“Perle spirituali del Beato Columba Marmion”

Il nostro perfetto riposo è in Paradiso. Quaggiù dobbiamo rimanere vicino a Gesù e sulla terra Gesù si presenta soprattutto sulla Croce. È il Suo ritratto ufficiale. Egli ci dà qualche piccola gioia affinché possiamo sopportare la vita e meritare il nostro Cielo, ma vi mischia la Croce.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

L’anima immolata a Dio nella nudità della pura Fede, della Speranza e della perfetta unione fa più per la Chiesa in un’ora di quello che facciano altre anime, più mediocri e meno generose, in tutta la loro vita.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

La forma migliore di mortificazione è di accettare con tutto il cuore, nonostante le nostre ripugnanze, tutto quello che Dio manda o permette, il bene e il male, la gioia e il dolore. Io cerco di farlo. Cerchiamo di farlo insieme e di aiutarci l’un l’altro ad arrivare a questo abbandono assoluto nelle Mani di Dio.

(Beato Columba Marmion)

Quaggiù, Gesù Nostro Signore si presenta a noi sulla Croce; il Crocifisso è la sua immagine ufficiale, e l’unione con Lui è impossibile se non vogliamo sentire i chiodi che Lo trafiggono. Noi siamo le Sue Membra ed è impossibile entrare nella Sua Gloria senza aver sofferto con Lui. Quanto più si è uniti a Gesù Cristo, tanto più si vive della Sua Vita e questa Vita quaggiù è una Vita di patimenti! Guardate la Vergine Maria, la Sua Santa Madre; nessuno ha sofferto come Essa, perché nessuno come Essa è stata unita a Lui. È impossibile giungere ad un’intima unione con l’Amore Crocifisso, senza sentire ogni tanto le spine e i chiodi: è questa la condizione dell’unione.

(Beato Columba Marmion, dalle sue lettere)

“Dio è Amore”, Deus charitas est. Quando uno si abbandona a questo amore, quando si getta sul suo seno paterno, si trova in una fornace infinita. “Il nostro Dio è un fuoco che consuma”, e questo fuoco, a contatto dell’imperfezione, produce la sofferenza, perché questo fuoco è “consumens”, mira a consumare in noi tutto quello che si oppone all’unione con Lui.

(Beato Columba Marmion)

Convinciamoci che lavoreremo di più per il bene della Chiesa, per la salvezza delle anime, per la Gloria del Padre Celeste, cercando anzitutto di rimanere uniti a Dio con una vita tutta di Fede e Amore, di cui Lui solo sia l’oggetto, che non con un’attività divorante e febbrile che non ci lasciasse né tempo né luogo di ritrovar Dio nella solitudine, nel raccoglimento, nella preghiera e nel distacco da noi stessi.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo nei suoi misteri”)

Desidero che cerchiate, con la Grazia di Dio, di soffrire in silenzio. Gesù, la Sapienza Eterna, trattato come pazzo, dileggiato dai soldati di Erode, tace. Nella pazienza possediamo l’anima nostra, ed è una gran cosa, una gran forza possedere la propria anima.

(Beato Columba Marmion)

Non temiamo dunque le prove; possiamo attraversare grandi difficoltà, subire aspre contraddizioni, sopportare profonde sofferenze, ma dal momento che ci mettiamo a servire Dio per amore, tutte queste cose servono di alimento all’amore. Quando amiamo Dio possiamo sentire la Croce; Dio stesso ce la farà sentire maggiormente a misura che progrediremo, perché la Croce stabilisce in noi una somiglianza più grande con il Cristo; ma allora amiamo, se non la Croce stessa, almeno la Mano di Gesù che ce la pone sulle spalle, perché quella Mano ci dà anche l’unzione della Grazia per sopportare il nostro carico. L’ Amore è un’arma potente contro le tentazioni e una forza invincibile nelle avversità.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”)

Quando saliva al Calvario, aiutato da Simone il Cireneo, il Cristo Gesù, Uomo-Dio, pensava a tutti coloro che, nel corso dei secoli, l’avrebbero aiutato a portare la Croce, accettando la loro: Egli meritava per essi, in quel momento, grazie inesauribili di forza, di rassegnazione e di abbandono che avrebbero fatto dire a loro, come a Lui: “Padre, sia fatta la Tua Volontà e non la mia!”.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo nei suoi misteri”)

Lo sguardo di Gesù in Croce penetra in fondo all’anima nostra e la muove a pentimento, perché le fa intendere che il nostro peccato è la causa di tutti i patimenti del Cristo Crocifisso. Il nostro cuore allora si affligge di avere realmente contributo alla Passione Divina. Quando Dio pervade così un’anima della Sua Luce, nell’orazione, le accorda una delle grazie più preziose che possiamo immaginare. Pentimento, del resto, pieno di amore e di fiducia.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Ideale del mondo”)

Voi attraversate una di quelle terribili prove che qualunque anima chiamata ad un’intima unione con Gesù deve subire: “Perché eri gradito a Dio, disse l’Angelo a Tobia, fu necessario che la tentazione ti provasse”. Figlia mia, voi non potete andare a Dio se non unitamente a Gesù: “Io Sono la Via, nessuno va al Padre se non attraverso di Me”. Ebbene, Gesù andò al Padre passando dal Getsemani e dal Calvario ed ogni anima unita a Lui deve passare per la medesima via.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

È impossibile andare in Paradiso per una via diversa da quella percorsa da Gesù, che è la Via della Croce. La vita non è data da Dio come un Paradiso, ma è un tempo di prova, seguita da un’Eternità di gioia e di riposo. Cristo Nostro Signore soffrì tutta la vita, perché l’ombra della Croce era sempre su di Lui, e coloro che Egli ama, condividono un poco anch’essi per tutta la loro vita questa Croce. Le contrarietà, i malintesi, le pene del cuore e del corpo, le difficoltà domestiche, tutto è porzione della vostra Croce, e quando le accettate, queste pene diventano sante e divine per la loro unione con quelle del Nostro Salvatore Gesù Cristo.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

È del tutto normale che vi sentiate stanca, e di tanto in tanto in uno stato di aridità e di tedio. Tutte le anime che aspirano all’unione con Gesù Cristo devono passare per questa trafila. Questo sentimento d’incapacità, di debolezza, di noia è necessario perché il nostro orgoglio non si attribuisca quello che ci viene da Dio. Il sentimento di pace, quasi incosciente, che sentite in fondo al cuore è il segno della presenza dello Spirito Santo in fondo all’anima. Gesù è l’Agnus Dei e la sua immolazione consiste nell’essersi abbandonato come un agnello mansueto a tutte le sofferenze che il Padre volle permettere per Lui. Se vogliamo essere uniti a questo Agnello Divino, dobbiamo abbandonarci nella nuda fede alla Mano di Dio che ci colpisce, a tutte le sofferenze permesse dal Suo Amore e dalla Sua Sapienza. È questa l’immolazione migliore e la più elevata. Gesù ha conosciuto il tedio, la paura, la stanchezza. Egli capisce tutto.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

Le incertezze, le angosce, i disgusti, sono i rimedi amarissimi necessari alla salute dell’anima vostra. Vi è una sola via che conduce a Gesù: è quella del Calvario. L’anima che non vuol seguire Gesù su quella via deve rinunciare all’Unione Divina perché: “Chi vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce ogni giorno e Mi segua”.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

Dio ha la Mano Potente e le sue operazioni purificatrici raggiungono le profondità che solo i Santi conoscono; con le tentazioni che permette, con le avversità che manda, con gli abbandoni e le atroci solitudini che produce talvolta nell’anima, per provarla e distaccarla dal creato; la scava per svuotarla di se stessa; la “insegue”, la perseguita per possederla, penetra sino al midollo, “spezza le ossa”, come dice il Bossuet, “per regnar solo”. Felice l’anima che si abbandona nelle Mani dell’Eterno Operaio! Con il Suo Spirito, tutto fuoco e amore, il quale è “il Dito di Dio”, l’Artista Divino inciderà in essa i tratti del Cristo, per farla somigliare al Figlio della sua dilezione, secondo l’ineffabile disegno della sua sapienza e della sua misericordia.

(Beato Columba Marmion, da “Il Cristo nei suoi misteri”)

Non siamo fatti per godere quaggiù, la nostra felicità è in alto: “Sursum corda” in alto i cuori! Nei disegni Divini, il bene parte dal Calvario e dalla sofferenza.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

Quanto più siamo cari a Dio, tanto più soffriamo nel mondo. Gesù, il Figlio Diletto di Dio, ha sofferto come nessun uomo ha mai sofferto. Maria, nostra Madre, è la Madre dei dolori. Perché? Perché Dio è tanto Buono. Egli dà agli increduli, ai cattivi che non avranno la Felicità di godere il suo bel Paradiso, i beni di questo mondo, beni che durano qualche anno e poi passano per sempre. Ma ai suoi amici, Egli dona i beni eterni, poiché ogni piccola sofferenza sopportata per Dio e in unione a Gesù avrà una ricompensa ineffabile per tutta l’eternità.

(Beato Columba Marmion, dalle lettere)

“La Vera Pace si fortifica nel dolore” Beato Fulton J. Sheen

“La Vera Pace si fortifica nel dolore; la falsa pace viene demolita dalle avversità”

“Il dolore in sé non è insopportabile; è l’incapacità di comprenderne il significato che è insopportabile. Se il Buon Ladrone non avesse visto uno scopo nel dolore, non avrebbe mai salvato la sua anima. Il dolore può essere la morte della nostra anima, o può essere la sua vita.”

“La missione del dolore non è soltanto di rammentarci che questa terra non è tutto, ma anche di aiutarci ad espiare i nostri peccati. Il dolore è posto vicino al male per aiutare la redenzione dell’anima.”

“La Legge Cristiana è inequivocabile: Coloro che soffriranno con Cristo regneranno con Cristo”

(Beato Fulton J. Sheen)

“Perché c’è il Purgatorio? La necessità del Purgatorio è fondata sull’assoluta Purezza di Dio” Beato Fulton J. Sheen

È perfettamente vero il dire che la credenza nel Purgatorio è diminuita nella proporzione in cui la mentalità moderna andava dimenticando le due più importanti cose del mondo: la Purezza di Dio e la bruttezza del peccato. Ammesse entrambe queste due vitali credenze, la dottrina del Purgatorio non si può escludere.

Che cos’è il Purgatorio, se non una condizione di castigo temporale per coloro che lasciano questa vita in Grazia di Dio, ma non sono interamente liberi da colpe veniali e non hanno interamente pagato la soddisfazione dovuta alle loro trasgressioni? Il Purgatorio è quel modo d’essere in cui l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio e secondariamente, un modo d’essere in cui l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo.

La necessità del Purgatorio è fondata sull’assoluta Purezza di Dio. La Giustizia richiede che nulla d’immondo, ma solo i puri di cuore possano stare davanti al Volto d’un Dio Immacolato. Se non vi è il Purgatorio, la Giustizia di Dio sarebbe troppo terribile, poiché chi oserebbe affermare di essere abbastanza puro e mondo da stare dinanzi all’Immacolato Agnello di Dio? Ci sono alcune purezze di Santi eccezionali ma queste sono gloriose eccezioni. 

Quanti milioni di persone muoiono con l’anima macchiata di peccato veniale, persone che hanno conosciuto il male e che attraverso una forte risoluzione se ne sono staccati portando con sé la debolezza del loro passato, come un peso opprimente! 

Il giorno in cui siamo stati battezzati, la Chiesa pose su di noi una candida veste con questa ingiunzione: “Ricevi questa candida veste, affinché tu possa portarla senza macchia dinanzi al Trono di Cristo Signore, e ricevere la Vita Eterna”. Quanti di noi, nella loro virtù, hanno mantenuta questa veste immacolata e monda da ogni peccato, così da poter entrare immediatamente dopo morte nell’esercito, vestito di bianco, di Cristo Re? Quante anime vi sono che sul letto di morte, simili a fiori di tarda stagione, sono assolte dai loro peccati, ma non dal debito a essi dovuto?

Tutte queste anime che muoiono possedute da un po’ di Amor di Dio sono anime belle; ma se non vi fosse il Purgatorio, per le loro leggere imperfezioni, dovrebbero essere rigettate senza pietà nell’inferno dalla Divina Giustizia. Togliete il Purgatorio, e Dio non potrebbe perdonare così facilmente, perché un atto di pentimento e contrizione sull’orlo della tomba potrà forse espiare trent’anni di peccato? Cancellate il Purgatorio, e l’Infinita Giustizia di Dio rigetterebbe dal Cielo coloro che hanno deciso di pagare i loro debiti, ma non li hanno pagati fino all’ultimo centesimo.

Così, io dico, il Purgatorio è il modo d’essere dove l’Amore di Dio tempera la Sua Giustizia; poiché nel Purgatorio Dio perdona e ha tempo di ritoccare queste anime con la Sua Croce, di scalpellarle con lo scalpello della sofferenza, affinché siano pronte alla costruzione del grande edificio spirituale della Gerusalemme Celeste; d’immergerle in quella purificazione, perché possano lavare la loro veste battesimale macchiata, per essere degne di entrare nell’immacolata Purità del Cielo, di rifarle risorgere, come l’antica fenice, dalle ceneri della propria sofferenza, affinché, simili ad aquile ferite, risanate dal magico tocco delle fiamme purificatrici di Dio, possano ascendere verso il Paradiso, alla Città della Purezza, dove Cristo è Re e Maria Regina, poiché, per quanto insignificanti possano sembrare i difetti, Dio non perdona senza lacrime e non vi sono lacrime in Paradiso.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

-TOGLIETE IL PURGATORIO E NON AVRÀ PIÙ SENSO IL GIORNO DEI MORTI-

Nel Purgatorio, l’Amore di Dio tempera la Giustizia di Dio, ma insieme l’amore dell’uomo tempera l’ingiustizia dell’uomo, poiché rende capaci i cuori che sono stati lasciati, di rompere le barriere del tempo e della morte, di convertire parole non pronunciate in preghiere; incenso non bruciato, in sacrificio; fiori non offerti in elemosine; atti di bontà non compiuti, in aiuti per la Vita Eterna.

Levate il Purgatorio e quanto amaro sarà il nostro dolore per la nostra mancanza di bontà e quanto lancinante il tormento per la nostra dimenticanza!

Togliete il Purgatorio, e non avranno senso il Giorno della Rimembranza e il Giorno dei Morti, quando veneriamo la memoria dei nostri cari scomparsi. Levate il Purgatorio e quanto vane diventeranno le nostre corone, le nostre teste chinate, i nostri momenti di silenzio.

Ma se vi è un Purgatorio, allora immediatamente le teste chinate diventano ginocchia piegate, il momento di silenzio è momento di preghiera e la corona che appassisce, diventa una perenne offerta del sacrificio del Grande Eroe degli eroi, Cristo Nostro Signore e Salvatore.

La Chiesa ci assicura che, se non possiamo più fare nulla in questo mondo per i defunti, perché essi non vi appartengono più, possiamo ancora ritrovarli nelle mani della Divina Giustizia e dare a essi l’assicurazione del nostro amore e il prezzo della loro Redenzione.

L’anima di un parente, o di un amico, che si è presentato alla morte con un debito di penitenza verso Dio, può ancora estinguerlo per mezzo di noi, che siamo rimasti indietro, con la capacità di coniare l’oro delle nostre azioni quotidiane, nella moneta spirituale che compra la redenzione.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vi presento La Religione”)

“A misura che va svanendo dalla vita la spinta derivante dalla Fede in Dio e nella salvezza dell’anima, anche la gioia svanisce e noi ritorniamo alla disperazione dei pagani” Beato Fulton J. Sheen

Nessuna felicità terrena sarebbe completa né permanente se non fosse associata ad una buona coscienza.

La gioia spirituale è una serenità di umore in mezzo ai cambiamenti della vita, come una cima montana intorno alla quale imperversino le tempeste. Per un uomo che non ha mai radicato la sua anima nel Divino, ogni turbamento acquista proporzioni esagerate, ed egli non può riporre in nessuna singola cosa la pienezza delle sue energie perché è turbato da troppe cose.

Gioia non è sinonimo di allegria. Quest’ultima è un atto, mentre la gioia è un abito. L’allegria è simile a una meteora, la gioia è come una stella fissa; l’allegria è come una girandola, la gioia è come un fuoco. La gioia, in quanto è più permanente, rende più facili le azioni difficili.

Nessuno può essere esteriormente felice se è già infelice nel suo intimo. Se un senso di colpevolezza pesa sull’anima, non c’è somma di piacere esteriore che possa compensare la perdita di gioia interiore. Come il dolore è ausiliare inseparabile del peccato, così la gioia è la compagna della santità.

La gioia si può provare tanto nella prosperità quanto nell’avversità. Nella prosperità essa non consiste nei beni di cui godiamo, ma in quelli in cui speriamo; non già nei piaceri che andiamo sperimentando, ma nella promessa di quelli in cui crediamo senza mai averli visti. Le ricchezze possono abbondare, ma quelle che noi speriamo son quelle che i tarli non rodono, che la ruggine non attacca, che i ladri non possono rubare.

Perfino nell’avversità può esserci la gioia, ove si abbia consapevolezza che Lo Stesso Divino Maestro è morto sulla Croce per poter risorgere. A misura che va svanendo dalla vita la spinta derivante dalla Fede in Dio e nella salvezza dell’anima, anche la gioia svanisce e noi ritorniamo alla disperazione dei pagani.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sentiero della Gioia”).

“La Vita della Chiesa è la Vita di Cristo” Don Divo Barsotti

-La Vita della Chiesa è la Vita di Cristo-

Può sembrare che quello che ho detto sia molto semplice, molto facile, ma è grande: la vita della Chiesa è la vita stessa di Gesù; la Chiesa non vive che la sua vita, non vive che quello che Cristo ha vissuto.

La vita di Gesù si inizia nella tentazione del deserto e termina con la morte di croce: la vita della Chiesa si inizia con le persecuzioni di Roma e termina con la lotta furibonda di tutta quanta la creazione che è a servizio del maligno per opprimerla e soffocarla. Nella prima persecuzione la Chiesa vive nel deserto; al termine invece, conoscerà anche lei l’agonia dal Gethsemani, l’abbandono e la croce.

Ma sarà proprio l’atto della sua morte che la farà risorgere; sembrerà essa morire e invece, nella sua morte, si compirà l’atto di una glorificazione finale e definitiva, nella gloria del Cristo; perché essa non è che il suo medesimo Corpo.

(Don Divo Barsotti, Meditazioni sull’Apocalisse, pag. 251)

“Odi il peccato? Allora ami Dio” Beato Fulton J. Sheen

Non è l’odio che è sbagliato, è odiare la cosa sbagliata che è sbagliato. Non è la rabbia che è sbagliata, è arrabbiarsi con la cosa sbagliata che è sbagliato.

Dimmi il tuo nemico e ti dirò chi sei. Dimmi il tuo odio e ti dirò il tuo carattere.

Odi la religione? Quindi la tua coscienza ti disturba. Odi i ricchi? Allora sei avaro e vuoi essere ricco. Odi il peccato? Allora ami Dio. Odi il tuo odio, il tuo egoismo, il tuo temperamento impulsivo, la tua malvagità? Allora sei una buona anima, perché come disse Gesù Nostro Signore:

“Se qualcuno viene a Me … e non odia la propria vita, non può essere Mio discepolo” (Luca 14:26)

(Beato Fulton J. Sheen, da “Vittoria sul Vizio”)

“Satana non guadagna mai così tante anime come quando, nella sua astuzia, diffonde la voce che è morto da tempo e che non esiste” Beato Fulton J. Sheen

Non deridere Dio e i Vangeli dicendo che non c’è Satana. Il male è troppo reale nel mondo per dirlo. Satana non guadagna mai così tante anime come quando, nella sua astuzia, diffonde la voce che è morto da tempo e che non esiste.

Non respingere il Vangelo, perché dice che Gesù Nostro Salvatore è stato tentato. Satana tenta sempre i puri, gli altri sono già suoi. Satana colloca più diavoli e demoni sulle mura di un monastero che nei covi di iniquità, perché questi ultimi non fanno nessuna resistenza.

Non dire che è assurdo che Satana appaia a Gesù Nostro Signore, perché Satana deve sempre avvicinarsi ai devoti e ai forti mentre gli altri soccombono da lontano.

(Beato Fulton J. Sheen)

“Parole di Gesù a Santa Matilde di Hackeborn”

-Parole di Gesù a Santa Matilde di Hackeborn-

Un giorno la Santa, pensando che la sua malattia la rendeva inutile e che le sue sofferenze rimanevano senza frutto, il Signore Gesù le disse:

“La Mia Passione ha portato frutti infiniti in Cielo e sulla terra; così le tue pene, le tue tribolazioni rimesse a Me stesso e unite alla Mia Passione, saranno talmente fruttuose che procureranno agli eletti maggior gloria, ai giusti un nuovo merito, ai peccatori il perdono, alle anime del Purgatorio l’alleggerimento delle loro pene. Che cosa c’è, infatti, che il Mio Cuore Divino non possa rendere migliore, poiché ogni bene in Cielo e sulla terra sgorga dalla Bontà del Mio Cuore?”

“L’umiltà è la verità circa noi stessi” Beato Fulton J. Sheen

Solo una scatola vuota può essere riempita: solo quando il nostro ego è svuotato, Dio può riversarvi le Sue benedizioni. Alcuni sono già così pieni di sè che l’amore del prossimo o l’Amore di Dio non può penetrarvi. Poiché ricercano costantemente se stessi, tutti gli altri si disinteressano di loro.

L’umiltà, invece, ci rende recettivi verso gli altrui doni. Tu non potresti dare se io non prendessi! È colui che accetta a fare colui che dà. Così Dio, prima di poter essere Donatore, deve trovare chi prenda. Ma se non si è abbastanza umili per ricevere da Dio, allora non si riceve niente.

Chiedete a un uomo: “Siete un Santo?”…Se vi risponde affermativamente potete essere ben sicuri che non lo è.

L’umile guarda ai propri errori e non a quelli degli altri: non vede nel suo vicino se non quello che c’è di buono e virtuoso. Non si butta i propri difetti dietro le spalle, ma li ha sempre davanti a sé; sulle spalle porta, in un sacco, i torti del prossimo, per non vederli. Al contrario, l’uomo orgoglioso e superbo si lamenta di tutti e crede che gli sia stato fatto torto oppure che non sia stato trattato come merita. Quando l’umile è trattato malamente, non se ne lamenta, perché sa di essere trattato meglio che a lui non si convenga.

Da un punto di vista spirituale, chi va orgoglioso della propria intelligenza, del proprio talento o della propria voce, e non ne ringrazia mai Dio è un ladro; ha preso i doni di Dio senza riconoscere il Donatore.

Le spighe d’orzo che contengono i grani più ricchi sono quelle che pendono più basse. L’umile non si scoraggia mai, ma l’orgoglioso cade nella disperazione. L’umile ha sempre Dio da poter invocare; l’orgoglioso ha soltanto il suo ego che ha subìto un collasso.

Causa principale dell’infelicità interiore è l’egotismo o egoismo. Colui che si dà importanza vantandosi presenta, in realtà, le credenziali del suo poco valore. L’orgoglio altro non è che il tentativo di creare negli altri l’impressione che siamo ciò che in realtà non siamo.

Quanto sarebbe più felice la gente se invece di esaltare all’infinito il proprio ego lo riducesse a zero! Troverebbe allora il vero infinito mediante la più rara tra le virtù moderne: l’umiltà.

L’umiltà è la verità circa noi stessi. Un buon scrittore non è umile se dice: “Sono uno scribacchino”. Affermazioni simili si fanno soltanto per provocare una smentita, e così procurarsi la lode. Sarebbe invece più umile se dicesse: “Ebbene, quale che sia il mio talento, è un dono di Dio di cui io Lo ringrazio”.

Quanto più alto è l’edificio, tanto più profonde sono le fondamenta; quanto più alte sono le vette morali a cui aspiriamo, tanto maggiore è la nostra umiltà.

Disse San Giovanni Battista quando vide Gesù Nostro Signore: “Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca”.

I fiori, umilmente, svaniscono d’inverno per vedere le radici loro madri: morti al mondo essi eleggono la loro dimora sotto terra in profonda umiltà, invisibili agli occhi degli uomini. Ma per aver umiliato se stessi, vengono poi esaltati e glorificati nella nuova primavera.

Gesù disse: “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18, 9-14)

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sentiero della Gioia”)

“La condizione della nostra soddisfazione sta nell’essere contenuti, nel riconoscere dei limiti” Beato Fulton J. Sheen

Uno degli errori più gravi che facciamo sta nel credere che l’appagamento, la felicità, provenga da qualcosa al di fuori di noi anziché da una qualità dell’anima. Né l’appagamento si può ottenere cambiando luogo. Taluni credono che se fossero in un’altra parte della terra, maggiore sarebbe la pace della loro anima.

La condizione della nostra soddisfazione sta nell’essere contenuti, nel riconoscere dei limiti: tutto ciò che si trova entro dei limiti è suscettibile di tranquillità. Se l’anima di un uomo è contenuta in alcuni limiti (cioè se non è avara, né avida, né predace, né egoista, né gelosa, né invidiosa, né impura) allora è racchiusa nella calma, nella quiete di un appagamento luminoso.

L’uomo soddisfatto, limitato e contenuto dalle circostanze, fa di quei limiti stessi la cura della sua irrequietezza. L’appagamento, quindi, viene in parte dalla Fede: ossia dal conoscere lo scopo della vita e dall’esser sicuri che, quali siano le prove, esse ci vengono da un Padre Amoroso.

In secondo luogo, per sentirsi contenti bisogna anche avere una buona coscienza. Se l’io interiore è infelice a causa di mancamenti morali e di colpe non riparate, nulla di esteriore può dar pace allo spirito.

Una terza e ultima necessità sta nella mortificazione dei desideri, nella limitazione dei piaceri. Ciò che amiamo eccessivamente, spesso ci è causa di eccessiva sofferenza, mentre l’accontentarci accresce il nostro godimento e diminuisce la nostra miseria.

Un uomo che si accontenta, per poco, per pochissimo che abbia, non è mai povero; ma l’uomo scontento non è mai ricco, per molto che possa mai possedere.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Il Sentiero della Gioia”)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: