Beato John Henry Newman : Sì, malgrado le forze contrarie, i cristiani – avendo Cristo nel cuore – sorreggono il mondo “Amor meus crucifixus est”. Più ci avviciniamo a Lui, più entra in noi; più abita in noi, più intimamente lo possediamo… Ecco, perché è così facile per noi morire per la nostra fede, tanto da stupire il mondo… Perché non ti avvicini a Lui?

Nel romanzo Callista, Newman ha dimostrato cosa intende dire quando parla della “profonda ferita della natura umana” nel dialogo tra Callista e il prete Cecilio (che in realtà è Cipriano, Vescovo di Cartagine):

“Vuol dire – disse Callista con calma – che dopo questa vita finirò nel Tartaro per l’eternità?

– Tu sei felice? – chiese il sacerdote a sua volta.

Callista indugiò, abbassò gli occhi e poi disse con voce chiara e profonda:

– No.

Abbi il coraggio di guardare in faccia la realtà. Ogni giorno che passa senti sudi te un peso in più. Questa è la legge della nostra vita terrena… Non puoi rifiutare di accettare ciò che non è un’opinione ma un fatto.

Voglio dire che questo peso di cui parlo non è solo un dogma della nostra fede, ma un fatto naturale innegabile. E i nostri sentimenti non potranno mai cambiarlo; anche se tu vivessi duecento anni, constaterestiche è sempre più vero. Alla fine dei duecento anni, la tua infelicità sarebbe tale da non far rallegrare neppurei tuoi peggiori nemici….

– Ma tu non vivrai tanto, dovrai morire. Forse mi risponderai che così cesserai d’esistere. So però che non lapensi così. Tu pensi, come me e come una moltitudine d’altri individui, che continuerai a vivere, checontinuerai ad esistere.

– Se, d’altra parte – continuò Cecilio, senza badare alla sua interruzione – tutti i tuoi pensieri seguono unastessa direzione; se tutti i tuoi bisogni, desideri, aspirazioni sono rivolti a un solo oggetto, e suppongono, peril fatto stesso della loro esistenza, che esista anche tale oggetto; e se niente in questo mondo può appagarli, ese una dottrina ti dice che vengono da quell’oggetto che hai presentito e di cui ti parlano, e così sono unarisposta alla tua brama; e se quelli che hanno accettato quella risposta dicono che è soddisfacente; allora,Callista, non ti sentirai obbligata almeno a guardare quella soluzione, a esaminare ciò che ti hanno detto, e achiedere il suo aiuto, se può darti la forza di credere in Lui?

– E’ ciò che mi diceva una mia vecchia schiava – commentò improvvisamente Callista -… Qual è il vostro rimedio, il vostro oggetto, il vostro amore, o maestro cristiano?…

Cecilio tacque un momento, come se non trovasse la risposta. Alla fine disse:

– Ogni individuo si trova nella tua situazione. Purtroppo, non amiamo l’unico amore che dura per sempre.

Noi amiamo le realtà che passano, che finiscono. Dato che le cose stanno così, colui che dovremmo amare ha deciso di riportarci a sé. Per questo, è venuto in questo mondo, sotto forma di uomo. E sotto questa forma umana, ci apre le braccia e cerca di farci tornare a Lui, nostro Creatore. Questa è la nostra fede, questo è il nostro amore, Callista…

È il solo che ama le anime – disse con foga Cecilio – ed ama ciascuno di noi come se fosse l’unica persona da amare. È morto per ciascuno di noi come se fossimo l’unica persona per cui morire. È morto su una croce obbrobriosa. “Amor meus crucifixus est”. L’amore ispirato da Lui dura per sempre, perché è l’amore dell’immutabile. È un amore che appaga perfettamente, perché è inesauribile. Più ci avviciniamo a Lui, più entra in noi; più abita in noi, più intimamente lo possediamo… Ecco, perché è così facile per noi morire per la nostra fede, tanto da stupire il mondo… Perché non ti avvicini a Lui? Perché non lasci le creature per il creatore?

Sì, la separazione dal creatore, che mette il creato al posto di Dio, questa è “la profonda ferita della natura umana”, quella ferita di cui il mondo si gloria ma che minaccia la caduta del mondo. Eppure il mondo, simile a un bambino piagnucoloso che allontana dalla sua bocca la medicina necessaria per la sua guarigione e mena colpi alla sua mamma che gliela porge, non solo rifiuta il rimedio per la sua ferita mortale, ma arriva persino a perseguitare il datore del rimedio.

Sì, sono i cristiani che sorreggono il mondo, con la loro comunione in Cristo, la loro santità, il loro vivere nel mondo senza appartenere al mondo, col dare tutto per amore di Cristo, disposti a perdere tutto pur di restare con Lui, in una parola, seguendo colui dal quale hanno ereditato il proprio nome. Sì, malgrado le forze contrarie, i cristiani – avendo Cristo nel cuore – sorreggono il mondo, non a guisa di una fascia che stringe insieme una ferita, ma come un nutrimento e una cura attenta che aiuta la ferita a guarire dal di dentro.

NEWMAN J. H.,Callista, Paoline, Roma 1983, p. 126-129.

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