Dalle rivelazioni di Gesù a Maria Valtorta: Dice Gesù “Uno solo mi riconobbe. Colui che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria. Insisto sul valore della purezza” Io ho detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”

Dall’opera della mistica Maria Valtorta: ‘L’evangelo come mi è stato rivelato’

 L’incontro con Giovanni e Giacomo. Giovanni di Zebedeo è il puro fra i discepoli

Io ho detto: “Beati i puri di cuore  perché vedranno Dio”. Anche dalla terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, “vedono” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri. Giovanni  di Zebedeo è un puro.  E’ il puro fra i miei discepoli.

[da L’Evangelo come mi è stato rivelato, cap. 47.1/3.6/8; 49.7/11] [L’incontro con Giovanni e Giacomo di Zebedeo]
L’incontro con Giovanni e Giacomo.  Giovanni  di Zebedeo è il puro fra i discepoli.25  febbraio 1944. 

Maria Valtorta scrive le visioni che Gesù le rivela:

Vedo  Gesù che cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano.  E’ tornato su per giù al posto che ha visto  il suo battesimo.  Presso il guado che  pare fosse molto conosciuto e frequentato per passare all’altra sponda verso la  Perea.  Ma il luogo, dianzi tanto  affollato di gente, ora appare spopolato.   Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo  percorre.  Gesù pare non accorgersene  neppure.  Procede per la sua strada  risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri. Quando  giunge all’altezza del guado incrocia un gruppo di uomini di età diverse, che  discutono animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud  e parte risalendo a nord.  Fra quelli che  si dirigono a nord vedo esservi Giovanni e Giacomo. Giovanni  vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni.  Parlano fra loro per un poco e poi Giovanni  si dà a camminare velocemente per raggiungere Gesù.  Giacomo lo segue più piano.  Gli altri non se ne occupano.  Camminano lentamente, discutendo. Quando  Giovanni è presso a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri,  grida: « Agnello di Dio che levi i peccati del mondo! ». Gesù  si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi l’uno dall’altro.  Si osservano.   Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e  ridente nel bel viso giovanile che pare di fanciulla.  Gli si danno si e no vent’anni, e sulla gota  rosata non vi è altro segno che quello di una peluria bionda, che pare una velatura  d’oro. «  Chi cerchi?» , chiede Gesù. «Te,  Maestro». «  Come sai che sono maestro? «  Me lo ha detto il Battista ». «  E allora perché mi chiami Agnello? ». «Perché  ti ho udito indicare così da lui un giorno che Tu passavi, poco più di un mese fa». «Che  vuoi da Me? ». «Che  Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli ». «Ma  chi sei? ». «  Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di  Galilea.  Pescatori siamo.  Ma siamo pure discepoli di Giovanni.  Egli ci diceva parole di vita e noi lo  ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritar il suo  perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia.  Tu lo sei.   Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su  Te.  A noi l’ha detto: ” Ecco  l’Agnello di Dio “. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del  mondo, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata  ». «  Dove è Giovanni? ». «  Erode l’ha preso.  In prigione è, a Macheronte.   I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo.  Ma non si può.  Torniamo di là.  Lasciaci venire con Te, Maestro.  Mostraci dove abiti». «  Venite.  Ma sapete cosa chiedete?  Chi mi segue dovrà tutto lasciare: e casa, e  parenti, e modo di pensare, e vita anche.   Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete.  Ma io non ho ricchezze e protezioni.  Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere  dove posare il capo e perseguitato più di sperduta pecora dai lupi.  La mia dottrina è ancor più severa di quella  di Giovanni, perché interdice anche il risentimento.  Non tanto all’esterno si volge, quanto allo  spirito.  Rinascere dovrete se volete  essere miei.  Lo volete voi fare?». «  Sì, Maestro.  Tu solo hai parole che ci  dànno luce.  Esse scendono e, dove era  tenebra di desolazione perché privi di guida, mettono chiarore di sole ».  «Venite,  dunque, e andiamo.  Vi ammaestrerò per  via ».

Dice Gesù:

«  Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso.   Ma uno solo mi riconobbe.  Colui  che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria. Insisto  sul valore della purezza.  La castità è  sempre fonte di lucidità di pensiero.  La  verginità affina, poi, e conserva la sensibilità intellettiva ed affettiva a  perfezione, che solo chi è vergine prova. Vergine  si è in molti modi.  Forzatamente, e  questo specie per le donne, quando non si è stati scelti per nozze di  sorta.  Dovrebbe esserlo anche per gli  uomini.  Ma non lo è. E ciò è male,  perché da una gioventù anzitempo sporcata dalla libidine non potrà che venire  un capo famiglia malato nel sentimento e sovente anche nella carne. Vi  è la verginità voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in  uno slancio dell’animo.  Bella  verginità!  Sacrificio gradito a Dio!  Ma non tutti poi sanno permanere in quel loro  candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango  del suolo, aperto solo al bacio del sole di Dio e delle sue rugiade. Tanti  restano fedeli materialmente al voto fatto.   Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera ciò che ha sacrificato.  Questi non sono vergini che a metà.  Se  la carne è intatta, il cuore non lo è. Fermenta, questo cuore, ribolle,  sprigiona fumi di sensualità, tanto più raffinata e riprovata quanto più è  creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini  di appagamenti illeciti anche a chi è libero, più che illeciti a chi è votato. Viene  allora l’ipocrisia del voto.  L’apparenza  c’è, ma la sostanza manca.  Ed in verità  vi dico che, fra chi viene a Me col giglio spezzato dall’imposizione di un tiranno  e chi vi viene col giglio non materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito  di una sensualità accarezzata e coltivata per empire di essa le ore di  solitudine, Io chiamo ‘vergine’ il primo e ‘non vergine’ il secondo.  E al primo do corona di vergine e duplice  corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato dalla non voluta  mutilazione. Il  valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima  cosa di convincermi all’impurità.  Esso lo sa bene che la colpa sensuale  smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe.  La cura di Satana si è vòlta a questo punto  capitale per vincermi. Il  pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti che Satana sfrutta ai  suoi fini.  Ben altro è il cibo che esso  mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi!  Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il  potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura della Legge divina.  Ma il primo passo per avermi era questo.  Lo stesso che usò per ferire Adamo. Il  mondo schernisce i puri.  I colpevoli di  impudicizia li colpiscono.  Giovanni  Battista è una vittima della lussuria di due osceni.  Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò  si deve ai puri del mondo.  Sono essi i  servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio.  Io ho detto: ” Beati i puri di cuore  perché vedranno Dio “. Anche dalla terra.   Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, ” vedono  ” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri. Giovanni  di Zebedeo è un puro.  E’ il puro fra i  miei discepoli.  Che anima di fiore in un  corpo d’angelo!  Egli mi chiama con le  parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli pace.  Ma la pace l’ha in sé per la sua vita pura,  ed lo l’ho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato gli  insegnamenti, i segreti, la Creatura più cara che avessi. E’  stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo istante che mi vide.  La sua anima s’era fusa con la mia sin dal  giorno che m’aveva visto passare lungo il Giordano e m’aveva visto indicare dal  Battista.  Se anche non m’avesse  incontrato di poi, al mio ritorno dal deserto, m’avrebbe cercato tanto da  riuscire a trovarmi, perché chi è puro è umile e desideroso di istruirsi nella  scienza di Dio e viene, come va l’acqua al mare, verso quelli che riconosce  maestri nella dottrina celeste »

(Dall’opera della mistica Maria Valtorta: ‘L’evangelo come mi è stato rivelato’)

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