“Ah, Signore, quanto sarei andato più lontano da Voi, se la vostra infinita bontà non avesse arrestato il mio sfrenato corso con la tribolazione e con la Croce! ” Beato Gennaro Maria Sarnelli

Ah, Signore, quanto sarei andato più lontano da Voi, se la vostra infinita bontà non avesse arrestato il mio sfrenato corso con la tribolazione e con la Croce! Sarei giunto al precipizio eterno!

Vi ringrazio, o mio Dio, fu dono, non fu castigo il mio patire. Voi mi avete ferito, sanatemi Voi!

E sanatemi con lo stesso doloroso sangue delle mie piaghe, unito con il vostro prezioso e Divin Sangue d’infinito valore; sicché le ferite del mio cuore siano medicina, e salute dell’anima mia; e le saette delle tribolazioni, scoccate dalle vostre amorose mani, che mi hanno trafitto, facciano effetti tali, che uniscano il mio con il vostro Divin Cuore: in modo che non ami altri, se non Voi, e ciò che a Voi piace e Voi volete!

(Beato Gennaro Maria Sarnelli, Redentorista e amico fedele di Sant’Alfonso Maria de Liguori)

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“La Fede è la credenza nella Verità fondata sull’autorità del Dio della Rivelazione” Beato Fulton J. Sheen

Lo scopo della fede non è di assicurarci che le nostre pene non sono penose, che i nostri nemici non sono reali, e che se abbiamo un po’ più di fiducia in noi stessi “tutto, con il tempo, si metterà per il meglio”; e neppure di spiegarci sempre “perché” l’avversità ci colpisca, dato che neppure Dio rispose ai “perché” di Giobbe.

Dio, invece, cominciò a far domande a Giobbe, e da parte sua Giobbe scoprì che le domande di Dio erano più soddisfacenti delle risposte degli uomini.

La Fede è bensì la credenza nella Verità fondata sull’autorità del Dio della Rivelazione. Quando considera le prove della vita, la fede ripropone al nostro spirito la massima vittoria dell’Amore nella Resurrezione del Nostro Divin Signore Gesù.

Se le prove e la persecuzione non rientrassero nello schema della vita, Dio non avrebbe permesso neppure che il Suo Divin Figliuolo incarnatosi Si volgesse a guardare le sbarre della contraddizione, ossia della Croce.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

“La Felicità comincia quando il nostro Ego muore” Beato Fulton J. Sheen

“La Felicità comincia quando il nostro Ego muore”

Giacché è così difficile sbarazzarsi dell’orgoglio, della lussuria, dell’avarizia, dell’ira, del peccato della gola e dell’ignavia, il processo di conseguimento della felicità terrena è molto lento. Raramente la pace interiore si raggiunge di colpo: dobbiamo avanzare gradatamente attraverso la porta della felicità.

Nella vita spirituale non ci sono pianure…le siepi, le spine e i roveti si trovano tuttora lungo il nostro cammino per graffiarci e ferirci le carni; sussiste sempre il pericolo di mettere, di tanto in tanto, un piede in fallo e scivolare indietro. Disse Gesù Nostro Signore: “Prendete OGNI GIORNO la vostra Croce e rinnegate voi stessi”…

Ma, per quanto difficile sia, la ricerca della Divina Felicità comporta una pace e una gioia che l’egotista non può comprendere. Ogni prova e battaglia ha la sua forza perché la Grazia vi si riversa copiosa dall’alto dei Cieli…

Tutti vogliono essere felici. Se i più non lo sono è perché vogliono essere felici a modo loro e senza pagare il prezzo di acquisto. Per quanto possa sembrare paradossale, la felicità comincia quando il nostro Ego muore.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

“Le anime devono abbracciare la Croce per diventare prima felici e poi sante” Beato Fulton J. Sheen

“Le anime devono abbracciare la Croce per diventare prima felici e poi sante”

In realtà, la religione non è una stampella: è una Croce. Non è un’evasione, ma un fardello; non è una fuga, ma una risposta. Su una stampella siamo noi ad appoggiarci, ma una croce si appoggia su di noi. Un codardo può usare una stampella, ma occorre un eroe per abbracciare la Croce.

La Croce viene posta sulle spalle del nostro orgoglio e della nostra invidia, della nostra lussuria, della nostra ira e della nostra avarizia, fino a logorarli col suo attrito, portandoci quindi alle grandi gioie costanti della vita.

Le fonti d’acqua dolce scaturiscono in origine dall’acqua salata del mare; i più bei fiori alpini sbocciano nei più aspri passi montani; e i canti più nobili sono il prodotto della più profonda agonia dell’anima.

L’alcolismo è la stampella di chi non può vivere con la propria coscienza; la religione è la Croce di chi purifica la propria coscienza e non ha più bisogno della droga.

Come la neve, pur essendo fredda, riscalda e rafforza la terra, così le afflizioni e gli sforzi intesi alla rigenerazione morale riscaldano e perfezionano l’anima.

Coloro che si appoggiano sulle stampelle imputridiscono nel miele; coloro che portano la croce si salvano nell’oceano del mare.

Le anime devono abbracciare la Croce per diventare prima felici e poi sante.

I codardi definiscono la religione una stampella.

Dopo che Gesù, il Nostro Divino Eroe, fu inchiodato alla Sua Croce, quelli che la consideravano una stampella Gli dicevano di scenderne. Essi sapevano che quella specie di Amore era la morte dell’amor proprio.

Da allora, il mondo si è diviso in quelli che chiamano la religione una “stampella” perché essendo zoppi credono che tutti gli altri siano zoppi, e quelli che chiamano la Religione una Croce e hanno Fede in Colui che disse: “Prendete ogni giorno la vostra Croce e seguitemi”.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”.)

PERCHÉ LE ANIME VANNO ALL’INFERNO? -LE ANIME VANNO ALL’INFERNO PERCHÉ SI RIFIUTANO DI AMARE- Beato Fulton J. Sheen

PERCHÉ LE ANIME VANNO ALL’INFERNO?

-LE ANIME VANNO ALL’INFERNO PERCHÉ SI RIFIUTANO DI AMARE-

“La più grande tragedia nel mondo è morire in peccato mortale”

In ultima analisi, le anime vanno all’inferno per questa unica ragione: perché si rifiutano di amare. Se le anime vanno all’inferno perché trasgrediscono i comandamenti di Dio, in qual modo esse si rifiutano di amare? Dio non proibisce la menzogna, l’assassinio, l’impurità, l’adulterio per divertire se stesso. Questi non sono comandamenti arbitrari. Egli proibisce queste azioni, perché esse fan del male a noi: perché esse sono un segno del nostro anti-amore.

I comandamenti di Dio rassomigliano a un libro-guida unito al dispositivo di un macchinario. Se non lo seguite, non ottenete alcun risultato. Stando così le cose, se voi vi trovate infelici con il disubbidire al libro-guida di uno che vi ama, perché volete chiamare crudele Dio? L’inferno non viene dalla mancanza dell’Amore di Dio; ma dalla disposizione di coloro che si rifiutano di accettare l’Amore di Dio, quando Dio l’offre.

Come il Paradiso è l’eterna benedizione guadagnata da chi s’è spogliato del proprio egoismo e s’è rivestito di amore, così l’inferno è l’eterna maledizione, guadagnata da chi s’è fatto pienamente auto-centrista e detestabile. IL PARADISO È COMUNITÀ; L’INFERNO È SOLITUDINE…

Ogni peccato mortale consiste nell’allontanarsi da Dio e nel volgersi alle creature. Chi si allontana da Dio, sente l’assenza del Suo Amore, della Sua Bellezza e della Sua Verità…

L’inferno è lo stato in cui non c’è amore, perché Dio è Amore…

L’anima è stata fatta per vivere nell’Amore di Dio; ma se essa perverte questo amore mediante il peccato, allora l’anima odia quell’amore pervertito che essa cerca. In altre parole: il dannato odia la stessa cosa che desidera, cioè odia l’Amore di Dio. Disprezza quello stesso amore per cui spasima; ha in abominazione quello stesso amore di cui ha bisogno…

I cattivi non desiderano l’inferno perché godano dei suoi tormenti; essi vogliono l’inferno perché non vogliono Dio. Hanno bisogno di Dio, ma non lo vogliono. L’inferno è un eterno suicidio perché si odia l’Amore…

In questo mondo, noi siamo liberi. Non possiamo, quindi, essere costretti ad amare Dio. Costrizione e amore sono contrari; mentre amore e libertà sono correlativi…

Essere forzato ad amare è l’inferno. Le anime dannate potevano amare Dio liberamente; ma scelsero di ribellarsi contro quell’Amore e così facendo cadono sotto la Divina Giustizia. Esse non possiedono l’amore; ma è l’amore che possiede essi. La giustizia costringe quelle anime ad amare Dio; cioè a sottomettersi al Divino Ordinatore.

Essere forzato ad amare è la vera negazione dell’amore. Questo è l’inferno!

L’inferno è uno stato nel quale l’amore vi possiede in nome della giustizia; ma nel quale voi non possedete l’amore…

Voi mi domandate:
“Come può Dio essere così crudele da condannare le anime all’inferno per l’eternità?”

Ricordate che non Dio ci condanna all’inferno, ma siamo noi che ci condanniamo. Quando la gabbia del corpo si apre, l’anima, come un uccello, si lancia verso ciò che amava. Quando il nostro corpo muore, noi voliamo fuori, o all’eternità dell’amore di Dio o all’eternità dell’odio di Dio…

Bisogna quindi che ci leviamo dalla testa l’idea che Dio è infuriato contro di noi, quando noi facciamo del male a noi stessi. Dio non è mai offeso contro di noi, perché noi pecchiamo contro di Lui, quasi che Egli sia un monarca tirannico. Noi non offendiamo mai Dio, eccetto quando facciamo qualche cosa che è contrario al nostro bene, oppure quando noi danneggiamo noi stessi.

Basta un secondo per far perdere una gamba a un uomo; ma una volta perduta, è perduta per sempre. Durante tutta la vita possiamo commettere il peccato mortale; ma una volta commesso e non perdonato, il Paradiso è perduto per sempre.

Dio è certamente un Padre amoroso e riceve a braccia aperte il figliol prodigo, a una sola condizione però: che ritorni pentito.

Avete mai osservato che i santi temono l’inferno; ma non lo negano mai; mentre i grandi peccatori negano l’inferno; ma non lo temono mai?

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”.)

-UN MATRIMONIO DIFFICILE È OCCASIONE DI SANTIFICAZIONE- “La moglie può redimere il marito, e il marito la moglie” Beato Fulton J. Sheen

-UN MATRIMONIO DIFFICILE È OCCASIONE DI SANTIFICAZIONE-

“La soluzione cristiana non suggerisce la separazione coniugale non appena insorgano contrarietà e difficoltà, bensì di portare l’altro coniuge sulle proprie spalle come una Croce, per santificarlo. La moglie può redimere il marito, e il marito la moglie.”

Nell’amore cristiano i fardelli diventano altrettante opportunità di servire. Ecco perché simbolo dell’amore cristiano non è il circoscritto cerchio dell’ego, ma la croce con le sue braccia tese verso l’infinito per abbracciare tutta quanta l’umanità. Pure, nonostante i migliori sforzi compiuti dall’amore, non c’è controllo sul compagno. Che fare se il marito diventa un alcoolizzato, o non è più fedele sul piano coniugale, o bastona la moglie e i figli? Che fare se la moglie diventa una Santippe, o non è più fedele sul piano coniugale, o trascura i figli? Non si dovrebbe ricorrere alla separazione? Sì, in certi determinati casi può aver luogo la separazione, ma questa non conferisce alla parte lesa il diritto di contrarre nuove nozze:

“Non divida pertanto l’uomo quel che Dio ha congiunto” (Mt 19, 6).

Un altro problema è quello di risolvere le difficoltà e i dolori, le delusioni e le lacrime che talvolta intervengono nella vita coniugale. Ma il modo migliore non è certamente quello di autorizzare un uomo o una donna che abbiano messo il primo coniuge nei guai a poter liberamente cacciare nei guai altre persone; giacché se la società non permette ad ognuno di vivere come gli aggrada, perché mai dovrebbe permettergli di amare a suo beneplacito? Né la soluzione sta nel proclamare che una data persona è «essenziale» alla nostra felicità. Perché se la bramosia acquista la precedenza sul diritto e sull’onore, come si potranno impedire il ripetersi del ratto della Polonia o il furto della bicicletta del vicino? Come circoscrivere qualsiasi passione che diventi la base dell’usurpazione, il che rappresenta propriamente l’etica della barbarie?

Supponiamo che la promessa matrimoniale «per il meglio e per il peggio» si risolva nel peggio; supponiamo che il marito o la moglie diventi un malato cronico, o riveli caratteristiche antisociali. In questi casi l’unione coniugale non può essere certamente salvata dall’amore carnale. Perfino a un amore rivolto verso la persona è difficile salvare una tale unione, specialmente se l’altro coniuge si rende immeritevole. Ma quando queste forme inferiori dell’amore vengono a naufragare, interviene l’amore cristiano a suggerire che l’altra persona dev’essere considerata un vero e proprio dono di Dio. I più dei doni del Signore sono dolci; ma alcuni sono amari.

Pure, sia l’altra persona amara o dolce, malata o in buona salute, giovane o vecchia, è pur sempre un dono di Dio per il quale l’altro coniuge deve sacrificarsi. Un amore egoistico cercherebbe di liberarsi dell’altra persona divenuta un peso, ma l’amore cristiano si assume quel fardello, in obbedienza al Divino Comandamento:

“Portate gli uni i pesi degli altri, e così adempirete la legge di Cristo” (Gal 6, 2)

E se si obiettasse che Dio non ha mai inteso che si dovesse vivere in tali difficoltà, l’unica risposta da darsi sarebbe che Dio ha così inteso:

“Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Poiché chi vorrà salvare la vita sua, la perderà; e chi perderà la vita sua per amor mio, la troverà” (Mt 16, 24-25.)

Ciò che la malattia è per l’individuo, un matrimonio infelice può essere per una coppia: una prova mandata da Dio al fine di perfezionare spiritualmente i due coniugi. Senza alcuni degli amari doni che il Signore ci manda, le nostre capacità spirituali rimarrebbero atrofizzate. Ci dice la Sacra Parola di Dio:

“E non soltanto di questo ci gloriamo, ma anche delle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”(Rom 5, 3-5).

Una tale vita matrimoniale può essere una specie di martirio, ma per lo meno chi pratica l’amore cristiano può essere sicuro di non rubare ad un’altra anima la sua pace, né di disonorare la propria vita. Né d’altra parte questa accettazione delle prove imposte dal matrimonio equivale, come taluni credono, a una sentenza di morte: un soldato non è condannato a morte perché giura fedeltà alla patria, ma ammette di essere pronto ad affrontare la morte piuttosto che perdere l’onore. Un matrimonio infelice non è una condanna all’infelicità, bensì una nobile tragedia in cui si sopportano «i sassi e i dardi dell’oltraggiosa fortuna» per non rinnegare un voto fatto al Dio Vivente. Essere feriti per la patria che amiamo è nobile; ma essere feriti per amor di Dio è ancora più nobile. L’amore cristiano da parte di uno dei coniugi contribuirà alla redenzione dell’altro. Dio non trova i suoi Santi là dove tutto è gradevole, ma soprattutto là dove i Santi sono meno apprezzati, o addirittura odiati. Scrisse S. Paolo ai Filippesi:

“Vi salutano i fratelli che sono con me; vi salutano tutti i santi e specialmente quelli della casa di Cesare”

Ciò che quelle anime sante rappresentavano in quella trincea della corruzione che era la Corte di Nerone, e cioè l’atmosfera purificatrice e il cuore della sua redenzione, tale deve essere il coniuge cristiano nei riguardi dell’altro, ossia colui che rappresenta l’influenza buona in un ambiente che potrebbe essere altrettanto corrotto quanto il Palazzo di Cesare. Se un padre è disposto a pagare i debiti del figlio per salvarlo dal carcere, se un uomo acconsentirà a dare il sangue per una trasfusione che salvi la vita dell’amico, allora è anche possibile che nel matrimonio un coniuge possa redimere l’altro. Ci dice la Scrittura:

“Il marito incredulo è santificato dalla moglie, e la moglie incredula è santificata dal marito” (1Cor 7, 14)

È questo uno dei testi meno ricordati tra quanti riguardano il matrimonio. Esso applica all’ordine spirituale le comuni esperienze dell’ordine fisico. Se il marito è malato, la moglie lo assisterà fino alla guarigione. Così, nell’ordine spirituale, il coniuge che ha la fede e l’amor di Dio si assumerà i fardelli del coniuge miscredente, quali l’alcoolismo, le infedeltà, la crudeltà mentale, per amore dell’anima del compagno. Ciò che una trasfusione di sangue è per il corpo, la riparazione dei peccati di un altro è per lo spirito.

La soluzione cristiana non suggerisce la separazione coniugale non appena insorgano contrarietà e difficoltà, bensì di portare l’altro coniuge sulle proprie spalle come una Croce, per santificarlo. La moglie può redimere il marito, e il marito la moglie.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Tre per sposarsi”.)

“C’è una sola ragione per cui non siamo migliori, ed è perché non vogliamo essere migliori. Noi vorremmo essere migliori, ma chi vorrebbe si limita a desiderare. La volontà è la decisione tradotta in realtà dall’azione” Beato Fulton J. Sheen

C’è una sola ragione per cui non siamo migliori, ed è perché non vogliamo essere migliori. Noi vorremmo essere migliori, ma chi vorrebbe si limita a desiderare. La volontà è la decisione tradotta in realtà dall’azione. I più di noi fanno, circa il miglioramento morale, le stesse riserve che fanno circa la dieta: “Cominceremo domani”. Disse Sant’Agostino: “Vorrei essere casto, o mio Signore, ma non adesso, tra un po’ di tempo”…

La linea di confine tra peccato e virtù, tra mediocrità e santità, è la più esigua di tutte, perché tutto ciò che occorre è un atto efficace della nostra volontà in cooperazione con la Grazia di Dio. La nostra volontà è piena di scuse, di cui non ci rendiamo perfettamente conto perché ci rifiutiamo di affrontarle…

Noi siamo come navi con vele piene di buone intenzioni, ma non avanziamo perché siamo ancorati agli abissi…

Se non si ha Dio come Amore Supremo della vita, si ha un idolo di stagno, un “Ego-ideale”, in base al quale si giudica tutto ciò che si vede e si sente…In tali condizioni, tutto ciò che lusinga il nostro Ego ci sembra facile e piacevole, mentre arduo o folle è tutto quanto si riferisce a Dio…

Prima di poter resuscitare, dobbiamo discendere nell’inferno delle nostre riserve e presunzioni mediante una compiuta analisi introspettiva di noi stessi alla luce della Legge di Dio…

L’estirpamento delle nostre riserve e presunzioni è la condizione essenziale per vedere la Verità. Proprio perché la Verità è la nemica dell’inganno, l’Ego rifugge dall’affrontarla. Come Pilato, le volge le spalle e sogghigna: “Che cos’è la Verità?”.

Niente deturpa tanto la vita spirituale quanto codeste “cimici” nascoste nel motore della nostra anima, come l’egoismo, l’impurità, l’immoralità, la disonestà e il rancore. Fin quando non le si scovi e non le si conducano davanti a Dio, nessun progresso effettivo può verificarsi nell’ambito dello spirito.

Disse Sant’Agostino: “Il Tuo miglior servo, o Signore, non è tanto colui che si preoccupa di udire da Te ciò che desidera udire, bensì colui che vuol fare ciò che ode da Te”.

I più di noi fanno tribolare gli altri, ma pochi di noi sono disposti a far tribolare se stessi. Sanno bene che un cane non può essere addestrato senza pena e fatica, ma presumono di diventare moralmente buoni senza né sforzo né autodisciplina…

Pochissimi hanno un piano di azione che sia tanto ampio da includere la necessità di traviagliarsi e mortificarsi per conseguire la perfezione morale. Ma la sola volontà di miglioramento non è sufficiente. Questa decisione è soltanto come aprire le persiane: immediatamente la luce inonda le tenebre.

Così è del cuore: quando esso ne riconosce la necessità, la Grazia di Dio comincia a riversarsi nell’anima, e da questa congiunzione della nostra volontà con il Potere Divino deriva una bontà che non è di questo mondo, nonché una pace interiore che nulla al mondo può distruggere.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Pensieri per la vita di ogni giorno”)

-IL CALVARIO E LA MESSA- “Con la Consacrazione, Cristo si fa presente sull’altare con gli stessi sentimenti che aveva sulla Croce. Ma c’è qualcosa di nuovo: anche noi con Lui offriamo il nostro sacrificio morendo al peccato.” Beato Fulton J. Sheen

-IL CALVARIO E LA MESSA-

“Nella Messa, il Corpo Mistico di Cristo attualmente unito a Lui, Suo Capo, offre con Lui e per mezzo di Lui, il Sacrificio del Calvario”

Tutti i sacrifici s’inquadrano solo nella luce del Calvario dove Cristo ha offerto la Sua Vita per la nostra Redenzione. Egli è l’unico soldato che sia nato per morire, tutti gli altri nascono per vivere. Per Lui fu lo scopo della vita, il tesoro sempre cercato.

Il Calvario è un atto che continua in un grande dramma eterno. La prima copia di questo dramma fu scritta in Cielo il giorno della creazione del mondo, poiché le Scritture ci dicono che il Signore è: “L’Agnello immolato dall’inizio del mondo”. La Crocifissione divenne possibile dall’istante in cui all’uomo venne data la libertà.

Questa “rappresentazione”, questa ripetizione del Sacrificio di Cristo sulla Croce adattata ai nostri tempi e alla nostra vita, è la Messa. Nella Messa, il Corpo Mistico di Cristo attualmente unito a Lui, Suo Capo, offre con Lui e per mezzo di Lui, il Sacrificio del Calvario.

Egli ci chiese di ripetere questa Commemorazione della Sua Morte, per cui noi la rinnoviamo continuamente nel presente. Sulla Croce noi eravamo virtualmente uniti a Cristo come al Capo del Corpo Mistico di cui siamo le membra; nella Santa Messa noi rendiamo attuale questa unione. Sulla Croce, Gesù, in un certo senso, fu solo; ma nella Messa invece, noi, membri del Corpo Mistico, siamo con Lui.

Per Cristo: una cosa è l’averci redenti, ma ben diversa è applicarci i meriti della Redenzione.

Con la Consacrazione, Cristo si fa presente sull’altare con gli stessi sentimenti che aveva sulla Croce. Ma c’è qualcosa di nuovo: anche noi con Lui offriamo il nostro sacrificio morendo al peccato.

In ogni Messa, noi possiamo pensare che Gesù dall’alto dei Cieli ci dica:

“Questa natura umana ch’Io presi da Maria e che per voi ho offerto un giorno, Vittima Immacolata, è ora glorificata alla destra del Padre. Io non posso tornare a morire fisicamente in questo Sacrificio; posso però prolungare la mia Redenzione, renderla viva e personale per voi, se voi volontariamente mi darete la vostra natura. Allora Io potrò tornare a morire in voi, e voi in Me. Così la Croce non sarà più una cosa del passato; sarà qualche cosa che sta avvenendo al presente. Ricordatevi che Io vi dissi: prendete ogni giorno la vostra Croce sulle spalle. Qui venite a prenderla per morire con Me ed in Me.

I vostri sacrifici non hanno valore se non sono offerti in Me e attraverso di Me, Unico Sacerdote e Unica Vittima. Come Io sono morto al peccato nella Mia Umana Natura e sono risorto nella Novità di una Nuova Vita e di una Nuova Gloria, così voglio che anche voi rendiate attuale e applicabile a voi stessi questa Mia Morte, morendo ai vostri peccati, per prepararvi alla Nuova Vita e alla Gloria Eterna”.

Nell’istante più bello e solenne di questa Messa fatta a ricordo di Me, nella Consacrazione, sarai capace di dirmi:

“Mio Gesù, QUESTO È IL MIO CORPO, QUESTO È IL MIO SANGUE. Prendilo, consacralo, crocifiggilo, fallo morire con Te, affinché tutto ciò che di male vi è in me perisca sulla Croce, e ciò che di buono vi possa essere continui a vivere soltanto in Te. Non mi importa che restino, o Signore, le specie della mia vita, le apparenze del pane e del vino, i doveri della mia monotona vita di ogni giorno e le fattezze di questo mio corpo. Lascia che queste restino pure davanti agli occhi degli uomini. Ma divinizza, cambia, transustanzia tutto ciò che io sono. Voglio che il Padre che abbiamo in Cielo, guardandomi dall’Alto, non veda più me stesso, ma Te, o meglio veda me nascosto in Te, morto a questo mondo corrotto di peccato e possa dirmi: “Tu sei il Figlio prediletto in cui mi sono compiaciuto”.

L’anima forma la vita del corpo; Cristo è la Vita dell’anima. Come la vita del corpo è collegata con il sangue, così la Chiesa, il Corpo Mistico ha Vita se unito a Cristo nell’Eucaristia.
Questa è la base dell’unità della Chiesa.

La balaustra dove si va a ricevere l’Eucaristia è perciò l’istituzione più democratica che ci sia mai stata nella storia. Chiunque vada a ricevere il Corpo e il Sangue del Signore Gesù Cristo, sente fluire nelle sue vene la stessa Vita Divina che fluisce nelle mie. La Vita di Cristo che si agita in me, è la stessa Vita che pulsa nelle altre membra del Corpo Mistico di Cristo; perciò ognuno di essi è mio fratello e mia sorella in Cristo. Comunione vuol dire “Comune Unione”, comunità. Ecco i frutti meravigliosi della nostra Fede.

E poiché la sorgente di questa Vita del Corpo Mistico è Cristo stesso, esso ha necessariamente una Vita Immortale perciò quelli che sospirano la scomparsa della Chiesa, dovrebbero guardar meglio il quotidiano spegnersi delle stelle all’apparir dell’alba. Gesù non scherzava quando disse a Pietro: “Le forze dell’inferno non prevarranno contro la Mia Chiesa”.

Che potrebbe fare il mondo senza la Santa Messa?

La sofferenza, una volta era il pane di pochi. Oggi è il fardello di tutti. Se non soffrono i corpi, sono straziate le menti agitate dalle ansie, dalla paura, dalle preoccupazioni. Oh! La tragedia di questa sofferenza buttata via, sciupata! Per tanti è divenuta insopportabile, perché tanto pochi sono coloro che sanno amare.

L’Amore non può distruggere la sofferenza, ma la può addolcire, come vi può diminuire il dispiacere di aver smarrito il portafoglio se pensate che possa averlo trovato una povera famiglia affamata, a cui portò la salvezza. Così la nostra sofferenza può divenire luminosa quando noi la offriamo per Qualcuno che amiamo.

Se ogni mattino noi portassimo le nostre piccole croci alla Santa Messa e le piantassimo a fianco della Grande Croce di Gesù sul Calvario, e al momento della Consacrazione dicessimo con Lui: “Questo è il Mio corpo, questo è il Mio sangue” noi scorderemmo i nostri mali nell’estasi del nostro Amore per Gesù Crocifisso.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Ancore sull’abisso – Radiomessaggio del 5 Febbraio 1950”)

CHE COS’È IL CRISTIANESIMO? CHI È IL CRISTIANO? -IL CRISTIANESIMO È UNA NUOVA VITA IN CRISTO, UN’ADOZIONE DIVINA- Beato Fulton J. Sheen

CHE COS’È IL CRISTIANESIMO? CHI È IL CRISTIANO?

-IL CRISTIANESIMO È UNA NUOVA VITA IN CRISTO, UN’ADOZIONE DIVINA-

Gesù: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» «Io sono la Risurrezione e la Vita» (Gv 10 – 11)

Il Cristianesimo non è un sistema di etica, ma è una Vita. Non è un buon consiglio, ma è un’Adozione Divina.

Non si diventa Cristiani facendo ogni giorno una buona azione, nell’essere caritatevoli verso i poveri, nell’andare in Chiesa, nel leggere la Bibbia, nel cantare inni sacri, né partecipando a movimenti di riforma politica o economica, anche se nobilissimo è il movente. Il Cristianesimo include tutte queste cose; ma prima di tutto e soprattutto è una Relazione di Amore.

Cristiano è colui che, credendo che Cristo è il Figlio di Dio, ha la Vita-di-Cristo nella propria anima. La Grazia è la Vita di Cristo nell’anima.

Come voi non potete diventare membro di una famiglia con il fare opere buone; ma soltanto con l’essere nato in essa per un atto di amore, così non potete mai diventare un Cristiano con il fare opere buone; ma soltanto col venire generato dall’Amore Divino.

Il Cristianesimo comincia con l’essere e non con il fare, con la vita e non con l’azione.

Se avete la vita di una pianta, fiorirete come una pianta; se avete la vita di una scimmia, agirete come una scimmia. Se avete la vita di un uomo, farete le opere dell’uomo; ma se avete la Vita di Cristo in voi, agirete e vivrete come un Cristiano.

Assomigliate ai vostri genitori perché partecipate della loro natura. Così sarete simili a Dio, se partecipate alla Sua Natura Divina. Ciò che un uomo fa è la manifestazione esterna di ciò che egli è…

Essere Cristiano significa rigettare il nostro “io” come il supremo determinante delle azioni: significa rivestire la Mentalità di Cristo in modo da essere guidati dalla Verità di Cristo, abbandonare la vostra volontà alla Sua Volontà e fare tutte le cose come piacciono a Lui e non a voi. Significa controllare le proprie emozioni, i propri sentimenti e le proprie passioni.

In altre parole, la vostra vita invece di essere determinata dal vostro “io”, è determinata da Cristo.

Il Cristiano è il tempio di Dio. Una Divina Inabitazione: per la Grazia il vostro corpo diventa Tempio di Dio. Ecco la ragione fondamentale per cui un Cristiano deve essere puro nei pensieri e nelle azioni. Non perché deve evitare malattie e mantenere l’igiene, ma perché sa che il suo corpo è Tempio di Dio e non deve mai macchiarlo con il peccato.

Il fatto dell’inabitazione di Dio nella vostra anima è il fondamento di ciò che si chiama vita interiore. Molti battezzati ignorano questo mistero e non se ne accorgono durante la maggior parte della vita. Ecco perché la loro religione consiste tutta in un ricordo di Gesù, quando era in terra oppure in un Dio seduto in trono, lassù lontano, in cielo…

Come lo splendore del sole colpendo un prisma si rifrange nei sette raggi dello spettro, così il fluire della Vita Divina colpendo la Chiesa, il Corpo Mistico di Cristo, si rifrange nei Sette Sacramenti, per inondare i membri del Corpo, con la Grazia Divina, per le sette tappe della vita che vanno dalla culla alla tomba.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”.)

“Desiderate conoscere Dio? C’è un solo modo: mettersi in ginocchio” -Per conoscere Dio bisogna amarLo- Beato Fulton J. Sheen

-Per conoscere Dio bisogna amarLo-

Desiderate conoscere Dio? C’è un solo modo: mettersi in ginocchio.

Potete conoscerlo con l’investigazione filosofica; ma potete vincere il Suo Amore solo con l’amarLo. I ragionamenti vi diranno che Dio esiste; perché l’esistenza di Dio può essere dimostrata con la ragione; ma soltanto con l’abbandonarvi a Lui potete arrivare a conoscerlo intimamente.

Un piccolo studio vi dirà: il vostro cibo deve contenere delle vitamine, come un piccolo studio vi dirà che Dio vi ha creati. Se tuttavia, voi non mangiate le vitamine, anche conoscendone la necessità, perderete la vostra salute. Analogamente, se voi non amate Dio che la vostra ragione dimostra esistente, potete perdere anche quella piccola conoscenza.

Ecco perché molti professori, nelle scuole laiche, non hanno religione. Hanno certe nozioni attorno a Dio, ma non conoscono Dio. Una cosa è sapere che nostra madre esiste, e altra cosa è amare nostra madre. Per quei tali professori, Dio è una teoria, è il principio regolatore del loro pensare, o il fine ultimo delle loro aspirazioni; ma niente di più. Poiché non amano ciò che conoscono; e poiché non agiscono in base alla loro fede, viene loro tolto anche quel pochino che hanno. Scuotono il vaso di latte, ma non bevono mai il latte.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

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