“Se qualcuno si astiene dall’Eucaristia si separa dal corpo di Cristo, e rimane lontano dalla salvezza. È un fatto di cui preoccuparsi” San Cipriano

Noi viviamo in Cristo e riceviamo ogni giorno la sua Eucaristia come cibo di salvezza. Non accada che, a causa di peccati gravi, ci venga negato il pane celeste, e così, privati della comunione, veniamo anche separati dal corpo di Cristo. Egli stesso ha proclamato infatti: Io sono il pane di vita, che sono disceso dal cielo. Se uno mangerà del mio pane, vivrà in eterno. E il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo (cfr. Gv 6, 51).
Dice che se qualcuno mangerà del suo pane vivrà in eterno. È evidente dunque che vivono coloro che gustano il suo corpo e ricevono l’Eucaristia per diritto di comunione. Da ciò si deduce che se qualcuno si astiene dall’Eucaristia si separa dal corpo di Cristo, e rimane lontano dalla salvezza. È un fatto di cui preoccuparsi. Preghiamo il Signore che non avvenga. È lui stesso che pronunzia questa minaccia, dicendo: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi (cfr. Gv 6, 53). Per questo chiediamo che ci sia dato ogni giorno il nostro pane, cioè Cristo, perché noi che rimaniamo e viviamo in Cristo, non ci allontaniamo dalla sua vita divina.

(Dal trattato «Sul Padre nostro» di San Cipriano, vescovo e martire)

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Un libro da non perdere! Finalmente ristampato! “La pace dell’anima” del Venerabile Fulton Sheen

“La pace dell’anima”

Fulton J. Sheen

Data di pubblicazione: Giugno 2019
In poche parole: La teologia cristiana contiene già tutti gli elementi affrontati dalla psicanalisi, ma a differenza di quest’ultima redime veramente l’uomo e lo porta a Dio.
Link per l’acquisto:

“Tutti gli uomini sono turbati nell’anima e desiderano la pace: Fulton Sheen invita il lettore a smettere di incolpare l’inconscio per i propri mali e a esaminare invece la propria coscienza, ad allontanarsi dalla psicanalisi e rivolgersi a Dio. Infatti, i temi affrontati dalla psicanalisi (il conflitto, la repressione, il rimorso, la morbosità, il sesso) sono tutti risolti dal cristianesimo, alla luce dell’intervento divino e della libertà dell’uomo: occorre partire dall’ottica e dalle problematiche dell’uomo moderno per parlare un linguaggio nuovo, tenendo però ben presente che non c’è pace della mente senza pace dell’anima e che la psicanalisi non può in alcun modo sostituirsi al sacramento della confessione o ricondurre l’uomo a Dio.”

Un libro da non perdere assolutamente!

Il Venerabile Fulton Sheen sarà presto Beato.

“MARIA È IL RIFUGIO DEI PECCATORI” Venerabile Fulton Sheen

MARIA È IL RIFUGIO DEI PECCATORI

“Il dolore di Maria e il ritrovamento del Fanciullo Gesù al Tempio”

Sua Madre gli disse: “Figlio perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato con dolore!”

L’ anima di Maria si trovò immersa nelle più fitte tenebre perché Ella, per tre giorni, aveva perduto il suo Dio! Fu in tale occasione che Maria, la Madre Immacolata, diventò con più vero significato il Rifugio dei Peccatori.

Come poteva Colei che mai aveva perduto il suo Dio conoscere i tormenti di un peccatore, di un’anima che ha smarrito il proprio Dio mediante le proprie colpe?

Ecco la risposta: Che cos’è il peccato? Il peccato è la separazione da Dio. Orbene, nella privazione di quei tre giorni, Maria rimase fisicamente separata dal Figlio Gesù, e quindi anch’essa aveva perduto il suo Dio!
Dunque la separazione fisica dal Figlio può servire da simbolo per la separazione spirituale degli uomini da Dio. Il dolore dà a Maria la possibilità di indovinare i sentimenti dei peccatori, pur conservando intatta l’anima. Ella sa che cos’è il peccato: anch’ella ha perduto il suo Dio! E perciò ella sofferse per espiare la colpa di tutti coloro che già avendo posseduta la fede, la perdono; per tutti coloro che avendo un giorno amato Dio, l’hanno poi dimenticato; per i cuori che, dopo averlo pregato, un giorno lo abbandonano. Maria sentì come sua la nostalgia del Divino e del Cielo, e il vuoto dei peccatori che si sono strappati Dio dal cuore, perché ora ella era priva del suo Redentore.

Se ogni madre terrena piange la morte fisica di un figlio, quale dev’essere stata la sofferenza di Maria posta di fronte alla morte spirituale di milioni di uomini, dei quali Dio l’aveva chiamata ad esser Madre!

(Venerabile Fulton J. Sheen, da “L’ Eterno di Galilea”.)

IL CRISTIANO È UN SOLDATO CHE LOTTA FINO ALLA MORTE PER UNA CORONA IMMORTALE!

IL CRISTIANO È UN SOLDATO CHE LOTTA FINO ALLA MORTE PER UNA CORONA IMMORTALE!

L’ uomo rigenerato dal battesimo, l’uomo nuovo, con tendenze nobili, soprannaturali, divine, prodotte in noi dallo Spirito Santo per i meriti di Gesù e per l’intercessione della SS. Vergine e dei Santi. Ma al suo fianco c’è l’uomo naturale, l’uomo carnale, il vecchio uomo, con le tendenze malvagie che il battesimo non ha estirpato dall’anima nostra: è la triplice concupiscenza che abbiamo dal primo nostro nascere, e che il mondo e il demonio stuzzicano e rinforzano, tendenza abituale che ci porta all’amore disordinato dei piaceri sensuali, della nostra eccellenza e dei beni della terra. Questi due uomini vengono fatalmente a conflitto: la carne o l’uomo vecchio desidera e cerca il piacere senza curarsi della sua moralità; lo spirito ben gli rammenta che vi sono piaceri proibiti e pericolosi che bisogna sacrificare al dovere, vale a dire alla volontà di Dio; ma, insistendo la carne nei suoi desideri, la volontà, aiutata dalla grazia, è obbligata a mortificarla e occorrendo crocifiggerla. Il cristiano è dunque un soldato, un atleta, che lotta per una corona immortale e lotta fino alla morte. Questa lotta è perpetua; perché, non ostante i nostri sforzi non possiamo liberarci dall’uomo vecchio; non possiamo che indebolirlo, incatenarlo, e fortificare nello stesso tempo l’uomo nuovo contro i suoi assalti. Da principio la lotta è quindi più viva, più accanita, e i contrattacchi del nemico più numerosi e più violenti. Ma a mano a mano che, con sforzi energici e costanti, riportiamo vittorie, il nostro nemico s’indebolisce, le passioni si calmano, e, salvo certi momenti di prova voluti da Dio per elevarci a più alta perfezione, godiamo d’una calma relativa, presagio della vittoria definitiva. Alla grazia di Dio ne dobbiamo il buon esito. Non dimentichiamo però che le grazie concesseci sono grazie di combattimento non di riposo; che siamo lottatori, atleti, asceti, e che dobbiamo, come San Paolo, lottare sino alla fine per meritar la corona: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”.

-Dal “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica” di padre Adolphe Tanquerey (1854 – 1932)-

“Il Segugio del Cielo” parla dell’uomo in fuga e di Dio che lo bracca e lo insegue. Il poeta Francis Thompson racconta in prima persona la sua lontananza da Dio

Il poeta Cattolico inglese Francis Thompson (1859-1907), visse l’esperienza della dipendenza dall’oppio e del vagabondaggio per un periodo della sua vita, nel suo poemetto lirico “Il Segugio del Cielo” (1890) parla dell’uomo in fuga e di Dio che lo bracca e lo insegue. Il poeta racconta in prima persona la sua lontananza da Dio:

“Il Segugio del Cielo”

Io fuggii durante le notti e i giorni; io Lo fuggivo attraverso la fuga degli anni; io Lo fuggivo attraverso i tortuosi meandri della mia mente; mi nascosi a Lui tra il velo delle lacrime e lo scroscio del riso. Volai verso sogni chimerici e, ferito, precipitai fra le titaniche tenebre di spaventosi abissi, solo per scansare quei piedi possenti che m’inseguivano.

Ma con un rincorrere senza fretta, con indisturbata cadenza, con calcolata rapidità e maestosa insistenza, quei piedi m’inseguivano e una voce, più insistente dei loro passi, diceva: “Tutte le cose tradiscono te, quando tu tradisci Me”.

Sebbene conoscessi il Suo Amore che m’inseguiva, temevo assai che, se avessi raggiunto Lui, avrei dovuto mollare tutto il resto. Ma ogni volta che una piccola porta mi si apriva per evadere, il soffio del Suo avvicinarsi me la sbarrava in faccia. La paura era così lesta a fuggire, come quell’Amore era fulmineo a inseguirmi.

Fuggii oltre i confini del mondo; importunai l’aurea soglia delle stelle; cercai rifugio attraverso i loro usci sbarrati; bussai con dolci parole e con l’argento in bocca alla porta della pallida luna. Dissi all’Aurora: “Presto”. E al Crepuscolo: “Subito, nascondimi fra le soffici nuvole del cielo, salvami da questo Tremendo Innamorato! Avvolgimi nei tuoi veli leggeri, che Egli non mi scorga!”.

Mi avvinsi alla criniera sibilante di tutti i venti, sia che questi sorvolassero, fluidi e veloci, le sconfinate savane dei cieli, sia che, sospinti dal tuono, ne traessero il cocchio attraverso la volta azzurra, sprizzando una pioggia di lampi attorno all’urto dei loro piedi. Mai la paura fu così rapida a fuggire come quell’Amore era lesto a inseguirmi. Tuttavia, con una corsa senza fretta, a ritmo imperturbato, con deliberata prestezza e con maestosa insistenza, sentivo sempre quei piedi che m’inseguivano, e una voce più sonora dei loro passi che diceva: “Nessuno dà ricovero a te, quando tu non ricoveri Me”.

La natura, questa povera matrigna, non può spegnere la mia sete… Mai una goccia di latte cadde sulla mia bocca assetata. Il passo dell’Inseguitore si fa sempre più vicino e, più sonora del calpestìo di quei piedi, una voce mi grida: “Niente accontenta te, quando tu non accontenti Me”.

Attendo il colpo imminente del Tuo Amore! Tu hai spezzato la mia resistenza e mi hai ridotto in ginocchio, senza difesa alcuna. Anche il sogno adesso manca al sognatore e il liuto al musicista. Ahi è forse il Tuo Amore come il loglio, che non tollera che altro fiore cresca accanto al Suo? Ahi devi Tu, o Artefice Divino, devi Tu bruciare il legno prima di poter disegnare?…

“Tu non sai quanto poco saresti degno di essere amato! Chi potrebbe amare te se non Io, se non soltanto Io? Tutto ciò ch’Io ti tolsi non fu per farti danno, ma perché tu lo cercassi qui nelle Mie Braccia. Tutto ciò che la tua fanciullesca fantasia credeva perduto, Io l’ho accumulato a casa per te; alzati, afferra la Mia Mano e vieni”.

Quel passo del Divino Inseguitore, ecco, si ferma accanto a me. Io penso che, dopo tutto, la mia notte non è altro che l’ombra della Sua Mano carezzevole. E Lui mi dice: “O stolto, o cieco, o debole senza pari, Io Sono colui che cerchi! Tu respingi l’amore da te, quando respingi Me”.

Quando tu sei così triste, che non puoi esserlo di più, alza un grido; sulla tua dolorosa desolazione scintillerà il movimento della scala di Giacobbe, affollata di angeli, piantata fra Cielo e terra. Sì, nella notte, o anima mia, piangi, aggrappandoti al Cielo, agli orli della sua veste; apparirà Gesù che cammina sulle acque.

“Somma felicità è vivere sul livello del Divino!” “Dio è Amore, e l’amore è ciò che desideriamo e di cui abbiamo bisogno. Amore è il nostro destino” Fulton J. Sheen

Tutte le canzoni popolari ci dicono: “Come saremo felici”. L ‘Amore Divino, invece, non ci promette l’estasi prima di essere in noi. La Croce ci spaventa, il sacrificio dell’egoismo e del peccato ci appare come una piccola morte; l’amore non sensuale ci appare come una mancanza di amore. Ma dopo esserci sottomessi, dopo aver rinunciato al campo per ottenere la Perla, una felicità ineffabile ci invade, tale da sfidare ogni descrizione. In seguito a questa scoperta, mutiamo la nostra condotta, al punto che i nostri amici credono che abbiamo smarrito la ragione: in effetti abbiamo trovato la nostra anima, che il credente non cambierebbe con null’altro al mondo.

Somma felicità è vivere sul livello del Divino! 

La religione non seduce coloro che, per non rinunciare all’egoismo, non si sono mai arrampicati abbastanza in alto per intravederne le prospettive; ma una Religione Divina con la Santa Eucaristia è molto più attraente per coloro che la sperimentano, che non il mondo per coloro che in esso peccano. Chi ha vissuto solo per la carne, per il piacere e per il guadagno non ha alcuna esperienza del gioioso brivido dello Spirito. Molti conoscono l’ansietà di una coscienza inquieta; pochi conoscono la pace di una coscienza tranquilla innalzata al livello del Divino.

In alto i cuori! La ricerca del piacere testimonia di un vuoto che solo il Divino può colmare. Chiunque non sia innamorato dell’Amore Divino insegue un paradiso artificiale; e con tanta ostinazione cercherebbe il Cielo se al Cielo appunto non fosse destinato? Nel suo cuore è un terribile vuoto. Ogni suo peccato non è che un tentativo di colmare questo vuoto. Tutti gli amanti senza Dio sono amanti delusi. Dio è Amore, e l’amore è ciò che desideriamo e di cui abbiamo bisogno. Amore è il nostro destino.

(Venerabile Fulton J. Sheen, da “La felicità del cuore”)

“Non è vero che non abbiamo tempo per la meditazione e la preghiera: quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno avremo tempo per Lui” Venerabile Fulton J. Sheen

Il più delle volte la preghiera procede parallelamente alla vita morale. Più la nostra condotta si attiene alla Volontà Divina, più facile ci riesce pregare; più la nostra condotta si distacca dalla Divinità, più ardua diventa la preghiera… quando il peccatore non vuol trarsi dal pantano della vita perversa, allora manca la condizione essenziale alla preghiera.

Per essere efficace, una preghiera deve esprimere uno schietto desiderio di redenzione, senza né riserve né condizioni.. L’uomo che, dopo aver pregato di esser liberato dalla lussuria e poi vi si abbandona deliberatamente, distrugge con la sua riserva l’efficacia della sua preghiera. Tutte le preghiere implicano un atto di volontà, un desiderio di sviluppo, una disposizione al sacrificio; perché la preghiera è un’attivissima collaborazione tra l’anima e Dio..

Non possiamo conoscere Dio se non abbiamo consapevolezza di ciò che realmente siamo.
Meno un uomo pensa a se stesso, più pensa a Dio…

La meditazione migliora la nostra condotta..

Se i nostri pensieri sono malvagi, malvage saranno le nostre azioni. Il problema degli atti impuri è, fondamentalmente, quello dei pensieri impuri. Quando meditiamo e riempiamo la nostra mente, per un’ora o due al giorno, di idee e soluzioni basate sull’amore di Dio e del prossimo, i buoni pensieri finiscono per emergere, spontaneamente, sotto forma di buone azioni compiute senza sforzo…

I nostri pensieri generano i nostri desideri, e i nostri desideri sono gli artefici dei nostri giorni. I desideri vengono formati dal pensiero e dalla meditazione; e poiché l’azione segue le direttive del desiderio, l’anima che sia sommersa dalle Divine Aspirazioni sfugge sempre più alla stretta del mondo. Ciò accresce la felicità..

La condotta dell’uomo che concentra la meditazione in Dio subisce una metamorfosi assoluta…non possiamo tenere lontano dalla nostra mente i cattivi pensieri se non la colmiamo di buoni pensieri. Meditando, non escludiamo il peccato dalla nostra vita, bensì lo sostituiamo con l’Amore di Dio e del prossimo. Il fine della nostra vita non è dunque di evitare il peccato, il che sarebbe estenuante, ma di mantenersi costantemente nell’atmosfera dell’Amore Divino…

La purezza di cuore è condizione della preghiera: non possiamo unirci a Dio finché restiamo legati a interessi illeciti.

In ogni vera preghiera e meditazione c’è un momento in cui la Vita di Dio penetra nella nostra vita e un momento in cui la nostra vita penetra in quella di Dio. Questi momenti ci trasformano profondamente…

Non è vero che non abbiamo tempo per la meditazione: quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno avremo tempo per Lui. Il tempo per una qualsiasi cosa dipende dal valore che ad essa attribuiamo. Il pensiero determina l’impiego del tempo: il tempo non può condizionare il pensiero. Il problema della spiritualità non è mai, quindi, un problema di tempo: è, invece, un problema di pensiero. Perché non occorre molto tempo per diventare santi: occorre solo molto Amore.

Là dove c’è amore, c’è preoccupazione per la persona amata. Gesù disse: “Perché dov’è il tuo tesoro, lì è il tuo cuore”. Il grado della nostra devozione e del nostro amore dipende dal valore che noi diamo a una determinata cosa. Sant’Agostino disse: “Amor pondus meum” ossia, l’amore è la legge di gravità.

L’uomo d’affari trova difficile pensare ai piaceri celesti perché è occupato a riempire i suoi “granai”. Il libertino trova difficile amare lo spirito perché il suo tesoro risiede nella carne. Ognuno diventa simile a ciò che ama: se ama la materia, diventa come la materia; se ama lo spirito, il suo aspetto e i suoi ideali e le sue aspirazioni si spiritualizzano. Dato il nesso tra amore e preghiera, è facile capire perché alcune anime dicono “non ho tempo per pregare”. Ed effettivamente non ne hanno, perché altri doveri e altri interessi più eccitanti li chiamano e li seducono.

(Venerabile Fulton J. Sheen. Da “La felicità del cuore”.)

-Non possiamo evitare Dio- Venerabile Fulton J. Sheen

-Non possiamo evitare Dio-

Dio ci ha dotati di una qual certa affinità nei Suoi confronti, ossia di un nostalgico desiderio di Lui che ci rende scontenti dei furtivi allettamenti della carne, della ricchezza, del potere, finché non obbediamo al nostro innato bisogno di Lui e non ci rifugiamo tra le Sue amorevoli braccia. Ragione e libero arbitrio sono le nostre facoltà: onde il nostro ritorno a Dio è frutto di libera scelta…
Il Divino invasore non può restar fuori dalla nostra vita, dato che il Suo amore determina ogni gioia e ogni dolore. Ma, pur impotenti come siamo a vietarGli l’accesso alle nostre anime, abbiamo la possibilità di impedire che Egli vi resti. Dio, che desidera dimorare in noi, può sempre essere espulso…
Dobbiamo preparare l’anima a dare il benvenuto a Dio prima di poter constatare la Sua presenza. L’uomo che ama i beni terreni non riconoscerà Dio se non quando si accorgerà di desiderare la Bontà più di qualsiasi bene del Creato; colui che è stanco della vita non riconoscerà il Divino Risanatore fin quando non desidererà ardentemente di essere guarito.
San Tommaso d’Aquino ci dice che l’opera iniziale di Dio sulle nostre anime può diventare la nostra cooperazione, purché noi lo vogliamo. Per dirla con San Bernardo: “L’opera Divina e la responsabilità umana procedono tenendosi per mano”…
Non possiamo evitare Dio: possiamo tutt’al più accoglierLo con odio invece che con amore. Perché non possiamo tenerLo lontano dalle nostre vite. L’ateo deve nominare Dio ogni volta che cerca di spiegare la sua incredulità. Il persecutore della fede deve pronunciare il nome del Divino Figliuolo ogni volta che vuol dar ragione del suo odio. Tra i negatori di Dio, i meno scalmanati Lo confessano in ogni desiderio insoddisfatto, in ogni aspirazione all’amore, in ogni delusione amorosa. Il povero che desidera avere di più, lo studioso che desidera sapere di più, il libertino che desidera godere di più agitano confusamente le braccia verso di Lui sempre che aspirano alla pienezza infinita dei loro obbiettivi.
Non c’è anima alla cui porta Dio non abbia bussato migliaia di volte..
La Sua Voce può anche identificarsi nella nausea che segue il peccato, nel disprezzo di noi stessi, nello scontento della vita, nella delusione e nella sofferenza..
Se in simili circostanze, piuttosto che lamentarsi, recriminare e ribellarsi, l’anima aprisse la sua porta alla Grazia di Dio, troverebbe la pace e la felicità che preludono al Paradiso. La vera tragedia non sta nella sofferenza dell’anima, ma nel fatto che l’anima ignora la vicinanza della felicità. Colui che respinge Dio può essere paragonato al cercatore d’oro che non trova il filone che il suo successore scoprirà. Ma non già di Dio è la colpa, bensì nostra. Se respingiamo la Grazia di Dio dalle nostre anime, è perché non vogliamo staccarci dal nostro egotismo per affrontare quelle esigenze morali che l’unione con Dio può richiedere..
Ma Dio ci ritiene degni di amore perfino nella nostra ribellione contro di Lui. Egli ci ama non perché siamo in noi stessi meritevoli di essere amati, ma perché in noi ha riposto il Suo Amore. Non attende nemmeno che siamo noi ad amare: è il Suo Amore che ci perfeziona. LasciarLo operare in questo senso, senza opporre resistenza, senza temere la resa incondizionata del nostro egotismo, è l’unico mezzo per conseguire quella pace che il mondo non può né dare né togliere.

(Venerabile Fulton J. Sheen, da “La felicità del cuore”)

“UN MATRIMONIO INDISSOLUBILE” Io vedo il Suo sangue nella rosa. Joseph Mary Plunkett

UN MATRIMONIO INDISSOLUBILE

C’è un po’ di cielo e arriva dal passato: è una storia d’amore finita con un matrimonio all’alba del 4 maggio 1916. Lei si chiama Grace Gifford, è un’artista e la fidanzata di un poeta. Hanno deciso di sposarsi presto ma non tutto fila liscio intorno a loro. Poeta e patriota, il fidanzato Joseph Mary Plunkett è tra coloro che nei moti di Pasqua per primi proclamano la Repubblica d’Irlanda. Ha ventotto anni. Viene condannato a morte e decidono di giustiziarlo il 4 maggio 1916. Lei va a comprare le fedi. Prima di consegnarsi al boia, quando il sole non è ancora apparso in cielo, nella cappella della prigione di Kilmainham, Joseph sposa Grace. E Grace sposa Joseph: poche ore dopo è la vedova Plunkett.
Una storia che apre uno squarcio dentro. Color del cielo.
Arriva grazie a una poesia bellissima di Joseph. Parla di amore umano e amore di Dio, li fonde con un vincolo indissolubile. Forte come la morte.

Eccola:

“Io vedo il Suo sangue nella rosa
e nelle stelle la gloria dei Suoi occhi,
il Suo corpo tra le nevi eterne splende,
dai cieli cadono le Sue lacrime.
Scorgo il Suo viso in ogni fiore.
E tuono e canti d’uccelli son la Sua voce.
Dalla Sua forza scolpite
le rocce son parole che Lui scrisse.
Percorsi dai Suoi piedi sono i sentieri,
il forte Suo cuore agita l’irrequieto mare.
La Sua corona di spine è sorella
di ogni spina. Ogni albero è la Sua Croce.”

-I see His blood Upon the Rose- Poesia di Joseph Mary Plunkett (1887 – 1916), poeta irlandese.

http://blog.ilgiornale.it/cottone/2014/05/15/un-matrimonio-indissolubile/

“Una porta segreta attraverso la quale Dio penetra nell’anima” Fulton Sheen

Una porta segreta attraverso la quale Dio penetra nell’anima che fugge da Lui è il tedio, la stanchezza, il senso di sazietà, la solitudine, la malinconia, la disperazione. Non c’è libidine, non c’è passione, non c’è esigenza fisica che non sia “finita”, carnale: onde gli appetiti della carne, quando sono appagati, non riescono a soddisfarci. Invano ci sforziamo di trovare soddisfazione nei beni temporali e carnali. Perché, come il pesce ha bisogno dell’acqua, l’occhio della luce, l’uccello dell’aria e l’erba della terra, così l’anima ha bisogno di un Dio Infinito. Essa ha fatto i conti senza Dio, unico fine della nostra vita: avverte un profondo senso di vuoto, l’insoddisfazione di ciò che possiede, un acuto desiderio di ciò che non possiede. Questo senso di tedio e d’inquietudine è la presenza negativa di Dio nell’anima, allo stesso modo che una malattia è la presenza negativa della salute nel corpo, e la fame è la presenza negativa di cibo nello stomaco. Una mancanza indica sempre l’esistenza di qualche cosa che potrebbe colmarla. Dalla porta segreta di questo nostro vuoto spirituale Dio entra in noi. Se sulle prime non Lo accettiamo, Egli acuisce la nostra solitudine e insoddisfazione, finché non Lo accogliamo come l’Eterno Ospite della nostra anima.

(Venerabile Fulton J. Sheen, da “La felicità del cuore”)

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