La masturbazione impedisce di essere in grazia di Dio perché è un peccato grave, mortale!

La masturbazione impedisce di essere in grazia di Dio perché è un peccato grave, mortale!

Dal Catechismo della Chiesa cattolica:

490. Quali sono i mezzi che aiutano a vivere la castità?

2340-2347

Sono numerosi i mezzi a disposizione: la grazia di Dio, l’aiuto dei sacramenti, la preghiera, la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle varie situazioni, l’esercizio delle virtù morali, in particolare della virtù della temperanza, che mira a far guidare le passioni dalla ragione.

491. In quale modo tutti sono chiamati a vivere la castità?

2348-2350; 2394

Tutti, seguendo Cristo modello di castità, sono chiamati a condurre una vita casta secondo il proprio stato: gli uni vivendo nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio con cuore indiviso; gli altri, se sposati, attuando la castità coniugale; se non sposati, vivendo la castità nella continenza.

492. Quali sono i principali peccati contro la castità?

2351-2359; 2396

Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono un attentato ancora più grave contro la loro integrità fisica e morale.

2351 La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.

2352 Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato ». « Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità ». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana ». 236

Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc. […] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115

1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ». 116

1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

(Catechismo della Chiesa cattolica)

 

1. La masturbazione impedisce di essere in grazia di Dio perché è un peccato grave, mortale.

(Padre Angelo http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1671)

Il Magistero della Chiesa lo ha ribadito molte volte.
Tra le più recenti la dichiarazione Persona Humana, del 29.12. 1975 nella quale si legge: “sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato” (PH 9).
Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica annovera questo peccato tra quelli che “sono gravemente contrari alla castità” (n. 492).
Mi permetto di sottolineare l’affermazione secondo cui “il senso morale dei fedeli” afferma “senza esitazione” che la masturbazione è u peccato grave e fa perdere la grazia.
Ciò che prova una persona quando si lascia andare all’impurità è proprio questa: la perdita della presenza personale di Dio dentro sé, la perdita della grazia, il venir meno di tutti quei principi spirituali (grazia, virtù teologali e doni dello Spirito Santo) che fanno abitare Dio dentro di noi come in un tempio santo.
Chi si lascia andare all’impurità si sente un tempio profanato, un tempio diroccato. Sente di non essere più un tempio santo e che ha bisogno di purificazione e di una santificazione. E questo avviene nel sacramento della Confessione.

2. La preghiera di chi è in peccato mortale non perde il suo valore di impetrazione.
San Tommaso dice che: “Il merito si fonda sulla giustizia, mentre l’impetrazione si fonda sulla misericordia” (Somma teologica, II-II, 83, 16, ad 2).
E proprio per questo afferma che “Dio ascolta la preghiera di chi non è in grazia… purché siano rispettate le quattro condizioni: e cioè che chieda per sé, cose necessarie alla salvezza, con pietà e con perseveranza” (Somma teologica, II-II, 83, 16).
Quando san Tommaso tra le varie condizioni vi mette anche che uno chieda per sé, non intende escludere la preghiera per gli altri. Vuol dire solo questo: che la preghiera fatta per gli altri (cosa sempre ben fatta e lodevole) potrebbe trovare in essi resistenza oppure ostacoli a ricevere le grazie e le misericordie del Signore.
Ma se questi impedimenti non vi sono e se quanto chiesto è conforme alla divina volontà dobbiamo ritenere che Dio ascolti almeno in virtù della sua misericordia.

 

PERSONA HUMANA

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

ALCUNE QUESTIONI DI ETICA SESSUALE

29 dicembre 1975(1)

Difficoltà incontrate dai pastori ed educatori

2. La chiesa non può restare indifferente dinanzi a tale confusione degli spiriti e a tale rilassamento dei costumi. Si tratta, infatti, di una questione importantissima per la vita personale dei cristiani e per la vita sociale del nostro tempo.(2)

Ogni giorno i vescovi sono indotti a costatare le crescenti difficoltà che incontrano i fedeli nel prendere coscienza della sana dottrina morale, specialmente in materia sessuale, e i pastori nell’esporla con efficacia. Essi si sentono chiamati, in forza del loro ufficio pastorale, a rispondere su questo punto così grave ai bisogni dei fedeli ad essi affidati; e già importanti documenti sono stati pubblicati circa questa materia da alcuni di loro, o da alcune conferenze episcopali. Tuttavia, poiché le opinioni erronee e le deviazioni che ne risultano continuano a diffondersi dappertutto, la congregazione per la dottrina della fede, in virtù della sua funzione nei confronti della chiesa universale(3) e per mandato del sommo pontefice, ha ritenuto necessario pubblicare la presente dichiarazione.

3. Gli uomini del nostro tempo sono sempre più persuasi che la dignità e la vocazione della persona umana richiedono che, alla luce della loro ragione, essi scoprano i valori inscritti nella loro natura, che li sviluppino incessantemente e li realizzino nella loro vita, in vista di un sempre maggiore progresso.

Ma, in materia morale, l’uomo non può emettere giudizi di valore secondo il suo personale arbitrio: «Nell’intimo del propria coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a dati e alla quale deve obbedire… Egli ha una legge scritta da Dio dentro il suo cuore, obbedire alla quale è la dignità stessa del l’uomo e secondo la quale egli sarà giudicato».(4)

Inoltre, a noi cristiani, Dio mediante la sua rivelazione ha fatto conoscere il suo disegno di salvezza e ha proposto il Cristo, salvatore e santificatore, nella sua dottrina e nel suo esempio, come la norma suprema e immutabile della vita, lui, il quale ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).

Non può, dunque, esserci vera promozione della dignità dell’uomo se non nel rispetto dell’ordine essenziale della sua natura. Certo, nella storia della civiltà, molte condizioni concrete ed esigenze della vita umana sono mutate e muteranno ancora; ma ogni evoluzione dei costumi e ogni genere di vita devono essere contenuti nei limiti imposti dai principi immutabili, fondati sugli elementi costitutivi e le relazioni essenziali di ogni persona umana: elementi e relazioni che trascendono le contingenze storiche.

Questi principi fondamentali, che la ragione può cogliere, sono contenuti nella «legge divina, eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Dio, nel suo disegno di sapienza e di amore, ordina, dirige e governa l’universo e le vie della società umana. Dio rende partecipe l’uomo di questa sua legge, cosicché l’uomo, sotto la sua guida soavemente provvida, possa sempre meglio conoscere l’immutabile verità».(5) Questa legge è accessibile alla nostra conoscenza.

Rapporti prematrimoniali

6. La presente dichiarazione non intende trattare di tutti gli abusi della facoltà sessuale né di tutto ciò che implica la pratica della castità; essa si propone di richiamare la dottrina della chiesa intorno ad alcuni punti particolari, considerata l’urgente necessità di opporsi a gravi errori e a comportamenti aberranti e largamente diffusi.

7. Molti oggi rivendicano il diritto all’unione sessuale prima del matrimonio, almeno quando una ferma volontà di sposarsi e un affetto, in qualche modo già coniugale nella psicologia dei soggetti, richiedono questo completamento, che essi stimano connaturale; ciò soprattutto quando la celebrazione del matrimonio è impedita dalle circostanze esterne, o se questa intima relazione sembra necessaria perché sia conservato l’amore.

Questa opinione è in contrasto con la dottrina cristiana. secondo la quale ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matrimonio. Infatti, per quanto sia fermo il proposito di coloro che si impegnano in tali rapporti prematuri, resta vero, però, che questi non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna e, specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci. Ora, è un’unione stabile quella che Gesù ha voluto e che ha restituito alla sua condizione originale, fondata sulla differenza del sesso. «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non separi» (cf. Mt 19,4-6). San Paolo è ancora più esplicito quando insegna che, se celibi e vedovi non possono vivere in continenza non hanno altra scelta che la stabile unione del matrimonio: È meglio sposarsi che ardere» (1 Cor 7,9). Col matrimonio, infatti, l’amore dei coniugi è assunto nell’amore irrevocabile che Cristo ha per la chiesa (cf. Ef 5,25-32), mentre l’unione dei corpi nell’impudicizia(12) contamina il tempio dello Spirito santo, quale è divenuto il cristiano. L’unione carnale, dunque, non è legittima se tra l’uomo e la donna non si è instaurata una definitiva comunità di vita.

Ecco ciò che ha sempre inteso e insegnato la chiesa,(13) trovando, peraltro, nella riflessione degli uomini e nelle lezioni della storia un accordo profondo con la sua dottrina.

L’esperienza ci insegna che, affinché l’unione sessuale possa rispondere veramente alle esigenze della finalità, che le è propria dell’umana dignità, l’amore deve trovare la sua salvaguardia nella stabilità del matrimonio. Queste esigenze richiedono un contratto matrimoniale sancito e garantito dalla società, tale da instaurare uno stato di vita di capitale importanza, sia per l’unione esclusiva dell’uomo e della donna, sia anche per il bene della loro famiglia e della comunità umana. Il più delle volte, infatti, accade che le relazioni prematrimoniali escludono la prospettiva della prole. Ciò che viene presentato come un amore coniugale non potrà, come dovrebbe essere, espandersi in un amore paterno e materno; oppure, se questo avviene, risulterà a detrimento della prole, che sarà privata dell’ambiente stabile, nel quale dovrebbe svilupparsi per poter in esso trovare la via e i mezzi per il suo inserimento nell’insieme della società.

Il consenso che si scambiano le persone, che vogliono unirsi in matrimonio, deve, perciò, essere esternamente manifestato e in modo che lo renda valido dinanzi alla società. Quanto ai fedeli, è secondo le leggi della chiesa che essi devono esprimere il loro consenso all’instaurazione di una comunità di vita coniugale, consenso che farà del loro matrimonio un sacramento di Cristo.

Masturbazione

9. Spesso, oggi, si mette in dubbio o si nega espressamente la dottrina tradizionale cattolica, secondo la quale la masturbazione costituisce un grave disordine morale. La psicologia e la sociologia, si dice, dimostrano che, soprattutto tra gli adolescenti, essa è un fenomeno normale dell’evoluzione della sessualità. Non ci sarebbe colpa reale e grave, se non nella misura in cui il soggetto cedesse deliberatamente ad un’auto soddisfazione chiusa in se stessa («ipsazione»), perché in tal caso l’atto sarebbe radicalmente contrario a quella comunione amorosa tra persone di diverso sesso, che secondo certuni sarebbe quel che principalmente si cerca nell’uso della facoltà sessuale.

Questa opinione è contraria alla dottrina e alla pratica pastorale della chiesa cattolica. Quale che sia il valore di certi argomenti d’ordine biologico o filosofico, di cui talvolta si sono serviti i teologi, di fatto sia il magistero della chiesa – nella linea di una tradizione costante -, sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato.(15) La ragione principale è che, qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità. A tale uso manca, infatti, la relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, «in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana».(16) Soltanto a questa relazione regolare dev’essere riservato ogni esercizio deliberato sulla sessualità. Anche se non si può stabilire con certezza che la Scrittura riprova questo peccato con una distinta denominazione, la tradizione della chiesa ha giustamente inteso che esso veniva condannato nel nuovo testamento, quando questo parla di «impurità», di «impudicizia», o di altri vizi, contrari alla castità e alla continenza.

Le inchieste sociologiche possono indicare la frequenza questo disordine secondo i luoghi, la popolazione o le circostanze prese in considerazione; si rilevano così dei fatti. Ma i fatti non costituiscono un criterio che permette di giudicare del valore morale degli atti umani.(17) La frequenza del fenomeno in questione è, certo, da mettere in rapporto con l’innata debolezza dell’uomo in conseguenza del peccato originale, ma anche con la perdita del senso di Dio, la depravazione dei costumi, generata dalla commercializzazione del vizio, la sfrenata licenza di tanti spettacoli e di pubblicazioni, come anche con l’oblio del pudore, custode della castità.

La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili, per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico, o l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che, soggettivamente, non ci sia sempre colpa grave. Tuttavia, in generale, l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone.

Nel ministero pastorale, per formarsi un giudizio adeguato nei casi concreti, sarà preso in considerazione, nella sua totalità, il comportamento abituale delle persone, non soltanto per ciò che riguarda la pratica della carità e della giustizia, ma anche circa la preoccupazione di osservare il precetto particolare della castità. Si vedrà, specialmente, se si fa ricorso ai mezzi necessari, naturali e soprannaturali, che l’ascesi cristiana, nella sua esperienza di sempre, raccomanda per dominare le passioni e far progredire la virtù.

Secondo la dottrina della chiesa, il peccato mortale che si oppone a Dio non consiste soltanto nel rifiuto formale e diretto del comandamento della carità; esso è ugualmente in questa opposizione all’autentico amore, inclusa in ogni trasgressione deliberata, in materia grave, di ciascuna delle leggi morali.

Cristo stesso ha indicato il duplice comandamento dell’amore quale fondamento della vita morale; ma da questo comandamento «dipende tutta la legge e i profeti» (Mt 22,40): esso dunque comprende gli altri precetti particolari. Di fatto, al giovane che gli domandava: «Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?». Gesù rispose: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti:… non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso» (Mt 19,16-19).

L’uomo pecca, dunque, mortalmente non soltanto quando il suo atto procede dal disprezzo diretto di Dio e del prossimo, ma anche quando coscientemente e liberamente, per un qualsiasi motivo, egli compie una scelta il cui oggetto è gravemente disordinato. In questa scelta, infatti, come è stato detto sopra, è già incluso il disprezzo del comandamento divino: l’uomo si allontana da Dio e perde la carità. Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti, che ogni violazione diretta di quest’ordine è oggettivamente grave.(18)

È vero che nelle colpe di ordine sessuale, visto il loro genere e le loro cause, avviene più facilmente che non sia pienamente dato un libero consenso, e questo suggerisce di esser prudenti e cauti nel dare un giudizio circa la responsabilità del soggetto. Qui, in particolare, è il caso di richiamare le parole della Scrittura: «L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore» (1 Sam 16,7). Tuttavia, raccomandare una tale prudenza di giudizio circa la gravità soggettiva di un atto peccaminoso particolare non significa affatto che si debba ritenere che, nel campo sessuale, non si commettano peccati mortali.

I pastori devono, dunque, dar prova di pazienza e di bontà; ma non è loro permesso né di rendere vani i comandamenti di Dio, né di ridurre oltre misura la responsabilità delle persone. «Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare ma per salvare, Egli fu certo intransigente con il male, ma misericordioso verso le persone».(19)

 

Il Catechismo Maggiore di San Pio X – CATECHISMO MAGGIORE

COMPENDIO DELLA DOTTRINA CRISTIANA PRESCRITTO DA SUA SANTITÀ PAPA PIO X ALLE DIOCESI DELLA PROVINCIA DI ROMA, ROMA, TIPOGR.VATICANA, 1905 PARTE TERZA – DEI COMANDAMENTI DI DIO E DELLA CHIESA

1 – Del sesto e del nono comandamento.

423. Che cosa ci proibisce il sesto comandamento: Non fornicare?

Il sesto comandamento: Non fornicare, ci proibisce ogni atto, ogni sguardo, ogni discorso contrario alla castità, e l’infedeltà nel matrimonio.

424. Che cosa proibisce il nono comandamento?

Il nono comandamento proibisce espressamente ogni desiderio contrario alla fedeltà che i coniugi si sono giurata nel contrarre matrimonio: e proibisce pure ogni colpevole pensiero o desiderio di azione vietata dal sesto comandamento.

425. É un gran peccato l’impurità?

È un peccato gravissimo ed abominevole innanzi a Dio ed agli uomini; avvilisce l’uomo alla condizione dei bruti, lo trascina a molti altri peccati e vizi, e provoca i più terribili castighi in questa vita e nell’altra.

426. Sono peccati tutti i pensieri che ci vengono in mente contro la purità?

I pensieri che ci vengono in mente contro la purità, per se stessi non sono peccati, ma piuttosto tentazioni e incentivi al peccato.

427. Quando è che sono peccati i pensieri cattivi?

I pensieri cattivi, ancorché siano inefficaci, sono peccati quando colpevolmente diamo loro motivo, o vi acconsentiamo, o ci esponiamo al pericolo prossimo di acconsentirvi.

428. Che cosa ci ordinano il sesto e nono comandamento?

Il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole. Il nono comandamento ci ordina di essere casti e puri anche nell’interno, cioè nella mente e nel cuore.

429. Che cosa ci convien fare per osservare il sesto e il nono comandamento?

Per ben osservare il sesto e il nono comandamento, dobbiamo pregare spesso e di cuore Iddio, essere divoti di Maria Vergine Madre della purità, ricordarci che Dio ci vede, pensare alla morte, ai divini castighi, alla passione di Gesù Cristo, custodire i nostri sensi, praticare la mortificazione cristiana e frequentare colle dovute disposizioni i sacramenti.

430. Che cosa dobbiamo fuggire per mantenerci casti?

Per mantenerci casti conviene fuggire l’ozio, i cattivi compagni, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose, e tutte le altre occasioni di peccato.

 

Un sacerdote risponde a delle considerazioni sulla masturbazione: “la masturbazione è un peccato grave. E’ esso veniale o mortale?” “la masturbazione è oggettivamente un peccato mortale”

Un sacerdote risponde

Considerazioni sulla masturbazione

Quesito

Caro Padre Angelo, mi piacerebbe  porgerle alcune domande riguardanti la morale cattolica. 1) Il Catechismo  della Chiesa Cattolica ritiene, in perfetto accordo col Decalogo biblico, che  la masturbazione è un peccato grave. E’ esso veniale o mortale? 2) La psicanalisi ha  da tempo capito che la masturbazione è un atto naturale e comune a tutti gli  uomini, che favorisce la produzione degli ormoni androgini. Gli impulsi  sessuali, che se non erro la   Chiesa non considera peccaminosi (dopotutto non vedrei perchè  debbano essere considerati tali visto che sono, per così dire, involontari e  insiti alla natura stessa dell’uomo), sono all’origine della  masturbazione stessa. Nella fase adolescenziale, durante la pubertà, è in corso  la formazione fisico-psicologica dell’individuo che porta a dei momentanei  squilibri ormonali. Questo porta il ragazzo a conoscere il proprio corpo, a  provare le prime attrazioni verso il sesso opposto, a compiere masturbazione  che, vista in quest’ottica scientifica, diviene un modo per “formare”  la propria natura sessuale. Molti adolescenti cattolici praticanti, come  me, sono spesso assaliti da forti sensi di colpa e tristezza dopo l’atto, ma è  anche vero che tutti i ragazzi si masturbano, allora mi chiedo: è possibile che  Dio, creatore dell’uomo, misericordia infinita, attribuisca ad un adolescente  la masturbazione come peccato quando essa è funzionale allo sviluppo ormonale e  sessuale dell’individuo? E’ anche vero che non si può prescindere in maniera  totale dalla masturbazione, e prima o poi si finisce per “cadere”. La  prova è la polluzione notturna, emissione di sperma che il proprio inconscio  provoca durante il sonno in maniera autonoma, sempre per la  produzione di ormoni androgini. 3) Non è più  verosimile che la masturbazione sia considerata peccato grave da Dio soltanto  quando diventa una abitudine rovinosa per i rapporti di coppia o un qualcosa a  cui è difficile rinunciare? Un po’ come la droga, il fumo, la lussuria,  le dipendenze? Grazie, aspetto con  ansia una vostra risposta, possibilmente in maniera fedele sia al  Magistero Ecclesiastico che alle nozioni psicanalitiche che ho precedentemente  illustrato. Dopotutto esse fanno  parte della natura umana e la natura è il creato di Dio. Ricordatevi di me  nelle vostre preghiere quotidiane, Gaetano


Risposta del sacerdote

Caro Gaetano, riprendo puntualmente tutte le tue affermazioni.

1. “Il Catechismo della Chiesa Cattolica ritiene,  in perfetto accordo col Decalogo biblico, che la masturbazione è un peccato  grave. E’ esso veniale o mortale?”. Sei onesto nel  riconoscere che tanto il Magistero della Chiesa quanto la Divina Rivelazione  considerino la masturbazione un peccato grave.   Ma a tua volta  chiedi: questo peccato grave come va considerato: mortale o veniale?   Giovanni Paolo II,  in Reconciliatio et Poenitentia, ha affermato che “il peccato grave si  identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (RP 17).   A questo punto bisogna dire con Sant’Agostino: Roma locuta, causa finita (il Magistero  ha parlato, la discussione è finita).   Pertanto la masturbazione è oggettivamente un peccato  mortale.

2. “La psicanalisi ha da tempo capito che la  masturbazione è un atto naturale e comune a tutti gli uomini, che favorisce la  produzione degli ormoni androgini”. Intanto sulla  psicanalisi: non è una scienza esatta come la matematica, secondo la quale due  più due fanno quattro, e fanno quattro per tutti e per sempre.   Quante scuole vi  sono nella psicanalisi! Ognuno dice la sua. E non può esser diversamente  essendo in se stessa una scienza empirica, che parte dalle vicende umane e  cerca di conoscere determinati meccanismi di carattere psicologico alla luce di  alcune costanti. Ma questi meccanismi non sono interpretati univocamente.   Inoltre la psicanalisi non dice che la  masturbazione è comune a tutti gli uomini. Compirebbe un errore grossolano se  dicesse questo, perché vi sono state e vi sono molte persone, di sesso maschile  e soprattutto di sesso femminile, che non l’hanno mai conosciuta.   Ancora: quand’anche  tutti passassero per questa strada, non si può costituire un dato  comportamentale come un criterio veritativo. Tutti, questo sì (almeno più o  meno) hanno detto bugie, soprattutto da piccoli. Ma con questo la bugia non  diventa criterio verità. Rimane bugia, falsificazione della realtà.

3. “Gli impulsi sessuali, che se non erro la Chiesa non considera peccaminosi  (dopotutto non vedrei perchè debbano essere considerati tali visto che sono,  per così dire, involontari e insiti alla natura stessa dell’uomo),  sono all’origine della masturbazione stessa”. Sono d’accordo, ma  questi impulsi non sono costrittivi.   La masturbazione  parte infine da un atto della volontà.   Come ti ho detto, in  alcuni questo ulteriore passaggio non c’è e stanno meglio di chi si masturba,  stante il disagio interiore provato da tutti quelli che passano attraverso  questo fenomeno.

4. “Nella fase adolescenziale, durante la  pubertà, è in corso la formazione fisico-psicologica dell’individuo che porta a  dei momentanei squilibri ormonali. Questo porta il ragazzo a conoscere il proprio  corpo, a provare le prime attrazioni verso il sesso opposto, a compiere  masturbazione che, vista in quest’ottica scientifica, diviene un modo per  “formare” la propria natura sessuale”. Come ti ho detto,  diverse persone cadono in questo peccato.   Alcuni si rialzano  subito o quasi, altri se lo portano dietro per anni e altri ancora per tutta la  vita, pur essendo sposati.   Il Signore, che  indubbiamente ne sa più di tutti, ha detto: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo  del peccato” (Gv 8,34).   Caro Gaetano, io  sono anche confessore. So per certo che tutti o quasi non avrebbero mai  desiderato cominciare con questo vizio, che ormai li rende schiavi della  concupiscenza e li fa star male perché sentono che è una vittoria dell’egoismo  e della sensualità nella loro vita.   Altro che aiuto ad  aprirsi all’altro sesso! Semmai, la masturbazione aiuta ad aprirsi all’altro  sesso in maniera sbagliata, considerandolo come oggetto di passione e di  libidine.   Senza dire che chi  compie questo peccato avverte di perdere la presenza personale di Dio dentro di  sé, e cioè sente – anche tangibilmente – di perdere la grazia, che è il tesoro  più grande che una persona può possedere sulla terra.

5. “Molti  adolescenti cattolici praticanti, come me, sono spesso assaliti da forti sensi  di colpa e tristezza dopo l’atto”. Vedi che mi dai  ragione sul senso di colpa e di tristezza.   In confessione non  ne trovo uno che sia contento di questo peccato.   Ti ripeto, non ne  trovo neanche uno.   Tutti vorrebbero  essere liberati.

6. “ma è anche vero che tutti i ragazzi si  masturbano, allora mi chiedo”. È sbagliata la  premessa.   È un dato di fatto,  rilevato anche statisticamente che non è come dici tu.   Te lo garantisco.

7. “è possibile che Dio, creatore dell’uomo,  misericordia infinita, attribuisca ad un adolescente la masturbazione come  peccato quando essa è funzionale allo sviluppo ormonale e sessuale  dell’individuo?” Come si fa a dire  che è funzionale allo sviluppo!   E invece è  funzionale al contrario del vero sviluppo, tant’è vero che come tu stesso  rilevi la masturbazione causa sensi di  colpa e tristezza.   L’autentico sviluppo  di una persona causa sensi di colpa e  tristezza?   Dio non proibisce il  male per gusti personali!   Piuttosto,  proibendo, avverte l’uomo che con quel peccato si danneggia.

8. “E’ anche vero che non si può prescindere in  maniera totale dalla masturbazione, e prima o poi si finisce per  “cadere”. La prova è la polluzione notturna, emissione di sperma che  il proprio inconscio provoca durante il sonno in maniera autonoma, sempre per  la produzione di ormoni androgini”. Ripeto: non è vero  che prima o poi si finisce per cadere.   Inoltre proprio  l’espulsione autonoma nel sonno del surplus sta ad evidenziare che non è  affatto necessario passare attraverso la strada indicata da te.

9. “Non è più verosimile che la masturbazione  sia considerata peccato grave da Dio soltanto quando diventa una abitudine  rovinosa per i rapporti di coppia o un qualcosa a cui è difficile rinunciare?  Un po’ come la droga, il fumo, la lussuria, le dipendenze?”   Ma l’abitudine  rovinosa da che cosa è causata?   Evidentemente da un  atto che le è proporzionato.   Se gli atti sono  lievi, non  causano dipendenze gravi. Al  massimo causano dipendenze lievi.   Solo gli atti gravi  causano dipendenze gravi.   Come è peccato grave  l’assunzione della droga e non solo la dipendenza, così avviene anche nel  nostro caso.

8. Ti ricordo molto  volentieri nelle mie preghiere soprattutto perché tu giunga a presentarmi la  prossima volta non già l’apologia della masturbazione, ma l’apologia della  purezza. Questa, sì, favorisce il vero sviluppo, rende lieti, interiormente  liberi, soprattutto pone le premesse per volare in alto e stare uniti a Dio  cuore a  cuore. Te lo auguro di cuore.

Ti saluto e ti  benedico.   Padre Angelo

 

Un sacerdote risponde

Chiedo una chiarificazione sulla gravità  della masturbazione

Quesito

Caro Padre Angelo, è la prima volta che  le scrivo, e colgo l’occasione per ringraziarla di cuore per la sua  disponibilità. Mi chiamo A.,  ho 29 anni e vivo un’esistenza “normale”, tipica dei trentenni di  oggi, incentrata sulla ricerca di un lavoro (sono avvocato ma sto svolgendo  altri concorsi, in particolare quello per diventare magistrato), sulla  condivisione dei momenti più belli con amici cari, sullo sport… Una componente  essenziale della mia esistenza è data dalla fede, e dalla sua pratica in ambito  parrocchiale. Vivo la Grazia di un legame estremamente solido e sincero col  Parroco e con un bel gruppo di amici che frequentano la mia Parrocchia, con i  quali condivido periodicamente e sistematicamente esperienze forti di  preghiera, di approfondimento culturale e di carità. Credo, e sono  contento di testimoniare la mia fede laddove se ne presenti l’occasione. Però, fin  dall’adolescenza mi accompagna un “punto debole”: si tratta –  riprendendo la definizione di una e-mail che le è già stata inviata – del  “vizio solitario”. Io so che si tratta  di un comportamento disordinato e da evitarsi, ma – soprattutto in particolari  periodi di “vulnerabilità” – vivo il confronto come una lotta impari  e spesso ne esco sconfitto. Ho letto il prezioso  consiglio che lei ha già dato ad un altro fedele, e cercherò di farne tesoro. Ma la domanda che vorrei porle ha un’angolatura leggermente  diversa. Si potrebbe riassumere così:  questo tipo di peccato rientra nel novero dei peccati “mortali”? O  invece può essere considerato un peccato “veniale”? Non si tratta di un  quesito che nasca da una mia “pigrizia” nel confessarmi. Accedo al  sacramento della Riconciliazione con una certa regolarità. Piuttosto, il mio  dubbio è “sostanziale”: davvero un unico gesto disordinato può  interrompere integralmente il rapporto con Dio e con il Suo Amore? E se io  dovessi “ritardare” nel confessarlo, rischio di precludermi la  salvezza eterna in caso di morte? Nella mia esperienza, avverto distintamente  il carattere peccaminoso dell’atto, ma al tempo stesso non avverto  un’interruzione nel mio rapporto con Dio e nelle mie attenzioni al prossimo che  da tale rapporto prendono vita. E’ un “sintomo” del carattere veniale  del peccato, o solo una mia falsa percezione? La ringrazio fin da  ora per l’attenzione che vorrà concedermi, e le assicuro la mia povera  preghiera quale sostegno alla sua preziosa attività pastorale.

A.


Risposta del sacerdote

Caro A., 1. ti ringrazio  anzitutto per la bella testimonianza di vita cristiana che ci hai dato: la vita  di grazia anzitutto, poi la vita nella comunità parrocchiale, la testimonianza  e la condivisione di fede con i tuoi amici, la frequentazione del sacerdote che  per te, da quanto arguisco, è anche un padre spirituale. La vita cristiana va  vissuta così: in profondità, all’interno della comunità, nel rapporto con colui  che il Signore ha messo a pascere il suo gregge. Sono contento anche  del tuo desiderio di affermarti sempre di più nella vita sociale, così da  mettere a disposizione di tutti e al meglio i talenti che il Signore ti ha dato. È importante anche  la tua condivisione dell’attività sportiva con gli amici. Lo sport non è  soltanto un hobby. È una necessità ed è anche un momento particolare per vivere  la fraternità nella distensione e nell’agonismo. L’amicizia e la vita  cristiana hanno bisogno di questi momenti. Penso a Pier Giorgio Frassati e alla  sua passione per la montagna…

2. Ti ringrazio  anche per la sincerità nell’esporre una fragilità, che oggi purtroppo è comune  a molti.   Sottolineo oggi, perché “non si può tacere  che la masturbazione non è nota in tutte le culture, non essendo presente in  ambienti dove esistono forti sti­moli all’integrazione precoce dell’io e  all’assunzione di responsabilità sociali e fami­liari; per cui non si può  affermare che la masturbazione sia una fase obbliga­toria della vita” (achille dedé, Gesti e parole espressivi dell’io, edu­cazione alla maturità sessuale,  pp. 120-121).   Ma non è di questo  che tu vuoi parlare, perché sei profondamente convinto che si tratta di un  disordine.   Mi poni invece il  quesito sul piano dottrinale: se si tratti sempre di un peccato mortale, dal  momento che tu poi vivi ugualmente la tua relazione con Dio e di carità verso  il prossimo.

3. Ed ecco la  risposta.   Sul piano oggettivo  “sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia  il senso morale dei fedeli hanno af­fermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e  gravemente disordinato” (Dichiarazione  Persona humana, 9).   Il termine masturbazione non si trova nella Sacra Scrittura,  ma “la tradizione della Chiesa ha giustamente inteso che questo peccato veniva  condannato nel Nuovo Testamento quando parla di impurità, di impudicizia,  o di altri vizi, contrari alla castità e  alla continenza” (Dichiarazione  Persona humana, 9).   Inoltre è interessante il riferimento al senso morale dei fedeli che viene fatto  dalla Dichiarazione citata. Per quanto oggi si cerchi di banalizzare il gesto,  tuttavia il soggetto che lo compie avverte che si tratta di un disordine che lo  lascia per terra.   Giovanni Paolo II diceva che la sessualità tocca l’intimo nucleo della persona. E per  questo uno si disorienta nel fondo di se stesso.

4. Ma anche su  questo tu sei d’accordo.   E mi chiedi se di  fatto sia un peccato grave quando uno sente che la relazione con Dio e con il  prossimo non è integralmente interrotta.   Ebbene, caro  Antonio, il peccato grave interrompe la relazione con Dio per quanto riguarda  la carità, e cioè l’essere all’unisono col Signore, con la sua volontà.   Ma non interrompe la  relazione con Dio per quanto concerne la fede e la speranza, perché anche col  peccato mortale uno continua a credere in Dio, a relazionarsi con Lui  domandandogli perdono e chiedendogli aiuto.   Non viene distrutta  neanche l’opzione fondamentale per Dio, che può coesistere col peccato grave.  Quando San Pietro ha rinnegato ripetutamente il Signore, non aveva smesso di  stimarlo e, in qualche modo, anche di amarlo. Ma il suo rinnegamento è stato un  peccato grave e ne pianse amaramente.   Il peccato grave  dunque è quel peccato che distrugge la carità, vale a dire l’amicizia col  Signore, l’essere con lui una sola cosa, possederlo nel proprio cuore e godere  della sua presenza.   Ora la masturbazione  è un peccato di questo tipo. Si continua a credere, ad avere una relazione con  Dio. Ma questa relazione è bene diversa da quando ci si trova in grazia.

5. Tuttavia devo  dirti ancora una cosa. Lo stato di grazia non si riacquista solo con la  confessione. Lo si può raggiungere ben prima, attraverso un atto di sincero  pentimento e anche attraverso atti di carità, fatti per amore di Dio e del  prossimo e in espiazione dei propri peccati.   Allora sebbene il  peccato del vizio solitario sia grave, tuttavia può succedere che la comunione  con Dio si riallacci prima della confessione, ma non senza il suo desiderio  almeno implicito.   E penso che sia  proprio questo che capita a te sicché spontaneamente ti domandi se sia peccato  grave o peccato veniale.   È dunque peccato  grave, ma non di rado la comunione con Dio viene riacquistata prima della  confessione.   Questo tuttavia non  dà la possibilità di fare la santa Comunione, perché manca ancora la piena  riconciliazione con Dio e con la Chiesa. Manca  ancora l’espiazione del peccato, e questa viene attuata mediante il Sangue  di Cristo che il Sacerdote versa sulla tua anima per purificarla, toglierle  ogni macchia e santificarla.   Pertanto qualora di  capitasse di cadervi ancora, accostati con umile perseveranza alla Confessione.  La tua Comunione sacramentale sarà vera Comunione, ben diversa da quella  preceduta solo dal pentimento, per quanto sincero.

Ti ringrazio per la  domanda. E penso che ti ringrazieranno molti nostri visitatori che attraverso  la risposta possono ricevere maggiore chiarificazione su una questione delicata  della nostra vita cristiana.   Ti saluto, ti  accompagno con la preghiera e ti benedico.   Padre Angelo

Dal catechismo della Chiesa Cattolica:

492. Quali sono i principali peccati contro la castità?

2351-2359; 2396

Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono un attentato ancora più grave contro la loro integrità fisica e morale.

2351 La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.

2352 Per masturbazione si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato ». « Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità ». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana ». 236

Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.

1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

« Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc. […] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115

1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ». 116

1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l’esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell’inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

Il domenicano Padre Angelo, risponde: “Perché la vita intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?”

 

Il domenicano Padre Angelo, risponde

Perché la vita intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?

Quesito

Caro Padre  Angelo,   un altro problema  riguarda la sessualità   Il “problema”, è che nell’esercizio sbagliato della  propria sessualità non è visibile un danno tangibile a qualcuno, come può  essere ad esempio un omicidio o un furto. Per cui si pensa “E ma non faccio  male a nessuno”, per cui peccare contro il proprio corpo non è vista come  una cosa sbagliata, tanto che una ragazza cattolica praticamente mi ha detto  “E ma se due si amano e non sono sposati non si può chiamare disordinato  l’atto sessuale che hanno” (e sinceramente a questa risposta ci sono  rimasto amareggiato..). Cosa potrei rispondere? Considerando anche che non  basta rispondere “c’è questa enciclica che dice” o “il Papa ha  detto così..” perché purtroppo ho notato una certa sfiducia nei confronti  del Magistero e relative Verità di fede.   La domanda che più mi preme è questa però: perché la vita  intima con Dio, è così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la  propria sessualità?   La  ringrazio tantissimo per l’eventuale risposta! Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco, 1. neanche quando uno bestemmia è visibile il danno. E neanche quando si tralascia di santificare la festa. Ma il più delle volte non è visibile neanche quando si compie  un adulterio… Allora identificare il peccato solo con i suoi effetti visibili  è sbagliato. Forse solo nel caso dell’omicidio e del furto gli effetti sono  visibili. Ma i comandamenti non sono due, bensì dieci.

2. Il peccato porta un disordine nel fondo di se stesso,  nell’orientamento del proprio io.   Il peccato, come lo definisce Sant’Agostino, consiste  essenzialmente “nell’allontanarsi da Dio e nel rivolgersi in maniera  disordinata alle creature”. Ecco il male. Le creature che Dio ci ha dato perché  ci parlino di Lui, ci portino a Lui e ci uniscano a Lui, diventano il nostro Dio.   Ma le creature non possono saziare il bisogno di felicità  dell’uomo, perché questo bisogno è infinito, mentre le creature sono tutte  finite, limitate.   Con ragione Sant’Agostino diceva: “Tu Dio ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te”  (Confessioni, 1,1).   Il male del peccato non è anzitutto un male materiale, ma di  ordine morale. Consiste in un disorientamento di fondo della propria vita,  un destinarsi all’infelicità nella vita presente e alla perdita irrevocabile di  Dio in quella futura.

3. “E… ma se due si amano e non sono sposati non si può  chiamare disordinato l’atto sessuale che hanno”.   Sì, è disordinato perché quell’atto ha un duplice significato:  di donarsi all’altro in totalità anche temporalmente. Ora fuori del matrimonio  la totalità del dono non è ancora stata sancita, non è irrevocabile, ognuno può  ancora tornare indietro, è libero, non appartiene per sempre ad un’altra  persona.   Inoltre la contraccezione manifesta ulteriormente  un’alterazione del disegno divino sulla sessualità perché non si vuole che  raggiunga il suo obiettivo intrinseco.   Ti pare ordinato darsi a uno che non  è ancora tuo, quando quel gesto significa  invece proprio quello?   Ti pare ordinato “usarsi” a vicenda e poi lasciarsi?   Ti pare ordinato compiere un gesto che rimane sempre  potenzialmente procreativo e talvolta lo è nonostante tutti gli artifizi?   Il dare il proprio corpo anche nella dimensione genitale è  proprio la stessa cosa che darsi la mano?

4. “Se due di amano”. Quest’espressione è soggetta ad ambiguità.   Talvolta si tratta di vero amore. E allora se due persone si  amano in maniera vera non falsificano un gesto che di suo ha degli obiettivi  ben precisi: donazione totale di sé e apertura alla vita. Si amano e si  rispettano in tutti i sensi.   Talvolta invece per amore s’intende semplicemente l’attrazione  erotica. Allora ci si può domandare se sia sufficiente l’attrazione erotica per  giustificare l’atto sessuale? È ancora vero amore quello in cui ci si usa per  un attimo e per sfogare la propria libidine e poi ci si lascia?

5. Certo, se svanisce Dio e il senso ultimo della nostra vita  non ha più senso parlare di bene e di male. San Paolo dice: “Se i morti  non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo” (1 Cor 15,31).   Stupisce che una ragazza che si dice cattolica abbia un modo  di pensare che non solo non è cattolico, ma neanche da credenti in Dio.   Comprendo la tua amarezza.   Ma viene da ricordare quanto Benedetto XVI ha detto ai  giornalisti mentre si recava a Fatima nel 2010: “Quando si parla di credenti si  da per presupposto che ci sia la fede, ma spesso questa non c’è”. Se per fede s’intende sapere che Dio c’è, ebbene questa fede  ce l’hanno anche i demoni.   Aver fede invece significa orientare la propria vita a Dio e  obbedire a Dio.

6. Infine mi chiedi: “perché la vita intima con Dio, è  così strettamente legata alla purezza, e al vivere bene la propria sessualità?” Perché la sessualità, come rileva Giovanni Paolo II “non è  affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda  l’intimo nucleo della persona umana come tale” (Familiaris consortio 11).   Ne va di mezzo la disposizione di fondo di se stessi.

7. La santificazione è legata alla carità, e cioè alla  maniera di amare di Dio.   L’impurità è tutto il contrario: non porta ad amare col  cuore di Dio, a desiderare e a donare all’altro quello che Dio gli vuole  donare, ma porta a usare dell’altro.   L’impurità non è vero amore e non è senza conseguenze perché  “la carne ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari  alla carne” (Gal 5,16-17).   L’impurità, in qualunque modo si esprima, spegne il gusto  delle cose di Dio.

8. Sentirai nella seconda lettura di domenica prossima (2a  del tempo ordinario b): “Il corpo non è  per l’impurità, ma per il Signore” 1 Cor 6,13) e ancora: “State lontani dall’impurità! Qualsiasi  peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità,  pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo  avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi”(1 Cor 6,18-19).   Desidero ricordare anche quanto ha detto il Signore nel suo  primo discorso, quello della montagna: “Beati i puri di cuore perché vedranno  Dio” (Mt 5,8). Quando impera  l’impurità, Dio non interessa più.   Anzi si può giungere a quanto San Paolo diceva piangendo:  “Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi,  ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte  finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano  di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della  terra”  (Fil 3,19).

Non vado oltre perché non si finirebbe più.   Ti saluto, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.   Padre Angelo

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19 commenti

  1. Anonimo

     /  gennaio 23, 2014

    Quando mi e’ capitato di essere nella tentazione ho cominciato a recitare un Ave Maria e l’ impulso e’ scomparso immediatamente. La Madonna ci ama e ci protegge e ci aiuta a non peccare. Grazie. Che DIO ci benedica.

    Rispondi
  2. sabrina

     /  luglio 6, 2014

    Ogni gioia che non leda gli altri viene da dio. Peccato è rendere il creato buio e pieno di sensi di colpa inutili invece che apprezzarne la luce

    Rispondi
    • Peccato è non fare la volontà di Dio. Non esistono altre definizioni di peccato….

      Ogni gioia che non leda gli altri e NON VA CONTRO LA VOLONTA’ DIVINA viene da Dio.

      La masturbazione lede l’anima di chi la compie e offende Dio perché è un peccato. In più lede anche il tuo prossimo, che se è battezzato fa parte del corpo di Cristo che è la Chiesa. Corpo di cui fanno parte tutti i battezzati.

      Rispondi
  3. Gemma

     /  giugno 29, 2015

    Buongiorno!
    Vorrei chiedere com’è vista la masturbazione femminile e quali consigli ci sono per le donne. Negli ultimi 20- 30 anni i medici e isnsegnanti scolastici consigliano alle donne la masturbazione nei casi di solitudine, nervosismo, agitazione, per “evitare ristagno negli organi”, ecc. Di recente nelle scuole hanno introdotto la lezione di sessualizzazione anche per i bimbi piccoli e gli insegnano a masturbarsi. Ormai la masturbazione è ritenuta una funzione fisiologica sia nei bambini sia nelle

    donn e ne si fa “prescrizione”. Per le donne risulta più difficile confessarsi perchè il confessore è l’uomo.

    Rispondi
    • Salve!
      La masturbazione è un peccato sia per l’uomo che per la donna.
      I consigli sono sempre gli stessi: preghiera confessione ed eucaristia cioè i sacramenti. Da questi canali viene trasmessa la Grazia di Dio che perfeziona la nostra natura ferita dal peccato originale.

      Non è assolutamente vero e giusto quello che dicono i medici (senza fede o che non usano bene la ragione). Quello che fanno nelle scuole ai bambini e’ diabolico e gravissimo perché insegnano il peccato ai bambini. La masturbazione è un atto irrazionale ed è peccato davanti a Dio perché il piacere sessuale è stato donato dal creatore al fine della riproduzione e dell’unione tra uomo e donna nel sacramento del matrimonio perché com’era dal Principio del mondo i due saranno una sola carne nella loro unione, per sempre.

      La masturbazione non è fisiologica ma è causa del peccato. Poi i medici mondani dicono tante cose, come ad esempio che l’aborto non è un peccato. Quindi per giudicare non bisogna ascoltare il mondo ma ciò che insegna la Chiesa che è la volontà di Dio, il corpo di Cristo, ed è la Luce in questo mondo che preferisce seguire il demonio e le tenebre al posto della verità.

      Quando si è nervosi o soli il rimedio non è la masturbazione ma la preghiera che ci unisce a Dio. Il peccato non è mai un rimedio. Noi uomini e donne siamo deboli e quindi possiamo cadere ma con la Grazia di Dio possiamo pentirci e riprendere il cammino di perfezione e santità che il Signore desidera per il nostro bene.

      Riguardo la confessione non si deve vergognare perché il prete, e’ vero che è un uomo, ma è un rappresentante di Gesù in terra quindi bisogna capire che durante la confessione noi siamo davanti a Dio e il prete e’ il mezzo che usa per assolverci dai nostri peccati.

      Comunque ne parli con un buon prete dei suoi problemi.

      Un saluto! Andrea

      Rispondi
      • Gemma

         /  giugno 29, 2015

        Grazie per la risposta!

      • Margherita

         /  agosto 10, 2015

        Buongiorno Padre,
        Volevo confrontarmi con lei, esponendo le mie perplessità riguardo il tema dell’autoerotismo femminile.
        Sono credente, ma mi trovo in un momento di lontananza dai sacramenti e sento che si sta compiendo un cammino di ritorno. Non nego che l’accostamento alla Confessione è difficilissimo, specialmente per questo “peccato” dell’autoerotismo, essendo donna. Mi chiedo quanto è possibile che il messaggio che riceve una cattolica sia corretto, su questo tema. Io ho quasi 35 anni, vorrei creare una famiglia, e certamente se avessi marito, non ricorrerei a questa pratica. Concordo con in caso di unione coniugale, sia peccato cercare piacere altrove, sia adulterio che autoerotismo, ma se una è da sola e ha dei naturali istinti, credo possa essere un vantaggio, se non diventa un ossessione, se diventa una auto concessione sporadica, mensile, credo possa anche fare bene, perché ci si conosce meglio, ma soprattutto si evita di lasciarsi andare al primo che passa, perché si ha nostalgia di un intimità. Se avessi un fidanzato, un marito, certamente non ne avrei bisogno. Ma se questo è ritenuto “mortale” capisce che la condanna è totale e come si fa a confessarsi se è richiesto di non peccare più.. Prenderei in giro il Signore e non lo farò.. Credo questo vogliono intendere alcuni psicologi, che magari hanno la possibilità di capire meglio le dinamiche relazionali al giorno d’oggi. Non credo che nessun psicologo serio possa affermare che l’autoerotismo sia un rimedio per l’anima. Ma forse riescono un pò a esorcizzare questa colpa mortale che invece arriva inesorabilmente dagli uomini di Chiesa. Si riuscisse invece a far arrivare un apertura mentale, affinché ogni caso venga elaborato nel modo giusto forse sarebbe meglio. La ringrazio già solo se leggerà queste righe. Cordialmente.

  4. Buongiorno a lei gentilissima,
    non mi chiami “Padre” perchè non sono un sacerdote e neanche un consacrato, sono un ragazzo di 26 anni che cerca di vivere la fede con l’aiuto di Dio.

    Sono contento che si sta riavvicinando alla vita sacramentale. I sacramenti sono il mezzo principale dal quale ci viene donata la Grazia di Dio per vivere la vita di fede praticando i comandamenti.
    Non deve pensare che sia difficile il sacramento della confessione perchè Gesù è venuto per salvarci da ogni peccato e conosce bene le nostre debolezze e miserie. Anzi, Lui non vede l’ora che andiamo in confessionale per liberarci da tutte le nostre colpe e guarirci con la sua Grazia. Non si vergogni e non abbia nessun timore di confessare il suo peccato fosse anche il più grave del mondo!

    Lei ha scritto: “Ma se questo è ritenuto “mortale” capisce che la condanna è totale e come si fa a confessarsi se è richiesto di non peccare più.. Prenderei in giro il Signore e non lo farò..”

    Le rispondo: Perchè la confessione sia valida ci deve essere il pentimento e il “proposito di non peccare più” : questo non vuol dire che uno non ricadrà mai più in quel peccato ma che non vuole più compierlo perchè ha capito di aver offeso il Signore e che con l’aiuto di Dio cercherà di non farlo più.

    La Chiesa condanna “oggettivamente” il peccato della masturbazione come mortale, ma afferma chiaramente che:

    Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso »…..Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.
    (dal catechismo della Chiesa Cattolica).

    Se una persona cade per debolezza il peccato è veniale perchè manca il deliberato consenso della volontà che è un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. Per esempio: una persona non vorrebbe compiere quel peccato ma essendo piena di tentazioni cede per debolezza perchè non riesce a resistere alle passioni carnali. Dopo che commette il peccato si dispiace per quello che ha fatto poichè in verità non voleva farlo. In questo caso il peccato è veniale perchè la scelta di peccare è stata influenzata dalle forti passioni carnali a cui la persona non ha saputo resistere.

    Comunque è sempre molto difficile capire se un peccato è veniale o mortale perchè riguarda la soggettività della persona che conosce soltanto la stessa persona e Dio. Ecco perchè quando ci si confessa bisogna spiegare bene al prete le circostanze e i momenti in cui si è commesso il peccato.

    Naturalmente il peccato veniale non è una scusa per continuare a peccare ma va evitato perchè potrebbe portare a quello mortale che ci separa dalla Grazia di Dio.

    Noi uomini e donne siamo deboli in quanto portiamo in noi la ferita del peccato originale che corrompe la nostra natura e ci spinge a desiderare il peccato. Però, con la Grazia di Dio possiamo resistere e combattere per santificarci e camminare verso il Paradiso iniziando a viverlo già in parte in questa vita. La Chiesa cattolica è il corpo di Cristo che ci trasmette l’assoluta verità di Dio e ci dona i sacramenti dai quali riceviamo la forza per vivere la vita di fede vivendo in Grazia di Dio cioè uniti a Lui. Essere cattolici è la grazia più grande che ci sia!

    Insieme ai sacramenti dobbiamo pregare. La preghiera ci unisce a Dio e ci dona gli aiuti per non cadere nel peccato. Sant’Alfonso diceva giustamente che: “Chi prega si salva, chi non prega si danna”.

    Se non pratica la preghiera le consiglio di iniziare a farlo subito, magari dicendo il Rosario e affidandosi alla Madonna che è nostra madre e ci vuole proteggere portandoci da Gesù e difendendoci dagli attacchi del demonio che ci vuole portare con lui all’inferno.

    Lasci stare quello che pensano gli psicologi perchè non si possono pronunciare riguardo al peccato, non è il loro ambito di studio e di lavoro. Non è l’uomo a decidere quando un peccato è grave oppure non lo è. Noi dobbiamo affidarci a Dio e credere a Lui che è il nostro creatore e tramite Cristo si è incarnato facendosi uomo e morendo sulla Croce per salvarci dal peccato e dalla dannazione eterna.

    Il peccato non sarà mai un vantaggio in nessuna situazione di qualunque persona. Se fosse un vantaggio non sarebbe un peccato perchè il peccato non porta mai al bene e a nessun vantaggio. Noi dobbiamo essere umili e riconoscere il nostro peccato per farci guarire da Gesù che è il nostro medico e maestro.

    Sono d’accordo sul fatto che esistano delle situazioni difficili da vivere, delle croci da portare, come la sua ma anche come la mia che non sono sposato e devo vivere la continenza.

    Però sappiamo anche che per essere discepoli di Gesù dobbiamo imitarlo, portare la nostra Croce e seguire i suoi passi.
    Lui ha detto: “Chi vuol essere mio discepolo rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.
    Rinnegare se stessi vuol dire anche combattere contro le nostre passioni disordinate e la nostra natura corrotta che il Signore vuole perfezionare e guarire per mezzo della sua Grazia che è la medicina ai nostri mali.

    Non abbia paura di confessarsi perchè Gesù la sta aspettando con le braccia aperte e non vede l’ora di donarle il suo perdono e la Grazia per cominciare il cammino della santità. Gesù la ama infinitamente!

    Spero di averla aiutata nel mio piccolo.

    Un saluto, prego per lei!

    Andrea

    Rispondi
  5. Gemma

     /  agosto 10, 2015

    Ho difficolta con l’inserimento dei messaggi, salta tutto…
    Continuando il commento precedente,
    In sostanza la continenza e l’astensione dal piacere di autoerotismo consiste nel trasformare l’energia sessuale in amore verso Dio, senza ledere se stessi e gli altri tramite sentimenti di odio, ira, scontentezza…

    Qualche consiglio pratico di come farlo?

    Grazie per eventuale risposta!

    Rispondi
    • Salve gentilissima!

      Le avevo già risposto un po’ di tempo fa. Si ricorda? Guardi nei commenti precedenti.

      Un saluto!

      Rispondi
  6. Francesco

     /  settembre 15, 2016

    Certo, poi quando quei demoni maiali vestiti da prete fanno quello che fanno contro dei poveri bambini indifesi , devo sentirmi dire dagli stessi che non ci si può fermare dinanzi agli impulsi sessuali…mettiamoci d’accordo allora…gli impulsi sessuali per i preti vanno bene e per gli adolescenti no? La masturbazione è un istinto umano naturalissimo come mangiare, dormire, respirare ecc..sopprimerlo perché si pensa che vada contro il Signore è proprio da stupidi.

    Rispondi
    • Sempre a dare la colpa ai preti… Guarda che anche loro saranno giudicati da Dio, più severamente dei non consacrati. Non dobbiamo basare le nostre scelte sulla condotta dei preti! Anche perché ci sono dei preti santi oltre a quelli cattivi. Guardiamo all’esempio di quelli santi e non facciamo di tutte le erbe un fascio! Si, è vero, gli impulsi sessuali sono un istinto naturale, infatti non è un peccato sentirli… Il peccato e’ l’uso che ne facciamo perché quelli impulsi servono a uno scopo che è la procreazione nell’unione con la propria moglie. A causa del peccato originale e dell’azione del demonio sentiamo questi impulsi in modo smodato e non riusciamo a controllarli senza l’aiuto della Grazia di Dio che ci viene trasmessa tramite la preghiera e i sacramenti. Come diceva Sant’Alfonso Maria de Liguori “chi prega si salva e chi non prega si danna”. Preghiera e collaborazione con la grazia di Dio. Solo così possiamo vincere le tentazioni. Comunque gli impulsi sessuali non sono degli istinti come il mangiare, il bere o il dormire… questi se non li soddisfi muori mentre per quelli sessuali non è la stessa cosa…continui a vivere anche senza soddisfarli.

      Rispondi
      • Francesco

         /  settembre 16, 2016

        Caro Andrea, mi citi un solo passo della Bibbia in cui venga ESPLICITAMENTE (attenzione, esplicitamente, no con giri di parole interpretabili soggettivamente) condannato l’autoerotismo e lo si consideri peccato mortale. Attendo risposta…

      • Ciao! Allora nella Bibbia non si trovano parole come “autoerotismo o masturbazione” perché non erano usate ancora in quel tempo. San Paolo parla di: Mollezze, impurità della carne per definire gli atti contro natura. Infatti la masturbazione e’ un atto contro natura perché non ha un fine buono e uno scopo vero. Come tu certamente sai, l’orgasmo e la fuoriuscita dello sperma servono per fecondare la donna e non per altro. Tutto ha un senso e un ordine voluto da Dio. Il peccato non è altro che una perversione che distorce l’ordine voluto da Dio. Si, secondo me la masturbazione è un peccato oggettivamente mortale che può portarci alla dannazione eterna. Può diventare un bruttissimo vizio che ci rende schiavi dei desideri della nostra carne corrotta dal peccato originale. E’ un peccato che ci sporca l’anima e il cuore offuscandoci la mente. Io prima ero schiavo di questo vizio e non avevo il desiderio della purezza e della santità… Per grazia di Dio ho capito la gravità di questo peccato e ho cominciato a combatterlo con la preghiera e i sacramenti.Sono un ragazzo di 27 anni nel pieno della maturità sessuale, non sono sposato. Continuo ad affrontare tante battaglie e a volte mi capita di cadere ma mi rialzo con l’aiuto di Cristo, mi pento amaramente, verso lacrime di dolore ricevo il perdono del Signore dopo il sacramento della confessione. Prima però ero davvero schiavo di questo vizio perché lo facevo sempre, quasi tutti i giorni ed era davvero una schiavitù. Cmq la santità e’ un cammino in cui si collabora con Dio.

      • Francesco

         /  settembre 17, 2016

        Caro Andrea, spero che non ti offenda, ma lo capisci adesso perché tanta gente tra cui molti giovani si allontana dalla Chiesa? Per i tipi come te che dicono queste bu*****e senza senso basandosi su preconcetti della Chiesa assurdi e che non corrispondono per nulla alla parola di Dio. Se ragionassimo come te praticamente tutti gli adolescenti saranno dannati eternamente solo perché si masturbano…cavolo, ma ti rendi conto di quello che dici? Io sono un cristiano non praticante e anche io quando sto male cerco Dio e in qualche modo sento sempre che mi sta accanto sia nei momenti belli che meno belli. Mi basta questo per sentirmi felice e in pace con me stesso e con Dio, non ho bisogno di entrare in una Chiesa ogni domenica (come probabilmente farai tu) ad ascoltare sempre le stesse parole di un prete a cui non dà mai retta nessuno o a vedere tanta gente ipocrita che prima si batte il petto e poi fa più gossip di Novella 2000 (parlo per esperienza personale). Per me basta basare la propria vita sui 10 comandamenti e sul rispetto del prossimo. Se i cattolici come te e la Chiesa, invece di parlare di un Dio “cattivo” che ci punisce quando pecchiamo, parlassero di un Dio buono e misericordioso che ci ama e ci viene incontro anche quando sbagliamo, ti assicuro che nessuno si allontanerebbe più dalla Chiesa.

      • Ascolta Gesù: “Chi vuole essere mio discepolo rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua”. Siamo liberi e il Signore non ci obbliga a portare la croce e a rinnegare noi stessi. Però ci mette in guardia e ci dice che la porta che conduce alla vita e’ quella stretta dove sono pochi quelli che ci vogliono entrare mentre la porta larga della perdizione la prendono in tanti perché non richiede il sacrificio. Tutto questo è scritto nel Vangelo.

        Io non ho mai detto che tutti gli adolescenti che si masturbano andranno all’inferno perché si danna soltanto chi muore in stato di peccato mortale senza pentirsi. Un peccato per essere mortale deve avere delle condizioni (leggi catechismo) altrimenti e’ solo veniale. Ma solo Dio conosce le vere intenzioni del soggetto che compie il peccato. Per questo io dico che la masturbazione è un peccato oggettivamente mortale. Un giovane che cade nella masturbazione per debolezza o perché non conosce la gravità del peccato non commette un peccato mortale ma veniale. Quindi noi non sapremo mai stabilire soggettivamente se una persona compie il peccato mortale.

        Mi dispiace dirtelo ma non basta basta basare la vita sui 10 comandamenti perché la vita si basa su Cristo che e’ la via, la verità e la vita. Dio si è fatto carne in Cristo e ha fondato la Chiesa che è il suo corpo di cui ogni cristiano battezzato ne fa parte. I sacramenti sono i canali principali dai quali ci viene trasmessa la Grazia di Dio che e’ la medicina che ci guarisce dai nostri peccati e ci da la forza per combattere. L’eucaristia è la presenza reale di Cristo che si dona a noi e ci guarisce. La confessione e’ il sacramento in cui il Signore, se siamo pentiti, ci lava dalle nostre colpe e ci ridona la Grazia.

        Poi non è Dio che ci punisce ma siamo noi che non vogliamo ascoltarlo e ci facciamo del male. All’inferno ci vanno le persone che lo scelgono con la propria libertà perché hanno deciso di non stare con Dio fino all’ultimo istante della vita.

        Ma poi che misericordia e’ quella che non ti mette in guardia dal peccato e dalle sue conseguenze? La vera misericordia inizia dalla condanna del peccato. Un uomo si pente e prova dolore quando si accorge del suo peccato e se e’ sinceramente pentito il Signore lo accoglie nelle sue braccia. Perché Dio e’ un padre buono ma è anche giusto e ci ha creato liberi e intelligenti per cui non ci costringe. Il Paradiso e’ per chi lo vuole e lo desidera. Ogni uomo ha tutto il tempo della vita per decidere di stare con Dio e Gesù bussa al cuore di tutti gli uomini per offrire la sua misericordia e il suo amore ma non costringe mai nessuno. Come ha detto Dio a Santa Caterina da Siena: “la vita è il tempo della misericordia, dopo ci sarà la giustizia” (dal dialogo della divina Provvidenza, un libro importantissimo che ti consiglio di leggere seriamente).

        Carissimo, io spero con tutto il cuore che tu diventerai santo e che giungerai in Paradiso, a lodare Dio per l’eternità nella beatitudine infinita. Ti abbraccio e prego per te!

      • Francesco

         /  settembre 17, 2016

        Innanzitutto ti chiedo scusa per essere stato troppo duro con le parole e ti ringrazio anche per essere così gentile, persone come te oggi si contano sulle dita di una mano. Sia chiaro, non ce l’avevo conte, ma quando si toccano certi argomenti mi sento emotivamente coinvolto perché come ti ho detto prima, per esperienze avute in passato, non entro in una chiesa da anni ma questo non attaccato la mia fede. E’ vero abbiamo idee e vedute diverse e questo non si può cambiare, ma quando si discute con calma e serenità come fai tu per me è sempre un piacere, si dovrebbe sempre fare così..in fondo se tutti nel mondo la pensassimo allo stesso modo, la vita non avrebbe senso.

      • Grazie a te per la discussione. Mi dispiace che hai avuto brutte esperienze, suppongo con dei preti. Purtroppo la Chiesa non sta vivendo un buon momento e molti sacerdoti non sono dei buoni esempi da seguire, anzi bisogna pregare molto per loro ed essere capaci di perdonarli. Però, ricordati che in Chiesa, prima di tutto, andiamo per adorare il Signore Gesù presente realmente nell’ eucaristia. Prova a rientrare in una Chiesa per trovare Gesù e se hai voglia fammi sapere come va.

        Se ti va leggi anche “il dialogo della divina Provvidenza” di Santa Caterina da Siena. Per me è stato un libro importantissimo.

        Carissimo, se hai bisogno fatti sentire quando vuoi. Che Dio ti benedica sempre. Prego per te! Se vuoi, prega anche tu per me. Un abbraccio in Cristo! Andrea

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