Gesù rivela a Santa Camilla Battista da Varano: “I DOLORI MENTALI NELLA SUA PASSIONE” Secondo DOLORE: “Tra le pene dell’inferno e quelle del purgatorio non c’è alcuna diversità o differenza, salvo che quelle dell’inferno mai, mai, mai avranno fine, mentre quelle del purgatorio sì”

SECONDO DOLORE

CHE CRISTO BENEDETTO PORTO’ NEL SUO CUORE

PER TUTTI I MEMBRI ELETTI

DAI DOLORI MENTALI DI GESÙ NELLA SUA PASSIONE
RIVELATI A SANTA CAMILLA BATTISTA DA VARANO

 

(Sin dall’inizio di questo capitolo è Gesù che parla, dicendo che la sofferenza per lo strappo di un membro dal corpo fu provata dal suo cuore anche quando peccava un credente che poi si sarebbe pentito, salvandosi. Tale sofferenza è paragonabile ad un membro malato che provoca dolore a tutta la parte sana del corpo. Vi troviamo anche pensieri riguardanti le pene sofferte da chi si trova nel purgatorio. Alcune espressioni, attribuite alla suora che aveva raccontato le confidenze divine, confermano la gravità del peccato, anche veniale.)

Gesù: “L’altro dolore che mi trafisse il cuore fu per tutti gli eletti.

Sappi infatti che tutto ciò che mi afflisse e tormentò per i membri dannati, allo stesso modo mi afflisse e tormentò per la separazione e disgiunzione da me di tutti i membri eletti che avrebbero peccato mortalmente.

Quanto erano grandi l’amore che eternamente avevo per loro e la vita alla quale essi si univano operando il bene e da cui si separavano peccando mortalmente, altrettanto era grande il dolore che sentii per loro, vere mie membra.

Il dolore che provai per i dannati differiva da quello che sentii per gli eletti solo in questo: per i dannati, essendo membra morte, non provai più la loro pena dato che erano separati da me con la morte; per gli eletti invece sentii e provai ogni loro pena e amarezza in vita e dopo la morte, cioè nella vita le sofferenze e i tormenti di tutti i martiri, le penitenze di tutti i penitenti, le tentazioni di tutti i tentati, le infermità di tutti i malati e poi persecuzioni, calunnie, esili. In breve, provai e sentii così chiaramente e vivamente ogni sofferenza piccola o grande di tutti gli eletti ancora in vita, come tu vivamente proveresti e sentiresti se ti percuotessero l’occhio, la mano, il piede o qualche altro membro del tuo corpo.

Pensa allora quanti furono i martiri e quante specie di torture sostenne ciascuno di essi e poi quante furono le sofferenze di tutti gli altri mem­bri eletti e la varietà di quelle pene.

Considera questo: se tu avessi mille occhi, mille mani, mille piedi e mille altre membra e in ognu­no di essi provassi mille diverse pene che contem­poraneamente provocano un unico lancinante dolore, non ti sembrerebbe raffinato supplizio?

Ma le mie membra, figliola mia, non furono migliaia né milioni, ma infinite. E nemmeno la varietà di quelle pene furono migliaia, ma innume­revoli, perché tali furono le pene dei santi, martiri, vergini e confessori e di tutti gli altri eletti.

In conclusione, come non ti è possibile com­prendere quali e quante siano le forme di beatitu­dine, di gloria e di premi preparati in paradiso per i giusti o eletti, così non puoi comprendere o sape­re quante siano state le pene interiori che io sop­portai per i membri eletti. Per divina giustizia biso­gna che a queste sofferenze corrispondano le gioie, le glorie e i premi; ma io provai e sentii nella loro diversità e quantità le pene che gli eletti, avrebbero sofferto dopo la morte in purgatorio a causa dei loro peccati, chi più e chi meno secondo quanto avevano meritato. Questo perché non erano membra putride e staccate come i dannati, ma erano membra vive che vivevano in me Spirito di vita, prevenute con la mia grazia e benedizione.

Allora, tutte quelle pene che tu mi chiedevi se le avessi sentite per i membri dannati, non le sentii o provai per la ragione che ti ho detto; ma riguardo agli eletti sì, perché sentii e provai tutte le pene del purgatorio che loro avrebbero dovuto sostenere.

Ti faccio questo esempio: se la tua mano per qualche motivo si slogasse o rompesse e, dopo che un esperto l’abbia rimessa a posto, qualcuno la mettesse sul fuoco o la picchiasse oppure la portasse in bocca al cane, proveresti un dolore fortissimo perché è membro vivo che deve ritornare perfettamente unito al corpo; così io ho provato e sentito dentro di me tutte le pene del purgatorio che i miei membri eletti dovevano patire perché erano membra vive che attraverso quelle sofferenze dovevano riunirsi perfettamente a me, loro vero Capo.

Tra le pene dell’inferno e quelle del purgatorio non c’è alcuna diversità o differenza, salvo che quelle dell’inferno mai, mai, mai avranno fine, mentre quelle del purgatorio sì; e le anime che si trovano qui, volentieri e con gioia si purificano e, benché nel dolore, soffrono in pace rendendo grazie a me, somma giustizia.

Questo è ciò che riguarda il dolore interiore che ho sofferto per gli eletti”.

Volesse dunque Iddio che io mi potessi ricorda­re delle devote parole che lei a questo punto con un pianto dirotto riferiva, dicendo che, essendo stata resa capace di comprendere – per quanto era pia­ciuto al Signore – la gravità del peccato, conosce­va ora quanta pena e martirio aveva dato al suo amatissimo Gesù separandosi da Lui, sommo Bene, per unirsi a cose tanto vili di questo mondo che offrono occasioni di peccare.

Mi ricordo anche che lei, parlando tra molte lacrime, esclamava:

“Oh, Dio mio, molte volte ti ho procurato grandi ed infinite pene, o dannata o salva che io sia. O Signore, non ho mai saputo che il peccato ti offen­desse tanto, credo allora che mai avrei peccato neppure leggermente. Tuttavia, Dio mio, non tener conto di ciò che dico, perché nonostante questo farei anche peggio se la tua pietosa mano non mi sostenesse.

Però tu, dolce e benigno mio amante, non mi sembri più un Dio ma piuttosto un inferno perché queste tue pene che mi fai conoscere sono tante. E veramente mi sembri più che infernale”.

Così molte volte, per santa semplicità e compassione, lo chiamava inferno.

(SANTA CAMILLA BATTISTA DA VARANO)

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