“Niente è più efficace contro la tentazione, del ricordo della Croce di Cristo” Beato Columba Marmion

La Grazia Divina è il soccorso che deve aiutarci a vincere la tentazione; ma noi dobbiamo domandarla nella preghiera.
Niente è più efficace contro la tentazione, del ricordo della Croce di Cristo…

Preghiamo dunque Cristo di essere il nostro sostegno nella lotta contro il demonio, contro il mondo, suo complice, contro la carne e la concupiscenza che è in noi.

Come gli apostoli sballottati sulla barca dalla tempesta, gridiamo verso di Lui: “Signore Gesù, aiutateci perché senza di Voi noi moriamo”. Stendendo la mano, Cristo ci salverà.

Un’anima, che cerca di restare unita a Cristo per mezzo della fede, è al disopra delle sue passioni, al disopra del mondo e dei demoni. Tutto può sollevarsi in lei, attorno a lei. Cristo la terrà, per mezzo della sua Forza Divina, al disopra di tutti gli assalti.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

 

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“CON IL PECCATO MORTALE CROCIFIGGIAMO E UCCIDIAMO GESÙ” Beato Columba Marmion

-CON IL PECCATO MORTALE CROCIFIGGIAMO E UCCIDIAMO GESÙ-

Se vogliamo sapere ciò che Dio pensa del peccato, guardiamo Gesù nella sua passione.

Quando vediamo Dio colpire il Figlio suo che ama infinitamente con la morte sulla croce, noi possiamo comprendere che cosa sia il peccato agli occhi di Dio.

Oh! Se potessimo comprendere nell’orazione che per tre ore Gesù ha gridato a suo Padre: “Se è possibile, Padre, che questo calice si allontani da me” e che la risposta del Padre è stata: “No!”; se potessimo comprendere che Gesù ha dovuto pagare il debito fino all’ultima goccia del suo Sangue; se potessimo capire questo, noi avremmo un santo orrore del peccato. Come doveva essere necessariamente potente l’odio di Dio Padre per il peccato perché colpisse così il Figlio Gesù senza misura, perché lo schiacciasse sotto la sofferenza e l’ignominia.

L’anima che commette deliberatamente il peccato mortale, porta la sua parte ai dolori e agli oltraggi che piombano su Cristo. Ha versato la sua amarezza nel calice presentato a Gesù durante l’agonia. Era con Giuda per tradirlo; con i soldati per coprire di sputi la sua faccia Divina, per bendargli gli occhi e schiaffeggiarlo; con Pietro per rinnegarlo; con Erode per deriderlo; con la folla per reclamare furiosamente la sua morte; con Pilato per condannarlo vilmente con un giudizio iniquo. Era coi Farisei che coprivano Cristo spirante col veleno del loro odio insaziabile; coi Giudei per burlarsi di Lui e sopraffarlo di sarcasmi..

Questa è l’opera dell’anima che rifiuta di sottomettersi alla Legge Divina; essa cagiona la morte del Figlio Unico di Dio, di Gesù Cristo. Se un giorno noi abbiamo avuto la disgrazia di commettere volontariamente un solo peccato mortale, noi siamo stati come quell’anima. Noi possiamo dire: “La passione di Cristo è opera mia. O Gesù, inchiodato sulla croce, voi siete il pontefice santo, immacolato, la vittima innocente e senza macchia; ed io, sono peccatore!”

Il peccatore inoltre uccide nell’anima la Vita Divina, la Grazia, e spezza l’unione che Cristo vuole avere con noi.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

“IL SORRISO, L’ANIMA E LO SPIRITO” Beato Fulton J. Sheen

IL SORRISO, L’ ANIMA E LO SPIRITO

Nulla, nella creazione inferiore all’uomo, ha mai prodotto alcunché lontanamente rassomigliante al sorriso. Non s’è mai visto che qualche animale incominci a sorridere, e quindi l’uomo scoppi in una risata. Quando si giunge a considerare l’uomo, si trova in lui qualche cosa di assolutamente nuovo. Il cavallino non ha mai sorriso, ed il cavallo da tiro non ha mai riso fragorosamente. Non è vero che le antichissime iene si limitassero a sogghignare, e quelle che vennero in seguito incominciassero a ridere: tutte avevano semplicemente la bocca aperta. La piccola valle non ha incominciato a fare un risolino mentre la grande vallata si sbellicava dalle risate.

Non ci si imbatte nel sorriso se non quando si arriva all’uomo, e la sola ragione per cui lo si incontra nell’uomo è che l’uomo possiede un’anima capace di elevarsi al di sopra della materia, e di vedere i rapporti esistenti fra le cose, e specialmente quelli buffi che aiutano a rendere la vita divertente.

È letteralmente vero che l’uomo “scoppia” a ridere, perché è un vero scoppio che lo eleva al di sopra di tutto ciò che fa parte della creazione. E lo scoppio che lo separa dal passato, dalla materia, è l’inizio della vita dello spirito.

La risata è prodotta dalla vista dei rapporti inattesi fra due giudizi, e poiché il rapporto si può percepire soltanto da parte di una forza Spirituale, ne consegue che può ridere soltanto l’uomo dotato di principio Spirituale.

(Beato Fulton J. Sheen, da “Menzogne e Verità”.)

L’ANIMA CHE NON E’ DIMORA DI CRISTO E’ INFELICE “Guai all’anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo!” San Macario

L’ANIMA CHE NON E’ DIMORA DI CRISTO E’ INFELICE
(Dalle «Omelie» attribuite a san Macario IV sec, vescovo)

Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d’uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell’anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità! Guai alla terra priva del contadino che la lavori! Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina.

Guai all’anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina.

Guai all’anima priva di Cristo, l’unico che possa coltivarla diligentemente perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. Guai a quell’anima che non avrà Cristo in sé! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi.

Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l’abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l’umanità, devastata dal peccato, prese un corpo umano, e, portando la croce come strumento di lavoro, dissodò l’anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello Spirito. Esso produce ogni genere di frutti soavi e squisiti per Dio, che ne è il padrone.

Fulton Sheen è Beato! Deo gratias!

E’ giunta davvero inaspettata (ma tanto a lungo desiderata ed auspicata) la notizia del riconoscimento ufficiale del miracolo fatto per intercessione di mons. Fulton Sheen e così il Papa ha deciso il via definitivo per la sua beatificazione. E’ un grande Te Deum e una grande gioia che ci pervade perché, mons. Fulton Sheen ha davvero ancora tanto da insegnare a noi oggi e domani, si tratta di quei Santi la cui testimonianza, parole, gesti ed insegnamenti valgono per sempre. 🙂
Insomma, un vero pioniere della Buona Battaglia dei nostri tempi e dei Tempi mariani, un autentico Soldato di Cristo, un vero e santo Pastore d’anime, un vero Profeta di Cristo che con san Giovanni Battista andava gridando alle genti (attraverso i Media e le predicazioni via radio) la conversione al Cristo Gesù, di preparare la strada del cuore a Colui che sta per ritornare Giudice e Re vittorioso; un autentico Missionario che come santa Caterina da Siena amava follemente la Chiesa di Cristo…

Fonte : Catholic pic-quotes

Il 20 settembre del 1979, celebra la Santa Messa per il suo 60.mo di sacerdozio e nell’omelia pronuncia queste parole: “Non è che io non ami la vita, ma ora voglio vedere il Signore. Ho passato tante ore davanti a Lui nel Santissimo Sacramento, ho parlato a Lui nella preghiera e di Lui con chiunque mi volesse ascoltare. Ora voglio vederlo faccia a faccia”.

Mons. Fulton Sheen morì, due mesi dopo, il 9 dicembre 1979, mentre era in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento nella sua cappella privata, a New York.

Te Deum Laudamus: mons. Fulton Sheen è Beato!

“Il Cristianesimo è propriamente una Vita” Beato Columba Marmion

Il Cristianesimo è propriamente una Vita.

Gesù Nostro Signore dice: “Venite e avrete la Vita”. È la Vita Divina, che dall’umanità di Cristo, nella quale è in tutta la sua pienezza, scorre in ognuna delle anime battezzate.

Ma questa Vita non si sviluppa in noi senza sforzo. Il suo accrescimento è condizionato dalla distruzione di ciò che le si oppone, cioè dal peccato. Il peccato è l’ostacolo vero, che impedisce alla Vita Divina di svolgersi e conservarsi in noi.

Ma mi direte, il battesimo non ha distrutto in noi il peccato? Certo, esso cancella in noi il peccato originale e quando è conferito ad un adulto tutti i peccati personali. Rimette i debiti del peccato e produce in noi la “morte al peccato”. Nei disegni di Dio questa morte è definitiva; noi non dobbiamo più ricadere nel peccato.

Ciononostante il battesimo non ha tolto la concupiscenza; questo focolare di peccato resta in noi. Dio ha voluto così. Ha voluto che la nostra libertà potesse esercitarsi nella lotta e prepararci con ciò, dice il Concilio di Trento: a “un’ampia messe di meriti”. Questa “morte al peccato”, ottenuta in principio nel battesimo, diventa dunque per noi una condizione di vita.

Dobbiamo indebolire in noi l’azione della concupiscenza il più possibile. A questa condizione la Vita Divina si svolgerà nell’anima nostra, nel grado medesimo in cui rinunceremo al peccato, alle abitudini del peccato ed ai suoi vincoli.

Uno dei mezzi per arrivare a questa distruzione necessaria del peccato è di odiarlo. Non si patteggia con un nemico che si odia. Per avere quest’odio del peccato, bisognerebbe conoscerne tutta la profonda malizia e l’infernale bruttezza.

Supponiamo un’anima di battezzato che, scientemente e volontariamente, commetta un peccato mortale, violi deliberatamente in materia grave uno dei comandamenti divini. Che fa quest’anima? Che diventa? Noi sappiamo che disprezza Dio, che si schiera fra i nemici di Cristo per farlo morire, che distrugge in sè la Vita Divina, la Grazia di Dio. È questa l’opera del peccato.

Il peccato è il male di Dio, poiché è la negazione, fatta dalla creatura, dell’esistenza di Dio, della sua verità, della sua sovranità, della sua santità e della sua bontà.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

“La santità si acquista così” Beato Columba Marmion

-LA SANTITÀ SI ACQUISTA COSÌ-

Se conosceste il dono di Dio!

Quando assistiamo alla Santa Messa, noi partecipiamo al Sacrificio che rinnova quello della Croce. L’ Uomo-Dio si offre sull’altare come sul Calvario. È lo stesso Cristo, vero Dio e vero Uomo, che s’immola sull’altare per farci partecipare alle sue soddisfazioni infinite.

Se la nostra fede fosse viva e profonda! Con quale riverenza assisteremmo a questo Sacrificio, con quale santa avidità andremmo ogni giorno, come lo desidera la Chiesa nostra madre, alla Sacra Mensa per unirci a Cristo; con quale incrollabile confidenza riceveremmo Gesù nel momento in cui Egli dà a noi Se Stesso con la sua Umanità e la sua Divinità, con i suoi tesori ed i suoi meriti, Lui, il prezzo del riscatto del mondo e Figlio nel quale Dio mette le sue compiacenze!

Andiamo dunque a Nostro Signore! Egli ci dà parole di Vita Eterna. Riveriamolo prima di tutto con fede viva, dovunque Egli si presenti: nei Sacramenti, nella Chiesa, nel Suo Corpo Mistico, nel prossimo, nella sua Provvidenza che dirige o permette tutti gli avvenimenti, anche la sofferenza; riceviamolo, qualunque sia la forma che prende ed il momento in cui viene, con una adesione intera alla Sua Parola Divina ed un abbandono completo al suo servizio. La santità si acquista così.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

“NOI SIAMO DIVENTATI CRISTO” Beato Columba Marmion

“NOI SIAMO DIVENTATI CRISTO”

Oh! Se avessimo fede in queste verità! Se comprendessimo ciò che significa per noi l’essere entrati, per mezzo del battesimo, nella Chiesa Cattolica! L’essere, per mezzo della Grazia, membra del Corpo Mistico di Cristo!

Dice Sant’Agostino: “Rallegriamoci, noi siamo diventati non soltanto cristiani, ma Cristo”.

Capite, fratelli miei, la Grazia di Dio su di noi? Trasaliamo di allegrezza, noi siamo diventati Cristo; Lui la testa, noi le membra.

Che cos’è la testa e che cosa sono le membra? Cristo e la Chiesa. Cristo, per mezzo del suo Santo Apostolo Paolo, disse: “Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra”.

Sì, ringraziamo Gesù Cristo di associarci così intimamente alla Sua Vita. Tutto ci è comune con Lui: meriti, interessi, beni, beatitudine, gloria.

Restiamo dunque delle membra vive che non condannino se stesse, con il peccato mortale, a diventare membra morte. Ma siamo piuttosto con la Grazia che viene da Cristo, con le nostre virtù modellate sulle Sue, con tutta la nostra santità, che è soltanto una partecipazione alla Sua, delle membra piene di Vita e di Bellezza soprannaturale, delle membra di cui Cristo possa gloriarsi, delle membra, che facciano degnamente parte di quella società che Egli ha voluto: “Senza ruga, né macchia, ma santa ed immacolata”.

E poiché “noi tutti siamo uno in Cristo”, poiché sotto un medesimo Capo, Cristo, noi viviamo tutti della stessa Vita di Grazia, sotto l’azione di uno stesso Spirito, benché siamo tutte membra aventi ognuna una funzione diversa, restiamo uniti tra noi; uniti pure con tutte le anime sante che – in Cielo, membra gloriose; in Purgatorio, membra sofferenti – formano con noi un solo corpo. È questo il dogma tanto consolante della Comunione dei Santi.

Per San Paolo, i “Santi” sono coloro che appartengono a Cristo, sia che, avendo ricevuto la corona in Paradiso, abbiano già il loro posto nel Regno Eterno, sia che combattano ancora quaggiù. Ma tutte queste membra appartengono ad un solo Corpo, poiché la Chiesa è una. Esse sono solidali le une con le altre. Tutto è comune tra esse: “se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato tutte dividono la sua gloria”.
Il bene di un membro dà profitto all’intero corpo e la gloria del corpo ricade su ognuna delle sue membra.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

“I SACRAMENTI SONO LE SORGENTI DELLA GRAZIA DI CRISTO, DELLA VITA DIVINA” Beato Columba Marmion

“I SACRAMENTI SONO LE SORGENTI DELLA GRAZIA DI CRISTO, DELLA VITA DIVINA”

Ma, mi domanderete, ora che Cristo è risalito nei cieli, che gli uomini non lo vedono più quaggiù, non lo sentono più, non lo toccano più, come si produce questa potenza di Grazia e di Vita? Come si esercita su noi e in noi l’azione di Gesù Nostro Signore? Come è Egli ora la causa efficiente della nostra santità, come produce in noi la Grazia, sorgente di Vita?

La via normale e ufficiale, per mezzo della quale ci perviene la Grazia di Cristo, è costituita prima di tutto dai Sacramenti, che Egli ha istituiti. I Sacramenti sono le sorgenti vere e pure e, nello stesso tempo, inesauribili, nelle quali troveremo infallibilmente la Vita Divina, di cui Gesù Cristo è ricolmo e di cui vuol farci parte: “Venite a Me e avrete la Vita”.

Che cos’è dunque un Sacramento?

Il Santo Concilio di Trento ci dice che il Sacramento è un segno sensibile che significa e produce una Grazia invisibile; è un simbolo che contiene e conferisce la Grazia Divina..

L’effetto dei Sacramenti è la Grazia operata nell’intimo dell’anima. Nel Sacramento c’è tutto quanto bisogna per agire, ma è necessario che la Grazia non trovi in noi un ostacolo.
Quale ostacolo?

Esso varia di natura a seconda del carattere dei segni e della Grazia che conferiscono. Così, noi possiamo ricevere la Grazia di un Sacramento soltanto se vi acconsentiamo. La mancanza di contrizione e di pentimento è un ostacolo al ricevere la Grazia del Sacramento della Confessione. Il peccato mortale costituisce un ostacolo che ci impedisce di ricevere la Grazia del Sacramento dell’Eucaristia.
Togliete l’ostacolo e la Grazia discende in voi appena ricevete il Sacramento.

Apriamo dunque completamente alla Grazia Divina le vie delle anime nostre; portiamovi tutta la carità e la purezza desiderabili, affinché Cristo faccia sovrabbondare in noi la Sua Vita Divina!

C’è analogia, dice San Tommaso d’Aquino, tra la vita naturale e la vita soprannaturale.

L’anima deve nutrirsi come il corpo: il Sacramento dell’Eucaristia è l’alimento dell’anima e può diventare un nutrimento quotidiano.

Tutti i Sacramenti, creano, nutrono, affermano, assicurano, riparano, fanno crescere e sviluppare la Vita Divina nell’anima di ognuno di noi…. Tutti i Sacramenti conferiscono la Grazia, comunicano all’anima, o aumentano in lei la Vita di Cristo, cioè la Grazia Santificante, le virtù infuse, i doni dello Spirito Santo: questo ammirabile complesso che, sotto il nome di Stato di Grazia, orna la sostanza della nostra anima e feconda soprannaturalmente le sue facoltà per assimilarla a Gesù Cristo e renderla degna degli sguardi dell’Eterno Padre.

Attingete a queste acque salutari, a queste sorgenti di salvezza! Attingetevi spesso, soprattutto all’Eucaristia, il Sacramento di Vita per eccellenza! Sono le sorgenti, che il Salvatore Gesù ha fatto scaturire per mezzo dei suoi meriti infiniti dal piede della sua Croce, o meglio dal fondo del Suo Cuore Sacro.

(Beato Columba Marmion, da “Cristo Vita dell’Anima”.)

“Se qualcuno si astiene dall’Eucaristia si separa dal corpo di Cristo, e rimane lontano dalla salvezza. È un fatto di cui preoccuparsi” San Cipriano

Noi viviamo in Cristo e riceviamo ogni giorno la sua Eucaristia come cibo di salvezza. Non accada che, a causa di peccati gravi, ci venga negato il pane celeste, e così, privati della comunione, veniamo anche separati dal corpo di Cristo. Egli stesso ha proclamato infatti: Io sono il pane di vita, che sono disceso dal cielo. Se uno mangerà del mio pane, vivrà in eterno. E il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo (cfr. Gv 6, 51).
Dice che se qualcuno mangerà del suo pane vivrà in eterno. È evidente dunque che vivono coloro che gustano il suo corpo e ricevono l’Eucaristia per diritto di comunione. Da ciò si deduce che se qualcuno si astiene dall’Eucaristia si separa dal corpo di Cristo, e rimane lontano dalla salvezza. È un fatto di cui preoccuparsi. Preghiamo il Signore che non avvenga. È lui stesso che pronunzia questa minaccia, dicendo: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi (cfr. Gv 6, 53). Per questo chiediamo che ci sia dato ogni giorno il nostro pane, cioè Cristo, perché noi che rimaniamo e viviamo in Cristo, non ci allontaniamo dalla sua vita divina.

(Dal trattato «Sul Padre nostro» di San Cipriano, vescovo e martire)

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