo castigo – e generò nell’amarezza e nell’amarezza visse e vide vivere e nell’amarezza morì – che non deve soffrire la razza dell’uomo che uccise di fatto e uccide, col desiderio, il Sangue innocentissimo che lo ha salvato?       Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora.

Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: ‘Negazione’, ‘Male fatto carne’, ‘Orrore’, ‘Sacrilegio’, ‘Figlio di Satana’, ‘Vendetta’, ‘Distruzione’, e potrei continuare a dargli nomi di chiara e paurosa indicazione.       Ma egli non vi è ancora.

Sarà persona molto in alto, in alto come un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.  Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato.  Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’Oscuro.  L’Anticristo, per superbia di un‘ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del mio esercito.   A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne della mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché ne escano gli strumenti d’orrore che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla totale disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito dell’Anticristo, l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso, così come il Cristo ha aperto le porte dei Cieli per farne uscire la grazia e il perdono, che fanno degli uomini dei simili a Dio e re di un Regno eterno in cui il Re dei re sono Io. Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana ha dato ad esso ogni potere, e specie ogni potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni come lo è esso, loro capo. Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare disperazione nelle folle, lo aiuteranno sinchè Dio non dirà il suo ‘Basta’ e li incenerirà col fulgore del suo aspetto.  Molto, troppo – e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma sibbene soltanto per curiosità inutile – molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni dice nel Cap. 10 dell’Apocalisse.  Ma sappi, Maria, che Io permetto si sappia quanto può essere utile sapere e velo quanto trovo utile che voi non sappiate.   Troppo deboli siete, poveri figli miei, per conoscere il nome d’onore dei ‘sette tuoni’ apocalittici.       Il mio Angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo scrivere”. Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto e se Giovanni non lo ha scritto Io non lo dirò.  Del resto non tocca a voi gustare quell’orrore e perciò… Non vi resta che pregare per coloro che lo dovranno subire, perché la forza non naufraghi in essi e non passino a far parte della turba di coloro che sotto la sferza del flagello non conosceranno penitenza e bestemmieranno Iddio in luogo di chiamarlo in loro aiuto.  Molti di questi sono già sulla terra e il loro seme sette volte sette più demoniaco di essi.  Io, non il mio angelo, Io stesso giuro che quando sarà finito il tuono della settima tromba e compito l’orrore del settimo flagello, senza che la razza di Adamo riconosca il Cristo Re, Signore, Redentore e Dio, e invocata la sua Misericordia, il suo Nome nel quale è la salvezza, Io, per il mio Nome e per la mia Natura, giuro che fermerò l’attimo dell’eternità. Cesserà il tempo e comincerà il Giudizio. Il Giudizio che divide in eterno il Bene dal Male dopo millenni di convivenza sulla terra.  Il Bene tornerà alla sorgente da cui è venuto. Il Male precipiterà dove è già stato precipitato dal momento della ribellione di Lucifero e da dove è uscito per turbare la debolezza di Adamo nella seduzione del senso e dell’orgoglio. Allora il Mistero di Dio si compirà. Allora conoscerete Iddio. Tutti, tutti gli uomini della terra, da Adamo all’ultimo nato, radunati come granelli di rena sulla duna del lido eterno, vedranno Iddio Signore, Creatore, Giudice, Re. “I Quaderni del 1943” 20.8.43.      Pagine da 145 a 149

“Ti ho già detto che quanto è detto negli antichi libri ha un  riferimento nel presente. È come se una serie di specchi ripetesse, portandolo  sempre più avanti, uno spettacolo visto più addietro. Il mondo ripete se  stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli errori si sono sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza  verso la cosiddetta civiltà, mentre i  ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché?       Perché, col passare del mondo dall’età fanciulla ad età più completa,  sono cresciute la malizia e la superbia del mondo. Ora siete nel culmine  dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine della malizia e della  superbia. Non pensare però che avete ancora tanto da vivere quanto siete  vissuti. Siete al culmine, e ciò dovrebbe dire: avete altrettanto da vivere. Ma  non sarà.       La parabola discendente del mondo verso la fine non sarà lunga come  quella ascendente. Sara un precipitare nella fine. [La fine dei tempi,  la fine del tempo delle nazioni; poi verrà il Regno di Dio sulla Terra,  un’unica Nazione, un unico popolo, un’ unica Fede]. Vi fanno precipitare  appunto malizia e superbia. Due pesi che vi trascinano nel baratro della fine,  al tremendo giudizio. Superbia e malizia,  oltreché trascinarvi nella parabola discendente, vi ottundono talmente lo  spirito da rendervi sempre più incapaci di fermare, col ravvedimento sincero,  la discesa”, “I Quaderni del 1943”, pagg.  226 – 227

 

“La battaglia fra Me e lui non avrà fine altro che quando l’uomo  sarà giudicato in tutti i suoi esemplari. E la vittoria finale sarà mia ed  eterna. Ora la Belva infernale, sempre vinta e sempre più feroce per esser  vinta, mi odia di odio infinito e sconvolge la Terra per ferire il mio Cuore. Ma Io sono il Vincitore di Satana. Là dove egli insozza, Io passo col fuoco dell’amore  a mondare. E se con inesausta pazienza non avessi continuato la mia opera di  Maestro e Redentore, ormai sareste tutti dei demoni”. “I Quaderni del l943”, pag.  615

“E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine del  padre della menzogna, i suoi figli mietono fra le anime, che erano create  per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio Sangue. Messe abbondante più  che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il pianto del  Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire  due terzi è ancora poco”. “I Quaderni del 1943”, pag.  395

 

“Se il mondo fosse misericordioso!… Il mondo possederebbe Iddio, e  ciò che vi tortura cadrebbe come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie  i cristiani, hanno sostituito l’Amore con l’Odio, la Verità con l’Ipocrisia, la  Luce con le Tenebre, Dio con Satana. E Satana, là dove lo seminai Misericordia  e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa prosperare col suo  soffio d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta. Ma per ora viene Lui perché  voi lo aiutate. Beati però coloro che sanno rimanere nella Verità e  lavorare per la Verità. La loro misericordia avrà il premio in Cielo”. “I Quaderni del 1943”, pag.  213

 

“Le guerre vengono” da Satana che sa che i tempi stringono e  che questa. [II guerra mondiale] è una delle lotte decisive che  anticipano la mia venuta. Sì. Dietro il paravento delle razze, delle  egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano,  in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei  credenti nel Dio vero, ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti,   fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero  domate. Ma dove è la Fede?” “I Quaderni del 1943”, pagg.  24 – 25

 

“Considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera  mostruosità della Bestia. Non avere paura di guardare anche se è spettacolo  repellente. Sei fra le mie braccia. Esso non può accostarsi e nuocerti. Lo  vedi? Non ti guarda neppure. Ha già tante prede da seguire. Ora ti pare che meriti  lasciare Me per seguire lui?.       Eppure il mondo lo segue e lascia Me per lui. Guarda come è satollo e  palpitante. É la sua ora di festa. Ma guarda anche come cerca l’ombra  per agire. Odia la Luce, e si chiamava Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro  che non sono segnati dal mio Sangue?! Accumula i suoi  sforzi perché sa che è la sua ora e che si avvicina l’ora mia in cui sarà vinto  in eterno. La sua infernale astuzia e intelligenza satanica sono un continuo  operare di Male, in contrapposto al nostro uno e trino operare di Bene, per  aumentare la sua preda.       Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il  mio Sangue e la loro onesta volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere  armi da opporre alla Bestia, ed essa lo sa e apertamente agisce, senza neppure  più velarsi di apparenze bugiarde. La sua schifosa bruttezza ti spinga ad una  sempre maggiore diligenza e a una sempre maggiore penitenza. Per te e per i  tuoi disgraziati fratelli che hanno l’anima orba o sedotta e non vedono, o vedendolo,  corrono incontro al Maligno, pur di averne l’aiuto di un’ora da pagare con una  eternità di dannazione”. “l Quaderni del l943”, pag.  224

 

“Guai alla terra se venisse un giorno in  cui l’occhio di Dio non potesse più scegliere fra i figli dell’uomo gli esseri predestinati ad essere i miei portatori di  Luce e di Voce! Guai! Vorrebbe dire che fra i miliardi di uomini non vi e più  un giusto e un generoso, poiché i predestinati sono fra i giusti che mai  offesero Giustizia, e i generosi che hanno superato tutto, se stessi per primi,  per servire Me”. “I Quaderni del 1943”, pag.  409

 

La Gerusalemme di cui parla Isaia è  quaggiù la mia Chiesa, anticamera della celeste Gerusalemme. In essa è abbondanza  non di ricchezze umane, ma di tesori divini di Perdono e di Scienza, come nella  celeste Gerusalemme sono tesori divini di beatitudini. Nessuna forza umana  potrà, come turbine, devastare la mia Chiesa  al punto di distruggerla. Io sarò con lei, a far da piolo e da corda.       Quando l’ora sarà, in cui la terra cesserà d’essere, dagli angeli sarà  trasportata in Cielo la mia Chiesa, che non può perire perché cementata dal  Sangue di un Dio e dei suoi santi. “I Quaderni del 1943”,  pag. 330 (vedi il capitolo “l’Anticristo”).

 

Un popolo, dice Isaia, sarà colpito dalla spada di Giustizia. Ma saranno  molti di più, poiché il mondo ha fornicato col demonio in molte sue parti. Ed  altre ancora sono in procinto di peccare, nonostante tutto quanto Io ho operato  per tenerle nella via della Vita. Pregare, pregare, pregare molto per impedire  nuove condanne, originate da nuove fornicazioni. I demoni… oh! i demoni sono  già là dove Io punirò.Sono i  demoni, insediati da padroni nei cuori, quelli che portano a morte le nazioni.   E vi sono popoli in cui pochi cuori non siano dimora dei demoni: legioni e legioni demoniache muovono, come  fantocci, intere nazioni. E come posso Io regnare là dove i cuori si sono fatti dimora dei figli di Lucifero?  Altre applicazioni ha la parola profetica, ma Io ho voluto fartela vedere con  riferimenti all’ora che vivete. Né dirti di più per non accasciarti di più.  Prega. Il tuo Dio ti aprirà le porte prima che tu conosca il massimo orrore  [infatti Maria Valtorta mori ne1 1961]”. “I Quaderni del 1943”, pag.  330

 

“… questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli  spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi  perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta  di Satana agli spiriti anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza  e carità, e non la vita di un’ora mortale perdono, ma la Vita eterna, morendo  alla Grazia di Dio”. “I Quaderni del l944”, pag.  353

 

“Vorreste che Io venissi e mi mostrassi per terrorizzare e  incenerire i colpevoli. O miseri! Non sapete quello che chiedete! Purtroppo  verrò. Dico: “Purtroppo”, perché la mia  sarà  venuta di Giudizio e giudizio tremendo. Avessi a venire per salvarvi non  direi così e non cercherei di allontanare i tempi della mia venuta, ma anzi mi  precipiterei con ansia per salvarvi ancora.       Ma il mio secondo avvento sarà avvento di Giudizio severo, inesorabile,  generale, e per la maggior parte di voi sarà giudizio di condanna. Non sapete  quello che chiedete. Ma se anche Io mi mostrassi, dove è nei cuori, e specie in  quelli maggiormente colpevoli delle sciagure di ora, quel tanto residuo di fede  e di rispetto che li farebbe curvare col volto a terra per chiedermi pietà e  perdono?       No, figli che chiedete al Padre vendetta mentre Egli è Padre di perdono!  Se anche il mio Volto balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i  mondi, tuonasse da oriente ad occidente, le cose non muterebbero. Ma soltanto  un nuovo coro blasfemo di insulti, ma soltanto una nuova ridda di ingiurie  sarebbero lanciati contro la mia Persona. Ripeto: potrei fare un miracolo e lo  farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori.       Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere  vendetta, e voi, piccoli colpevoli che chiedete  vendetta. Ma né voi,  grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste e non diverreste migliori  dopo il miracolo. Calpestereste anzi, in una furia di gioia colpevole, i corpi  dei puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per  opprimere, a vostra volta, da quel trono fondato su una punizione. Questo vorreste.  Che Io colpissi per potere colpire a vostra volta.       Io sono Dio e vedo nel cuore degli uomini e perciò non vi ascolto in  questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli sono già  giudicati, Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza. Cadranno in potere del Principe dei demoni coloro che già hanno in loro la  zizzania del demoni, mentre coloro che hanno in cuore il grano di frumento  germinante l’eterno Pane, germoglieranno in Me in vita eterna”. “I Quaderni del 1943”, pagg.  26 – 27

 

“Pensatelo bene: la colpa è radice alla colpa. Una nasce  sull’altra. E la marea del male cresce. E Dio non può piegarsi là dove vede  affezione alla colpa. E se è penoso che gli innocenti soffrano per una  espiazione generale, è giusto che coloro che non sanno svellere dal loro cuore  la colpa provino l’abbandono di Dio con tutto il suo tossico che morde le  viscere e fa urlare di spasimo, così come Io ho urlato.

Io che non ho gridato per essere torturato  dai flagelli, dalle spine, dai chiodi. E ancora e sempre vi dico: “State  uniti a Me. Io ero solo a pregare il Padre. Ma voi soli non siete. Voi avete  con voi il Salvatore, il Figlio dell’Altissimo. Pregate il Padre con Me, nel  mio Nome”. E a te, piccolo Giovanni, dico che tu mi vedi così perché  realmente Io grido per voi, facendo mie le vostre presenti lordure per vincere  la Giustizia del Padre, che è talmente offesa che non si vuole piegare a  misericordia.

L’amore che ho per voi e la pietà che provo  per voi mi danno dolore di mistica crocifissione e grido, grido in nome vostro,  per persuadere il Padre a non lasciarvi più oltre nell’abbandono. È l’ora di Satana. Ma voi che siete la mia corte della  Terra, voi, anime vittime, portate al culmine il vostro sacrificio, portatelo  al tormento dell’ora di nona e rimanete fedeli anche in quell’oceano di  desolazione che è quell’ora e dite con Me: “Dio mio, Dio mio”.  Empiamo del nostro pregare il Cielo, o anime che mi imitate nel farvi salvatori  dei fratelli attraverso il sacrificio vostro. Che il Padre senta fondersi in  pietà il suo sdegno, e la sua Giustizia si plachi. Una volta ancora”. “I Quaderni del 1944”, pagg.  217 – 218

 

Ma che credete?. Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto  parole per il gusto di dire delle parole? No. Io ho detto il puro necessario  per portarvi alla perfezione. E se nel grande insegnamento evangelico vi è di  che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che darvi la  perfezione. I primi sono i comandi.   Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita.    I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più  sollecita santità e accostarsi sempre più alla Perfezione del Padre. Ora nel  Vangelo di Matteo è detto: “Per il moltiplicarsi dell’iniquità si  raffredderà la carità in molti” [Mt 24,12]. Ecco, figli, una grande verità  che è poco meditata. Di che soffrite ora? Della mancanza di amore. Cosa sono le guerre, in fondo? Odio. Cosa è l’odio? L’antitesi  dell’amore. Le ragioni politiche. Lo spazio vitale? Una frontiera ingiusta? Un affronto  politico? Scuse, scuse. Non vi amate, Non vi sentite fratelli. Non vi ricordate che siete tutti venuti da  un sangue, che nascete tutti a un modo, che morite tutti ad un mondo, che avete  tutti fame, sete, freddo, sonno ad un modo e bisogno di pane, di vesti, di  casa, di fuoco ad un modo. Non vi ricordate che Io ho detto: “Amatevi. Dal  come vi amerete si capirà se siete miei discepoli. Amate il prossimo vostro  come voi stessi”.    Le credete parole di fola queste verità. La credete dottrina di un pazzo  questa dottrina mia. La sostituite con molte povere dottrine umane. Povere o  malvagie a seconda del loro creatore. Ma anche le più perfette fra esse, se  sono diverse dalla mia sono imperfette. Come la mitica statua, avranno molta  parte di esse di metallo pregiato. Ma la base sarà di fango e provocherà infine  il crollo di tutta la dottrina. E nel crollo la rovina di coloro che ad esse si  erano appoggiati, La mia non crolla.  Chi si appoggia ad essa non si rovina, ma sale a sempre maggior sicurezza:  sale al Cielo, all’alleanza con Dio sulla terra, al possesso di Dio oltre la  terra. Ma la carità non può esistere dove vive l’iniquità. Perché la carità è  Dio e Dio non convive col Male. Perciò chi ama il Male odia Dio. Odiando Dio  aumenta le sue iniquità e sempre più si separa da Dio-Carità. Ecco un cerchio  dal quale non si esce e che si stringe per torturarvi. Potenti od umili, avete  aumentato le vostre colpe. Trascurate il Vangelo, deriso i Comandamenti,  dimenticato Iddio, poiché non può dire di ricordarlo chi vive secondo la carne,  chi vive secondo la superbia della mente, chi vive secondo i consigli di Satana,  avete calpestato la famiglia, avete rubato, bestemmiato, ammazzato,  testimoniato il falso, mentito, fornicato, vi siete fatti dell’illecito lecito.  Qui rubando un posto, una moglie, una sostanza; là, più in alto, rubando  un potere o una libertà nazionale, aumentando il vostro ladrocinio con la colpa  di menzogna per giustificare ai popoli il vostro operato che li manda a morte.  I poveri popoli che non chiedono che di vivere tranquilli! E che voi aizzate  con velenose menzogne scagliandoli l’uno contro l’altro per garantirvi un  benessere che non vi è lecito conseguire al prezzo del sangue, delle lacrime,  del sacrificio di intere nazioni. Ma i singoli, quanta colpa hanno nella grande  colpa dei grandi! É la catasta delle piccole colpe singole quella che crea  la base alla Colpa. Se ognuno vivesse santamente senza avidità di carne, di  denaro, di potere, come potrebbe crearsi la Colpa? I delinquenti ci sarebbero  ancora. Ma sarebbero resi innocui perché nessuno li servirebbe.  Come pazzi ben isolati, essi continuerebbero a farneticare dietro ai loro  sogni osceni di sopraffazioni. Ma i sogni non diverrebbero mai realtà. Per  quanto Satana li aiutasse, il suo aiuto sarebbe reso nullo dalla unità contraria  di tutta l’umanità fatta santa dal vivere secondo Dio. E l’umanità avrebbe  inoltre Dio con sé. Dio benigno verso i suoi figli ubbidienti e buoni. La  carità sarebbe dunque nei cuori. Viva e santificante. E l’iniquità cadrebbe.  Vedete, o figli, la necessità di amare per non esser iniqui, e la  necessità di non esser iniqui per possedere l’amore? Sforzatevi ad amare. Se  amaste… Un pochino solo! Se cominciaste ad amare. Basterebbe l’inizio e poi tutto progredirebbe da sè”. 28-03-1944 “I Quaderni del 1944”,  pagg. 294 – 296

 

Giorni fa il Padre [Padre Migliorini] ha scritto che rimaneva perplesso  circa la vera fonte del flagello attuale “perché un regno diviso in se  stesso non è più un regno”. Mostrerò al Padre che ciò può essere, essendo  la divisione puramente apparente. Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre  cercato di imitare Iddio. Così come Dio ha dato ad ogni Nazione il suo  angelo tutelare, Lucifero le ha dato il suo demone. Ma come i diversi angeli delle Nazioni  ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono ad  un unico Lucifero. L’ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi  demoni non è diverso  a seconda degli Stati. È un ordine unico per tutti. Donde si comprende  che il regno di Satana non è diviso e perciò dura.       Questo ordine può essere enunciato cosi : “Seminate orrore,  disperazione, errori, perché i popoli si stacchino, maledicendolo, da  Dio”. I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono  la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano  odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno.       E riescono perché trovano già il terreno propizio. Anche i miei angeli  lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato. Ma i miei angeli non trovano  terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per  vincere, i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il  Bene. Viventi in Me. Ne trovano. Ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non  credono, non amano, non perdonano, non sanno soffrire. È il caso di ripetere: “Satana ha chiesto di vagliarvi”. E, dal vaglio, risulta che la  corruzione è come nei tempi del diluvio, aggravata dal fatto che voi avete a lato  il Cristo e la sua Chiesa, mentre ai tempi di Noè ciò non era.       L’ ho gai detto e lo ripeto: “Questa è lotta fra Cielo e  inferno”. Voi non siete che un bugiardo paravento. Dietro le vostre  schiere battagliano angeli e demoni. Dietro i vostri pretesti è la ragione  vera: la lotta di Satana contro Cristo. Questa è una delle prime selezioni  dell’Umanità, che si avvicina alla sua ora ultima, per separare la messe  degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo la messe degli eletti è  piccola rispetto all’altra. Quando Cristo verrà per vincere l’eterno  antagonista nel suo Profeta troverà pochi segnati, nello spirito, dalla  Croce”. “I Quaderni del 1943”, pagg.  182 – 183

“Questo linguaggio è troppo duro! Costui vuole fare di noi delle  vittime della sua follia” dicono tuttora gli uomini quando lo li esorto a  vita giusta e li istruisco sul come va intesa e praticata la Religione per  farne forma di vita che dia Vita eterna. E non si accorgono che così dicendo  confessano di essere degradati dalla loro condizione di uomini. Parlano di evoluzione,  di superuomo. Orbene, mettiamo l’uomo quale Io l’ho trovato portato a questo  punto dopo la sua discesa dal Paradiso. Fa il diagramma come Io ti conduco la  mano e finito il diagramma vedrai che non vi è superamento ma abbassamento. Evoluzione? Quando i  superbi e falsi superbi di ora parlano di evoluzione presuppongono il concetto  “ascesa”. Ma evolversi vuole dire procedere da un punto verso  1’altro. E allora per spirali si può procedere verso l’alto come verso il  basso. Non sai fare la spirale? Fa una parabola.

Vedi? Se faceva la parte di destra evolveva al Cielo. Ha voluto quella di  sinistra. Si è evoluto verso l’Inferno. Ecco il “superuomo” attuale,  “l’evoluto” attuale! Al quale pare follia vivere almeno da “uomo”  se non riesce a divenire “angelo”. E si dice: “vittima”,  perché lo esorto a vivere da uomo. E folle mi dice. Sì, molto folle! Per amore!  Amami. Amami tu piccolo Giovanni…”“I Quaderni dal 1945 al 1950”,  pagg. 146 – 148

 

“Ti ho detto un giorno che l’eterno invidioso cerca di copiare Dio  in tutte le manifestazioni di Dio, Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i  suoi. Michele: testimonianza di Dio, ha un emulo infernale; e cosi l’ha  Gabriele: forza di Dio. La prima bestia, uscente dal mare, [Ap 13,1-10] che  con voce di bestemmia fa proclamare agli illusi: “Chi e simile alla  bestia?”, corrisponde a Michele.       Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere di Dio e di  Lucifero, all’inizio del tempo, guarita da Satana, ha odio di morte verso  Michele, e amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni,  ma è meglio dire:  soggezione assoluta per Satana. Ministro fedele del suo re maledetto, usa  della intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo, creatura di Dio, e per  servire il suo padrone. Forza senza fine e senza misura e usata da essa per persuadere  l’uomo a cancellare, da se stesso, il mio segno che fa orrore agli spiriti  delle tenebre. Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma luminoso  sul vostro essere, la Bestia può accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come  fosse un Dio ed a servirla nel delitto.

Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa,  non peccherebbe. Ma l’uomo non riflette. Guarda il momento e la gioia del  momento, e peggio di Esaù baratta la divina genitura per un piatto di lenticchie.  Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. Per  quanto l’uomo poco rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non  per amore, ma per timore del castigo, non vogliono peccare gravemente.       Ed ecco allora l’altro ministro satanico,  la seconda bestia. [Ap 3,11-18] Sotto veste d’agnello ha spirito di dragone.  È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché  annuncia la Bestia ed è la sua forza più forte: quella che smantella senza  parere e persuade con tanta dolcezza che è giusto seguire le orme della Bestia.  É inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai potete riferire  alla prima il nome di Potenza umana e alla seconda di Scienza umana. E se la  Potenza di per sé stessa produce dei ribelli, la Scienza, quando è unicamente  umana, corrompe senza produrre ribellione e trae in perdizione un numero  infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia della mente che fà loro  spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Che se Io  mieterò all’ultimo giorno la messe della terra, già un mietitore è fra voi. Ed  è questo spirito di Male che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano,  ma paglia per le dimore di Satana”. “I Quaderni del 1943”, pagg.  152 – 153

29 – l0. Dice Gesù:

Quando faccio dire a Sofonia che io porterò  via ogni cosa dalla terra, gli faccio profetare ciò che avverrà nella  antivigilia del tempo ultimo, quello che poi io annunciai parlando, adombrato  sotto la descrizione della [887] rovina del Tempio e di Gerusalemme, della  distruzione del mondo, e ciò che profetò il Prediletto nel suo Apocalisse.       Le voci si susseguono. Anzi posso dire che, come in un edificio sacro  elevato a testimoniare la gloria del Signore, le voci salgono da pinnacolo a  pinnacolo, da profeta a profeta antecedente a Cristo, sino al culmine maggiore  su cui parla il Verbo durante il suo vivere d’uomo, e poi scendono da pinnacolo  a pinnacolo, nei secoli, per bocca dei profeti susseguenti al Cristo.

È come un concerto che canta le lodi, le volontà, le glorie del  Signore, e durerà sino al momento in cui le trombe angeliche aduneranno i morti  dei sepolcri e i morti dello spirito, i viventi della terra e i viventi del  Cielo, perché si prostrino davanti alla visibile gloria del Signore e odano la  parola della Parola di Dio, quella Parola che infiniti hanno respinta o  trascurata, disubbidita, schernita, disprezzata, quella Parola che venne [888]:  Luce nel mondo, e che il mondo non volle accogliere preferendo le tenebre. >>>”I Quaderni del 1943″, pagg.  506 – 511″


“Gesù istruisce Giuda Iscariota” dalle rivelazioni della mistica Maria Valtorta

“Gesù istruisce Giuda Iscariota”,  dalle rivelazioni della mistica Maria Valtorta

 

Ancora Gesù e Giuda che, dopo aver pregato nel luogo più vicino al Santo, concesso agli israeliti maschi, escono dal Tempio. Giuda vorrebbe rimanere con Gesù. Ma questo desiderio trova l’opposizione del Maestro. «Giuda, Io desidero di rimanere solo nelle ore notturne. Nella notte il mio spirito trae il suo nutrimento dal Padre. Orazione, meditazione e solitudine mi sono più necessarie del nutrimento materiale. Colui che vuole vivere per lo spirito e portare altri a vivere la stessa vita, deve posporre la carne, direi quasi ucciderla nelle sue prepotenze, per dare tutte le sue cure allo spirito. Tutti, sai, Giuda. Anche tu, se vuoi veramente essere di Dio, ossia del soprannaturale».

«Ma noi siamo ancora della terra, Maestro. Come possiamo trascurare la carne dando tutte le cure allo spirito? Non è, ciò che dici, in antitesi con il comando di Dio: “Non ucciderai”? In questo non è anche compreso il non uccidersi? Se la vita è dono di Dio, dobbiamo amarla o meno?».

«Risponderò a te come non risponderei ad un semplice, al quale basta fare alzare lo sguardo dell’anima, o della mente, a sfere soprannaturali, per portarselo seco noi in volo nei regni dello spirito. Tu non sei un semplice. Ti sei formato in ambienti che ti hanno affinato… ma che anche ti hanno inquinato con le loro sottigliezze e colle loro dottrine. Ricordi Salomone, Giuda? Era sapiente, il più sapiente di quei tempi. Ricordi che disse (Qoèlet 1, 1-2; 12, 8.13), dopo aver conosciuto tutto il sapere? “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Temere Dio e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo”. Or Io ti dico che occorre saper prendere dai cibi nutrimento, ma non veleno. E se un cibo lo si comprende a noi nocivo, perché vi sono in noi reazioni per cui quel cibo è nefasto, essendo più forte dei nostri umori buoni che lo potrebbero neutralizzare, occorre non prendere più di quel cibo, anche se è appetitoso al gusto. Meglio semplice pane e acqua di fonte ai piatti complicati della mensa del re, in cui sono droghe che turbano e avvelenano».

«Che devo lasciare, Maestro?».

«Tutto quello che sai che ti turba. Perché Dio è Pace e, se ti vuoi mettere sul sentiero di Dio, devi sgombrare la tua mente, il tuo cuore e la tua carne da tutto ciò che pace non è e porta seco turbamento. So che è difficile riformare se stesso. Ma Io sono qui per aiutarti a farlo. Sono qui per aiutare l’uomo a tornare figlio di Dio, a ricrearsi come per una seconda creazione, un’autogenesi voluta dallo stesso. Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa. È vero che l’uccidersi è uguale all’uccidere. Sia la propria o l’altrui, la vita è dono di Dio, e solo a Dio che l’ha data è deferito il potere di toglierla. Chi si uccide confessa la sua superbia, e la superbia è odiata da Dio».

«La superbia confessa? Io direi la disperazione».

«E che è la disperazione se non superbia? Considera, Giuda. Perché uno dispera? O perché le sventure si accaniscono su di lui, e lui vuole da sé vincerle e non riesce a tanto. Oppure perché è colpevole e si giudica non perdonabile da Dio. Nel primo e nel secondo caso non è forse la superbia che è regina? Quell’uomo che vuole fare da sé non ha più l’umiltà di tendere la mano al Padre e dirgli: “Io non posso, ma Tu puoi. Aiutami, perché da Te io tutto spero e attendo”. Quell’altro uomo che dice: “Dio non mi può perdonare”, lo dice perché, misurando Dio su se stesso, sa che uno, offeso come egli ha offeso, non potrebbe perdonarlo. Ossia è superbia anche qui. L’umile compatisce e perdona, anche se soffre dell’offesa ricevuta. Il superbo non perdona. È superbo anche perché non sa chinare la fronte e dire: “Padre, ho peccato, perdona al tuo povero figlio colpevole”. Ma non sai, Giuda, che tutto sarà perdonato dal Padre, se sarà chiesto perdono con cuore sincero e contrito, umile e volonteroso di risurrezione nel bene?».

«Ma certi delitti non vanno perdonati. Non possono essere perdonati».

«Tu lo dici. E vero sarà perché così l’uomo vorrà. Ma in verità, oh! in verità ti dico che anche dopo il delitto dei delitti, se il colpevole corresse ai piedi del Padre – si chiama Padre per questo, o Giuda, ed è Padre di perfezione infinita – e piangendo lo supplicasse di perdonarlo, offrendosi all’espiazione, ma senza disperazione, il Padre gli darebbe modo di espiare per meritarsi il perdono e salvarsi lo spirito».

«Allora Tu dici che gli uomini che la Scrittura cita, e che si uccisero, fecero male». (Giudici 9, 54; 1 Samuele 31, 4-5; 2 Samuele 17, 23; 1 Re 16, 18; 2 Maccabei 14, 41-46)

«Non è lecito fare violenza ad alcuno, e neppure a se stesso. Fecero male. Nella loro relativa conoscenza del bene avranno, in certi casi, avuto ancor misericordia da Dio. Ma da quando il Verbo avrà chiarito ogni verità e dato forza agli spiriti col suo Spirito, da allora non sarà più perdonato a chi muore in disperazione. Né nell’attimo del particolare giudizio, né, dopo secoli di Geenna, nel Giudizio finale, né mai. Durezza di Dio questa? No: giustizia. Dio dirà: “Tu hai giudicato, tu, creatura dotata di ragione e di soprannaturale scienza, creata libera, da Me, di seguire il sentiero da te scelto, e hai detto: Dio non mi perdona. Sono separato per sempre da Lui. Giudico che devo di mio applicarmi giustizia per il mio delitto. Esco dalla vita per fuggire dai rimorsi”, senza pensare che i rimorsi non ti avrebbero più raggiunto se tu fossi venuto sul mio paterno seno. E, come hai giudicato, abbiti. Io non violento la libertà che ti ho data. Questo dirà l’Eterno al suicida.

Pensalo, Giuda. La vita è un dono e va amata. Ma che dono è? Dono santo. E allora la si ami santamente. La vita dura finché la carne regge. Poi comincia la grande Vita, l’eterna Vita. Di beatitudine per i giusti, di maledizione per i non giusti. La vita è scopo o è mezzo? È mezzo. Serve per il fine che è l’eternità. E allora diamo alla vita quel tanto che le serva per durare e servire lo spirito nella sua conquista. Continenza della carne in tutti i suoi appetiti, in tutti. Continenza della mente in tutti i suoi desideri, in tutti. Continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano. Illimitato, invece, sia lo slancio verso le passioni che sono del Cielo: amore di Dio e di prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla Parola divina, eroismo nel bene e nella virtù. Io ti ho risposto, Giuda. Ne sei persuaso? Ti basta la spiegazione? Sii sempre sincero e chiedi, se non sai ancora abbastanza: sono qui per esser Maestro».

«Ho compreso e mi basta. Ma… è molto difficile fare ciò che ho compreso. Tu lo puoi perché sei santo. Ma io… Sono un uomo, giovane, pieno di vitalità…».

«Sono venuto per gli uomini, Giuda. Non per gli angeli. Quelli non hanno bisogno di maestro. Vedono Dio. Vivono nel suo Paradiso. Non ignorano le passioni degli uomini, perché l’Intelligenza, che è loro Vita, li fa cogniti di tutto, anche quelli che non sono custodi di un uomo. Ma, spirituali come sono, non possono avere che un peccato, come uno lo ebbe di loro, e seco trascinò i meno forti nella carità: la superbia, freccia che deturpò Lucifero, il più bello degli arcangeli, e ne fece il mostro orripellente dell’Abisso. Non sono venuto per gli angeli, i quali, dopo la caduta di Lucifero, inorridiscono anche solo alla larva di un pensiero d’orgoglio. Ma sono venuto per gli uomini. Per fare, degli uomini, degli angeli. L’uomo era la perfezione del creato. Aveva dell’angelo lo spirito e dell’animale la completa bellezza in tutte le sue parti animali e morali. Non vi era creatura che l’eguagliasse. Era il re della terra, come Dio è il Re del Cielo, e un giorno, quel giorno in cui si sarebbe addormentato l’ultima volta sulla terra, sarebbe divenuto re col Padre nel Cielo. Satana ha strappato le ali all’angelo-uomo e vi ha messo artigli di fiera e brame di immondezza e ne ha fatto un che ha più nome di uomo-demone che di uomo soltanto. Io voglio cancellare la deturpazione di Satana, annullare la fame corrotta della carne inquinata, rendere le ali all’uomo, riportarlo ad essere re, coerede del Padre e del celeste Regno. So che l’uomo, se vuole volerlo, può fare quanto Io dico per tornare re e angelo.

Non vi direi cose che non potreste fare. Non sono uno dei retori che predicano dottrine impossibili. Ho preso vera carne per poter sapere, per esperienza di carne, quali sono le tentazioni dell’uomo».

«E i peccati?».

«Tentati, tutti lo possono essere. Peccatori, solo chi vuole esserlo».

«Non hai mai peccato, Gesù? »

«Non ho mai voluto peccare. E questo non perché sono il Figlio del Padre. Ma questo ho voluto e vorrò per mostrare all’uomo che il Figlio dell’uomo non peccò perché non volle peccare e che l’uomo, se non vuole, può non peccare».

«Sei stato mai in tentazione?».

«Ho trent’anni, Giuda. E non sono vissuto in una spelonca su un monte. Ma fra gli uomini. E, anche fossi stato nel più solitario luogo della terra, credi tu che le tentazioni non sarebbero venute? Tutto abbiamo in noi: il bene e il male. (Queste affermazioni sono esatte in quanto riferite alla condizione umana in genere) Tutto portiamo con noi. E sul bene ventila il soffio di Dio e lo avviva come turibolo di graditi e sacri incensi. E sul male soffia Satana e lo accende in rogo di feroce vampa. Ma la volontà attenta e la preghiera costante sono umida rena sulla vampa d’inferno: la soffoca e doma».

«Ma se non hai mai peccato, come puoi giudicare i peccatori?».

«Sono uomo e sono il Figlio di Dio. Quanto potrei ignorare come uomo, e mal giudicare, conosco e giudico come Figlio di Dio. E del resto!… Giuda, rispondi a questa mia domanda: uno che ha fame, soffre più nel dire ” ora mi siedo al desco “, o nel dire non vi è cibo per me “?».

«Soffre di più nel secondo caso, perché solo il sapere che ne è privo gli riporta l’odore delle vivande, e le viscere si torcono nella voglia».

«Ecco, la tentazione è mordente come questa voglia, Giuda. Satana la rende più acuta, esatta, seducente di ogni atto compiuto. Inoltre l’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma, come albero potato, getta più robusta fronda».

«E non hai mai ceduto?».

«Non ho mai ceduto».

«Come hai potuto?».

«Ho detto: ” Padre, non mi indurre in tentazione “»

«Come? Tu, Messia, Tu che operi miracoli, hai chiesto l’aiuto del Padre?».

«Non solo l’aiuto, gli ho chiesto di non indurmi in tentazione. Credi tu che, perché Io sono Io, possa fare a meno del Padre? Oh! no! In verità ti dico che tutto il Padre concede al Figlio, ma che anche tutto il Figlio riceve dal Padre. E ti dico che tutto quanto sarà chiesto in mio nome al Padre verrà concesso. Ma eccoci al Get-Sammì, dove Io abito. Già sono i primi ulivi oltre le mura. Tu stai oltre Tofet. Già scende la sera. Non ti conviene salire sin là. Ci rivedremo domani allo stesso posto. Addio. La pace sia con te».

«La pace a Te pure, Maestro… Ma vorrei dirti ancora una cosa. Ti accompagnerò sino al Cedron, poi tornerò indietro. Perché stai in quel luogo così umile? Sai, la gente guarda a tante cose. Non conosci nessuno in città che abbia una bella casa? Io, se vuoi, posso portarti da amici. Ti ospiteranno per amicizia a me; e sarebbero dimore di Te più degne».

«Lo credi? Io non lo credo. Il degno e l’indegno sono in tutti i ceti. E senza mancare di carità, ma per non offendere giustizia, ti dico che l’indegno, e maliziosamente indegno, è sovente fra i grandi. Non occorre e non serve esser potenti per esser buoni o per nascondere il peccare agli occhi di Dio. Tutto deve capovolgersi sotto il mio seguo. E grande non sarà chi è potente, ma chi è umile e santo «Ma per essere rispettato, per imporsi… »

«È rispettato Erode? E Cesare è rispettato? No. Sono subiti e maledetti dalle labbra e dai cuori. Sui buoni, o anche solamente nei volonterosi di bontà, credi, Giuda, che saprò impormi più con la modestia che con l’imponenza».

«Ma allora… spregerai sempre i potenti? Te ne farai dei nemici! Io pensavo parlare di Te a molti che conosco e che hanno un nome… »

«Io non spregerò nessuno. Andrò ai poveri come ai ricchi, agli schiavi come ai re, ai puri come ai peccatori. Ma se sarò grato a chi darà pane e tetto alle mie fatiche, quale che sia il tetto e il cibo, darò sempre preferenza a ciò che è umile. I grandi hanno già tante gioie. I poveri non hanno che la retta coscienza, un amore fedele, dei figli, e il vedersi ascoltati dai più di loro. Io sarò curvo sempre sui poveri, gli afflitti e i peccatori. Io ti ringrazio del tuo buon volere. Ma lasciami a questo luogo di pace e preghiera. Va’. E Dio ti ispiri ciò che è bene».

Gesù lascia il discepolo e si interna fra gli ulivi, e ogni cosa finisce.

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