Gesù a Santa Gertrude la Grande : “Ho infatti ordinato nel Vangelo di cercare per primo il Regno di Dio e la sua giustizia (Lc 12,31), vale a dire il profitto spirituale”

 

S. Gertrude la Grande – Le Rivelazioni, III, Capitoli 77-90

       

77–     Utilità della tentazione

 

Gertrude pregava un giorno per una persona assalita dalla tentazione, e il Signore le disse: «Io permetto questa tentazione per farle conoscere e deplorare il suo difetto, essa cercherà di vincerlo, e non riuscendovi si umilierà. Questa umiliazione cancellerà allora quasi interamente ai miei occhi altri difetti che essa ancora non riconosce. Colui che scorge una macchia sulla sua mano, non lava soltanto la macchia, ma anche le mani, e così le purifica anche da ogni traccia di polvere, che egli non avrebbe tolta se questa macchia visibile non gliene avesse dato l’occasione».

78 – La     Comunione frequente piace a Dio

 

Una persona, eccitata da zelo di giustizia, giudicava spesso alcune altre persone che trova poco devote e poco preparate a ricevere la Comunione con frequenza. Qualche volta ne faceva anche loro pubblico rimprovero, così che esse, diventate timorose, non osavano più comunicarsi.

Chiese un giorno al Signore se approvava questo suo modo di agire, ed Egli rispose: «Le mie delizie sono di stare coi figlioli degli uomini e Io ho istituito questo Sacramento perché lo si rinnovasse spesso in mia memoria, impegnandomi a restare per esso coi miei fedeli fino alla consumazione dei secoli. Chiunque cerca di allontanare dalla Comunione un’anima che non è in stato di peccato mortale, impedisce e sospende le delizie che Io avrei potuto trovare in essa. Egli assomiglia ad un precettore severo che impedisce al figlio del re di giocare con dei poveri bambini suoi coetanei, nonostante che il giovane principe vi trovi molto piacere, e ciò sotto pretesto che gli conviene di più ricevere gli onori dovuti al su orango che divertirsi sulla piazza a giocare alla palla». Essa allora disse: «Se questa persona fosse ben decisa a non dare più in avvenire tali consigli, le perdoneresti ciò che ha fatto finora?». «Non solo glielo perdonerei – disse il Signore -, ma troverei nel suo buon proposito un piacere simile a quello del figlio del re se il suo precettore, cambiando parere, gli riconducesse spontaneamente i suoi piccoli amici che prima aveva scacciato per eccesso di severità».

79 –     Vantaggi dello zelo

 

Pregava un giorno per una certa persona che si rammaricava per il timore di avere offeso Dio: si era infatti irritata di alcune negligenze delle sue consorelle che riteneva funeste per l’osservanza regolare.

Ricevette dal migliore dei maestri questo insegnamento: «Se alcuno desidera che il suo zelo sia per me un accettissimo sacrificio e assicuri nello stesso tempo il suo vantaggio spirituale, deve applicarsi a tre cose. Anzitutto deve mostrare sempre un volto amabile alla persona di cui corregge i difetti – come del resto richiedono la convenienza ed il tatto – e usare sempre parole e atti caritatevoli. In secondo luogo deve avere cura di non divulgare le colpe quando possa sperare la correzione del colpevole oppure quando non possa contare sul prudente riserbo degli astanti. Infine non deve lasciarsi arrestare da alcun rispetto umano quando la coscienza le indica qualche cosa che è degno di riprensione, ma deve cercare con tutta carità l’occasione di correggerlo al solo intento di procurare la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Allora sarà certamente ricompensato in proporzione della fatica e non in proporzione del risultato ottenuto, poiché se anche questo fosse nullo, chi ne porterà la pena sarà soltanto colui che non avrà riconosciuto il proprio torto o che avrà resistito».

Un’altra volta pregava per due persone che stavano discutendo fra loro, e delle quali una era persuasa di difendere la giustizia e l’altra di favorire la carità verso il prossimo. Il Signore le disse: «Quando un buon padre vede che i suoi bambini giocano e si esercitano alla lotta, qualche volta ride o fa finta di non vedere. Se però a un certo momento vede che uno dei contendenti si accanisce contro l’altro, si alza e corregge il colpevole. Allo stesso modo Io che sono il Padre delle misericordie, quando vedo due persone discutere con dolcezza e carità non vi presto particolare attenzione, anche se preferirei vederle in pieno accordo. Ma se una prende a trattare l’altra con durezza, allora non potrà evitare la correzione della mai paterna giustizia».

80 –     Utilità futura della preghiera

 

Una persona si lagnava spesso di non sentire alcun vantaggio dalla preghiera che gli altri facevano in suo favore. Essa riferì questa lagnanza al Signore chiedendogliene la ragione. Il Signore rispose: «Domanda a quella persona che cosa troverebbe più vantaggioso per un suo giovane parente a cui desiderasse di veder conferito un beneficio ecclesiastico: che gliene venisse concessa immediatamente la rendita (pur non avendo ancora compiuto i suoi studi) e che lo si lasciasse disporre di essa a suo talento? Il buon senso giudicherebbe più utile concedere al giovanetto soltanto il titolo del beneficio ecclesiastico destinato a procurargli in avvenire grandi rendite; perché se queste gli fossero concesse subito potrebbe dissiparle in spese inutili e trovarsi più tardi povero e misero come prima. La persona per cui preghi abbia dunque fiducia nella mia sapienza e nella mia bontà divina, poiché io sono il padre, il fratello, l’amico dell’anima sia, e veglierò sui suoi interessi spirituali e temporali con più sollecitudine e fedeltà di quella che essa potrebbe impiegare nel curare gli interessi di un suo parente. Sia persuasa che Io serbo per un tempo propizio e determinato il frutto di tutte le preghiere che mi sono state rivolte per lei, e che glielo consegnerò integralmente quando nulla potrà più sminuirlo o renderlo vano. E questo è per lei il meglio, poiché se provasse subito una certa consolazione ad ogni preghiera che si fa per lei, questa gioia spirituale sarebbe forse offuscata dalla vanagloria o resa sterile dall’orgoglio, e se io le concedessi qualche bene temporale, la sua anima potrebbe trovarvi un’occasione di peccato».

81 –     Vantaggi dell’obbedienza

 

L’Ebdomadaria(1) stava un giorno recitando il Capitolo di Mattutino a memoria, secondo quanto prescrive la santa Regola(2). Gertrude conobbe per rivelazione che essa lo faceva appunto per conformarsi a questo precetto, e vide che si acquistava in tal modo un merito uguale a quello che avrebbe potuto procurarle la preghiera di tante persone quante erano le parole che il Capitolo conteneva.

Comprese anche il senso delle parole che S. Bernardo(3) suppone dette ad un uomo in punto di morte dalle azioni che egli ha compiuto durante la vita: «Tu ci hai fatto, noi siamo opera tua, non ti abbandoneremo, ma ti seguiremo dovunque e ti accompagneremo al tribunale di Dio». Dio permetterà in quel momento che tutte le azioni compiute in spirito di obbedienza, quasi altrettanti personaggi illustri, consolino colui che ne sarà stato l’autore e intercedano per lui. Ogni opera buona compiuta per obbedienza e resa perfetta dalla purezza d’intenzione, otterrà all’uomo il perdono di qualche negligenza. Quale grande consolazione per chi si trova in agonia!

Colei che era di turno per guidare la Liturgia delle Ore

Regola di S. Benedetto, cap. XII

Meditationes piissime, cap. II, 5. Inter spuria

82 – Raccomandazione di una persona deputata per     quella settimana alla recita privata del Salterio(1)

 

Una Ebdomadaria(2) che doveva recitare il Salterio prescritto per la Comunità, chiese una volta l’aiuto delle sue preghiere. Essa acconsentì, e, mentre pregava vide in ispirito il Figlio di Dio prendere con sé questa Ebdomadaria per condurla davanti al trono del Padre suo, onde chiedergli di far partecipare quest’anima all’ardente amore e alla fedeltà coi quali Egli stesso aveva desiderato la gloria del Padre suo e la salvezza del genere umano. Questo soccorso di grazia le avrebbe ottenuto tutto quanto desiderava. Quando il Figlio ebbe fatta questa preghiera, la persona per la quale Egli aveva pregato apparve coperta di vesti simili alle sue. E come leggiamo che il Figlio di Dio sta davanti al Padre per intercedere per la Chiesa, così costei, come un’altra Regina Ester, stava davanti a Dio Padre per pregarlo insieme al Figlio suo per il suo popolo, vale a dire per la sua Comunità. E recitando essa con tale interna disposizione tutto il salterio, il Padre celeste accettava le sue parole in due modi: anzitutto come un signore accetta da qualcuno il pagamento di un debito di cui si era fatto garante; in secondo luogo, come un padrone che riceve dal suo intendente una somma da distribuire ai suoi più cari amici. Essa vedeva ancora il Signore esaudire tutte le preghiere che questa persona gli rivolgeva per la Comunità, e metterla davanti a Sé perché distribuisse alle sue consorelle tutto ciò che essa chiedeva per loro.

(1) Si tratta della recita superogatoria [=straordinaria] del Salterio in uso ad Hefta
come in altri Monasteri, per le intenzioni e i bisogni della Comunità.

(2) Colei che era di turno per guidare la Liturgia delle Ore

83 – Utilità della sottomissione

 

Un giorno pregava il Signore che correggesse il difetto di un certo superiore, e ricevette questa risposta: «Ignori forse che non soltanto questa persona, ma anche tute quelle che sono preposte a questa diletta Congregazione hanno tutte i loro difetti? Nessuno al mondo può esserne esente! Se lo permetto in questo caso, è per l’immensa mia bontà e per la tenerezza con la quale amo questa Congregazione che mi sono scelta, perché per tal via i suoi meriti saranno mirabilmente accresciuti. Ci vuol molta maggior virtù a star soggetti a una persona di cui si conoscono i difetti, che ad un’altra i cui atti sono irreprensibili». Essa rispose: «Sì, Signore, io provo una grande gioia a veder crescere i meriti dei sudditi, ma desidererei tuttavia che i superiori non commettessero la colpa che mi pare essi contraggono per i loro difetti». Il Signore rispose: «Io che conosco tutti i loro difetti, permetto che ne manifestino alcuni nelle diverse incombenze della loro carica, altrimenti non giungerebbero forse mai a possedere una grande umiltà. come il merito dei sudditi può crescere tanto per i difetti che per le qualità dei Superiori, così anche il merito dei Superiori può crescere tanto per i difetti che per la qualità dei sudditi, precisamente come tutte le membra di uno stesso corpo contribuiscono al bene l’uno dell’altro».

Essa comprese allora la bontà e la sapienza infinita del Signore che tutto saviamente dispone per la salvezza dei suoi eletti e sa servirsi anche dei difetti per innalzare a una maggior virtù. E pensò che, anche se la misericordia di Dio non le si fosse mostrata che in quella sola circostanza, tutte le creature insieme non avrebbero mai potuto lodarne abbastanza il Signore.

84 – La vera purificazione dell’uomo

 

Mentre pregava per una persona per una persona afflitta udì questa risposta: «Non temere: io non permetto mai che i miei eletti siano afflitti oltre misura delle loro forze, ma sempre son loro vicino per pesar la loro pena. Una madre che vuol scaldare il suo bambino al fuoco, tiene sempre la sua mano tra il bambino e la fiamma; allo stesso modo, quando credo bene purificare i miei giusti con la tribolazione, il mio intento non è di farli soffrire, ma piuttosto di provarli a loro salvezza».

Pregava un altro giorno per una persona che aveva sorpresa in qualche difetto, e, nell’ardore del suo desiderio, diceva al Signore: «Signore, io che son l’ultima delle tue creature, prego nell’interesse della tua gloria per questa persona; ma Tu, che sei Potenza infinita a cui nulla resiste, perché non mi esaudisci?». Il Signore rispose: «Sì, son la Potenza infinita a cui nulla resiste, ma sono anche l’insondabile Sapienza che tutto dispone per il meglio. Né faccio cosa alcuna che non convenga. Quando un re della terra che può disporre delle forze e dell’obbedienza dei suoi servi vede le sue scuderie non perfettamente tenute, non si abbassa fino a far la pulizia con le sue proprie mani, così Io non ritraggo mai un uomo dal peccato in cui è caduto deliberatamente, se egli non fa violenza a se stesso e non si mostra degno del mio amore cambiando le sue disposizioni».

85 – Come il Signore supplisce per la creatura

 

Gertrude osservava una volta una monaca che si aggirava nel coro durante il Mattutino per esortare le consorelle all’osservanza di alcune regole la cui dimenticanza avrebbe causato una certa confusione nell’Ufficio divino, e domandò al Signore come gradisse questo zelo. Il Signore rispose: «Se uno, con l’intento di glorificarmi, si applica ad evitare ogni negligenza dell’ufficiatura e ad avvertire gli altri allo stesso fine, supplisco Io all’inevitabile imperfezione del suo raccoglimento e della sua pietà».

86 – L’offerta della sofferenza

 

Essa pregava un giorno per una persona afflitta per l’infermità di un’amica che temeva di perdere. Il Signore le diede questo ammaestramento: «Supponi che un uomo abbia perduto un amico diletto nel quale trovava non solo il conforto dell’amicizia, ma anche un consigliere fidato per il suo profitto spirituale. Se egli mi offre, con piena adesione al mio volere, il dolore che sente disposto, pur di conformare la sua volontà alla mia, a rimaner privo dell’amico quand’anche fosse in suo potere trattenerlo, e permane in questa volontà non fosse che per un’ora, sia certo che la mia bontà divina conserverà sempre alla sua offerta tutto il valore che con queste su disposizioni egli le conferisce. Tutto il dolore che, per fragilità umana, anche in seguito continuerà a provare per questa perdita contribuirà alla sua salvezza eterna. più t ardi, forse sfuggiranno al suo cuore spezzato dei lamenti e dei rimpianti al pensiero delle consolazioni, dell’aiuto, del conforto che ha perduto, ma poiché mi ha offerto il suo dolore, la sofferenza di cui questi pensieri son causa disporrà il suo cuore a ricevere la mia divina consolazione. Essa si spanderà nella sua anima in proporzione dell’opprimente sofferenza che dopo questa offerta possa ancora gravare sul suo cuore. La mia bontà naturale mi sforza, per così dire, ad agire in tal modo. L’orefice non è forse obbligato ad inserire nell’oro o nell’argento tante pietre quanti sono i castoni che egli ha preparato per riceverle? Ho paragonato la mia divina consolazione alle pietre preziose, perché la consolazione celeste che l’uomo acquista con la sua passeggera sofferenza possiede appunto, come le gemme, una particolare virtù, e tale da ricompensarlo al centuplo fin da questa vita e poi mille volte tanto nell’eternità».

87 – Colpe di fragilità

 

Stava pregando in un’altra occasione per una certa persona che desiderava ardentemente di avere, davanti al Signore, il merito della verginità, e temeva tuttavia di essere incorsa per fragilità umana in qualche piccola imperfezione. Questa persona le apparve fra le braccia del Signore, ornata di una veste candida come la neve, le cui pieghe erano disposte con grande eleganza. Il Signore le diede questa spiegazione: «Quando per debolezza umana una piccola ombra viene a macchiare la virtù della verginità, causando vero rincrescimento e senso di penitenza, la mia bontà fa sì che queste piccole colpe servano a far risaltare maggiormente la bellezza di tale virtù, allo stesso modo come le pieghe conferiscono grazia alla veste. Vale però sempre quel detto della Scrittura: «Incorruptio, proximum facit esse Deo: la perfetta purezza avvicina l’uomo a Dio (Sap 6,20). Se queste macchie pertanto fossero contratte per peccati molto gravi, impedirebbero la dolcezza dell’unione divina così come la molteplicità delle pieghe nella veste della sposa le riuscirebbe d’impaccio nell’andare verso lo sposo».

88 – L’ostacolo dell’attaccamento

 

Pregava un giorno per un’anima che desiderava conseguire la grazia delle divine consolazioni, e ricevette dal Signore questa risposta: «È proprio lei che mette ostacolo all’effusione della mia grazia nella sua anima. Quando infatti attiro i miei eletti col profumo soave del mio amore, colui che si tiene ostinatamente attaccato al proprio giudizio non ne sente la fragranza; così come un uomo che si chiudesse il naso non potrebbe sentire il soave profumo di un’aroma. Colui invece che per amor mio rinuncia al proprio giudizio per seguire piuttosto il giudizio altrui, accresce di tanto il suo merito, quanto maggiore è la violenza che si fa. Egli, infatti, non solo pratica la virtù dell’umiltà, ma anche quella della fortezza che è causa della sua vittoria. E perciò appunto l’Apostolo dice: «Non coronabitur nisi qui legitime certaverit: nessuno sarà coronato se non regolarmente combattuto» (2Tim 2,5).

89 – La buona volontà riesce gradita al Signore

 

Una persona trovava grande difficoltà in un lavoro che le era stato imposto dall’obbedienza. Mentre Gertrude pregava per lei, il Signore l’illuminò con questo paragone: «Supponiamo che un uomo voglia intraprendere per amor mio un’opera nella quale prevede tali difficoltà da fargli temere che riescano di impedimento alla sua devozione. In tal cosa se egli preferisce il compimento della mia volontà al bene della sua propria anima, Io farò tanto conto anche di questa semplice buona intenzione che, purché cominci l’opera, Io già la prendo per un fatto compiuto, anche se dopo averla incominciata non riesca portarla a termine. Egli ne avrà lo stesso merito che se l’avesse compiuta senza incorrere in alcuna negligenza».

90 – Non anteporre i beni esteriori a quelli     dell’anima

 

Un giorno pregava per una persona che spesso si trovava afflitta da pene che, in un certo senso, essa stessa si attirava. Il Signore le disse: «Queste pene servono a purificarla dalle macchie che qualche volta ha contratto anteponendo per ragioni umane il vantaggio materiale al profitto spirituale». «Non possiamo tuttavia vivere senza servirci di beni materiali – essa obiettò –, come mai dunque detta persona ha potuto peccare provvedendo a questi beni, come esige la sua carica?». Il Signore rispose: «Per una nobile damigella è certamente un onore ed un abbellimento portare un mantello foderato di una pelliccia tigrata; se però lo portasse al rovescio e cioè con la pelliccia al di fuori, anziché di decoroso ornamento le riuscirebbe di confusione e di vergogna. Sua madre certo non sopporterebbe questo camuffamento ridicolo e, se non potesse far di meglio, le getterebbe almeno sulle spalle un altro mantello, per timore che la prendano per una pazza. Così Io, che amo teneramente questa tua figliuola, copro questo suo difetto sotto un mantello, cioè con tutte le noie che conseguono, pur senza colpa, alle sue occupazioni; e inoltre la rivesto ancora dell’ornamento della pazienza. Ho infatti ordinato nel Vangelo di cercare per primo il Regno di Dio e la sua giustizia (Lc 12,31), vale a dire il profitto spirituale. Quanto alle cose esterne ho semplicemente promesso di darle in soprappiù».

Chi desidera l’intima amicizia di Dio, deve pesare con cura l’importanza di questa parola.

 

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