Beato John Henry Newman: “la vera religiosità è una vita nascosta nel cuore” “I veri cristiani”, disse Newman, “sono vigilanti, e i cristiani incoerenti non lo sono”

 

 “la vera religiosità è una vita nascosta nel cuore; sebbene essa non possa esistere senza le azioni, queste sono per lo più azioni segrete: segrete opere di carità, segrete preghiere, segrete rinunce, segrete lotte, segrete vittorie” (Gesù, p. 206).

“E’ compito specifico del cristiano opporsi al mondo” (Sermoni, p. 545). cioè, “essere distaccati da ciò che è presente e vivere in quello che non è visibile; vivere nel pensiero di Cristo che è venuto una volta, e che verrà nuovamente; desiderando la sua seconda venuta per il ricordo affezionato e grato della sua incarnazione nel grembo di Maria”

Vegliare con Cristo significa rinnovare la vita di Cristo nella nostra vita, comprese la sua passione e morte. “Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,24). “I veri cristiani”, disse Newman, “sono vigilanti, e i cristiani incoerenti non lo sono” (Come guardare, p. 33).

Siamo forse tentati di trascurare il servizio di Dio per qualche scopo temporale? Questo è del mondo, e da non accettare. Siamo messi in ridicolo perla nostra condotta coscienziosa? Ancora una volta questo è un giudizio del mondo, a cui bisogna resistere. Siamo tentati di dare troppo tempo ai nostri svaghi, di stare oziosi quando dovremmo lavorare; leggere o parlare quando dovremmo occuparci del nostro dovere temporale; sperare cose impossibili, sognare di essere in uno stato di vita diverso dal nostro; troppo ansiosi dell’opinione degli altri; attenti a ricevere credito per la propria laboriosità, onestà e prudenza? Tutte queste cose sono tentazioni del mondo. Siamo insoddisfatti della nostra sorte, oppure le siamo troppo legati, piagnucolosi e abbattuti quando Dio richiama il bene che ci ha dato? Questi uomini sono di mentalità mondana (PS VII, p. 39-40).

“In questo allora,” sostiene Newman in un altro sermone, “consiste il nostro totale dovere, primo nel contemplare Dio onnipotente, come in cielo così nei nostri cuori e nell’anima; poi, pur contemplandolo, nel lavorare in Lui e per Lui, nelle opere di ogni giorno, nell’ammirare con fede la sua gloria con e senza di noi, e nel riconoscerlo con la nostra obbedienza” (PS III, p. 269).

“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13).

“Sembra”, disse Newman, “che la volontà di Cristo sia che i suoi discepoli non debbano avere alcuna meta o fine, occupazione o affare che appartenga meramente a questo mondo” (PS II, p. 82).

Occorre compiere tutti i nostri doveri nell’obbedienza alla volontà e alla luce di Dio. Precisa: “Ogni atto di obbedienza è un avvicinarsi – un avvicinarsi a Lui che non è lontano, anche se lo sembra, ma molto vicino al visibile schermo delle cose che lo nascondono da noi. Egli è dietro questa struttura; terra e cielo non sono che un velo frapposto tra Lui e noi; il giorno verrà quando Egli strapperà quel velo e si mostrerà a noi. E allora, secondo il modo con cui lo abbiamo aspettato, ci ricompenserà” (PS IV, p. 332).

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