E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato” San Gregorio Magno: “La preghiera e la Grazia di Cristo”

 

Dal Vangelo secondo Luca 18,35-43

“Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: “Passa Gesù il Nazareno!”

 Allora incominciò a gridare: “Gesù, figlio di Davide, abbi compassione di me!”. Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi compassione di me!”

Gesù allora si fermò e volle che gli fosse condotto davanti. Quando gli fu vicino, gli domandò: “Che vuoi che io faccia per te?”
Egli rispose: “Signore, che io riabbia la vista”.

E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”.
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.”

 

Dal commento di San Gregorio Magno, Papa:

Il cieco è figura di tutto il genere umano, cacciato fuori dal Paradiso nella persona del primo padre Adamo. Da quel momento gli uomini non vedono più lo splendore della luce superna, e soffrono le pene della loro condanna.

Tuttavia, l’umanità è illuminata dalla presenza del suo Salvatore, affinché possa vedere – almeno con il desiderio – il gaudio della luce interiore, e possa altresì dirigere i passi delle buone opere sulla via della vita.

( … ) dice il Vangelo che il cieco sedeva lungo la via e mendicava; Gesù, infatti, che è la Verità, afferma: <<Io sono la Via>> (Gv 14,6).

Chiunque ignora lo splendore della luce eterna è cieco; se questo cieco già crede nel Redentore, allora è uno che siede lungo la via. Ma ciò non basta! Se egli trascura di pregare per ricevere la fede e abbandona le implorazioni, è un cieco che siede lungo la via, ma senza mendicare. Se invece ha creduto e – convinto della tenebra che gli grava il cuore – chiede di essere illuminato, in tal caso è un cieco che siede lungo la via e mendica.

Chiunque ha imparato a conoscere la tenebra della sua cecità, chiunque comprende che cosa sia questa luce d’eternità di cui siamo privi, gridi con tutte le potenze del cuore, gridi con tutta la forza dell’anima e dica: <<Gesù, figlio di David, abbi compassione di me!>>.

Ma ascoltiamo ora come fu risposto al cieco che gridava: <<Quelli che camminavano innanzi gli dicevano di tacere>>.

Che cosa simboleggiano questi tali i quali vanno innanzi a Gesù che viene?

Sono il simbolo dei desideri carnali e del tumulto dei vizi. Costoro – prima che Gesù giunga a noi – ci turbano la mente con le tentazioni e confondono la voce del cuore durante la nostra orazione.

( … ) Quando noi insistiamo fortemente nella preghiera, fermiamo nell’anima nostra Gesù che passava. Per questo il nostro testo evangelico soggiunge: <<Gesù si fermò e volle che il cieco li fosse condotto davanti>>. Osservate. Ora <<Sta>>, colui che prima <<passava>>.

E’ così quando, nella nostra preghiera, dobbiamo ancora sopportare le turbe dei fantasmi, sentiamo Gesù come se passasse; ma quando perseveriamo costantemente nella preghiera, Gesù si ferma per renderci la luce. Quando Dio si ferma nel cuore, allora si riacquista la luce perduta.

( … ) Mentre <<passava>>, il Signore udì le grida del cieco; mentre <<stava>>, compì il miracolo dell’illuminazione. Il <<passare>> è proprio dell’umanità, lo <<stare>> è proprio della Divinità. In quanto uomo il Signore poté nascere, morire, risorgere, spostarsi da un luogo all’altro. In Dio, infatti, non esiste mutazione, e mutare è lo stesso che passare. Pertanto il passaggio di cui parla il Vangelo è un passaggio dell’umanità di Cristo, non della sua divinità.

In quanto è Dio, Gesù sempre sta; Egli è dappertutto: non viene camminando, né camminando si allontana. Dicevamo, dunque, che il Signore udì, <<passando>>, le grida del cieco, e poi, <<stando>>, lo illuminò. Il che significa che in virtù della sua umanità Egli si muove a compassione del buio in cui siamo, ma solo in virtù della sua Divinità infonde in noi il lume della Grazia.

(San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa, Da “le Omelie sui vangeli”)

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