SACRA SCRITTURA E TRADIZIONE PER RICONOSCERE LE VERITÀ DEL CRISTIANESIMO: “La Chiesa ha una memoria di oltre 1900 anni, e questa memoria si chiama Tradizione.”

Amici di Fulton John Sheen

Un secondo fatto che va ricordato è che il Corpo Mistico di Cristo ha una memoria come l’abbiamo noi. Se la nostra vita fisica risale a quarantacinque anni fa, possiamo ricordare due guerre mondiali. Ne parliamo come testimoni che le hanno vissute, e che forse le hanno anche combattuto, e non perché ne abbiamo letto nei libri. Successivamente possiamo anche aver letto i libri su queste due guerre mondiali, ma essi non costituiscono la base della nostra conoscenza, bensì soltanto un ricordo o un approfondimento di ciò che già sapevamo.

Allo stesso modo, Nostro Signore è il Capo dell’umanità nuova, di quella società od organismo spirituale che San Paolo chiama il suo Corpo Mistico. A questo Corpo Mistico Cristo è unito dapprima nei suoi apostoli e poi in tutti coloro che hanno creduto in lui attraverso i secoli. Questo Corpo ha anch’esso una memoria che risale fino a Cristo e…

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I CATTOLICI AMANO I PROTESTANTI?L’ATTEGGIAMENTO MIGLIORE DA PRENDERE VERSO CHI NON È CATTOLICO

Amici di Fulton John Sheen

L’atteggiamento migliore che può prendere un Cattolico nei confronti di un protestante è questo: vivere intensamente la vita spirituale della Chiesa, affinché i non Cattolici, vedendo Cristo riflesso nei Cattolici, desiderino conoscere da dove venga la loro felicità. A un affamato non si dice: «Stai attento contro il veleno». Bisogna dargli il nutrimento, lasciando che le leggi di natura facciano il resto. Nel campo religioso è metodo sbagliato fissarsi soltanto sugli errori. È molto meglio parlare della ricchezza che sta nel vivere con Cristo, lasciando che la grazia di Dio faccia il resto.

Non dobbiamo essere più Cattolici della Chiesa, la quale ufficialmente insegna: «L’ignoranza dei protestanti quando è moralmente invincibile fa sì che non devono essere chiamati eretici o colpevoli agli occhi di Dio. L’unico giudice dei segreti del cuore è Dio». Ecco perché la Chiesa Cattolica ufficialmente chiama i protestanti con una bella espressione che dovrebbe diventare universale:…

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NOI ABBIAMO SEMPRE BISOGNO DI MARIA PER TENERE INSIEME LE VERITÀ DELLA FEDE: “Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi”

Amici di Fulton John Sheen

Cristo è il mediatore tra Dio e l’umanità; Maria è la mediatrice tra Cristo e noi. (…)

Maria ha dato a nostro Signore la sua natura umana. Lui le chiese di dargli una vita umana, di dargli delle mani per benedire i fanciulli, dei piedi per andare in cerca della pecorella smarrita, degli occhi per piangere sugli amici morti, e un corpo per soffrire in modo da poterci fare rinascere nella libertà e nell’amore. Fu per mezzo di lei che Gesù divenne il Ponte tra il divino e l’umano. Se eliminiamo lei, allora o Dio non si fa uomo, o chi è nato da lei è uomo e non Dio. Senza di lei non avremmo più Nostro Signore!

Se abbiamo una cassettina nella quale conserviamo il nostro danaro, sappiamo che non dobbiamo perderne la chiave; non ci verrà mai in mente che la chiave sia il danaro, ma sappiamo che…

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RIBELLARSI ALLA CHIESA È MATRICIDIO: “Leghiamoci perciò con vivo amore all’unità della Chiesa, anche se per la miseria e la cattiveria degli uomini che ne fanno parte ciò dovesse costarci sacrificio.” COMMENTO MOLTO ATTUALE E IMPORTANTE DI DON DOLINDO RUOTOLO

La Chiesa cominciava a dare i primi passi nel mondo. Fondata sugli Apostoli, raccolta nella preghiera, sotto la protezione materna di Maria SS., guidata e retta da S. Pietro nell’unità della carità, in attesa dello Spirito Santo, che doveva vivificarla soprannaturalmente santificandola, e doveva diffonderla in tutto il mondo, i suoi caratteri erano già ben definiti e determinati.

Le sette che dolorosamente sarebbero sorte nei tempi futuri con la presunzione di riformarla, si sarebbero fondate non su Pietro e sugli Apostoli, ma su poveri traviati dalla verità e dalla disciplina, che avrebbero rifiutato il materno e dolcissimo appoggio di Maria SS., e sarebbero state fonte e fomite di dissensioni e di rovine.

Leghiamoci perciò con vivo amore alla unità della Chiesa, anche se per la miseria e la cattiveria degli uomini che ne fanno parte ciò dovesse costarci sacrificio. È una forma di martirio che è carissima e graditissima a Dio, il quale avrà cura nella sua carità infinita di farci giustizia.

Morire anche nell’obbrobrio, anche come malfattori, per l’unità e la disciplina della Chiesa, ecco la più grande abnegazione di un’anima cristiana e sacerdotale, posta alle strette dall’ingiustizia e dalla miseria umana.

Ribellarsi sarebbe un matricidio, perché la rivolta non colpisce gli uomini ma la Chiesa, e sarebbe anche un suicidio, perché la ribellione dividerebbe l’anima non dai mestatori ma dalla Chiesa. Che cosa importa la misera vita, la gloria od anche semplicemente la buona riputazione di uno o di pochi di fronte all’interesse della vita della Chiesa?

Difendersi è un diritto e può essere anche un dovere quando la propria difesa implica la difesa della gloria di Dio; ma quando non è possibile la difensiva senza l’offensiva contro i supremi poteri della Chiesa, chi l’ama veramente, per amore di Gesù Cristo che l’ha fondata e l’ha resa intangibile, si raccoglie nel silenzio, si umilia, prega e rimette al Signore la propria causa, che diventa allora causa di gloria divina.

Allontanarsi da questa linea di condotta significa agire da stolti, poiché significa compromettere la salute del corpo per salvaguardare quella di un membro. La rovina del corpo porta anche quella del povero membro offeso.

Per un patereccio punirai il cuore colpendolo? Per una infezione di pelle avvelenerai tutto il sangue? E quale salute puoi sperare da un cuore spezzato o da un sangue avvelenato? La nostra figura storica è un atomo fuggente, che rimane seppellita dall’oblio, mentre la figura della Chiesa è una perennità di sempre freschissima vita. Or tu che farai? Disseccherai l’albero per conservare la piccola pianta che vive nelle sue radici, e che da una stagione all’altra si dissecca e non lascia traccia di sé?

O poveri cuori ulcerati dall’ingiustizia, posti al cimento della malignità umana, sollevatevi al di sopra di essa e vincetela col vostro sacrificio e la vostra immolazione. Qui sta l’eroismo, qui sta la grandezza vera d’un vero e profondo amore alla Chiesa Cattolica.

Chi sente diversamente ha la sorte di Giuda traditore: compra il “campo del vasaio” e lo muta in “akeldamà”, poiché il prezzo della gloria della sua povera argilla diventa prezzo del sangue della vita della Chiesa; “acquista, si, un campo con la mercede della sua iniquità”, un campo ristretto di misera soddisfazione e di più misera vendetta, ma si “appicca” con le sue mani e “crepa nel mezzo, spargendo tutte le sue viscere”, perché rovina se stesso e cade negli orrori della morte interiore e nel disordine dei sensi.

Noi siamo nella vita mortale come in una continua attesa dello Spirito Santo, perché non possiamo vivere ed operare soprannaturalmente senza la grazia del Signore; perseveriamo perciò concordi nell’orazione unendoci alle preghiere della Chiesa, a quelle delle anime sante ed a quella della SS. Vergine Maria, dalla cui materna mediazione possiamo aspettarci gli aiuti particolari dei quali abbiamo bisogno.

Persuadiamoci che tutte le nostre iniziative e la nostra scienza non valgono nulla, e che solo per lo Spirito Santo possiamo essere rivestiti di soprannaturale vigore dall’alto.

Ogni giorno perciò tendiamo le mani allo Spirito Santo, e come piante intristite dalla siccità, imploriamo da Lui la rugiada della grazia che ci faccia rifiorire e ci faccia portare frutti abbondanti.

(Dal commento agli Atti degli Apostoli del Sacerdote Dolindo Ruotolo)

Ascoltiamo don Dolindo Ruotolo:

“La Chiesa è guidata dalla Provvidenza di Dio.
Gli scandali dei membri della Chiesa sono un segno della sua vita, poiché le malattie non colpiscono le statue o le figure dipinte, ma gli esseri vivi. Nella sua anima la Chiesa è invece immacolata, santa, senza macchie e senza rughe.

Le sette che sono un corpo senza vita, hanno spesso un volto incipriato e dipinto, si gloriano della loro apparenza, ma vanamente. Un fiore soverchiamente manierato e simmetrico, è un fiore artificiale, senza profumo e senza vita, mentre quasi sempre il fiore sbocciato da una pianta viva, ha qualche petalo che cade, o qualche foglia intristita dal gelo. La Chiesa non è una vetrina di fiori artificiali, belli solo in apparenza; è un giardino fecondo dove cresce il germe cattivo con quello buono, fino alla raccolta e alla mietitura.

Non ci scandalizziamo dunque quando veniamo a conoscenza di Sacerdoti cattivi o di membra guaste della Chiesa, piuttosto pensiamo noi a consolarla nei suoi dolori con la nostra virtù.

La Chiesa in mezzo alle sue pene dà a Dio le anime privilegiate, formate esse pure dall’angustia e dal dolore; fioriscono in Lei per la lotta fra il bene ed il male gli atti più vivi di amore, le riparazioni, l’apostolato, la virtù. Germinano in Lei i gigli candidi della purezza, i fiori vermigli del martirio, e le gemme profumate della carità in mezzo all’uragano che vorrebbe sradicare da Lei ogni vita, come germinarono dal Corpo piagato del suo Redentore i fiori dell’amore, della riparazione e della vita che salvò il mondo.

Persuadiamoci che la Chiesa è guidata da una specialissima Provvidenza di Dio, e che ogni male in Lei è utilizzato come concime delle piante buone. Essa è tutto un ricamo ammirabile della grazia, dove, proprio come nel ricamo; ci sono anche dei vuoti, che fanno risaltare la bellezza dell’insieme. Giudicarla a modo umano, significa non intendere nulla della sua divina costituzione, significa smarrirsi nelle conclusioni più stolte e più menzognere.”

(Don Dolindo Ruotolo)

GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “Non è Dio che condanna, ma è l’uomo che rinnega Dio e sceglie l’inferno con assoluta libertà”

Appena sono arrivata ai suoi piedi prese a dirmi:

«E se sapessi perché come Dio sono paziente? Perché sono eterno, perché per Me tutto è presente. Vedo i peccati e il pentimento nelle anime; vedo ciò che nel presente mi offende e l’avvenire che redime. Gli avvenimenti, che per l’uomo sono futuri, per Me sono presenti, in cui ogni cosa si muove ed esiste nella mia pace immutabile, in cui si schianta l’inferno stesso. Perciò, la mia bontà non concede alle anime ciò che può essere dannoso anche se me lo chiedono; per l’uomo, è un bene ciò che chiede, ma lo so che quello è un male che lo nuoce. Quanto è ingrato l’uomo che non si china davanti alla mia Volontà che è sempre amorevole nei suoi confronti. Quanti mi chiamano ingiusto, senza conoscere i benefici che hanno ricevuto! Sono paziente nei confronti dei peccatori e delle anime perché so misurare la debolezza dell’uomo, e la mia infinita bontà non ha misura. Questo Dio è la misericordia stessa! E quando castiga, obbligato dall’uomo, quegli stessi castighi sono misericordia sulla terra».

«Dunque, se tutto per Te è presente, sai in anticipo chi si salva e chi si danna?».

«Come Dio, che vede tutto al presente, sì, perché non può essere diversamente; ma tra vedere chi sarà dannato e volere la sua dannazione c’è un abisso. Per salvarsi o dannarsi, l’uomo ha la libertà di scegliere, libertà che è stata data da Me. Questa libertà è una soddisfazione per Me, la volontà amorosa dell’uomo che per amore sceglie di essere mio. Se lo avessi fatto in modo che tutti si salvassero senza condizioni, la mia giustizia sarebbe di troppo e il mio amore non avrebbe la scelta dell’uomo che tanto mi soddisfa. Ciò che Dio fa è ben fatto. L’ uomo ha la mia Chiesa con i suoi Sacramenti, ha le mie leggi che recano felicità a chi le compie e la dannazione eterna a chi volontariamente le rifiuti. Dio non condanna, ma è l’uomo che condanna se stesso, per sua volontà, trasgredendo e contrastando la Legge divina nei suoi precetti. Nessuno innocentemente si condanna; per condannarsi occorre la malizia, la piena consapevolezza e la volontà di calpestare i miei comandamenti. Non è Dio che condanna, ma è l’uomo che rinnega Dio e sceglie l’inferno con assoluta libertà; nessuno che si pente, nessuno che torna a Me, nessuno che mi invoca e che mi ama, può condannarsi».

«Ma Tu vedi chi sono quelli che ti amano e quelli che non ti ameranno mai».

«Certamente, perché non posso non vedere l’avvenire e il passato in quanto Dio, in virtù della Divinità, una con quella del Dio-Uomo. Fino all’ultimo istante offro alle anime il cielo, la mia Passione, il mio Sangue e i miei meriti infiniti per lavarli e salvarli».

«Ma devi soffrire nel vedere l’avvenire di coloro che non corrisponderanno e si dannano».

«Come Dio non soffro, perché nella mia Giustizia in tutti i modi ricevo gloria. Come Dio-Uomo, soffrii molto e ora il mio Cuore soffre misticamente a causa delle ingratitudini e delle offese fatte alla mia Divinità, in cui si trovano le altre divine Persone e a causa del disprezzo del mio Sangue, dell’amore e delle grazie di un Dio-Uomo. Ma anche mi duole molto il male nelle anime, negli uomini che sono la mia Carne e il mio Sangue, i miei fratelli, eredi del cielo e incorporati alla Divinità in Me, che per la loro nefanda volontà si perderanno eternamente».

«E quale, mio Gesù, è il rimedio per tutto questo?».

«C’è la preghiera, il sacrificio, la comunione dei santi, per ottenere luce per quelle anime e forzarle mediante la grazia a pentirsi e a raggiungere il cielo. Hanno il ricorso infinito alla mia Misericordia e ai miei meriti; ma tocca a loro rifiutarli o utilizzarli. Hanno Maria. Se tu sapessi quale è il numero (mi trattengo a dirtelo) dei sacerdoti che sono la mia stessa vita e che rifiutano nel loro cuore il Dio-Uomo che pazientemente e umilmente offre loro il perdono, la misericordia e il cielo? Questo mi strazia il Cuore perché chi più di loro ha il ricorso al mio Sangue nelle Messe, ai miei meriti messi a loro disposizione e al mio infinito, eterno e speciale amore? Io vedo la fine di ogni anima, perché non posso non vederla, ma raddoppio, soprattutto, nei miei sacerdoti, i miei divini ricorsi, le mie grazie straordinarie, i santi ricordi e il mio infinito amore di Vittima con il quale possono, fino all’ultimo istante della loro vita, saldare tutti i debiti».

«Signore, ma non permettere loro di ordinarsi se devono offenderti con la loro impenitenza finale».

«E la libertà che lo ho dato all’uomo [dov’è]?».

«Dicono giustamente, mio Gesù!, che qualche volta ti sei pentito di creare l’uomo» (cfr. Gen 6,6).

«Prega instancabilmente per i sacerdoti e sacrificati per loro in Mia unione per scuotere i loro cuori…».

«Tu sei destinata alla santificazione delle anime, specialmente dei sacerdoti. Attraverso di te, molti si infiammeranno dell’amore e del dolore… fa’ amare la croce per mezzo dello Spirito Santo. Verrà una pleiade di sacerdoti santi, che incendieranno specialmente il mondo con il fuoco della croce».

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Il Riposo di Gesù, esercizi spirituali 1933” edizioni OCD)

PERCHÉ LA MAGGIORANZA DEI MATRIMONI MODERNI FINISCE IN UN FALLIMENTO?

Amici di Fulton John Sheen

Che cosa succede quando non viene attuato l’ordine divino e l’amore erotico non viene utilizzato quale embrione che deve condurre a Dio?

Con questa domanda mettiamo il dito sul fallimento della maggioranza dei matrimoni moderni, in cui l’amore non è considerato come una porta aperta verso il cielo, ma come mera inclinazione della carne. Quando le unioni matrimoniali sono prive di religione – la quale sola può suggerire che l’amore della carne è nient’altro che un’introduzione all’amore dello spirito – allora l’altro coniuge diventa oggetto di adorazione al posto di Dio.

Questa è infatti l’essenza dell’idolatria: adorare l’immagine invece della realtà, scambiare la copia per l’originale, e la cornice per il quadro. Quando l’amore si limita alla soddisfazione del desiderio egotistico, diviene solo un’energia esauritasi, o una stella caduta. Quando l’amore rifiuta deliberatamente di usare le scintille che Dio gli ha dato per accendere altri fuochi, quando scava pozzi, ma…

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GESÙ ALLA BEATA CONCHITA: “Non fu tanto la Croce del Calvario il mio vero martirio, quanto piuttosto i miei dolori intimi che i miei sacerdoti devono far conoscere…Bisogna far conoscere alle anime la profondità dei dolori del mio Cuore, gli insondabili abissi di quella amarezza”

Le Opere della Croce, inviate opportunamente sulla terra, devono insegnare ad amare più profondamente il mio Cuore con tutte le sue specificità: il suo amore umano che proviene dall’amore divino. È necessario insegnare alle anime le intimità del mio Cuore pieno d’amore, i suoi intimi dolori, uno ad uno, quei suoi dolori che divinizzati diventano dolori che salvano.

Del mio Cuore solo la forma e i battiti sono quelli dell’uomo, sono umani, anche se divinizzati. Ma i suoi dolori redentori sono divini, le sue pene intime provocate dall’umana ingratitudine sono divine, la vergogna che prova davanti al Padre celeste, quando cerca di coprire l’umanità peccatrice, è divina; le sue ansie, le sue pene nel vedere offesa e disprezzata la Trinità sono divine; i suoi dolori morali, i suoi dolori mistici nella celebrazione della Messa, che soffre nella sua parte più delicata e intima, a causa dei sacerdoti cattivi, indegni o indifferenti, sono divini. E sono proprio i miei dolori che redimono e salvano, perché uniti in Me alla Divinità del Dio-Uomo, dell’Uomo-Dio; solamente per questo ho salvato il mondo e ho aperto il cielo per mezzo della Redenzione di un Dio-Uomo. (…)

È giunto il tempo in cui non è più sufficiente spiegare al mondo le insegne con cui si è presentato, ma il valore di quelle insegne, il loro profondo significato divino e umano per elevare le anime da ciò che è materiale a ciò che è spirituale, da ciò che è umano a ciò che è divino. Bisogna far capire che il Crocifisso non rappresenta solo un Uomo inchiodato ad una croce, ma che in lui bisogna ricercare e adorare anche ciò che c’è di divino, la sua Divinità.

Bisogna far conoscere alle anime, ripeto, la profondità dei dolori del mio Cuore, gli insondabili abissi di quella amarezza, quella Croce che portai nel mio intimo, fin dall’Incarnazione, e che fu causa di martirio interiore durante tutta la mia vita. È necessario che le anime amino Dio, ma in spirito e verità, che conoscano più profondamente quel mare senza fondo che è lo Spirito Santo in Me e adorino la Divinità. Ciò che nell’uomo è materia, tende alla materia, e da questa sua inclinazione proviene l’idolatria. Per questo Io sono venuto ad assumere un corpo in Maria, proprio affinché le anime attratte da ciò che è materiale potessero elevarsi alle cose spirituali.

Nonostante i tanti secoli trascorsi, il mio Cuore non è conosciuto in tutte le sue fibre: ci sono in lui regioni ignorate dagli uomini, tesori nascosti e una sorgente di amore divino e umano che non si esaurisce mai. I miei sacerdoti trasformati in Me conosceranno, in tutta la sua estensione, il dolore e la tenerezza del mio Cuore divino per farla gustare alle anime. Non fu tanto la Croce del Calvario il mio vero martirio, quanto piuttosto i miei dolori intimi che i miei sacerdoti devono far conoscere.

Che mi si capisca, che mi si studi, che mi si comprenda, che in Me si ami più la Divinità che l’Umanità che il mondo tende a separare, quando invece sono indissolubilmente unite. Allora soltanto mi ameranno in spirito e verità; Dio in Me, Dio-Uomo, il Dio Spirito, il Dio Verità, il Dio Luce, e la Trinità in tre Persone Divine. Ebbene, tutto questo è compito dei sacerdoti che se si trasformano in Me saranno inondati di splendori divini, di una conoscenza oggi nascosta ai loro occhi, di abissi di luce, con la cui splendente chiarezza potranno adempiere ciò che Io voglio.

(Beata Conchita Cabrera de Armida, da “Sacerdoti di Cristo” Città Nuova Editrice)

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