I CATTOLICI AMANO I PROTESTANTI?L’ATTEGGIAMENTO MIGLIORE DA PRENDERE VERSO CHI NON È CATTOLICO

Amici di Fulton John Sheen

L’atteggiamento migliore che può prendere un Cattolico nei confronti di un protestante è questo: vivere intensamente la vita spirituale della Chiesa, affinché i non Cattolici, vedendo Cristo riflesso nei Cattolici, desiderino conoscere da dove venga la loro felicità. A un affamato non si dice: «Stai attento contro il veleno». Bisogna dargli il nutrimento, lasciando che le leggi di natura facciano il resto. Nel campo religioso è metodo sbagliato fissarsi soltanto sugli errori. È molto meglio parlare della ricchezza che sta nel vivere con Cristo, lasciando che la grazia di Dio faccia il resto.

Non dobbiamo essere più Cattolici della Chiesa, la quale ufficialmente insegna: «L’ignoranza dei protestanti quando è moralmente invincibile fa sì che non devono essere chiamati eretici o colpevoli agli occhi di Dio. L’unico giudice dei segreti del cuore è Dio». Ecco perché la Chiesa Cattolica ufficialmente chiama i protestanti con una bella espressione che dovrebbe diventare universale:…

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NOI ABBIAMO SEMPRE BISOGNO DI MARIA PER TENERE INSIEME LE VERITÀ DELLA FEDE: “Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi”

Amici di Fulton John Sheen

Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi. (…)

Maria ha dato a nostro Signore la sua natura umana. Lui le chiese di dargli una vita umana, di dargli delle mani per benedire i fanciulli, dei piedi per andare in cerca della pecorella smarrita, degli occhi per piangere sugli amici morti, e un corpo per soffrire in modo da poterci fare rinascere nella libertà e nell’amore. Fu per mezzo di lei che Gesù divenne il Ponte tra il divino e l’umano. Se eliminiamo lei, allora o Dio non si fa uomo, o chi è nato da lei è uomo e non Dio. Senza di lei non avremmo più Nostro Signore!

Se abbiamo una cassettina nella quale conserviamo il nostro danaro, sappiamo che non dobbiamo perderne la chiave; non ci verrà mai in mente che la chiave sia il danaro, ma sappiamo che…

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RIBELLARSI ALLA CHIESA È MATRICIDIO: “Leghiamoci perciò con vivo amore all’unità della Chiesa, anche se per la miseria e la cattiveria degli uomini che ne fanno parte ciò dovesse costarci sacrificio.” COMMENTO MOLTO ATTUALE E IMPORTANTE DI DON DOLINDO RUOTOLO

La Chiesa cominciava a dare i primi passi nel mondo. Fondata sugli Apostoli, raccolta nella preghiera, sotto la protezione materna di Maria SS., guidata e retta da S. Pietro nell’unità della carità, in attesa dello Spirito Santo, che doveva vivificarla soprannaturalmente santificandola, e doveva diffonderla in tutto il mondo, i suoi caratteri erano già ben definiti e determinati.

Le sette che dolorosamente sarebbero sorte nei tempi futuri con la presunzione di riformarla, si sarebbero fondate non su Pietro e sugli Apostoli, ma su poveri traviati dalla verità e dalla disciplina, che avrebbero rifiutato il materno e dolcissimo appoggio di Maria SS., e sarebbero state fonte e fomite di dissensioni e di rovine.

Leghiamoci perciò con vivo amore alla unità della Chiesa, anche se per la miseria e la cattiveria degli uomini che ne fanno parte ciò dovesse costarci sacrificio. È una forma di martirio che è carissima e graditissima a Dio, il quale avrà cura nella sua carità infinita di farci giustizia.

Morire anche nell’obbrobrio, anche come malfattori, per l’unità e la disciplina della Chiesa, ecco la più grande abnegazione di un’anima cristiana e sacerdotale, posta alle strette dall’ingiustizia e dalla miseria umana.

Ribellarsi sarebbe un matricidio, perché la rivolta non colpisce gli uomini ma la Chiesa, e sarebbe anche un suicidio, perché la ribellione dividerebbe l’anima non dai mestatori ma dalla Chiesa. Che cosa importa la misera vita, la gloria od anche semplicemente la buona riputazione di uno o di pochi di fronte all’interesse della vita della Chiesa?

Difendersi è un diritto e può essere anche un dovere quando la propria difesa implica la difesa della gloria di Dio; ma quando non è possibile la difensiva senza l’offensiva contro i supremi poteri della Chiesa, chi l’ama veramente, per amore di Gesù Cristo che l’ha fondata e l’ha resa intangibile, si raccoglie nel silenzio, si umilia, prega e rimette al Signore la propria causa, che diventa allora causa di gloria divina.

Allontanarsi da questa linea di condotta significa agire da stolti, poiché significa compromettere la salute del corpo per salvaguardare quella di un membro. La rovina del corpo porta anche quella del povero membro offeso.

Per un patereccio punirai il cuore colpendolo? Per una infezione di pelle avvelenerai tutto il sangue? E quale salute puoi sperare da un cuore spezzato o da un sangue avvelenato? La nostra figura storica è un atomo fuggente, che rimane seppellita dall’oblio, mentre la figura della Chiesa è una perennità di sempre freschissima vita. Or tu che farai? Disseccherai l’albero per conservare la piccola pianta che vive nelle sue radici, e che da una stagione all’altra si dissecca e non lascia traccia di sé?

O poveri cuori ulcerati dall’ingiustizia, posti al cimento della malignità umana, sollevatevi al di sopra di essa e vincetela col vostro sacrificio e la vostra immolazione. Qui sta l’eroismo, qui sta la grandezza vera d’un vero e profondo amore alla Chiesa Cattolica.

Chi sente diversamente ha la sorte di Giuda traditore: compra il “campo del vasaio” e lo muta in “akeldamà”, poiché il prezzo della gloria della sua povera argilla diventa prezzo del sangue della vita della Chiesa; “acquista, si, un campo con la mercede della sua iniquità”, un campo ristretto di misera soddisfazione e di più misera vendetta, ma si “appicca” con le sue mani e “crepa nel mezzo, spargendo tutte le sue viscere”, perché rovina se stesso e cade negli orrori della morte interiore e nel disordine dei sensi.

Noi siamo nella vita mortale come in una continua attesa dello Spirito Santo, perché non possiamo vivere ed operare soprannaturalmente senza la grazia del Signore; perseveriamo perciò concordi nell’orazione unendoci alle preghiere della Chiesa, a quelle delle anime sante ed a quella della SS. Vergine Maria, dalla cui materna mediazione possiamo aspettarci gli aiuti particolari dei quali abbiamo bisogno.

Persuadiamoci che tutte le nostre iniziative e la nostra scienza non valgono nulla, e che solo per lo Spirito Santo possiamo essere rivestiti di soprannaturale vigore dall’alto.

Ogni giorno perciò tendiamo le mani allo Spirito Santo, e come piante intristite dalla siccità, imploriamo da Lui la rugiada della grazia che ci faccia rifiorire e ci faccia portare frutti abbondanti.

(Dal commento agli Atti degli Apostoli del Sacerdote Dolindo Ruotolo)

Ascoltiamo don Dolindo Ruotolo:

“La Chiesa è guidata dalla Provvidenza di Dio.
Gli scandali dei membri della Chiesa sono un segno della sua vita, poiché le malattie non colpiscono le statue o le figure dipinte, ma gli esseri vivi. Nella sua anima la Chiesa è invece immacolata, santa, senza macchie e senza rughe.

Le sette che sono un corpo senza vita, hanno spesso un volto incipriato e dipinto, si gloriano della loro apparenza, ma vanamente. Un fiore soverchiamente manierato e simmetrico, è un fiore artificiale, senza profumo e senza vita, mentre quasi sempre il fiore sbocciato da una pianta viva, ha qualche petalo che cade, o qualche foglia intristita dal gelo. La Chiesa non è una vetrina di fiori artificiali, belli solo in apparenza; è un giardino fecondo dove cresce il germe cattivo con quello buono, fino alla raccolta e alla mietitura.

Non ci scandalizziamo dunque quando veniamo a conoscenza di Sacerdoti cattivi o di membra guaste della Chiesa, piuttosto pensiamo noi a consolarla nei suoi dolori con la nostra virtù.

La Chiesa in mezzo alle sue pene dà a Dio le anime privilegiate, formate esse pure dall’angustia e dal dolore; fioriscono in Lei per la lotta fra il bene ed il male gli atti più vivi di amore, le riparazioni, l’apostolato, la virtù. Germinano in Lei i gigli candidi della purezza, i fiori vermigli del martirio, e le gemme profumate della carità in mezzo all’uragano che vorrebbe sradicare da Lei ogni vita, come germinarono dal Corpo piagato del suo Redentore i fiori dell’amore, della riparazione e della vita che salvò il mondo.

Persuadiamoci che la Chiesa è guidata da una specialissima Provvidenza di Dio, e che ogni male in Lei è utilizzato come concime delle piante buone. Essa è tutto un ricamo ammirabile della grazia, dove, proprio come nel ricamo; ci sono anche dei vuoti, che fanno risaltare la bellezza dell’insieme. Giudicarla a modo umano, significa non intendere nulla della sua divina costituzione, significa smarrirsi nelle conclusioni più stolte e più menzognere.”

(Don Dolindo Ruotolo)

GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “Non è Dio che condanna, ma è l’uomo che rinnega Dio e sceglie l’inferno con assoluta libertà”

Appena sono arrivata ai suoi piedi prese a dirmi:

«E se sapessi perché come Dio sono paziente? Perché sono eterno, perché per Me tutto è presente. Vedo i peccati e il pentimento nelle anime; vedo ciò che nel presente mi offende e l’avvenire che redime. Gli avvenimenti, che per l’uomo sono futuri, per Me sono presenti, in cui ogni cosa si muove ed esiste nella mia pace immutabile, in cui si schianta l’inferno stesso. Perciò, la mia bontà non concede alle anime ciò che può essere dannoso anche se me lo chiedono; per l’uomo, è un bene ciò che chiede, ma lo so che quello è un male che lo nuoce. Quanto è ingrato l’uomo che non si china davanti alla mia Volontà che è sempre amorevole nei suoi confronti. Quanti mi chiamano ingiusto, senza conoscere i benefici che hanno ricevuto! Sono paziente nei confronti dei peccatori e delle anime perché so misurare la debolezza dell’uomo, e la mia infinita bontà non ha misura. Questo Dio è la misericordia stessa! E quando castiga, obbligato dall’uomo, quegli stessi castighi sono misericordia sulla terra».

«Dunque, se tutto per Te è presente, sai in anticipo chi si salva e chi si danna?».

«Come Dio, che vede tutto al presente, sì, perché non può essere diversamente; ma tra vedere chi sarà dannato e volere la sua dannazione c’è un abisso. Per salvarsi o dannarsi, l’uomo ha la libertà di scegliere, libertà che è stata data da Me. Questa libertà è una soddisfazione per Me, la volontà amorosa dell’uomo che per amore sceglie di essere mio. Se lo avessi fatto in modo che tutti si salvassero senza condizioni, la mia giustizia sarebbe di troppo e il mio amore non avrebbe la scelta dell’uomo che tanto mi soddisfa. Ciò che Dio fa è ben fatto. L’ uomo ha la mia Chiesa con i suoi Sacramenti, ha le mie leggi che recano felicità a chi le compie e la dannazione eterna a chi volontariamente le rifiuti. Dio non condanna, ma è l’uomo che condanna se stesso, per sua volontà, trasgredendo e contrastando la Legge divina nei suoi precetti. Nessuno innocentemente si condanna; per condannarsi occorre la malizia, la piena consapevolezza e la volontà di calpestare i miei comandamenti. Non è Dio che condanna, ma è l’uomo che rinnega Dio e sceglie l’inferno con assoluta libertà; nessuno che si pente, nessuno che torna a Me, nessuno che mi invoca e che mi ama, può condannarsi».

«Ma Tu vedi chi sono quelli che ti amano e quelli che non ti ameranno mai».

«Certamente, perché non posso non vedere l’avvenire e il passato in quanto Dio, in virtù della Divinità, una con quella del Dio-Uomo. Fino all’ultimo istante offro alle anime il cielo, la mia Passione, il mio Sangue e i miei meriti infiniti per lavarli e salvarli».

«Ma devi soffrire nel vedere l’avvenire di coloro che non corrisponderanno e si dannano».

«Come Dio non soffro, perché nella mia Giustizia in tutti i modi ricevo gloria. Come Dio-Uomo, soffrii molto e ora il mio Cuore soffre misticamente a causa delle ingratitudini e delle offese fatte alla mia Divinità, in cui si trovano le altre divine Persone e a causa del disprezzo del mio Sangue, dell’amore e delle grazie di un Dio-Uomo. Ma anche mi duole molto il male nelle anime, negli uomini che sono la mia Carne e il mio Sangue, i miei fratelli, eredi del cielo e incorporati alla Divinità in Me, che per la loro nefanda volontà si perderanno eternamente».

«E quale, mio Gesù, è il rimedio per tutto questo?».

«C’è la preghiera, il sacrificio, la comunione dei santi, per ottenere luce per quelle anime e forzarle mediante la grazia a pentirsi e a raggiungere il cielo. Hanno il ricorso infinito alla mia Misericordia e ai miei meriti; ma tocca a loro rifiutarli o utilizzarli. Hanno Maria. Se tu sapessi quale è il numero (mi trattengo a dirtelo) dei sacerdoti che sono la mia stessa vita e che rifiutano nel loro cuore il Dio-Uomo che pazientemente e umilmente offre loro il perdono, la misericordia e il cielo? Questo mi strazia il Cuore perché chi più di loro ha il ricorso al mio Sangue nelle Messe, ai miei meriti messi a loro disposizione e al mio infinito, eterno e speciale amore? Io vedo la fine di ogni anima, perché non posso non vederla, ma raddoppio, soprattutto, nei miei sacerdoti, i miei divini ricorsi, le mie grazie straordinarie, i santi ricordi e il mio infinito amore di Vittima con il quale possono, fino all’ultimo istante della loro vita, saldare tutti i debiti».

«Signore, ma non permettere loro di ordinarsi se devono offenderti con la loro impenitenza finale».

«E la libertà che lo ho dato all’uomo [dov’è]?».

«Dicono giustamente, mio Gesù!, che qualche volta ti sei pentito di creare l’uomo» (cfr. Gen 6,6).

«Prega instancabilmente per i sacerdoti e sacrificati per loro in Mia unione per scuotere i loro cuori…».

«Tu sei destinata alla santificazione delle anime, specialmente dei sacerdoti. Attraverso di te, molti si infiammeranno dell’amore e del dolore… fa’ amare la croce per mezzo dello Spirito Santo. Verrà una pleiade di sacerdoti santi, che incendieranno specialmente il mondo con il fuoco della croce».

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Il Riposo di Gesù, esercizi spirituali 1933” edizioni OCD)

PERCHÉ LA MAGGIORANZA DEI MATRIMONI MODERNI FINISCE IN UN FALLIMENTO?

Amici di Fulton John Sheen

Che cosa succede quando non viene attuato l’ordine divino e l’amore erotico non viene utilizzato quale embrione che deve condurre a Dio?

Con questa domanda mettiamo il dito sul fallimento della maggioranza dei matrimoni moderni, in cui l’amore non è considerato come una porta aperta verso il cielo, ma come mera inclinazione della carne. Quando le unioni matrimoniali sono prive di religione – la quale sola può suggerire che l’amore della carne è nient’altro che un’introduzione all’amore dello spirito – allora l’altro coniuge diventa oggetto di adorazione al posto di Dio.

Questa è infatti l’essenza dell’idolatria: adorare l’immagine invece della realtà, scambiare la copia per l’originale, e la cornice per il quadro. Quando l’amore si limita alla soddisfazione del desiderio egotistico, diviene solo un’energia esauritasi, o una stella caduta. Quando l’amore rifiuta deliberatamente di usare le scintille che Dio gli ha dato per accendere altri fuochi, quando scava pozzi, ma…

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GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “Non fu tanto la Croce del Calvario il mio vero martirio, quanto piuttosto i miei dolori intimi che i miei sacerdoti devono far conoscere…Bisogna far conoscere alle anime la profondità dei dolori del mio Cuore, gli insondabili abissi di quella amarezza”

Le Opere della Croce, inviate opportunamente sulla terra, devono insegnare ad amare più profondamente il mio Cuore con tutte le sue specificità: il suo amore umano che proviene dall’amore divino. È necessario insegnare alle anime le intimità del mio Cuore pieno d’amore, i suoi intimi dolori, uno ad uno, quei suoi dolori che divinizzati diventano dolori che salvano.

Del mio Cuore solo la forma e i battiti sono quelli dell’uomo, sono umani, anche se divinizzati. Ma i suoi dolori redentori sono divini, le sue pene intime provocate dall’umana ingratitudine sono divine, la vergogna che prova davanti al Padre celeste, quando cerca di coprire l’umanità peccatrice, è divina; le sue ansie, le sue pene nel vedere offesa e disprezzata la Trinità sono divine; i suoi dolori morali, i suoi dolori mistici nella celebrazione della Messa, che soffre nella sua parte più delicata e intima, a causa dei sacerdoti cattivi, indegni o indifferenti, sono divini. E sono proprio i miei dolori che redimono e salvano, perché uniti in Me alla Divinità del Dio-Uomo, dell’Uomo-Dio; solamente per questo ho salvato il mondo e ho aperto il cielo per mezzo della Redenzione di un Dio-Uomo. (…)

È giunto il tempo in cui non è più sufficiente spiegare al mondo le insegne con cui si è presentato, ma il valore di quelle insegne, il loro profondo significato divino e umano per elevare le anime da ciò che è materiale a ciò che è spirituale, da ciò che è umano a ciò che è divino. Bisogna far capire che il Crocifisso non rappresenta solo un Uomo inchiodato ad una croce, ma che in lui bisogna ricercare e adorare anche ciò che c’è di divino, la sua Divinità.

Bisogna far conoscere alle anime, ripeto, la profondità dei dolori del mio Cuore, gli insondabili abissi di quella amarezza, quella Croce che portai nel mio intimo, fin dall’Incarnazione, e che fu causa di martirio interiore durante tutta la mia vita. È necessario che le anime amino Dio, ma in spirito e verità, che conoscano più profondamente quel mare senza fondo che è lo Spirito Santo in Me e adorino la Divinità. Ciò che nell’uomo è materia, tende alla materia, e da questa sua inclinazione proviene l’idolatria. Per questo Io sono venuto ad assumere un corpo in Maria, proprio affinché le anime attratte da ciò che è materiale potessero elevarsi alle cose spirituali.

Nonostante i tanti secoli trascorsi, il mio Cuore non è conosciuto in tutte le sue fibre: ci sono in lui regioni ignorate dagli uomini, tesori nascosti e una sorgente di amore divino e umano che non si esaurisce mai. I miei sacerdoti trasformati in Me conosceranno, in tutta la sua estensione, il dolore e la tenerezza del mio Cuore divino per farla gustare alle anime. Non fu tanto la Croce del Calvario il mio vero martirio, quanto piuttosto i miei dolori intimi che i miei sacerdoti devono far conoscere.

Che mi si capisca, che mi si studi, che mi si comprenda, che in Me si ami più la Divinità che l’Umanità che il mondo tende a separare, quando invece sono indissolubilmente unite. Allora soltanto mi ameranno in spirito e verità; Dio in Me, Dio-Uomo, il Dio Spirito, il Dio Verità, il Dio Luce, e la Trinità in tre Persone Divine. Ebbene, tutto questo è compito dei sacerdoti che se si trasformano in Me saranno inondati di splendori divini, di una conoscenza oggi nascosta ai loro occhi, di abissi di luce, con la cui splendente chiarezza potranno adempiere ciò che Io voglio.

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Sacerdoti di Cristo” Città Nuova Editrice)

GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “L’INVIDIA FRA I SACERDOTI OFFENDE GRAVEMENTE IL MIO CUORE E PRODUCE DANNI INCALCOLABILI ALLA CHIESA”

“Quante mormorazioni, quanta malevolenza, quanti odi, perfino scandali, lagnanze e ingiustizie per l’invidia fra i miei sacerdoti! Quanta gelosia, quanti litigi e accuse manifeste, e quante amarezze, superbia e odi, covati nell’intimo, provoca questo vizio che addirittura può diventare passione che offusca!”

Un’altra realtà che mi offende, gravissima e molto diffusa, è l’invidia che molti dei miei sacerdoti nutrono verso altri sacerdoti loro confratelli. Sorgono sentimenti d’invidia per coloro che sono particolarmente dotati per la predicazione, o esercitano il ministero della confessione, per chi ha amicizie con persone di alto rango, per le preferenze accordate da vescovi e superiori, per gli incarichi assegnati ad altri, per i gradi gerarchici che si pensa di meritare, per gli studi, le doti, gli affetti, ecc., ecc..

Tutto ciò è molto comune, perché i sacerdoti sono uomini, hanno passioni da uomini, camminano sulla terra e la polvere si attacca anche ai loro piedi. Ma poiché sono sacerdoti, anime predilette e vasi di elezione, devono vivere, pur essendo sulla terra, una vita di cielo; devono rifuggire da certe passioni banali e non lasciare che s’impossessino dei loro cuori, poiché in questo modo perderanno la pace e resteranno coinvolti in mille altre passioni, che formeranno una catena che li trascinerà a mali peggiori.

Queste invidie reciproche, fra coloro che si dicono miei, hanno delle conseguenze incalcolabili e arrecano danni molte volte irreparabili, che mi offendono gravemente! Questo vizio è molto sottile in coloro che si dedicano al mio servizio, e la mia Chiesa ne risente le conseguenze: i Vescovi soffrono per questi dissensi, i fedeli ne restano scandalizzati e Io ne sono offeso.

Che importa se alcuni sacerdoti hanno più talento, godono di maggiori simpatie e brillano più di altri? Per Me la vera grandezza non consiste in ciò che brilla, in ciò che passa, in ciò che si vede, in ciò che è umano, ma in ciò che si nasconde nel segreto di un cuore puro, umile e pieno d’amore. Io non vengo ripagato dai successi clamorosi e la mia maggior gloria non consiste nel commuovere le folle, ma nella santità e perfezione interiore delle anime. Io sono padrone di distribuire i miei talenti a chi Mi piace, ma trovo la mia consolazione nel sacerdote puro, umile, nel sacerdote che ha un cuore di apostolo, che non cerca la propria gloria negli applausi, ma la mia gloria con i suoi sacrifici nascosti, con la sua abnegazione silenziosa, con la sua carità verso gli altri sacerdoti, che si reputa da meno di loro, li rispetta, li loda e li ama con cuore sincero.

Il danno che proviene da quanto ho detto è grave, ferisce la mia Chiesa e il mio Cuore; è qualcosa di molto doloroso che mi rattrista, e che desidero ardentemente sia eliminato. Quante mormorazioni, quanta malevolenza, quanti odi, perfino scandali, lagnanze e ingiustizie per l’invidia fra i miei! Quanta gelosia, quanti litigi e accuse manifeste, e quante amarezze, superbia e odi, covati nell’intimo, provoca questo vizio che addirittura può diventare passione che offusca! Sei miei sacerdoti si preoccupassero di trasformarsi in Me, tutto ciò sparirebbe e la mia carità risplenderebbe in loro con un Sole radioso che fa dileguare le tenebre nelle quali il Maligno nasconde le sue perverse astuzie e intenzioni!

Che importanza ha che alcuni mi diano più gloria, o almeno così sembri, in alcune opere od Associazioni che in altre? Se tutti i sacerdoti formassero un unico Corpo, il cui Capo sono Io, con una sola anima che è lo Spirito Santo, cosa potrebbe importare che alcuni sono i piedi o le mani di quel corpo mistico, dal momento che tutto sarebbe uno nella mia unità; tutto, pur in forme diverse, tenderebbe allo stesso fine? Se tutti fossero parte di un’unica croce, se tutti fossero frammenti di essa, cosa potrebbe importare l’essere in alto o in basso, dal momento che tutti formerebbero la mia croce?

Voglio i miei vescovi e i miei sacerdoti puri, molto luminosi, senza quelle macchie che li rendono spiacevoli ai miei occhi. Essi vivono sulla terra ed è inevitabile che la polvere delle umane miserie li contamini. Ma hanno Me e Maria, che sono più premurosi verso di loro che verso le altre creature. Essi ogni giorno nel sacrificio della Messa si trasformano in Me; nel loro ministero vengono a trovarsi in un contatto quasi continuo con la Trinità, scoprono la mia presenza in tante anime; nelle loro preghiere, nel Breviario e nell’esercizio dei loro doveri sacerdotali hanno la mia intima presenza. Tutto ciò li mette al riparo, li aiuta e li eleva sopra le mille passioni della terra. Se, come è loro dovere, possiedono nella preghiera una vita di unione e un rapporto intimo con Me, è un controsenso che con queste armi potenti, con questi scudi che li difendono, diano adito a simili umane miserie, che possono condurli, e li conducono, a quei peccati che impediscono l’effusione delle grazie per le loro anime.

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Sacerdoti di Cristo” Città Nuova Editrice)

“SE SEI IL FIGLIO DI DIO SCENDI GIÙ DALLA CROCE” GLI UMANISTI VOGLIONO UNA RELIGIONE SENZA CROCE, SACRIFICIO E REDENZIONE…QUESTA È L’ESSENZA DELL’UMANESIMO!

Amici di Fulton John Sheen

Il primo dei sette atteggiamenti possibili verso la Croce è quello dell’umanesimo, perché il primo gruppo a sfidare la Croce sono stati gli umanisti. Il termine umanista è qui inteso in senso filosofico moderno e abbraccia tutti coloro che vogliono una religione senza Croce.

Essi credono che l’uomo sia naturalmente buono, che il progresso sia inevitabile attraverso la scienza, e che la ragione umana con il proprio sforzo sia in grado di restituire la pace al mondo e alle coscienze. Gli umanisti considerano tutti i suggerimenti sulla fede, la grazia e l’ordine soprannaturale come impraticabili e inutili. Essi vogliono un’educazione all’espressione di sé, un Dio senza giustizia, una morale senza religione, un Cristo senza Croce, un cristianesimo senza sacrificio, un regno di Dio senza redenzione.

Gli umanisti del nostro tempo hanno avuto i loro prototipi sul Calvario il Venerdì Santo. Erano quelli che la Sacra Scrittura chiama i “passanti”, un…

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GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “CHIEDO PUREZZA! IL PECCATO D’IMPURITÀ È SPAVENTOSAMENTE DILAGATO, STRAZIANDO IL MIO CUORE!”

Chiunque s’innamora della purezza e la possiede, verrà trasformato, entrerà cioè in quegli stadi fecondi e ascendenti di trasformazione in Gesù. Si deve insistere molto nella vita interiore, e questa vita aprirà i cuori sacerdotali per ricevere il Sole divino, e insieme a Lui, la purezza che è necessaria per la loro trasformazione. Questa purezza implica il sacrificio dell’uomo vecchio insieme alle concupiscenze che porta con sé; ma allora nascerà e rinascerà il sacerdote santo, capace di darmi gloria.

Un sacerdote non puro nel corpo e nell’anima potrà pure fare molto chiasso, ma non possiederà e, quindi, non potrà donare Gesù, la stessa purezza, né a sé né alle anime. Dio può irradiarsi soltanto in ciò che è puro, e il Figlio non può riflettersi senza riflettere il Padre e lo Spirito Santo. E ciò che un sacerdote, per santificarsi e per santificare gli altri, deve avere è sempre e soprattutto la purezza del cuore in cui Dio si riflette, si comunica e salva.

Quanto è importante la purezza per il sacerdote! È il fondamento della santità, perché mediante la purezza si vede Dio, si sente Dio e si comunica con Dio. Questo è il primo dovere del sacerdote: vedere Dio, sentire Dio e comunicare Dio tramite Me, Gesù. E non puó vedere, sentire, e comunicare luce chi non riflette Dio, chi non vede Dio con gli occhi limpidi e puri della sua anima. Soltanto i puri, soltanto i casti riflettono in se stessi il candore eterno, colui che è Luce da Luce, il divino Sole che riscalda, illumina e santifica, purificando.

Ma ci sono molti gradi di purezza come ci sono molti gradi di luce. La purezza è proporzionale all’intensità dell’amore, e l’amore si accende con la vita interiore, le virtù e la preghiera, che sono le lenti attraverso le quale soltanto si può vedere Dio e l’unico mezzo per ripulire il candido specchio delle anime. E se questo è vero per tutte le anime che vivono nel mondo, quanto più per coloro che hanno il sacro e imprescindibile dovere di essere puri? Fate di tutto per impetrare in unione con Me la conversione, la crescita spirituale, la trasformazione dei sacerdoti in Me, offrendomi al Padre e offrendovi. Fatelo con impegno santo, se volete procurarmi sollievo, consolazione, cioè offrirmi tutti i sacerdoti trasformati in Me. Solamente in cielo si capirà cosa è la purezza, perché solamente in cielo si contemplerà Dio senza veli. (…)

Coloro che hanno a che fare con la mia Chiesa, immacolata e senza macchia, devono essere puri! I cuori di coloro che la formano devono avere il candore della neve, una limpidezza maggiore di quella degli angeli! Le mani che mi toccano e le labbra che pronunciano le parole divine della Consacrazione devono essere purificate da ogni macchia! Quelle mani devono spargere benefici! Quelle labbra non devono aprirsi se non per glorificarmi sugli altari e nelle anime! E soprattutto quei cuori devono, come tersi cristalli, far trasparire la Trinità: devono essere più preziosi delle pissidi che mi contengono. Devono essere altri Me, immacolati e puri, limpidi e santi, profondamente uniti alla Trinità!

Per questo i sacerdoti, più di ogni altro, devono ricorrere molto frequentemente al sacramento della penitenza, poiché in ogni atto del loro ministero devono essere come angeli, e così puri di cuore da riflettere quel Dio che rappresentano. Quale profonda emozione Io provo nel sognare una legione di sacerdoti che realizzino questi ideali del mio Cuore! Se saranno altri Me, il Padre mio li ascolterà compiaciuto, e gli sorriderà, perché in ognuno vedrà Me; e invece di fare loro la volontà di Dio, sarà Dio a fare la loro, poiché allora vi sarà un’unica volontà, un solo volere e amore in Lui!

È dunque indispensabile che tutti i sacerdoti prendano sul serio la propria trasformazione in Me in questo momento della storia nella quale, più che mai, devono somigliarmi! Quanto è necessaria la loro unità: questa deve fare di loro un insieme di cuori puri, di mani immacolate che mi innalzano verso il cielo, implorando misericordia! Questa schiera di sacerdoti santi, con la loro unione a Me e con la purezza dei loro cuori sarà in grado di trasformare il mondo. Ho sete di quella purezza che fa diventare più simili a Me. Ho sete di sacrifici che, uniti al mio Sacrificio, vengano offerti al Padre come incenso di espiazione infinita. Voglio che i miei sacerdoti, dimentichi di se stessi, puri e vittime con Me Vittima, mi offrano e si offrano per la salvezza del mondo.

Chiedo e imploro oggi dai miei vescovi e dai sacerdoti che diano, con l’aiuto di Maria, un nuovo impulso alla loro ricerca di purezza, per la mia Chiesa e per la gloria della Trinità vergine. Chiedo purezza!… Chiedo purezza! Potranno negarmela i cuori dei miei, che Io amo con la tenerezza di mille madri, con il candore di un Dio? Per il mio Sangue, per la loro sublime vocazione, per quella predilezione ineffabile che ho per loro, chiedo loro purezza e Unità nella Trinità. Chiedo loro che ravvivino nella propria anima l’amore per la mia Chiesa, e che la sostengano, la difendano, la proteggano e diano ad essa gloria insieme a migliaia di anime pure.

II peccato d’impurità è spaventosamente dilagato, straziando il mio Cuore. Per questo invoco: purezza, purezza! E a chi devo chiederla in primo luogo, se non ai miei, sui quali ho diritti d’amore e di predilezione?

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Sacerdoti di Cristo” Città Nuova Editrice)

GESÙ SPIEGA ALLA BEATA CONCHITA COME DOVREBBERO PREDICARE I SUOI SACERDOTI: “La missione dei sacerdoti è quella di seminare la mia parola, muovere a pentimento, istruire gli spiriti, convertire le anime, scuotere i cuori”

Che vuoto profondo lascia negli spiriti un predicatore mondano e vanitoso! Ma quale sarà la resa dei conti di un sacerdote che usa così i pulpiti, lasciando solo gelo in quelli che lo ascoltano e amarezza nel mio Cuore!

La missione dei sacerdoti è quella di seminare la mia parola, muovere a pentimento, istruire gli spiriti, convertire le anime, scuotere i cuori e non gettare l’amo per trarne lodi. Il predicatore deve avere buon senso e discrezione con l’uditorio e deve adattarsi alle circostanze: la sua parola dev’essere semplice con i semplici. Ma se è brillante ed efficace deve essere anche piena di modestia e carità verso tutti. Deve cercare non di abbagliare, ma di convertire, e solo chi è santo santifica.

È necessario che per questo ministero, il sacerdote sia uomo di preghiera, perché per dare alle anime bisogna ricevere dall’alto, e non si riceve se non si prega e se non ci si mortifica. Il sacerdote non deve nemmeno trattare con superficialità ciò che è sacro, salendo sul pulpito senza aver prima studiato e senza essersi preparato, perché le anime percepiranno il soprannaturale dalle sue labbra, ed egli depositerà il germe delle sante realtà nei cuori.

Che non ci sia mai un’omelia nella quale non si nomini Maria: esaltino le sue eccelse prerogative, parlino delle sue virtù e stimolino le anime ad imitarle; facciano conoscere, meditare e amare le sofferenze della sua solitudine così poco considerate e conosciute dalle anime. Che facciano ardere i cuori per colui che è Amore e così poco conosciuto e ancor meno predicato: lo Spirito Santo; che parlino dei suoi Doni, dei suoi Frutti, della sua grandezza, della sua azione così intima nelle anime. Che predichino Me, il Verbo fatto carne, crocifisso; le bellezze del dolore, le ricchezze del patire, la necessità della sofferenza che purifica, redime e salva; l’inutilità dei patimenti, se non sono uniti ai miei. La mia dottrina è vastissima, i Vangeli sono ricchissimi e inesauribili.

Perché allora cercare argomenti estranei alla mia gloria? Il pulpito, le prediche sono poco valorizzati nella mia Chiesa, quando invece sono una risorsa potentissima, sulla quale i sacerdoti possono contare per la salvezza e la perfezione delle anime. Quanti sacerdoti si fanno pregare per una predica! Su questo punto la tiepidezza è grande; lo zelo per la mia gloria molto limitato e la preparazione, in molti dei miei sacerdoti, certamente mediocre.

Se i sacerdoti mi amassero, arderebbero di zelo per la mia gloria e non si concederebbero riposo per procurarmela in tutti i modi, rinunciando a se stessi. Che questa celeste scintilla divampi e accenda il fuoco santo nelle anime sacerdotali, che scompaia dai cuori l’inerzia, l’egoismo, l’apatia, la pigrizia e il tedio. Scuotendo il letargo che invade tanti, si lancino senza altro interesse se non quello di darmi anime, e in esse consolazione; si mettano a lavorare per puro amore nella mia Vigna: Io nella mia grande liberalità saprò ricompensarli.

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Sacerdoti di Cristo” Città Nuova Editrice)

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