Sant’Alfonso Maria de Liguori: “Se a questa predica non fai una forte risoluzione di darti a Dio, ti piango per dannato all’inferno….”

Sant’Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa

Non tentabis Dominum Deum tuum. (Matteo 4.  7.) ” Non tentare il Signore Dio tuo”

Se a questa predica non fai una forte risoluzione di darti a Dio, ti piango per dannato all’inferno….Sant’ Alfonso Maria De Liguori

“Senti dunque quel che ti dice Dio, o peccatore: Fili, peccasti, non adiicias iterum, sed et de pristinis deprecare, ut tibi dimittantur: Figlio, non aggiungere offese a quelle che mi hai fatte, ma attendi a pregare che le prime ti sieno perdonate: altrimenti può …essere facilmente che ad un altro peccato grave che farai si chiudano per te le divine misericordie, e tu resti perduto. Quando dunque, fratello mio, il nemico ti tenta a commettere un altro peccato, di’ fra te stesso: e se Dio non mi perdona più, che ne sarà di me per tutta l’eternità? E se il demonio replica: non temere, Dio è di misericordia: rispondi: ma qual sicurezza ho io o qual probabilità, che tornando a peccare, Iddio mi userà misericordia e mi perdonerà? Ecco quel che Dio minaccia a quei che disprezzano le divine chiamate: Quia vocavi et renuistis… ego quoque in interitu vestro ridebo et subsannabo vos. Notate quelle due parole, ego quoque, vengono a dire che siccome tu avrai burlato Dio confessandoti, promettendo e poi di nuovo tradendolo; così Dio si burlerà di te nella tua morte, ridebo et subsannabo. Il Signore non si fa burlare, Deus non irridetur. E il savio dice: Sicut canis qui revertitur ad vomitum suum, sic imprudens qui iterat stultitiam suam. Il b. Dionigi Cartusiano spiega eccellentemente questo testo, e dice che siccome rendesi abbominevole e schifoso quel cane che mangia quello che prima ha vomitato; così rendesi odioso a Dio chi ritorna a fare quei peccati che prima ha detestati nella confessione: Sicut id quod per vomitum est reiectum, resumere est valde abominabile ac turpe, sic peccata deleta reiterari, sono le parole del Cartusiano.
Ma gran cosa! Se tu compri una casa, tu usi già tutta la diligenza per assicurar la cautela e non perdere il tuo danaro; se prendi una medicina cerchi di assicurarti bene che quella non ti possa far danno; se passi un fiume cerchi di assicurarti di non cadervi dentro; e poi per una breve soddisfazione, per uno sfogo di vendetta, per un piacere di bestia, che appena avuto finisce, vuoi arrischiare la tua salute eterna, dicendo: poi me lo confesso! E quando, io ti dimando, te lo confesserai? Domani. E chi ti promette questo giorno di domani? Chi ti assicura che avrai questo tempo, e Dio non ti faccia morire in atto del peccato, come è succeduto a tanti? Diem tenes, dice s. Agostino, qui horam non tenes? Tu non puoi star sicuro di avere un’altra ora di vita, e dici: Domani me lo confesserò? Senti ciò che dice s. Gregorio: Qui poenitenti veniam spopondit, peccanti diem crastinum non promisit. Iddio ha promesso il perdono a chi si pente, ma non ha promesso di aspettare sino a domani chi l’offende; forse il Signore ti darà tempo di penitenza e forse no; ma se non te lo dà, che ne sarà dell’anima tua? Frattanto per un misero gusto già tu perdi l’anima, e ti metti a rischio di restar perduto in eterno.
Faresti tu per quella breve soddisfazione un vada tutto, danari, casa, poderi, libertà e vita? No; e poi come per quel misero gusto vuoi in un punto far perdita di tutto, dell’anima, del paradiso e di Dio? Dimmi, credi tu che sieno verità di fede il paradiso, l’inferno, l’eternità? Credi tu che se ti coglie la morte in peccato sei dannato per sempre? E che temerità, che pazzia, condannarti da te stesso ad un’eternità di pene, con dire: spero appresso di rimediarvi? Dice s. Agostino: Nemo sub spe salutis vult aegrotare; non si trova un pazzo che si prenda il veleno con dire: appresso piglierò rimedj e mi guarirò; e tu vuoi condannarti all’inferno, con dire: appresso me ne libererò? Oh pazzia che ne ha portati e ne porta tanti all’inferno, secondo la minaccia di Dio che dice: Fiduciam habuisti in malitia tua, veniet super te malum, et nescies ortum eius. Hai peccato confidando temerariamente nella divina misericordia, ti verrà improvvisamente il castigo, senza saper donde viene. Che dici? Che risolvi? Se a questa predica non fai una forte risoluzione di darti a Dio, ti piango per dannato.”
  (Sant’ Alfonso Maria De Liguori)
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