“La crisi del Sacramento della Penitenza (Confessione)” Padre Giovanni Cavalcoli

 

Un pezzo tratto da: “La crisi del Sacramento della Penitenza” Autore: Padre Giovanni Cavalcoli, l’articolo intero si trova sul Link in fondo.

 

“Uno degli aspetti preoccupanti della situazione ecclesiale da alcuni decenni a questa parte è, come lo sappiamo bene soprattutto noi sacerdoti, il calo impressionante dell’accesso dei fedeli al Sacramento della Penitenza.”

Questo disastro ha certamente una causa determinante nella diffusione non corretta dall’autorità ecclesiastica di una certa falsa teologia che ormai da quarant’anni sta rovinando le anime mettendole in serio pericolo di non salvarsi. Si tratta di quella teologia che ormai si conviene di chiamare “buonista” di origine luterana, ma di un luteranesimo annacquato e trasformato in una vera droga dello spirito, un vero “oppio dei popoli”, per usare la famosa formula di Karl Marx. La si potrebbe chiamare la fabbrica dell’irresponsabilità.

Lutero, come si sa, morbosamente oppresso in gioventù da scrupoli spropositati, pensò di liberarsene abbandonando qualunque cura penitenziale della propria coscienza e il Sacramento stesso della Penitenza con la convinzione che il peccato mortale, secondo lui inevitabile, erroneamente confuso con la tendenza al peccato (concupiscentia, fomes peccati), questa sì mai del tutto eliminabile nella vita presente, fosse “ignorato” o “non considerato” da Dio (“giustificazione forense”) in forza di una semplice atto di “fede” col quale bisognava credere di essere salvi senza merito. Lutero “rimediò” – si fa per dire – ad un estremismo rigorista con un estremismo opposto di tipo lassista.

I suoi seguaci, a cominciare da tempi recenti, mantennero questo metodo estremista o pendolare, passando dalla esagerata e tragica sensazione luterana del peccato alla perdita totale del senso del peccato, quale si verifica nei giorni nostri insinuandosi anche nei nostri ambienti cattolici. Da qui il disprezzo o il fraintendimento della pratica del confessionale.

Si tratta dell’idea, oggi ben nota, di grande successo, purtroppo diffusa da predicatori e scrittori impostori, che comunque vadano le cose o quali che siano i peccati che si commettono, ammesso che si dia il peccato cosciente e volontario, tutti si salvano. Infatti, in questa concezione, nessuno ha mai una cattiva intenzione, nessuno ha cattiva volontà, ma tutti, anche chi fa il male, non lo sa e non lo vuole, ma lo fa senza accorgersene o senza saperlo e involontariamente.

Molti si confessano di “peccati” intesi in questo modo. Da qui l’idea che in fondo non si fa mai nulla di male, salvo, però l’essere bravissimi nel denunciare senza dubbi ed esitazioni i peccati degli altri. Così Lutero era sicurissimo di essere stato perdonato e di andare in paradiso, mentre era altrettanto certo che il Papa e i Cardinali andavano all’inferno.

Oggi i nipoti di Lutero non credono più nell’inferno, ma la convinzione di Lutero che comunque Dio perdona è rimasta. Per Lutero ogni atto che compiamo, anche se ci sembra buono, è sempre peccato mortale, mentre ogni peccato, anche se ci sembra male, in realtà è perdonato. Basta credere che siamo perdonati per metterci il cuore in pace (se ci si riesce), anche se non siamo pentiti, se la coscienza ci rimprovera  e continuiamo a peccare. Così la colpa è diventato il freudiano “senso di colpa”, che non si toglie con la confessione ma con la psicanalisi, la quale ti dimostra che in realtà non hai nessuna colpa o che la colpa è un’invenzione dei preti. O crudeli aguzzini della anime! Guai a sognarli di notte!

Oggi – oh, tempi luminosi della Chiesa postconciliare! – c’è l’idea che tutti siamo sempre in grazia sin dalla nascita, puri come la Madonna, viene negato il peccato originale che parla di una colpa che ereditiamo da Adamo e si pensa che il peccato, se c’è, è sempre perdonato, ed anche se resta, c’è comunque la grazia, e in ciò vien conservata la convinzione di Lutero: simul iustus et peccator.

Per la verità l’anima resta in grazia, come insegna il Concilio di Trento, solo con  i peccati veniali, i quali effettivamente non tolgono la grazia. Senonchè però oggi i “penitenti” non si accusano neppure dei peccati veniali, i quali invece in realtà, come dice ancora il Concilio di Trento, sono frequenti, inevitabili e li fanno anche i santi, corrispondendo a nostri lati deboli che permangono anche per tutta la vita, per cui sono ripetitivi, perchè quando pecchiamo, l’occasione è data da quei lati deboli.

Per questo non dovrebbe essere difficile ricordarli, eppure ci sono “penitenti” che dopo un  anno dalla confessione precedente non ricordano neppure quelli, persone magari di 70 o 80 anni che sono cristiani sin da bambini. Mi chiedo che effetto ha fatto o che risultati ha portato il Concilio su anime di questo tipo? Nessuno. Ma la domanda è ancora più seria, per non dire drammatica: e i confessori, che cosa hanno fatto in questi quarant’anni? Si sono aggiornati? Hanno educato i penitenti? Per nulla. Si vedono i risultati. Invece di studiare Rahner nei seminari, non sarebbe meglio tornare a S.Tommaso?

Bisogna dire tuttavia, ed anche questa è una esperienza di molti confessori e fedeli, che in alcuni luoghi privilegiati dalla grazia, le confessioni sono ancora numerose e ben fatte. E ciò si verifica soprattutto nei santuari mariani. Si vede che la Madonna ha uno speciale potere di convertire le anime e di attirarle a Cristo. Certamente non mancano vescovi zelanti, non mancano ottimi e santi confessori e guide spirituali, non mancano i penitenti preparati, consapevoli, zelanti, desiderosi di purificazione, di salvezza, di santità, di progresso nelle virtù, che vogliono guarire dai loro vizi e peccati. Li noto soprattutto tra i giovani e in fanciulli: sono pochi ma buoni! E indubbiamente i religiosi e i sacerdoti continuano generalmente a confessarsi bene. A volte commuovono certi grandi peccatori fortissimamente pentiti, che magari non vengono da molti anni: come si rinnova il Vangelo! A volte mi capita di incontrare dei penitenti talmente sinceri, i quali si commuovono fino alle lacrime e parimenti mi fanno commuovere anche me.

http://www.libertaepersona.org/wordpress/2013/01/la-crisi-del-sacramento-della-penitenza/

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