Parole di Gesù a Beata Alexandrina da Costa: «Voglio molte anime eucaristiche…Che mi invochino per gli infelici peccatori, che si abbandonano alle passioni, e non si ricordano che hanno un’ anima da salvare e un’eternità li aspetta tra breve»

Parole di Gesù a Beata Alexandrina da Costa:

 

«Figlia mia, la sofferenza, la Croce è la chiave del Cielo. Ho tanto sofferto per aprire il Cielo all’umanità e, per molti, inutilmente.

 Dicono: – Voglio godere, venni al mondo soltanto per questo, voglio soddisfare le Mie passioni.

 Dicono: – Non esiste l’inferno! – Io sono morto per loro e dicono che non Me lo avevano chiesto, e contro di Me pronunciano eresie e bestemmie. Per salvarli Io scelgo anime e metto sulle loro spalle la Croce e Mi assoggetto ad aiutarle. Felice l’anima che comprende il valore della sofferenza! La mia Croce è soave se è portata per amore Mio». (L p. 60)

 «Vengo a chiederti ciò che in nome mio venne a chiedere a Fatima la Mia Madre benedetta: penitenza, orazione, emendamento di vita. Dammi il tuo dolore, placa la giustizia di Mio Padre, ripara il Mio Divin Cuore. Lo esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi, delle anime pie a Me consacrate». (S p. 56)

 «La purezza, la castità è il fior fiore (delle virtù), è quello che Mi incanta di più. Poiché sei veramente pura, vengo alla tua purezza a chiedere riparazione per gli impuri e la riparazione per le famiglie.

 Quale dolore per me!

 Le famiglie profanano il grande Sacramento del Matrimonio. Peccano, e io a vederli peccare! Peccano alla mia Divina Presenza. Io volto le spalle, nascondo il mio volto. Non hanno vergogna di me, mi vergogno Io di loro. Riparami, riparami per tante anime folli, che, mostrandosi nude invitano al peccato, mi offendono gravemente». (S p. 331)

 «Io piango, Io piango, mia cara figlia per non poter aiutare di più i miei figli. Io li amo ed essi non mi amano; Io li voglio ed essi non Mi vogliono; voglio perdonare loro ed essi non vogliono il Mio perdono!».

 «Sono il tuo Maestro. Felice te se imparerai bene le mie lezioni e le metterai bene in pratica! Ho stabilito in te la Mia dimora. Sei un Tabernacolo non costruito da mani umane, ma da mani divine…

 …Cercami nei Miei Tabernacoli, così Mi consolerai molto; ma cercami (anche) dentro di te, nel Tabernacolo della tua anima che lo ho preparato per Mia abitazione. Là Mi troverai… lo desidero ansiosamente che tu impari le Mie lezioni, ed io ho molto da insegnarti, e tu hai molto da imparare affinché molti vengano ad imparare da te le stesse lezioni, calcando le stesse orme per seguire gli stessi cammini». (Lp.40)

 «Io voglio molte anime eucaristiche: io voglio anime, molte anime che stiano attorno ai Tabernacoli, che volino a Me come le rondinelle a stormo volano verso i loro nidi. (S p. 143, 48)

 Che mi chiedano tutto ciò che vorranno davanti a Me, nella Santissima Eucaristia: è da là che viene il rimedio per tutti i mali. Che mi invochino per gli infelici peccatori, che si abbandonano alle passioni, e non si ricordano che hanno un’ anima da salvare e un’eternità li aspetta tra breve». (L p. 84)

 

«O sposa cara, Io sono qui nel Tabernacolo del tuo cuore… Tu sei il Tabernacolo ove abito giorno e notte senza assentarmi. Tu sei l’ostia che con Me si immola, tu sei l’ostia con la quale le anime comunicano con me.  Tu vivi con Me nell’Eucaristia, vivi la Mia Vita. In questa immolazione continua, in questa unione indissolubile, in questa vita tanto mistica e Divina, le anime Mi ricevono attraverso te».

 «Vuoi consolarmi? Vuoi consolare il Santificatore della tua anima? Sai chi è? È il tuo Gesù! Va’ ai Tabernacoli! Va’ a praticare opere di Misericordia. Va’ a consolare i tristi. lo sono tanto triste! Sono tanto offeso! Va’ al tuo compito: soffrire, amare, riparare». (L p. 48)

 «Obbedienza al Papa, obbedienza alla Chiesa». (S p. 356)

 «Figlia Mia, non giudicarmi assente da te, perché mai ti abbandono. In te abita sempre la Santissima Trinità, credi nella Mia Presenza Sacramentale in te, perché mai, mai ti abbandono». (L p. 125)

 «Con il tuo dolore, figlia Mia! Soltanto con il dolore le anime rimangono attaccate alle fibre della tua anima e poi si lasceranno incendiare i cuori nel Mio Amore. Lascia che questi raggi delle Mie Piaghe Divine penetrino nelle tue piaghe nascoste, nelle tue piaghe mistiche. Lascia che il Mio balsamo le addolcisca, come anche le spine del tuo capo. Tu non vivi la vita del mondo, anche se sei nel mondo. Vivi la Mia Vita Divina…». (S p. 370)

 «Tieni nelle tue mani la Croce, stringila forte al cuore. L’umanità intera rimarrà dentro al Rosario. Parla alle anime, parla loro del Rosario e dell’Eucaristia. Rosario, Rosario, Rosario! Eucaristia, il Mio Corpo, il Mio Sangue! L’Eucaristia con le Mie vittime: ecco la salvezza del mondo…-».

 

«Che trionfo la tua entrata in Cielo! Le anime che salvasti col tuo martirio, strette al Rosario, alle perle innumerevoli delle tue virtù e all’ombra del tuo manto, canteranno, loderanno il Signore per averti creata. (S pp. 424, 443)

 Subito dopo la tua entrata in Cielo, andrai verso il Trono della Santissima Trinità, farai scendere rugiade fecondatrici, piogge di benedizioni e di grazie… Su quanti ti sono cari e su quanti invocheranno il tuo aiuto, lascio che tu mandi una pioggia di pietre preziose. Ti darò tutto quello che mi chiederai.

 Figlia Mia, dove sta scritto tutto quanto è Divino. In te impareranno ad amare, in te impareranno a soffrire, in te impareranno a conoscere come Io Mi comunico alle anime.

 lo vorrei, sposa cara, che la tua vita venisse diffusa, arrivando presto ai confini del mondo, come pioggia di belle rose cadute dal Cielo: quale pioggia di meraviglie, quale balsamo di salvezza per le anime».

AMARE, RIPARARE,SOFFRIRE!

La Beata Alexandrina Maria da Costa, come poche altre grandi sante mistiche, ha avuto la grazia di approfondire la conoscenza del Cuore di Gesù nel grado massimo consentito ad una creatura umana.

Alcuni Dialoghi avuti con Gesù:

“Mio Dio, cosa volete che faccia?”

si sente sempre rispondere:

«amare, riparare, soffrire!»

“Io voglio amore da presentare all’Eterno Padre dicendogli:

«Padre, se molti peccatori mi offendono tanto gravemente, molti cuori mi amano con amore generoso, puro, forte, ardente».

Io voglio dolore da offrire al Padre dicendogli:

«Padre mio, ho qui la riparazione di molte anime-vittime per riparare per tutti i crimini commessi contro la tua Maestà, per placare la tua giustizia. Accetta, o Padre, e dà ai figli del mio sangue la tua misericordia, il tuo perdòno!»

I rappresentanti della mia Chiesa non conoscono a fondo le insidie che i seguaci si Satana le preparano. Anche i capi delle Nazioni ignorano le insidie e i falsi raggiri che gli amici del demonio da lui inviati stanno preparando per infliggere grandi disfatte.

Offrimi il tuo dolore, figlia mia. Amami e lascia che io ti crocifigga.

Quando ti creai, sapevo già, nella mia sapienza divina, di collocarti in questo Calvario per una immolazione continua. Vedevo bene che la tua generosità avrebbe accolto favorevolmente le mie richieste, senza che tu dessi mai un rifiuto al tuo Gesù mendicante.

Lasciati crocifiggere da me e coronare con le mie spine”.

“Eccomi, Gesù, per tutto, per tutto. Tu sai bene ( però) che io non sono capace di soffrire senza la tua grazia e la tua forza: dammele insieme alle sofferenze!”

“ (…) Il tuo dolore, come ti ho già ripetuto, è il dolore che il mio Cuore sentirebbe, senza la tua riparazione. Sono i crimini del mondo che ti fanno soffrire così. (…)

L’Inferno è in guerra, è in guerra aperta contro di te, nel vedere le anime che gli sfuggono: quale tempesta, quale mare immenso!” S

(dopo la Passione) “Figlia mia, figlia mia, Gesù regna, Gesù trionfa nel tuo cuore: la vittima è la copia fatta sul modello del suo Maestro. Figlia mia, Gesù ha impresso nel tuo cuore tutte le sofferenze del suo divin Cuore. Figlia mia, figlia mia, Gesù ha infuso nel tuo cuore il fuoco ardente del suo divin Cuore: è fuoco che ama, è fuoco che consuma. E’ l’amore che io voglio, che io esigo che tu dia alle anime. (…) Tu, che sei stata scelta da me, fa’ che io, per mezzo tuo, sia amato follemente e follemente riparato. Ti ho scelta, ti ho scelta, figlia mia, ti ho collocata in questo Calvario per essere vittima e scuola : vittima dei peccatori, vittima di tutta l’umanità”.

“Ah, mio Gesù, io non so soffrire né amare. E come posso essere scuola, se non so insegnare? O mio Gesù, o mio Amore, io voglio, io voglio amarti e fare la tua volontà. Io voglio, io voglio soffrire perché il tuo Cuore lo esige e lo merita. (…) Ah, mio Gesù, quale dolore sento, quale dolore tanto profondo e quale fuoco tanto bruciante! Pare che bruci tutto il mio essere”. “E’ fuoco divino, è fuoco divino: è l’amore che ti ho dato dal mio divin Cuore: è il dolore che i peccatori mi causano. Soffri, soffri, figlia mia! Fa’ come fino ad ora hai fatto: non hai dato a Gesù nessun diniego. Soffri e chiedi che soffrano: voglio dolore, molto dolore. Il dolore fu, è, e sarà il più grande mezzo di salvezza: con il dolore, il sangue e la vita fu aperto il Cielo; con il dolore, il sangue e la vita delle mie vittime, le anime sono salve. Sono salve le anime, ma non è risparmiato il mondo. La giustizia di Dio cade sulla terra: i corpi devono soffrire.

Ma le anime, se vi sarà una grande riparazione, le anime troveranno le mie braccia aperte per riceverle tutte”.

“O Gesù, non ho ancora cessato di avere fiducia: ho fiducia che le anime si salveranno e che molti, molti castighi saranno risparmiati. (…) O Gesù, fa’ che passi a tutti i cuori questo fuoco che mi brucia e mi consuma; fa’ che vi passi pure questo dolore, non con il fine di far soffrire i cuori, ma con il fine che essi sentano il dolore che Tu senti, e così non ti offendano. O Gesù, come è grande l’offesa fatta al tuo divin Cuore!

Ah, se io potessi impedire tutte le malvagità, tutti i crimini, godrei già il Cielo, il Cielo qui in Terra”. “Figlia mia, tu impedisci una quantità innumerevole di offese, impedisci con il tuo martirio che migliaia e migliaia di anime cadano nell’Inferno”.

“ Confido, confido, mio Gesù, perché lo dici Tu”.

La volontà grida: “voglio Gesù, voglio la croce con tutto il martirio”. La natura ribelle non vuole nulla: solo la morte la soddisfa. E’ sfinita, è morta al bene, a tutta la vita di Gesù, a tutto ciò che a Lui appartiene.

“Mio Dio, che cosa sono io, se Tu non vivi in me!” (…)

“Figlia mia, figlia mia, portavoce del Pastore divino, del Re dell’amore, conduci a me, conduci al mio divin Cuore le pecore smarrite! Il tuo grido, il tuo grido addolorato è quello di Gesù. Io voglio le anime, io desidero ansiosamente le anime, io sospiro per loro. (…)

“Figlia mia, mia diletta figlia, risolleva il tuo spirito, eleva a me il tuo cuore: voglio unirlo al mio (Cuore), voglio darti amore: l’amore è il trionfo, la vittoria nel tuo soffrire.

Se tu soffrirai con gioia, se nasconderai il tuo dolore. i peccatori si convertiranno, le anime si salveranno.

Abbi coraggio: il tuo Gesù è con te. Abbi coraggio per diffondere il mio divin amore. Vi sono tante anime assetate! Vi sono tanti affamati di questo amore celeste!

 

 

 

BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

ALESSANDRINA MARIA DA COSTA nacque a Balasar, in provincia di Oporto e Arcidiocesi di Braga il 30 marzo 1904, e fu battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo. Venne educata cristianamente dalla mamma, insieme alla sorella Deolinda. Alessandrina rimase in famiglia fino a sette anni, poi fu inviata a Pòvoa do Varzim in pensione presso la famiglia di un falegname, per poter frequentare la scuola elementare che a Balasar mancava. Qui fece la prima comunione nel 1911, e l’anno successivo ricevette il sacramento della Confermazione dal Vescovo di Oporto.

Dopo diciotto mesi tornò a Balasar e andò ad abitare con la mamma e la sorella nella località “Calvario”, dove resterà fino alla morte.

Cominciò a lavorare nei campi, avendo una costituzione robusta: teneva fronte agli uomini e guadagnava quanto loro. La sua fu una fanciullezza molto vivace: dotata di un temperamento felice e comunicativo, era molto amata dalle compagne. A dodici anni però si ammalò: una grave infezione (forse una febbre intestinale tifoidea) la portò ad un passo dalla morte. Superò il pericolo, ma il fisico resterà segnato per sempre da questo episodio.

Fu all’età di quattordici anni che avvenne un fatto decisivo per la sua vita. Era il sabato santo del 1918. Quel giorno lei, la sorella Deolinda e una ragazza apprendista erano intente nel loro lavoro di cucito, quando si accorsero che tre uomini tentavano di entrare nella loro stanza. Nonostante le porte fossero chiuse, i tre riuscirono a forzare le porte ed entrarono. Alessandrina, per salvare la sua purezza minacciata, non esitò a gettarsi dalla finestra, da un’altezza di quattro metri. Le conseguenze furono terribili, anche se non immediate. Infatti le varie visite mediche a cui fu sottoposta successivamente diagnosticarono con sempre maggiore chiarezza un fatto irreversibile.

Fino a diciannove anni poté ancora trascinarsi in chiesa, dove, tutta rattrappita, sostava volentieri, con grande meraviglia della gente. Poi la paralisi andò progredendo sempre di più, finché i dolori divennero orribili, le articolazioni persero i loro movimenti ed essa restò completamente paralizzata. Era il 14 aprile 1925, quando Alessandrina si mise a letto per non rialzarsi più, per i restanti trent’anni della sua vita.

Fino al 1928 essa non smise di chiedere al Signore, mediante l’intercessione della Madonna, la grazia della guarigione, promettendo che, se fosse guarita, sarebbe andata missionaria. Ma, appena capì che la sofferenza era la sua vocazione, l’abbracciò con prontezza. Diceva: “Nostra Signora mi ha fatto una grazia ancora maggiore. Prima la rassegnazione, poi la conformità completa alla volontà di Dio, ed infine il desiderio di soffrire”.

Risalgono a questo periodo i primi fenomeni mistici, quando Alessandrina iniziò una vita di grande unione con Gesù nei Tabernacoli, per mezzo di Maria Santissima. Un giorno in cui si trovava sola, le venne improvvisamente questo pensiero: “Gesù, tu sei prigioniero nel Tabernacolo ed io nel mio letto per la tua volontà. Ci faremo compagnia”. Da allora cominciò la prima missione: essere come la lampada del Tabernacolo. Passava le sue notti come pellegrinando di Tabernacolo in Tabernacolo. In ogni Messa si offriva all’Eterno Padre come vittima per i peccatori, insieme a Gesù e secondo le Sue intenzioni.

Cresceva in lei sempre più l’amore alla sofferenza, a mano a mano che la vocazione di vittima si faceva sentire in maniera più chiara. Emise il voto di fare sempre quello che fosse più perfetto.

Dal venerdì 3 ottobre 1938 al 24 marzo 1942, ossia per 182 volte, visse ogni venerdì le sofferenze della Passione. Alessandrina, superando lo stato abituale di paralisi, scendeva dal letto e con movimenti e gesti accompagnati da angosciosi dolori, riproduceva i diversi momenti della Via Crucis, per tre ore e mezzo.

“Amare, soffrire, riparare” fu il programma che le indicò il Signore. Dal 1934 – su invito del padre gesuita Mariano Pinho, che la diresse spiritualmente fino al 1941 – Alessandrina metteva per iscritto quanto volta per volta le diceva Gesù.

Nel 1936, per ordine di Gesù, essa chiese al Santo Padre, per mezzo del padre Pinho, la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria. Questa supplica fu più volte rinnovata fino al 1941, per cui la Santa Sede interrogò tre volte l’Arcivescovo di Braga su Alessandrina. Il 31 ottobre 1942 Pio XII consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria con un messaggio trasmesso a Fatima in lingua portoghese. Questo atto lo rinnovò a Roma nella Basilica di San Pietro l’8 dicembre dello stesso anno.

Dal 27 marzo 1942 in poi Alessandrina cessò di alimentarsi, vivendo solo di Eucaristia. Nel 1943 per quaranta giorni e quaranta notti furono strettamente controllati da valenti medici il digiuno assoluto e l’anuria, nell’ospedale della Foce del Douro presso Oporto.

Nel 1944 il nuovo direttore spirituale, il salesiano don Umberto Pasquale, incoraggiò Alessandrina, perché continuasse a dettare il suo diario, dopo aver constatato le altezze spirituali a cui era pervenuta; ciò che essa fece con spirito di obbedienza fino alla morte. Nello stesso anno 1944 Alessandrina si iscrisse all’Unione dei Cooperatori Salesiani. Volle collocare il suo diploma di Cooperatrice “in luogo da poterlo avere sempre sotto gli occhi”, per collaborare col suo dolore e con le sue preghiere alla salvezza delle anime, soprattutto giovanili. Pregò e soffrì per la santificazione dei Cooperatori di tutto il mondo.

Nonostante le sue sofferenze, ella continuava inoltre ad interessarsi ed ingegnarsi a favore dei poveri, del bene spirituale dei parrocchiani e di molte altre persone che a lei ricorrevano. Promosse tridui, quarant’ore e quaresimali nella sua parrocchia.

Specialmente negli ultimi anni di vita, molte persone accorrevano a lei anche da lontano, attratte dalla fama di santità; e parecchie attribuivano ai suoi consigli la loro conversione.

Nel 1950 Alessandrina festeggia il XXV della sua immobilità. Il 7 gennaio 1955 le viene preannunciato che quello sarebbe stato l’anno della sua morte. Il 12 ottobre volle ricevere l’unzione degli infermi. Il 13 ottobre, anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, la si sentì esclamare: “Sono felice, perché vado in cielo”. Alle 19,30 spirò.

Nel 1978 le sue spoglie vennero traslate dal cimitero di Balasar alla chiesa parrocchiale, dove oggi, in un cappella laterale, riposa il corpo di Alessandrina.

Sulla sua tomba si leggono queste parole da lei volute: “Peccatori, se le ceneri del mio corpo possono essere utili per salvarvi, avvicinatevi, passatevi sopra, calpestatele fino a che spariscano. Ma non peccate più; non offendete più il nostro Gesù!. E’ la sintesi della sua vita spesa esclusivamente per salvare le anime”.

A Oporto nel pomeriggio del giorno 15 ottobre i fiorai rimasero privi di rose bianche: tutte vendute. Un omaggio floreale ad Alessandrina, che era stata la rosa bianca di Gesù.

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