Rivelazioni di Dio Padre a Santa Caterina da Siena: “Molto è piacevole a me il desiderio di volere portare ogni pena e fatica fino alla morte per la salvezza delle anime. Quanto l’uomo più sostiene, più dimostra che mi ama; amandomi più conosce della mia verità e quanto più conosce più sente pena e dolore intollerabile per le offese fattemi”

“Dal Dialogo della divina Provvidenza: le rivelazioni di Dio Padre a Santa Caterina da Siena”

Levandosi un’anima ricolma di grandissimo desiderio per l’onore di Dio e la salvezza delle anime, esercitatasi per uno spazio di tempo nella virtù, abituata e abitata nella cella del conoscimento di sé, per meglio conoscere la bontà di Dio in sé, perché al conoscimento segue l’amore, amando cerca di seguire e vestirsi della verità. E perché in alcun modo gusta tanto ed è illuminata da questa verità quanto col mezzo dell’orazione umile e continua, fondata nel conoscimento di sé e di Dio, poiché l’orazione, esercitandola nel modo detto, unisce l’anima in Dio seguendo le vestigia di Cristo crocifisso, e così per desiderio, affetto e unione d’amore ne fa un altro sé. Questo parve che dicesse Cristo quando disse: «Chi mi amerà e conserverà la parola mia, Io manifesterò me medesimo a lui, e sarà una cosa con me ed Io con lui» (Gv 14,21-23 Gv 17,2); ed in più luoghi troviamo simili parole, per le quali possiamo vedere che egli è la verità che per affetto d’amore l’anima diventa un altro lui e per vederlo più chiaramente.

Dio tra l’altre cose diceva: “Apri l’occhio dell’intelletto e mira in me, e vedrai la dignità e bellezza della mia creatura che ha in sé ragione. E tra la bellezza che Io ho data all’anima creandola all’immagine e similitudine mia, guarda costoro che son vestiti del vestimento nunziale della carità, adornato di molte vere virtù: uniti sono con me per amore. E però ti dico che se tu domandassi a me chi son costoro, risponderei – diceva lo dolce e amoroso Verbo – sono un altro me; perché hanno perduta e annegata la volontà loro propria, e vestitisi e unitisi e conformatisi con la mia”.………

Allora la Verità eterna, rapendo e tirando a sé più forte il desiderio suo, facendo come faceva nel Testamento vecchio, che quando facevano sacrificio a Dio veniva un fuoco e tirava a sé il sacrificio che era accetto a lui, così faceva la dolce Verità a quella anima, ché mandava il fuoco della clemenza dello Spirito santo e rapiva il sacrificio del desiderio che ella faceva di sé a lui dicendo:

 “Non sai tu figlia mia, che tutte le pene che sostiene, o può sostenere l’anima in questa vita, non sono sufficienti a punire una minima colpa? Poiché l’offesa che è fatta a me, che sono Bene infinito, richiede soddisfazione infinita. E però Io voglio che tu sappia, che non tutte le pene che si danno in questa vita son date per punizione, ma per correzione, per castigare il figlio quando egli offende. Ma è vero questo: che col desiderio dell’anima si soddisfa, cioè con la vera contrizione e pentimento del peccato. La vera contrizione soddisfa alla colpa e alla pena, non per pena finita che sostenga, ma per lo desiderio infinito; perché Dio, che è infinito, infinito amore e infinito dolore vuole.

Infinito dolore vuole in due modi. L’uno è della propria offesa, la quale ha commessa contro al suo Creatore. L’altro è dell’offesa che vede fare al prossimo suo. Di questi cotali, perché hanno desiderio infinito, cioè che sono uniti per affetto d’amore in me – e però si dolgono quando offendono o vedono offendere – ogni loro pena che sostengono, spirituale o corporale, da qualunque lato ella viene, riceve infinito merito e soddisfa alla colpa che meritava infinita pena; poniamo che siano state opere finite, fatte in tempo finito. Ma perché fu adoperata la virtù e sostenuta la pena con desiderio e contrizione e pentimento infinito della colpa, però valse.

Questo dimostrò Paolo quando disse: «Se io avesse lingua angelica, sapessi le cose future, dessi lo mio ai poveri, e dessi il corpo mio ad ardere e non avessi carità, nulla mi varrebbe» (1Co 13,1-3). Mostra il glorioso apostolo che le opere finite non sono sufficienti, né a punire né a remunerare, senza lo condimento de l’affetto della carità.

Ti ho mostrato, carissima figlia, come la colpa non si punisce in questo tempo finito per veruna pena che si sostenga, puramente pur pena. E dico che si punisce con la pena che si sostiene col desiderio, amore e contrizione del cuore, non per virtù della pena, ma per la virtù del desiderio dell’anima, sì come il desiderio ed ogni virtù vale ed ha in sé vita per Cristo crocifisso unigenito mio Figlio, in quanto l’anima ha tratto l’amore da lui (Mt 1,21) e con virtù segue le vestigia sue. Per questo modo (3v) valgono e non per altro; e così le pene soddisfanno alla colpa col dolce e unitivo amore, acquistato nel conoscimento dolce della mia bontà, e amarezza e contrizione di cuore, conoscendo se medesimo e le proprie colpe sue. Il quale conoscimento genera odio e pentimento del peccato e della propria sensualità, così egli si reputa degno delle pene e indegno del frutto. Sì che – diceva la dolce Verità – vedi che per la contrizione del cuore, con l’amore della vera pazienza e con vera umiltà, reputandosi degni della pena e indegni del frutto per umiltà, portano con pazienza; sì che vedi che soddisfa nel modo detto.

Tu mi chiedi pene, affinché si soddisfi alle offese che sono fatte a me dalle mie creature, e domandi di volere conoscere e amare me che sono somma Verità. Questa è la via a volere venire a perfetto conoscimento e gustare me, Vita eterna: che tu non esca mai del conoscimento di te, e abbassata che tu sei nella valle dell’umiltà, e tu conosca me in te, del quale conoscimento trarrai quello che ti bisogna ed è necessario.

Nessuna virtù può avere in sé vita se non dalla carità; e l’umiltà è balia e nutrice della carità. Nel conoscimento di te ti umilierai, vedendo te per te non essere, e l’essere tuo conoscerai da me, che vi ho amati prima che voi fuste. E per l’amore ineffabile che Io v’ebbi, volendovi ricreare a grazia, vi ho lavati e ricreati nel sangue de l’unigenito mio Figlio, sparto con tanto fuoco d’amore.

Questo sangue fa conoscere la verità a colui che s’ha levata la nuvola de l’amore proprio per lo conoscimento di sé, ché in altro modo non la conoscerebbe. Allora l’anima s’accenderà in questo conoscimento di me con un amore ineffabile, per mezzo del quale amore sta in continua pena, non pena affliggitiva, che affligga né disecchi l’anima, anco la ingrassa; ma perché ha conosciuta la mia verità e la propria colpa sua e la ingratitudine e cecità del prossimo, ha pena intollerabile; e però si duole perché m’ama, che se ella non m’amasse non si dorrebbe.

Subito che tu e gli altri servi miei avrete nel modo detto conosciuta la mia verità, vi converrà sostenere fino alla morte le molte tribolazioni, ingiurie e rimproveri in detto e in fatto, per gloria e loda del nome mio (Mt 24,9), sì che tu porterai e patirai pene.

Tu dunque, e gli altri miei servi, portate con vera (4r) pazienza, con dolore della colpa e con amore della virtù per gloria e loda del nome mio. Facendo così, soddisfarò le colpe tue e degli altri servi miei, sì che le pene che sosterrete saranno sufficienti per la virtù della carità a soddisfare e remunerare in voi e in altrui. In voi ne riceverete frutto di vita, spente le macchie delle vostre ignoranze, ed Io non mi ricorderò che voi m’offendeste mai (Is 43,25 Ez 18,21-22 He 10,17 Jr 31,34). In altrui soddisfarò per la carità e affetto vostro, e donerò secondo la disposizione loro con la quale riceveranno.

In particolare, a coloro che si dispongono umilmente e con deferenza a ricevere la dottrina dei servi miei, lo’ perdonerò la colpa e la pena. Come? Che per questo verranno a questo vero conoscimento e contrizione dei peccati loro, sì che con lo strumento dell’orazione e desiderio dei servi miei riceveranno frutto di grazia, ricevendoli umilmente come detto è; e meno e più secondo che vorranno esercitare con virtù la grazia. In generale dico che per li desideri vostri ricevaranno remissione e donazione. Guarda già che non sia tanta la loro ostinazione, che essi vogliano essere riprovati da me per disperazione, spregiando il sangue del quale con tanta dolcezza son ricomperati (1P 1,18-19).

Che frutto ricevono? Il frutto è che Io gli aspetto, costretto dall’orazione dei servi miei, e do loro lume e fo loro destare il cane della coscienza; fo loro sentire l’odore della virtù e dilettarsi della conversazione dei servi miei. Ed alcune volte permetto che il mondo lo’ mostri quello che egli è, sentendovi diverse e variate passioni, affinché conoscano la poca fermezza del mondo e levino il desiderio a cercare la patria loro di vita eterna. E così per questi e molti altri modi, i quali l’occhio non è sufficiente a vedere, né la lingua a narrare, né il cuore a pensare (1Co 2,9 Is 64,4) quante sono le vie e modi che Io tengo, solo per amore e per ridurgli a grazia, affinché la mia verità sia compita in loro.

Costretto sono di farlo dalla inestimabile carità mia con la quale Io li creai, e dall’orazione e desideri e dolore dei servi miei, perché non sono spregiatore della lacrime, sudori e umile orazione loro, anco gli accetto poiché Io sono colui che gli fo amare e dolere del danno delle anime, ma non lo’ dà soddisfazione di pena, a questi cotali generali, ma sì di colpa. Perché non sono disposti dalla parte loro a pigliare con perfetto amore l’amore mio e dei miei servi né non pigliano il loro dolore con amarezza e perfetta contrizione della (4v) colpa commessa, ma con amore e contrizione imperfetta, però non hanno né ricevono soddisfazione di pena come gli altri, ma sì di colpa, perché richiede disposizione dall’una parte e dall’altra cioè di chi dà e di chi riceve; e perché sono imperfetti, imperfettamente ricevono la perfezione dei desideri di coloro che con pena li offerano dinanzi da me per loro.

Perché ti dissi che ricevevano soddisfazione e anco l’era donato? Cosí è la verità, che nel modo che lo ti ho detto, per gli strumenti che di sopra contiammo del lume della coscienza e dell’altre cose, l’è soddisfatto la colpa, cioè cominciandosi a riconoscere vomitano lo fracidume dei peccati loro, e cosí ne ricevono dono di grazia.

Questi sono coloro che stanno nella carità comune. Se essi hanno ricevuto per correzione quello che hanno avuto, e non hanno fatta resistenza alla clemenza dello Spirito santo, ne ricevono vita di grazia uscendo della colpa.

Ma se essi, come ignoranti, sono ingrati e irriconoscenti verso di me e verso le fatiche dei miei servi, esso fatto lo’ torna in ruina e a giudizio quello che era dato per misericordia; non per difetto della misericordia, né di colui che impetrava la misericordia per l’ingrato, ma solo per la miseria e durezza sua, il quale ha posta con la mano del libero arbitrio in sul cuore la pietra del diamante che, se non si rompe col sangue, non si può rompere.

Anco ti dico che, nonostante la durezza sua, mentre che egli ha il tempo e può usare il libero arbitrio, chiedendo il sangue del mio Figlio, e con essa medesima mano lo ponga sopra la durezza del cuore suo, lo spezzerà e riceverà il frutto del sangue che è pagato per lui. Ma se egli s’indugia, passato il tempo non ha remedio alcun, perché non ha riportata la dota che gli fu data da me, dandogli la memoria perché ritenesse i benefici miei, e l’intelletto perché vedesse e conoscesse la verità, e l’affetto perché egli amasse me, Verità eterna, la quale l’intelletto cognobbe.

Questa è la dota che io vi diei, la quale debba ritornare a me Padre. Avendola venduta e sbarattata al demonio, il demonio con esso lui ne va e portane quello che in questa vita acquistò, empiendo la memoria delle delizie e ricordo di disonestà, superbia, avarizia e amore proprio di sé, odio e pentimento del prossimo; ed è perseguetore dei servi miei. In queste miserie, offuscato l’intelletto per la disordinata voluntà, così ricevono con le puzze loro pena (5r) eternale, infinita pena, perché non satisfecero la colpa con la contrizione e pentimento del peccato.

Sì che hai come la pena soddisfa a la colpa per la perfetta contrizione del cuore, non per le pene finite, e non tanto la colpa, ma la pena che segue dopo la colpa, a quegli che hanno questa perfezione; ed ai generali, come detto è, soddisfa la colpa, cioè che privati del peccato mortale ricevono la grazia, e non avendo sufficente contrizione e amore a soddisfare alla pena, vanno alle pene del purgatorio, passati dal secondo e ultimo mezzo.

Sì che vedi che soddisfa per lo desiderio dell’anima unito in me che sono infinito bene, poco e assai, secondo la misura del perfetto amore di colui che dà l’orazione e il desiderio, e di colui che riceve. Con quella medesima misura che egli dà a me, e colui riceve in sé, con quella l’è misurato dalla mia bontà (Mt 7,2 Mc 4,24 Lc 6,38). Sì che cresce il fuoco del desiderio tuo, e non lasciare passare punto di tempo che tu non gridi con voce umile e continua orazione dinanzi a me per loro. Così dico a te e al padre dell’anima tua, il quale Io ti ho dato in terra, che virilmente portiate, e morto sia ad ogni propria sensualità.

Molto è piacevole a me il desiderio di volere portare ogni pena e fatica fino alla morte per la salvezza delle anime. Quanto l’uomo più sostiene, più dimostra che mi ama; amandomi più conosce della mia verità e quanto più conosce più sente pena e dolore intollerabile per le offese fattemi..

Tu domandavi di sostenere e di punire i difetti altrui sopra di te, e tu non ti accorgevi che tu domandavi amore, lume e conoscimento della verità, perché già ti dissi che quant’era maggiore l’amore, tanto cresce il dolore e la pena: a cui cresce amore cresce dolore. Perciò Io vi dico che voi domandiate e vi sarà dato: Io non respingerò chi mi domanderà in verità (Mt 7,7 Lc 11,9). Pensa che l’amore della divina carità che è nell’anima è tanto unito con la perfetta pazienza, che non si può partire l’una che non si parta l’altra. E però debba l’anima, come sceglie d’amare me, cosí scegliere di portare per me pene in qualunque modo e di qualunque cosa Io le concedo. La pazienza non si prova se non nelle pene, la quale pazienza è unita con la carità, come detto è. Perciò sopportate virilmente, altrimenti non dimostrereste d’essere, né sareste, sposi fedeli (5v) e figli della mia Verità, né che voi siete gustatori del mio onore e della salvezza delle anime.”

(dal “Dialogo della divina Provvidenza” di Santa Caterina da Siena”)

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1 Commento

  1. marialuisa santoro

     /  febbraio 16, 2014

    — Sent from Mailbox for iPad

    On Thu, Feb 13, 2014 at 12:30 PM, Per la maggior gloria di Dio

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