“La tentazione più temibile consiste proprio nel non essere tentati! E’ questa la situazione di coloro che il demonio conserva per l’inferno” Santo Curato d’Ars

“Quanto siamo da compiangere, se non siamo fortemente combattuti dal demonio!”

“La tentazione più temibile consiste proprio nel non essere tentati! E’ questa la situazione di coloro che il demonio conserva per l’inferno”

-Dalle omelie del Santo Curato d’Ars-

“Chi sono dunque quelli che il demonio preferisce tentare? Ascolta attentamente, amico mio. Sono proprio coloro che si mostrano più pronti, con l’aiuto di Dio, a sacrificare ogni cosa per la salvezza della loro povera anima; che sanno rinunciare a tutto ciò che, sulla terra, gli altri ricercano con ansia e con ardore. E non è solo un demonio che li tenta, ma sono milioni quelli che gli piombano addosso, per farli cadere nei loro lacci. […]

Come mai, fratelli miei, quando una persona non pensa affatto alla sua salvezza eterna, ma vive nel peccato, non è per nulla tentata, mentre contro colui che decide di cambiare vita e di donarsi completamente al buon Dio, tutto l’inferno si scaglia contro?..

Lo stesso Sant’ Agostino, finché visse una vita disordinata, non percepì minimamente alcuna tentazione. Credeva di essere in pace, come egli stesso racconta. Ma allorché decise di voltare le spalle al demonio, dovette affrontare una così dura lotta, da non avere nemmeno il tempo di respirare. E questo per ben cinque anni, versando le lacrime più amare e facendo le penitenze più austere. “Lottavo contro di lui ( il diavolo), egli dice, stando nelle mie catene. Un giorno mi ritenevo vittorioso, ma il giorno dopo mi ritrovavo per terra. Questa battaglia crudele e ostinata, durò cinque anni, ma, finalmente, il buon Dio, mi fece la grazia di riuscire vittorioso sul mio nemico”. […]

Ecco, fratelli miei, le battaglie, alle quali il buon Dio permette che i suoi grandi santi siano esposti. Ahimè! fratelli miei, quanto siamo da compiangere, se non siamo fortemente combattuti dal demonio! Sicuramente, ciò significa che siamo suoi amici: egli ci lascia vivere in una falsa pace, tranquillizzandoci col pretesto che abbiamo fatto le nostre belle preghiere, qualche elemosina, che siamo meno cattivi di altri. […]

Ecco, dunque, fratelli miei che la tentazione più temibile consiste proprio nel non essere tentati! E’ questa la situazione di coloro che il demonio conserva per l’inferno. Oserei dire, che egli si guarda bene dal tentarli e dal tormentarli sui peccati della loro vita passata, per paura di far loro aprire gli occhi. Affermo dunque, fratelli miei, che la più grande disgrazia per un cristiano, è quella di non essere tentati, perché, in tal caso, avrebbe motivo di credere che il demonio lo considera ormai suo possesso, e aspetta solo la morte per portarselo all’inferno. Non c’è niente di più facile da capire. Considerate, ad esempio un cristiano, che cerchi, sia pure un po’, la salvezza della sua anima: tutto ciò che lo circonda lo tenta al male; spesso, non può nemmeno alzare gli occhi, senza essere tentato, nonostante tutte le sue preghiere e le sue penitenze. Al contrario, un peccatore incallito, che, forse, da vent’anni si rotola e si trascina nelle sue sporcizie, dirà che non è affatto tentato. Tanto peggio, amico mio, tanto peggio! E’ proprio questo che ti deve far tremare, il fatto di non sapere cosa sia la tentazione! Dire che non c’è tentazione, sarebbe come dire che il demonio non esiste più, oppure, che egli ha cessato la sua rabbia contro i cristiani. […] Sant’Agostino ci dice che la più grande tentazione, è di non avere nessuna tentazione, poiché ciò significa essere una persona scartata, abbandonata dal buon Dio e lasciata in preda alle proprie passioni.
In secondo luogo, abbiamo detto, che la tentazione ci è assolutamente necessaria, per tenerci nell’umiltà e nella diffidenza verso noi stessi, obbligandoci a fare ricorso al buon Dio. […]

Perciò, fratelli miei, possiamo affermare che, sebbene sia molto umiliante essere tentati, è proprio questo il segno più sicuro che siamo in cammino verso il cielo. Ci resta da fare solo una cosa: combattere con coraggio, poiché la tentazione è il tempo della mietitura.

Sant’Agostino ci dice che, senza le tentazioni, tutto ciò che facciamo è di poco valore. Ben lontani dal tormentarci quando siamo tentati, dobbiamo, al contrario, ringraziare il buon Dio e combattere con coraggio, poiché siamo certi di uscirne sempre vittoriosi, e che mai il buon Dio permetterà al demonio di tentarci al di sopra delle nostre forze. E’ certo, fratelli miei, che solo quando saremo morti, saremo sicuri di non essere più tentati. Il demonio, che è uno spirito, non si stanca mai, neppure se ci avesse tentati per centomila anni, anzi è così forte e infuriato, come se fosse la prima volta.
Non possiamo affatto credere che potremo vincere il demonio o fuggirlo, così da non essere più tentati. Il grande Origene, ci dice che i demoni sono tanto numerosi, da sorpassare gli atomi che sono nell’aria, o le gocce d’acqua che compongono il mare, per indicare che ce n’è un numero infinito. S. Pietro ci dice: “Vegliate senza tregua, poiché il demonio si aggira intorno a voi come un leone ruggente, cercando chi divorare”. Lo stesso Gesù Cristo ci dice: “Pregare incessantemente, per non cadere in tentazione”; come a dire che il demonio ci aspetta dovunque. Perciò, ci tocca essere tentati, quale che sia il luogo o lo stato in cui ci troviamo. […]

In terzo luogo, abbiamo detto che il demonio si scatena contro coloro che hanno veramente a cuore la loro salvezza, e li perseguita continuamente, con vigore, sempre nella speranza di vincerli…

Quando siamo tentati dobbiamo consolarci o, addirittura, gioire, poiché il demonio tenta proprio quelle persone che egli prevede che, per il loro modo di vivere, si guadagneranno il cielo. D’altronde, fratelli miei, dobbiamo essere ben convinti che è impossibile voler piacere a Dio e salvare la propria anima, senza essere tentati. Vedete lo stesso Gesù Cristo: dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, fu molto tentato e trascinato per due volte dal demonio, Lui che era la santità in persona. Non so però, fratelli miei, se voi capite appieno che cos’è una tentazione. Non è soltanto un cattivo pensiero d’impurità, di odio, o di vendetta, che occorre respingere, ma sono tutti i guai che ci succedono: come una malattia, nella quale siamo portati a piangerci addosso, una calunnia che lanciano contro di noi, una ingiustizia che ci viene fatta, la perdita dei beni, la perdita del padre, della madre, o di un figlio. Se non ci sottomettiamo volentieri alla volontà di Dio, allora soccombiamo alla tentazione, dal momento che il buon Dio, vuole che noi soffriamo tutto ciò per amor suo. D’altro canto, il demonio fa tutto ciò che può per farci mormorare contro il buon Dio…

Infine, fratelli miei, voglio invitarvi a combattere con grande determinazione, e non come di solito facciamo: diciamo di no al demonio, ma poi gli tendiamo la mano! […]

Cosa dobbiamo concludere da tutto ciò, fratelli miei? In primo luogo, non dobbiamo illuderci di essere esenti dalle tentazioni, in un modo o nell’altro, finché vivremo. Perciò dobbiamo essere risoluti a combattere, fino alla morte. In secondo luogo, appena ci sentiamo tentati, immediatamente facciamo ricorso al buon Dio, per tutto il tempo che la tentazione persiste, perché, se il demonio insiste a tentarci, lo fa sempre nella speranza di farci cadere. In terzo luogo, dobbiamo fuggire tutto ciò che ci può indurre in tentazione, almeno per quanto dipende da noi, ricordandoci sempre che gli angeli cattivi furono tentati una volta sola, ma questa fu sufficiente a mandarli all’inferno. Occorre nutrire una grande umiltà, non pensare mai che potremo salvarci con le nostre forze, ma soltanto se la grazia del buon Dio ci aiuterà a non cadere. Felice colui, fratelli miei, che, nell’ora della morte, potrà dire con san Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ma, con l’aiuto del buon Dio ho vinto. Perciò attendo la corona di gloria che il buon Dio darà a colui che è stato fedele fino alla morte”. E’ la felicità…

(Santo Curato d’Ars, omelie)

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