Dal Libro l’ ANTICRISTO di Agostino Lèmann -INCERTEZZA DELL’EPOCA DELLA VENUTA DELL’ANTICRISTO E PROIBIZIONE DI FISSARLA.-

DAL LIBRO “L’ ANTICRISTO” DEL SACERDOTE  AGOSTINO LÉMANN

APPROVAZIONI ECCLESIASTICHE:

Lettera del Cardinale MERRY DEL VAL, Approvazione alla I. edizione, Approvazione alla II. Edizione, Imprimatur

 

INCERTEZZA DELL’EPOCA DELLA VENUTA

DELL’ANTICRISTO E PROIBIZIONE DI FISSARLA.

 

 

Sommario. – I. Silenzio della Tradizione e della Scrittura sull’epoca della venuta dell’Anticristo. – II. Testo del V Concilio ecumenico di Laterano che proibisce di fissarla. – III. Motivi di questa proibizione. – IV. Ciò che é tollerato.

 

I.

 

In qual anno del mondo comparirà l’Anticristo?

Nessuno saprebbe dirlo, poichè la Tradizione e la Scrittura tacciono su questo punto. Dio solo ne conosce l’anno e l’ora, ed è un segreto che si è riserbato. Tutte le investigazioni son dunque vane. V’ha una barriera che è insormontabile. L’apostolo san Paolo, scrivendo dell’Anticristo ai Tessalonicesi, ha fatto allusione a questa barriera nelle seguenti espressioni: … Affinchè sia manifestato a suo tempo, Ut reveletur in suo tempore[1]. In qual epoca del mondo arriverà questo tempo? Siccome l’apostolo san Paolo non lo ha indicato, ma si e’ servito di un’espressione indeterminata; la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo e sempre prudente, non ha aggiunto nulla e non aggiungerà nulla alla breve indicazione dell’Apostolo. Rispettando la sua riserva, s’è astenuta da sollevare il volo o di guardare più oltre.

 

 

II.

 

Inoltre, per tagliar corto alle indiscrezioni che s’eran prodotte, non ha esitato di proibire sotto pena di scomunica di annunziare per un’epoca determinata la venuta dell’Anticristo e il giorno del giudizio finale. Sotto Leone X, nell’anno 1516, il 11 avanti le calende di gennaio, nel V concilio ecumenico di Laterano[2] venne emanato questo decreto: “Ordiniamo a tutti coloro che esercitano l’ufficio della predicazione o che l’eserciteranno in futuro, di non presumere di fissare nelle loro predicazioni o nelle loro affermazioni un tempo determinato per i mali futuri, sia per la venuta dell’Anticristo, sia per il giudizio finale: attesochè la verità ha detto: Non v’è dato di conoscere il tempo o il momento che il Padre ha fissato di sua propria autorità: coloro dunque che, sino al presente, hanno osato asserire simili cose, hanno mentito, e si è avverato che, per fatto loro, un gran danno è stato arrecato all’autorità di coloro che predicano saggiamente”[3].

 

 

III.

 

I motivi di questa proibizione sono indicati nel testo di essa:

Prima di tutto, il rispetto dovuto alla volontà di Dio. Egli è il padrone assoluto del tempo e di quanto in esso succede: non conviene, dunque, che gli uomini, da indiscreti voglian conoscere, in antecedenza, il risultato de’ suoi eterni decreti. Come si devono comportare, riguardo a questi eterni decreti, lo, dice l’autore ispirato dell’Ecclesiastico: “Non cercare quello the è sopra di te, e non voler indagare quelle cose che sorpassano le tue forze… Non essere curioso scrutatore delle molte opere di Dio[4]. Il rispetto dovuto ai decreti e alle opere di Dio, la penna di sant’Agostino l’ha espresso in quest’ammirabile sentenza: “Onora ciò che ancora non comprendi, e tanto più onoralo quanto i veli son più fitti. Quanto più uno è degno di onore tanti più veli pendono nella sua casa. I veli comandano l’onore dovuto al segreto e si alzano a coloro che si vogliono onorare”[5].

Il secondo motivo della proibizione è di risparmiare ai fedeli preoccupazioni fastidiose, pericolose pe’ doveri da compiere all’ora presente. Si ricordi la paura de’ Tessalonicesi che san Paolo fu costretto a rassicurare: “Noi vi preghiamo, o fratelli, che non vi lasciate atterrire; …quasi imminente sia il giorno del Signore[6]. E dopo aver tracciato il ritratto dell’Anticristo nel capitolo II della sua lettera, l’Apostolo lo fa seguire, al capitolo III, da questo consiglio: “Abbiam udito che alcuni tra voi procedono disordinatamente, i quali non fanno nulla, ma si affaccendano senza pro. Ora a questi tali facciamo sapere e li scongiuriamo nel Signor Gesù Cristo, che lavorando in silenzio mangino il loro pane[7].

Il terzo motivo è d’impedire gli scandali, sempre dannosi alle anime. Perchè allorquando l’avvenimento non giustifica le predizioni avventate, coloro che son deboli nella fede ne prendono occasione per disprezzare le vere profezie della Scrittura e di dubitarne. Così è accaduto più d’una volta in diversi tempi; e la storia ecclesiastica ha dovuto registrare i nomi di molti di questi sognatori che ebbero l’audacia di annunziare per un’epoca determinata la venuta dell’Anticristo; per esempio :

Un giovane parigino visionario annunzia pubblicamente da una cattedra di Parigi, verso il 960, che l’Anticristo verrebbe alla fine dell’anno 1000. Fu confutato vittoriosamente da Abbone, il futuro abate di Fleury[8]:

Fluentino da Firenze, condannato nel 1105 da Pasquale II;

Arnoldo da Villanuova, condannato nel 1311. Avea fissato la venuta e la persecuzione dell’Auticristo all’anno 1377:

Bartolomeo Janovesio, condannato da Papa Urbano V per aver fissato questa venuta nel giorno della Pentecoste del 1360;

Niccolò Cusin l’annunziò per gli anni 1700 o 1734;

Mmmero Bruschio, pel 15S9 o 1643:

Girolamo Cardano, per l’anno 1800:

M. d’Hedouville, tra il 1952 e 1953;

L’autore anonimo dei Precursori dell’Anticristo, per l’anno 1957;

L’abate Maitre fissa la fine del mondo alla fine del secolo XX o nel corso del XXI.

Questi esempi non sono una dimostrazione della sapienza della Chiesa nel proibire che ha fatto di fissare una data determinata sia per questa venuta, sia per la fine del mondo?[9]

 

 

IV

 

Si potrà dire che essa proibisce egualmente di emettere delle congetture? No: la proibizione fatta dal V Concilio ecumenico di Laterano non va più in là. Essa riguarda solamente ogni data fissa. Le generalità, le congetture prudenti, l’indicazione dei segni precursori restano cose permesse, ad esempio di certi Padri e d’eminenti Dottori che non ne sono mancanti.

Eusebio “designa la venuta dell’avversario, il quale avrà la libertà di assalire la Chiesa di Cristo”[10].

Giuda Cyr, altro storico ecclesiastico, crede che la venuta dell’Anticristo sia prossima[11].

Tertulliano parla dell’Anticristo che si avvicina: “Antichristo jam instante[12].

S. Cipriano: “Dovete tener per certo che il tempo dell’afflizione è cominciato, che la fine del secolo e il tempo dell’Anticristo si avvicinano”[13].

Sant’Ilario parla dell’Anticristo imminente: “imminentis Antichristi[14].

San Basilio: “Non siamo all’ultim’ora? Non è questa l’apostasia? Non si manifesta l’empio, il figlio della perdizione?”[15]

Sant’Ambrogio: “Perchè siamo arrivati alla fine del mondo, certe malattie ne sono i segni. La malattia del mondo, è la fame; la malattia del mondo, è la poste la malattia del mondo, è la persecuzione”[16].

San Girolamo: “Noi non curiamo che l’Anticristo si avvicina”[17].

San Bernardo, descrivendo le empietà del suo secolo, emette questo grido d’allarme: “Sol questo ci resta da vedere che l’uomo del peccato, il figliuolo di perdizione, faccia la sua comparsa”[18].

San Gregorio Magno: ” Il re della superbia è vicino. Rex superbiae prope est[19].

Altre citazioni potrebbero esser riferite. Chi non conosce, del resto, la famosa omelia del citato gran Papa san Gregorio, sui “segni della fine del mondo”, omelia che la Chiesa, ogni anno rimette sotto gli occhi dei sacerdoti e dei fedeli, la prima domenica dell’Avvento, per ricordar ad essi la fine dei tempi? Di questi segni precursori, san Gregorio nota che alcuni sono adempiuti, e altri non tarderanno ad esserlo. “Ex quibus profecto onnibus alta jam facta cernimus, alia in proximo ventura formidamus[20].

Come s’è potuto vedere, alcuni de’ Padri citati non si son permessi di fissare una data certa per la venuta dell’Anticristo o per la fine dei mondo. Essi si fermano tutti alle generalità, rammentano i segni, congetturano; non fissano nulla. La loro maniera di predicare o di scrivere, è conforme agli annunzi alle volte deterininati e prudenti del nostro Signore stesso, e del suo apostolo san Paolo. Ai capitoli XXIV e XXV di san Matteo, nostro Signore annunzia chiaramente la fine del mondo, ne dà i segni precursori, ma non fissa la data. Ad esempio del suo Maestro, san Paolo, al capitolo II della seconda lettera ai Tessalonicesi, annunzia chiaramente l’Anticristo, ma non fissa la data della sua venuta; si limita a indicare il segno precursore di questo avvenimento: l’Apostasia: Discessio primum et revelatus fuerit homo peccati[21].

 

 


[1] II Thess. II, 6.

[2] Sess. XI, Constit. Supernus majestatis praesidio.

[3]Mandantes omnibus, qui hoc onus praedicationis sustinent, quique in futurum sustinebunt, ut tempus qua fixum futurorum malorum, vel Antichristi adventum aut certum, diem Judicii praedicare, vel asserere, e nequaquam prasumant; cum Veritas dicat: Non est Vestrum nosse tempora vel momenta, qua Pater posuit in sua potestate: ipsosque qui hactenus, similia asserere ausi sunt, mentitos, ac eorum causa, reliquorum etiam recte praedicantium auctoritati non modicum detractum fuisse constet. (Cit. in Ferraris, Prompt. bibl. alla parola Praedicare. Mansi, Sacrorum Conciliorum collectio, t. XXII. p. 945-947).

[4] Ecclesiastic. III, 22-24.

[5]Honora quod nondum intelligis et tanto magis honora quanto plura vela cernis. Quanto enim quisque honaratior est, tanto plura vela pendent in domo ejus. Vela faciunt honorem secreti; sed honorantibus levantur vela“. (S. August., Serm. LI, 5).

[6] II Thess. II, 11, 12.

[7] II Thess. III. 11, 12.

[8] Abbonis apologeticum in Migne, Patr. Lat.,  t. CXXXIX, c. 162.

[9] Tra gli autori che hanno fissato una data alla venuta dell’Anticristo, ci siamo meravigliati di trovarvi il ven. servo di Dio Bartolomeo Holzhauser, restauratore della disciplina ecclesiastica in Germania, fondatore dell’Associazione dei Preti secolari viventi in comune, morto il 20 maggio 1658. Autore di una Interpretazione dell’Apocalisse, applauditissima in Germania, e in cui vi sono certamente delle pagine bellissime e commoventissime, L’Holzhauser ha scritto quanto segue: “Alla metà dell’anno di Gesù Cristo 1865, nel secolo XIX, nascerà l’Anticristo e vivrà cinquantacinque anni e mezzo. Negli ultimi tra anni e mezzo della sua vita, perseguiterà col più grande furore la cristianità, e d’accordo col suo falso profeta l’antipapa, sterminerà la Chiesa, disperderà il gregge di Gesù Cristo, vincerà ed ucciderá tutti i fedeli colla possanza che gli verrà data per quarantadue mesi sovra ogni tribù, popolo, lingua e nazione, per far guerra contro i santi di Dio e per vincerli durante il tempo in cui sarà assiso nella pienezza del suo regno. Così dunque, nel 1911, il figlio di perdizione sarà ucciso nel cinquantaseiesimo anno della sua vita dal soffio, cioè dalla parola, che uscirà dalla bocca di Gesù di Nazaret crocifisso”. (Interpretazione dell’Apocalisse, 3ª ediz., t. II, pag. 120, Parigi, 1872: librer. Lodovico Vivés). – Se la causa di beatificazione del ven. servo di Dio si dovrà proseguire, queste linee non siano un ostacolo. L’onorevole Promotore della Fede esamini bene da quale spirito provengono. Nel caso in cui non fossero che un’interpretazione personale, non si potrebbe invocare in favore del loro autore l’ignoranza del decreto del V° Concilio Lateranense, cioè la buona fede? Errare humanum est, specialmente quando si tratta di un decreto ricoperto dalla polvere dei secoli, ed ignorato da moltissimi nella Chiesa. Se ci siamo presi la libertà di rimettere in evidenza questo decreto, lo abbiamo fatto perché nei tempi turbolenti in cui si trovano la Chiesa e la società umana, le anime stiano in guardia contro calcoli capaci di inquietarle.

[10] Euseb., Hist. Eccl., lib. V, cap. I.

[11] Euseb., Hist. Eccl., lib. V, cap. VI.

[12] Tertull., De fuga in persecuzione, c. XII.

[13] S. Cyprian., Epist. LVI ad Thibaritanos.

[14] S. Hilar., Lib. contra Auxentium.

[15] S. Basil., Epist. LXXI ad Alexandrinos.

[16] S. Ambros., Oratio in obit. Satyri fratris.

[17] S. Hieronym., Epist. II ad Ageruch.

[18] S. Bernard., Serm. 6 in Psalm. 90.

[19] S. Gregor. Magn., Epist. XXXVIII ad Joan. Constantin.

[20] Id., Hom. I in Evang.

[21] II Thess. II, 3.

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