San Lorenzo Giustiniani, Elogio della Carità: “Se vogliamo poter vedere, bisogna che il sole ci illumini; allo stesso modo, se vogliamo salvarci, bisogna che la carità ci riscaldi. La carità è principio di ogni bene, poiché viene da Dio e ci eleva a Lui”

 

San Lorenzo Giustiniani  “Elogio della Carità”

 

<<Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore>> (Sal 119,32)

Questa è confessione autentica, e insieme sapienza degna d’esaltazione, che non sa che significhi usurpare l’altrui gloria, o elevarsi oltre misura! Nessuno può arrogarsi un qualche potere, se non per averlo attinto all’eterna fonte della carità. Questa massima esprime in sintesi la sapienza di tutti coloro che amano Dio. Tutti quindi dobbiamo dire al Signore:  <<Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore>>.

Infatti, chi potrebbe osservare anche un solo comandamento senza la carità? Come assolvere a tutti i precetti della legge senza questo fuoco d’amore? No, non c’è anima che senza di Te, Signore, ne sia capace, né che possa elaborare un benché minimo pensiero di bontà. Sei Tu, Signore, che doni agli uomini ogni grazia, che li rendi giusti e che li porti alla gloria. Quelli che in Te hai predestinati, li hai liberamente chiamati e hai loro elargito la carità, dono immenso della Tua grazia, perché potessero meritare poi ulteriore grazia, senza la quale non sarebbe possibile né meritare alcunché, né avanzare nel bene, né raggiungere la gloria. Dunque, chi più ha ricevuto, più in alto giunge nell’esercizio delle virtù e agisce tanto meglio; come ama con più ardore chi ha maggiormente amato, e più svelto percorre le vie dei comandamenti, quanto più il suo cuore è infiammato dalla carità.

E’ davvero impossibile raggiungere la vetta della santità senza la vera madre di ogni virtù, che è appunto la carità. Essa è indispensabile alla salvezza.

( … ) Ecco quindi come la definisce l’Apostolo: <<Il fine di questo richiamo è però la carità, che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera>> (1 Tm 1,5). Qui il fine è inteso come il punto culminante, la somma esecuzione, il compimento perfetto di ogni comandamento. E’ detto poi: da un cuore puro, cioè con chiaro intelletto; poiché più si comprende, e più si ama, salvo impedimenti. E’ detto anche: da una buona coscienza, cioè con la speranza nel cuore; perché, se la coscienza è pura, è sicura anche la sua speranza. Quindi: da una fede sincera, cioè non simulata, né debole, ma salda di fronte alle avversità.

La carità può anche definirsi come quell’amore, per cui amiamo Dio per Se Stesso, e il prossimo per Dio e in Dio; oppure quella forza vitale, che stringe in unità amato con amato. E’ anche la virtù per cui desideriamo vedere Dio e gioire di Lui, ed è perciò il più retto sentimento del nostro cuore.

( … ) E infatti Giovanni scrive: <<Dio è amore>> (1 Gv 4,16); e Paolo aggiunge: <<La carità non avrà mai fine>> (1 Cor 13,8).”

(San Lorenzo Giustiniani, L’albero della vita, Cap. VI-1, pag. 87-88)

 

“Se vogliamo poter vedere, bisogna che il sole ci illumini; allo stesso modo, se vogliamo salvarci, bisogna che la carità ci riscaldi. La carità è principio di ogni bene, poiché viene da Dio e ci eleva a Lui; perciò, se regna nel nostro cuore, ci fa compiere senz’altro grandi cose; al contrario, se non ci si dà da fare, significa che la carità non regna in noi.

( … ) Essa è poi il fine di ogni bene, perché tutto compie per Dio e dirige ogni azione al suo giusto fine. Possiamo chiederci in che modo la carità sia fine; ebbene, sappiamo che ci sono tre specie di fine: la distruzione, la perfezione e il termine. Nel primo caso, la carità è la fine dei peccati, perché li distrugge; nel secondo, è il fine dei precetti, perché li attua alla perfezione; nel terzo, perché sia la vita eterna che Dio stesso sono il termine della nostra fatica: nella vita eterna saremo beati, e Dio stesso è il termine ultimo in cui si possiede tanta beatitudine.”

(San Lorenzo Giustiniani, L’albero della vita, cap. VI-2, pag. 89)

 

“Sempre per questa sua supremazia, la carità è paragonabile al fuoco. Lo dice il Signore: <<Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!>> (Lc 12,49). Paragone più che esatto, perché è come il fuoco ardente arroventa il ferro fino a ridurlo esso stesso a fuoco, così la carità infiamma l’anima che possiede.

Quest’ultima, una volta accesa dalla carità, non può più appartenere a se stessa. Teme ciò che non conosce; si rattrista del superfluo; e, sollecitata oltre il suo stesso volere, si muove a pietà e ha misericordia anche contro voglia. E ancora: il fuoco non sta mai fermo, e così la carità; perché l’amore di Dio non può placarsi e, se è presente nel cuore, muove a grandi opere; altrimenti non è amore. Il fuoco poi splende, e la carità pure; per cui lo spirito non rifulgerà nella luce della bellezza eterna, se non sarà bruciato prima nel crogiolo della carità.

Il fuoco riduce inoltre tutto in cenere, e anche in questo gli è simile la carità: <<Abramo riprese e disse: Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere>> (Gen 18,27). Il fuoco tende anche a salire, e così la carità: Paolo, infiammato di carità, parla del <<desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo>> (Fil 1,23).

Tanto è l’ardore della santa e impaziente carità, che le pare sempre di vedere, di raggiungere e di abbracciare Colui che ama; e non conosce altra via, se non quella di non pensare sempre all’amato Sposo, e così si innalza fino al Cielo, dove sa essere il suo Amore. Infine, il fuoco consuma, come la carità; per cui, le scorie della colpa sono bruciate da questo fuoco nella misura in cui la carità brucia e purifica il cuore del peccatore.”

(San Lorenzo Giustiniani, L’albero della vita, cap. VI-3, pag. 90.)

Gesù dice : “Per entrare in cielo bisogna farsi violenza.” (cfr. Mt 11, 12) “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.” (Lc 9)

 

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano! (Matteo 7,13-14)

 

 

IL GRANDE SEGRETO

PER DIVENTARE SANTO

 

San Luigi Maria Grignon di Monfort

 

Alcuni pezzi del libro:

 

Violenza a se stesso

 

73. 3) Bisogna sradicare e troncare i cardi e le spine, che potrebbero soffocare questo Albero o impedirgli di produrre il suo frutto: bisogna, cioè, essere fedele a tagliare e troncare, con la mortificazione e la violenza a se stesso, tutti i piaceri inutili e le occupazioni vane con le creature; in altre parole, crocifiggere la carne, osservare il silenzio, mortificare i sensi.

 

Niente amor proprio

74. 4) Bisogna che i bruchi non lo danneggiano. Questi bruchi sono l’amore di se stesso e delle proprie comodità; essi mangiano le foglie verdi e distruggono le belle speranze che l’Albero dava di produrre frutti: poiché l’amor proprio e l’amor di Maria non si accordano affatto.

 

Orrore del peccato

75. 5) Bisogna tenere lontano le bestie, che sono i peccati, i quali potrebbero seccare l’Albero della Vita con il solo loro contatto; bisogna che nemmeno lo sfiori il loro alito, cioè i peccati veniali, che sono sempre pericolosissimi, qualora non se ne abbia dispiacere.

 

Facoltà agli esercizi

76. 6) Bisogna innaffiare continuamente quest’Albero divino con Messe, Comunioni ed altre preghiere pubbliche o private, altrimenti esso non darebbe più frutti.

 

Pace nelle prove

77. 7) Non bisogna crucciarsi se quest’Albero è agitato e scosso dal vento; perché occorre che il vento delle tentazioni lo investa per farlo cadere, e le nevi ed i ghiacci lo circondino per farlo morire; il che significa; il che significa che questa devozione a Maria Vergine sarà necessariamente combattuta e contraddetta; ma purché si sia costanti nel coltivarlo, nulla si deve temere.

 

Il frutto dell’Albero della vita è l’amabile ed adorabile Gesù

78. Anima predestinata, se coltiverai in tal modo il tuo Albero della Vita, di recente piantato nella tua anima dallo Spirito Santo, io ti assicuro che in poco tempo esso crescerà così in alto, che gli uccelli del cielo vi abiteranno, e diverrà così perfetto, che infine a tempo opportuno darà il suo frutto di onore e di grazia, cioè l’amabile ed adorabile Gesù, che fu e sarà sempre l’unico frutto di Maria.

Felice l’anima in cui è piantata Maria, l’Albero della Vita; più felice quella in cui Maria ha potuto crescere e fiorire; felicissima quella in cui Maria produce il suo frutto: ma fra tutte felicissima quella che gusta e conserva questo frutto fino alla morte e nei secoli dei secoli. Amen.

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